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lunedì 23 aprile 2018

Berlusconi deve sparire

Il Caimano è sempre più nervoso, vede il suo sistema di potere franargli sotto i piedi. La Procura di Palermo ha inequivocabilmente provato che l’ex senatore forzista trattava con Cosa Nostra durante il governo Berlusconi.

sabato 21 aprile 2018

La trattativa stato mafia dunque c'è stata

Colpevoli.

Ed è una sentenza storica, per certi versi inaspettata, quantomeno in tale misura. Colpevoli di essere scesi a compromessi con coloro che stavano riducendo il Paese a mattatoio. Colpevoli di aver infangato le divise che indossavano, gli alamari che esibivano. Colpevoli di essersi ritenuti al di sopra dei loro doveri istituzionali e colpevoli di intelligenza con un nemico feroce e sanguinario.

venerdì 20 aprile 2018

Processo Trattativa. Condannati tutti gli imputati, assolto solo Mancino

Dodici anni di carcere. È questa la condanna inflitta al mafioso Antonino Cinà  agli ex Ros Antonio Subranni e Mario Mori e all’ex senatore di Forza Italia Marcello Dell’Utri nel processo sulla trattativa Stato mafia.

I pm Vittorio Teresi, Nino Di Matteo, Roberto Tartaglia e Francesco Del Bene, avevano chiesto 12 anni per Cinà, 15 per Mori, 12 per Subranni e altrettanti per Dell’Utri.

Nicola Mancino è stato assolto perché il fatto non sussiste. L’ex ministro dell’Interno era accusato di falsa testimonianza. I pm avevano chiesto per lui una condanna a sei anni di carcere.

A Massimo Ciancimino, figlio di Vito, e all’ex ufficiale del Ros Giuseppe De Donno sono stati dati otto anni di carcere. Il primo era accusato di concorso in associazione mafiosa (5 gli anni di carcere chiesti dall’accusa), il secondo di minaccia a Corpo politico dello Stato (12 anni la richiesta di condanna dei pm).

All’ex boss di Cosa Nostra Leoluca Bagarella sono invece stati inflitti 28 anni di carcere. I pm avevano chiesto per lui una sentenza a 16 anni di carcere.

La sentenza del processo Stato-mafia è stata letta nell’aula bunker del carcere Pagliarelli.

Il pm Nino Di Matteo ha commentato: “Questa sentenza, dopo cinque anni, riconosce che parte dello Stato negli anni delle stragi trattava con la mafia e portava alle istituzioni le richieste di cosa nostra. Per la prima volta vengono consacrati i rapporti esterni della mafia con le istituzioni negli anni delle stragi ed è significativo che questa sentenza abbia riguardato un periodo in cui erano in carica tre governi diversi: quello Andreotti, quello Ciampi e quello Berlusconi”.

Il magistrato ha aggiunto: “Non contano gli attacchi che abbiamo subito – ha aggiunto – negli anni non tutti si sono dimostrati rispettosi di un lavoro che c’è costato lacrime e sangue”.

Al centro del dibattimento, cominciato nel 2013 il presunto patto che pezzi delle istituzioni, nel ’92, tramite i carabinieri, avrebbero stretto con Cosa Nostra per fare cessare le stragi.

“Questo processo – esordiva l’accusa nella sua requisitoria il 14 dicembre 2017 – ha avuto peculiarità rilevanti che lo hanno segnato fin dall’inizio. La storia ha riguardato i rapporti indebiti che ci sono stati tra alcuni esponenti di vertice di Cosa nostra e alcuni esponenti istituzionali dello Stato italiano”. Esponenti delle istituzioni “hanno ceduto, per paura o incompetenza, illudendosi che la concessione di una attenuazione del regime carcerario del 41 bis potesse far cessare le bombe e il piano criminale di devastazione di vite e obiettivi. Cosa che non avvenne”.

“La trattativa era attesa, voluta e desiderata da Cosa nostra. E in quel periodo c’era un comprimario occulto, una intelligenza esterna – è la tesi sostenuta dall’accusa – che premeva per la linea della distensione. Che diede dei segnali in tal senso, mentre Cosa nostra continuava a cercare il dialogo a suon di bombe, con i morti per terra a Milano e Firenze, e sfregiando monumenti”.

Se si fosse attuata la linea della fermezza, hanno argomentato i pm, “non ci sarebbe stato spazio per gli stragisti, i consiglieri del dialogo sarebbero stati individuati e assicurati alla giustizia e la strategia della paura debellata. Invece ci furono molteplici segnali volti a favorire la trattativa, come “la revoca e gli annullamenti del 41 bis”. In realtà, “ci furono anche prima, partendo dalla mancata perquisizione del covo di Riina”.

Con il risultato che, “cedendo al ricatto, lo Stato si è messo nelle mani della mafia”.

sabato 19 agosto 2017

Trattativa Stato-mafia? Sempre esistita

Depistaggi e trattative tra mafia e pezzi dello Stato sono sempre esistiti, lo dice la storia di questo nostro disastrato Paese. La peggio Italia persevera con la mentalità mafiosa e continua a negare l’evidenza, attaccando chi eroicamente lotta per la legalità, tentando di affossare e insabbiare ciò che è sotto gli occhi di tutti.

lunedì 30 novembre 2015

Non esiste peggior cieco di chi non vuol vedere

C'è chi sostiene una tesi legittima, ma per nulla condivisibile, secondo la quale l’impianto accusatorio del pool antimafia di Palermo che indaga sulla trattativa stato-mafia non reggerebbe, i comportamenti di cui ai capi d’accusa non costituirebbero reato e “cosa nostra” non sarebbe mai stata salvata. Inoltre si chiedono perché si è scelto di celebrare questo processo e perché gli italiani hanno bisogno di pensare che la mafia abbia vinto e debba vincere sempre.

venerdì 20 marzo 2015

Di Matteo. Ora il Csm propone il trasferimento, lontano dalla Dna

La Terza Commissione del Csm ha proposto al sostituto procuratore di Palermo Nino Di Matteo, pm simbolo del processo sulla trattativa Stato-mafia, da tempo vittima di minacce da parte di Cosa Nostra, il trasferimento il altra sede, per ragioni di sicurezza.

martedì 3 marzo 2015

FREE-ITALIA CHIAMA I GIOVANI CONTRO La Mafia

Anni fà qualcuno disse che la lotta alla mafia doveva essere un “movimento culturale e morale che coinvolga tutti e specialmente le giovani generazioni, le più adatte a sentire subito la bellezza del fresco profumo di libertà”. Questo era Paolo Borsellino, da tali sue parole nasce la conferenza che avrà luogo a Torino il 7 marzo alle ore 16 in diretta streaming su Free-italia.

venerdì 7 novembre 2014

Trattativa Stato-mafia. La prima fase, le bombe (quarta puntata)

Come abbiamo visto nelle puntate precedenti, una parte delle famiglie di Cosa Nostra decide di rompere gli indugi. Nel 1992 suoi interlocutori politici di sempre si stanno disgregando, le garanzie dentro la magistratura si affievoliscono e la struttura del businness viene “sollecitata” dai nuovi processi che avvengono nell’economia del paese, dell’Europa e del mondo. Una parte delle famiglie mafiose – i corleonesi e qualche altro – pensano che occorra intervenire per far sì che tutto resti come prima, altre intuiscono che i suggerimenti che gli arrivano dai colletti bianchi e dai nuovi interlocutori politici chiedono un cambio di passo e di metodo.

giovedì 6 novembre 2014

Stato-mafia. L'esigenza della "politica". Indagine sulla trattativa (terza parte)

Nel dicembre del 1991, i capi delle principali famiglie mafiose siciliane si incontrarono in una località della provincia di Enna. Erano preoccupati. A gennaio era prevista la sentenza della Corte di Cassazione sul maxi processo che aveva visto, per la prima volta, pesanti condanne contro decine di esponenti mafiosi siciliani.

martedì 4 novembre 2014

Stato-mafia. Indagine sulla trattativa (seconda parte)

E' il 3 novembre del 1993 quando il Presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro pronuncia il suo “Non ci sto!” . Scalfaro in quel discorso parla di “gioco al massacro” e denuncia come quelle accuse fossero una “rappresaglia” della classe politica travolta da Tangentopoli. E' una denuncia pubblica dello scontro frontale ormai in corso nel paese tra poteri forti, quelli che andavano declinando, quelli che venivano affermandosi e all'interno di entrambi.

Indagine su una trattativa al di sopra di ogni sospetto (prima parte)

Indagine su una trattativa al di sopra di ogni sospetto (prima parte)
Appare quasi disperato il tentativo dei giudici palermitani di fare luce sulla trattativa tra Stato e mafia nei primi anni Novanta. La stessa costruzione politica e mediatica della deposizione di Napolitano nelle stanze del Quirinale – deposizione osteggiata da tutti i megafoni della sacralità dello Stato ma inevitabile sul piano procedurale –, viene oggi stumentalizzata per depotenziare ogni tentativo di ricostruire sul piano giudiziario, le responsabilità politiche di chi scelse la strada degli “indicibili accordi” con le organizzazioni mafiose per far cessare gli attentati ed evitare scostamenti eccessivi nel passaggio tra la prima e la seconda repubblica.

venerdì 24 ottobre 2014

LE DOMANDE CHE FAREI IO A NAPOLITANO E CHE I PM NON POSSONO FARE (Antonio Ingroia)

Ringrazio l'autore dell'articolo Giacomo Salerno per aver concesso la pubblicazione. 

LE DOMANDE CHE FAREI IO A NAPOLITANO E CHE I PM NON POSSONO FARE (Antonio Ingroia)


TRATTATIVA SUL COLLE: IL PROCURATORE CHE NEL 2000 ISTRUÌ L’INCHIESTA, OGGI NON PIÙ MAGISTRATO, SPIEGA COME INTERROGHEREBBE IL CAPO DELLO STATO MA AVVISA: CON LE REGOLE FISSATE È DIFFICILE ARRIVARE A QUALCOSA.

Stato-mafia, il legale di Riina potrà interrogare Napolitano

L’avvocato del boss Totò Riina potrà interrogare, il 28 ottobre, il Capo dello Stato Giorgio Napolitano al processo sulla trattativa Stato-Mafia. Lo ha deciso la Corte d’Assise di Palermo che ha accolto l’istanza del difensore, Luca Cianferoni, stabilendo che potrà porre domande al presidente della Repubblica su quanto accadde fra il 1993 e il 1994, quindi su temi nuovi rispetto a quelli originariamente stabiliti dai giudici.

mercoledì 8 ottobre 2014

LA TRATTATIVA

Strano paese l'Italia, dove un fatto di cronaca riesce ad attirare piu attenzione (e critiche) dopo essere stato proiettato nelle sale cinematografiche, di quanto sia riuscito a fare sulle pagine di cronaca di stampa e tv. Bisogna ammetterlo, la Guzzanti è stata geniale! Trattare un argomento cosi contorto e scottante non era impresa da poco, il rischio di un pesante flop in termini di pubblico e critica non era poi così remoto, ma Sabina ha puntato subito in alto, presentando (fuori concorso) il film - documentario alla Mostra d'arte cinematografica di Venezia.

domenica 28 settembre 2014

otto boss accettarono i soldi offerti dai Servizi per trattare con lo Stato"

PALERMO - Il Protocollo Farfalla non è stato soltanto un programma di lavoro per cercare di carpire informazioni dai mafiosi al 41 bis. Ma un vero e proprio accordo operativo tra Servizi (l'ex Sisde) e Direzione delle carceri (Dap) per gestire in tutta segretezza 8 capi delle mafie italiane che nel 2004 avevano accettato di trattare con lo Stato e diventare confidenti di rango. "Si sono detti disponibili a fronte di un compenso da definire". Questo è scritto nel "protocollo" che i pm di Palermo hanno ricevuto dai colleghi di Roma: ora il documento è al centro di un'inchiesta, che deve verificare se in questi ultimi anni c'è stata una nuova trattativa poco chiara fra uomini dello Stato e il gotha delle mafie in carcere. 

giovedì 25 settembre 2014

Giorgio Napolitano sarà ascoltato come testimone nel processo Stato-mafia

La Corte d'assise di Palermo ha ribadito la necessità di sentire come testimone al processo sulla trattativa Stato-mafia il capo dello Stato Giorgio Napolitano. La deposizione, chiesta dai pm, era già stata ammessa, ma dopo la lettera inviata ai giudici da Napolitano, alcuni legali ne avevano chiesto la revoca.

martedì 6 maggio 2014

Trattativa Stato-mafia: il Csm toglie le nuove indagini a Di Matteo, Del Bene e Tartaglia

Una “concessione” stabilita da un nuovo “papello”?
di Giorgio Bongiovanni e Lorenzo Baldo - 6 maggio 2014
Palermo. “In conformità a quanto previsto dall’art. 102 terzo comma i procedimenti riguardanti i reati indicati nell’art. 51, comma 3-bis, c.p.p. debbono essere assegnati a magistrati della Direzione distrettuale antimafia, salvo casi eccezionali”.

venerdì 18 aprile 2014

Il Pd candida i paladini anti-trattativa Stato-mafia


Prima frecciata: “Non c´è una sola prova seria a sostegno del processo sulla trattativa Stato Mafia”, seconda: “E’ basata su un’ipotesi grottesca: una connection tra Oscar Luigi Scalfaro, Carlo Azeglio Ciampi, Giovanni Conso e Nicola Mancino da un lato, e i vertici corleonesi di Cosa nostra dall´altro” e ancora: “Non siamo alla vigilia dell´Apocalisse. La ripresa della strategia stragista e la resurrezione della mafia del tempo che fu sono da escludere”. Tre frecciate e una bordata finale: “Il processo Stato-mafia si concluderà con il totale flop dell’inchiesta di Antonio Ingroia & soci. È una bufala, non c’è una sola prova seria a sostegno di questa allucinazione”.

venerdì 11 aprile 2014

Mafia, Dell'Utri condannato: scatta l'arresto. Ma l'ex senatore è scappato in Libano

Venerdì 11 Aprile 2014
ROMA - Marcello dell'Utri è latitante in Libano, ricercato dopo che la Corte d'appello di Palermo ha emesso a suo carico un'ordinanza di custodia cautelare in carcere. In vista dell'udienza della Cassazione che potrebbe confermare la condanna per concorso in associazione mafiosa Dell'Utri ha lasciato l'Italia. Secondo gli investigatori, che hanno cercato invano di eseguire la misura e da settimane monitorano le sue mosse, l'ex senatore avrebbe due passaporti diplomatici e dal Libano sarebbe pronto a spostarsi.  Mandato d'arresto. Contro Dell'Utri è stato emesso un ordine di custodia cautelare della terza sezione della Corte d’appello di Palermo.    -LEGGO-


lunedì 24 marzo 2014

PRESIDIO NAZIONALE ANTIMAFIA - Roma 12 Aprile - "PRIMA CHE SIA TROPPO TARDI" per il P.M. Di Matteo e il Pool Processo Trattativa Stato/mafia.


Dal 20 gennaio di quest’anno è in corso, davanti al palazzo di Giustizia di Palermo un presidio della Scorta Civica, costituitasi a Palermo, con l’adesione di numerose associazioni, per manifestare solidarietà a Nino Di Matteo ed al pool di magistrati che, per avere istruito e portato avanti il processo sulla scellerata trattativa mafia-Stato, corrono gravi pericoli per la loro stessa vita.

Con la loro presenza fisica, a turno, per tutti i giorni della settimana, queste associazioni manifestano la loro solidarietà a questi magistrati a fronte delle esplicite minacce, anzi di un una vera e propria condanna a morte lanciata dal carcere da parte da parte di Totò Riina, dal puntuale ricomparire di una lugubre sigla, la Falange Armata, che si è sempre materializzata nei momenti più oscuri del nostro paese, quelli che precedono e seguono le stragi di Stato, e, dall’altra, dalle carenze dello stesso Stato, dal silenzio e delle false promesse delle Istituzioni. 

In tutto il paese si sono moltiplicate analoghe iniziative di Scorta Civica con presidi simbolici in tante città italiane, ma tutto questo non basta. E’ necessario fare di più, dobbiamo pretendere che lo Stato, le Istituzioni mettano davvero in atto quei mezzi che sarebbero indispensabili per potere davvero proteggerli. Le parole, le false promesse, non bastano, non vogliamo piangere dopo degli altri giudici e uomini delle loro scorte massacrati a causa dell’inerzia e della complicità dello Stato, è necessario agire prima, finché siamo in tempo.

A Roma, il 12 Aprile, davanti al Ministero dell’interno, andremo a manifestare la nostra rabbia per le promesse non mantenute, per il silenzio delle Istituzioni, per i macigni posti sulla strada Verità da chi, appare volere garantire una scellerata congiura del silenzio durata per venti anni piuttosto che accompagnare il nostro paese sulla difficile strada della Giustizia.

Scorta Civica Nazionale Antimafia.