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mercoledì 23 maggio 2018

Capaci, il mistero del furgone bianco #23maggio

Depistaggi, menzogne, silenzi si sommano, affiorano e scompaiono di continuo. Come la testimonianza di un agente di polizia che, in quel maggio del 1992, giurò di avere notato sul luogo dell’attentato un furgone bianco, per poi ritrattare subito dopo.

giovedì 17 maggio 2018

Gaza, l'ennesimo massacro di palestinesi

In queste ore a Gaza si stanno tenendo i funerali dei 61 morti, tra cui 8 bambini e una neonata di 8 mesi asfissiata dai gas lacrimogeni israeliani durante le manifestazioni di ieri al confine tra la Striscia e Israele, più di 3000 i feriti.
Manifestazioni con cui i palestinesi stanno protestando contro il trasloco dell’ambasciata statunitense da Tel Aviv a Gerusalemme e per esigere il ritorno dei rifugiati o dei loro figli, costretti all’esodo nel ‘48, dopo la nascita di Israele. Un esodo che i palestinesi ricordano come la Nakba, la catastrofe. Dall’inizio della Marcia per il Ritorno i cecchini israeliani hanno ucciso così un totale di 102 palestinesi, la conta dei feriti ha superato i 6000. Tra le vittime di ieri anche personale sanitario, soccorritori, giornalisti, molti giovani e donne.

La Marcia del Ritorno, partita il 30 marzo, doveva finire oggi, ma Hamas ha fatto sapere che le manifestazioni continueranno anche per il periodo del Ramadan che inizierà dopo domani.
I palestinesi della Cisgiordania oggi ricorderanno le vittime per le quali sono stati indetti tre giorni di lutto, scuole e esercizi pubblici chiuse, e nel pomeriggio ci saranno manifestazioni a Betlemme, Ramallah, Hebron e Nablus contro le quali le forze israeliane stanno mettendo in campo ingenti sistemi di sicurezza.
Il timore di un nuovo massacro è forte, la Lega Araba ha chiesto alla comunità internazionale di fermarlo. In giornata si riunirà il Consiglio di sicurezza dell’ONU e Amnesty International ha definito “aberrante” l’uso della forza da parte di Israele.

Quello che si sta raccogliendo in queste ore è l’interesse degli estremismi, non solo quelli di Hamas perché l’estremismo di Benjamin Netanyahu e Donald Trump non è da meno e ben più ben armato. E’ profitto classico degli estremisti che quando seminano il loro obiettivo, che è appunto quello di creare tensioni, poi raccolto questi frutti senza che nessuno li condanni.

Con la decisione di trasferire l’ambasciata Usa a Gerusalemme, Trump ha definitivamente chiarito, se ci fossero dubbi, che gli Stati Uniti non possono e non hanno diritto ad essere mediatori di un processo di pace nella regione. In realtà è da quanto esiste il cosiddetto processo di pace, che gli Stati Uniti non sono mai stati mediatori equidistante, prima di tutto venivano gli israeliani poi, eventualmente, i palestinesi. Trump non può più essere mediatore, né il suo giovane genero Kushner che di Medio Oriente non sa niente e, cosa più grave, la sua famiglia finanzia una organizzazione estremista di coloni israeliani. Sarebbe bello lo diventasse l’Europa, ma non può perché respinta da una delle parti in causa, Israele, e soprattutto perché l’UE non ha una politica coerente né un peso interazionale.

L’Onu farà l’ennesima dichiarazione di condanna, altri paesi prenderanno le distanze dalle scelte difensive di Israele, la solidarietà farà altre giuste manifestazioni di protesta contro Tel Aviv (a Roma, oggi pomeriggio, Bds ha organizzato un sit in davanti a Montecitorio), ma la sensazione è che il popolo palestinese sia sempre più solo e si esporrà sempre di più al fuoco israeliano nella speranza di rendersi visibile. E lo sarà, almeno per qualche giorno dopo un massacro, ma i colori della speranza diventano sempre più sbiaditi.

martedì 1 maggio 2018

#PRIMOMAGGIO #1maggio, NULLA DA FESTEGGIARE SOLO RABBIA E DOLORE PER LA STRAGE DI LAVORO

220 omicidi sui luoghi di lavoro dall'inizio dell'anno. Questo è il numero di sangue che accompagna il Primo Maggio secondo l'Osservatorio indipendente di Carlo Soricelli. Che aggiunge che queste sono solo le vittime dell'attività lavorativa in fabbriche, cantieri, campi. Ad esse ne vanno aggiunte altrettante di incidenti "in itinere", cioè nel trasferimento verso o durante il lavoro. In totale i morti di lavoro dall'inizio dell'anno sarebbero 450. È il 10 % in più rispetto ad un anno fa, mentre il PIL è cresciuto solo dell'1,5. Cioè la crescita consuma morti 7 volte la sua velocità.Rispetto all'inizio della grande crisi nel 2008 i morti sul lavoro sono cresciuti del 21%. Il dato Eurostat del 2015 assegnava all'Italia oltre un terzo di tutti i 3600 i infortuni mortali ufficialmente registrati nella intera Unione Euopea. Qui siamo il paese guida.
Se alle morti cruente di lavoratrici e lavoratori aggiungiamo quelle per malattia causata dai veleni della produzione, arriviamo a cifre da capogiro. Solo per l'amianto, che è fuorilegge dal 1992, muoiono 5000 persone all'anno. E i vertici Olivetti e quelli Eternit sono stati recentemente assolti. Poi ci sono tutte le altre migliaia di vittime degli altri veleni nell'aria, nell'acqua, nella terra. Che i lavoratori ed i loro familiari, e anche persone non coinvolte nella produzione, toccano, respirano, ingeriscono.
Le condizioni di lavoro sono sempre più pericolose e nocive. Non solo si lavora di più ma anche più a lungo, tanti morti sono anziani che non dovrebbero più lavorare, ma vi sono costretti dalla povertà e dalla legge Fornero. I turni di notte continuativi indeboliscono le difese immunologiche e il lavoro festivo causa stress e malattie. Tutto il mondo del lavoro sta e lavora peggio e la crescita delle morti è solo la più brutale, feroce prova del degrado di tutta la condizione lavorativa. Si va al lavoro con il rischio concreto di morire o almeno di veder sostanzialmente compromessa la propria salute e la propria integrità fisica, e psichica. Gli infortuni storpianti e invalidanti sono un milione all'anno. E la tendenza per tutti questi numeri terribili è solo al rialzo.
Insomma è un massacro continuo, sostanzialmente impunito e anzi agevolato.
La strage di lavoro è il prodotto di un composto criminale fatto di liberalizzazioni e deregolazioni, di distruzioni della prevenzione così come dei controlli, di ingordigia delle imprese e di complicità e connivenze con lo sfruttamento. La strage di lavoro è il primo effetto del ricatto che ogni lavoratore ed ogni lavoratrice oggi subisce: o accetti o quella è la porta. La disoccupazione di massa, prodotto di dieci anni di politiche di austerità, alimenta questo ricatto e così uccide. Il Jobsact e la Legge Fornero, costringendo a lavorare con sempre meno diritti e sempre più in là con gli anni, uccidono. La priorità che anche lo stato dà alla produzione rispetto alla salute, come all'Ilva dove un decreto del governo autorizza lavorare in spregio a salute e sicurezza, questa politica fatta nel nome del lavoro, in realtà del profitto, uccide. La caduta dei controlli, il taglio al numero degli ispettori e soprattutto gli ostacoli posti alla loro attività - se un funzionario pubblico vuole rovinarsi la carriera deve andare a controllare un'azienda senza averla prima avvisata - la politica che non vuole porre ostacoli alla libertà dell'impresa, quella politica uccide. E anche la scuola, che con l'alternanza scuola lavoro addestra i giovani al lavoro senza diritti, diventa complice della strage.
Così come sono complici del massacro le politiche sindacali di collaborazione e subalternità verso le imprese, quelle che mettono produttività, flessibilità e obbedienza al primo posto e amministrano la salute dei lavoratori con cogestione burocratica. Negli anni 70 del secolo scorso ci fu il più drastico abbattimento degli infortuni e dei morti sul lavoro della storia italiana: la lotta di classe faceva bene alla salute. Il suo abbandono da parte delle dirigenze di CGIL CISL UIL ha contribuito ad aumentare la nocività.
La strage sul lavoro in Italia andrebbe affrontata come la mafia. Con una repressione diffusa ed implacabile dei crimini in tutto il paese, non a caso il procuratore Guariniello chiedeva una procura e una direzione centrale per la sicurezza sul lavoro, con gli stessi poteri di quella antimafia. E tutte le leggi infami che hanno agevolato le uccisioni di lavoratori andrebbero abolite. E la prevenzione con adeguati poteri andrebbe finanziata e potenziata. E la salute e la vita dovrebbero venire prima della produzione in ogni iniziativa sindacale. E nessun lavoratore per vivere dovrebbe subire il ricatto della precarietà, che poi fa morire. E l'austerità dovrebbe essere cancellata dalle politiche economiche come crimine contro l'umanità. E ogni connivenza o solo anche ogni pubblico disinteresse verso la strage, andrebbe sottoposto alla condanna dell'opinione pubblica, allo stesso modo della connivenza con la mafia.
Altro che ipocriti periodici pianti a feste comandate. La strage di lavoro non è un incidente del sistema, è il suo modo normale di operare. Solo rovesciando le regole e ribaltando i comportamenti oggi ritenuti normali, solo dicendo basta alla libertà del mercato, solo così si cominceranno a salvare vite.
Questo Primo Maggio non c'è nulla da festeggiare, ci sono solo rabbia e dolore da esprimere. Facciamo un Primo Maggio vero, contro lo sfruttamento e la strage del lavoro.

martedì 24 aprile 2018

Serve Una cultura del lavoro per fermare le stragi bianche

Purtroppo occorre parlarne e indignarsi tutti i giorni, poiché tutti i giorni, in media, muoiono 4 lavoratori di infortunio sul lavoro. A tale proposito invito a visitare la pagina internet dell’Osservatorio indipendente sui morti sul lavoro di Bologna in cui vengono puntualmente e quotidianamente riportati gli infortuni mortali.

lunedì 2 aprile 2018

La strage quotidiana, inarrestata e inarrestabile in nome del profitto

“Ciao tesoro, ci vediamo questa sera”. Poi si esce per andare al lavoro. Verso un cantiere, una fabbrica, su un furgone per consegnare pacchi o in bici per consegnare un pasto caldo. “Ciao tesoro, ci vediamo questa sera”. Un saluto normale, quotidiano, quasi scontato. Come scontato dovrebbe essere tornare a casa dal lavoro. E invece no. Perché è più probabile morire da lavoratori in Italia che da soldato italiano in missione all’estero.

martedì 27 giugno 2017

USTICA, LA STRAGE DIMENTICATA

Nelle scorse ora la Cassazione ha affermato che il depistaggio relativo alle indagini sul disastro aereo di Ustica del 27 giugno 1980 debba ormai considerarsi “definitivamente accertato”. Un passaggio importante perché sancisce che occorra un nuovo processo civile per valutare la responsabilità dello Stato in merito alla tragedia dell’ Itavia andando a confermare la tesi del missile sparato da aereo ignoto.Tesi che, sottolinea la Cassazione, risulta “ormai consacrata”. Una sentenza di notevole importanza e che ribalta quanto era stato affermato in fase di appello in data 4 ottobre 2010; in quella circostanza la corte di appello aveva respinto la richiesta di risarcimento avanzata dai figli di Aldo Davanzali, patron dell’Itavia (compagnia aerea italiana che ha operato dal 1958 al 1980) e considerato responsabile del cedimento strutturale del DC9 a Ustica e conseguentemente della morte di 81 persone. La sentenza emessa dalla corte di Cassazione in data 22 ottobre 2013 ribalta quel verdetto in quanto, spiega, quella sentenza “erra nell’escludere l’eventuale efficacia dell’attività di depistaggio e il suo effetto sul dissesto”.




Ci fu depistaggio nelle indagini:


Per la terza sezione della Cassazione è quindi necessario valutare l’effetto di tali depistaggi nel crac dell’Itavia del 1980 dato che questi hanno gettato “discredito commerciale” sulla compagnia a seguito della “diffusione della falsa notizia del cedimento strutturale”. Una sentenza storica e per certi versi rivoluzionaria quella che rimette al centro della pubblica opinione la vicenda della strage di Ustica; adesso si rende necessario un nuovo processo civile da tenersi davanti ad un’altra sezione della corte di appello di Roma per stabilire se il dissesto della compagnia aerea sia dovuto alla “riconosciuta attività di depistaggio” o se, viceversa, sia stato preesistente al disastro del 27 giugno 1980 nei cieli di Ustica. Dire che forse verrà finalmente fatta luce su una delle vicende più oscure e misteriose del nostro paese, fatta di depistaggi, insabbiamenti e mezze verità, potrebbe sembrare un eccessivo esercizio di ottimismo; tuttavia grazie a questa sentenza si va ad accertare un’opera di depistaggio in fase di indagini su quell’episodio. Fattore non da poco.
Ricostruzione della strage di Ustica:


Ma cosa accadde quel 27 giugno 1980 ad Ustica? Cosa sappiamo della strage di Ustica? È il 27 giugno del 1980, ore 21 circa, quando il Dc9 della società Itavia in volo da Bologna verso Palermo con 81 passeggeri a bordo scompare dai radar; la torre di controllo cerca disperatamente di ristabilire contatti con il pilota del volo ma è tutto inutile. Non arriva alcuna risposta e del Dc9 sembra non esserci più traccia. E risposte dall’ aereo non potrebbero arrivare perché questo è esploso in volo ed è scomparso, inabissandosi, nel tratto di mare compreso tra le isole di Ponza e di Ustica. I soccorsi, si dice, tardano ad arrivare e giungono quando ormai il velivolo si sta inevitabilmente inabissando; fattore che getterà un ulteriore alone di mistero sulla vicenda. Nell’incidente periscono tutti gli 81 passeggeri a bordo; la prima spiegazione fornita per trovare una causa del disastro parla di un difetto strutturale dell’aereo. Un cedimento per l’esattezza; tesi che resisterà per un paio di anni come spiegazione ufficiale della tragedia di Ustica. La società proprietaria dell’aeromobile, l’Itavia, diventa capro espiatorio della vicenda al punto che sarà costretta a sciogliersi; Aldo Davanzali, il patron dell’ Itavia, è considerato responsabile della strage. Nel frattempo partono le indagini delle procure di Palermo, Roma e Bologna; viene anche aperta una commissione di inchiesta da parte dell’allora ministro dei trasporti (Rino Formica); commissione che venne sciolta senza aver portato a termine il proprio incarico. Secondo lo stesso ministro dei trasporti l’aereo dell’ Itavia era precipitato a causa di un cedimento strutturale dovuto, probabilmente, ad una cattiva manutenzione. Ma la versione dopo un po’ inizia a fare acqua; c’è qualcosa in quella storia che non quadra ed in molti iniziano a credere che dietro la strage di Ustica ci sia dell’altro.
Depistaggi, versioni alternative e condanne:


Il governo italiano allora in carica sembra essere più di ostacolo che d’aiuto e non collabora a trovare un vera risposta sulla strage; negli anni si inseguono varie versioni, voci, testimonianze, ipotesi. C’è chi parla di un intrigo internazionale (e come non farlo, essendoci di mezzo l’Italia?); chi di un attentato terroristico, specificamente di un ordigno esplosivo; chi vede legami con la strage di Bologna che si consuma proprio in quei giorni. Ma quale sia la verità ‘vera’ non è dato sapersi. In data 2007 l’ex presidente della Repubblica Francesco Cossiga, che ai tempi della strage di Ustica era presidente del Consiglio, attribuisce la responsabilità ad un missile francese destinato ad abbattere un aereo sul quale viaggiava il dittatore libico Gheddafi. Tesi simile a quella che porta alla condanna, il 10 settembre 2011, dello Stato italiano (nello specifico, ministero della Difesa e ministero dei Trasporti) da parte del tribunale civile di Palermo. Secondo quella sentenza, nessun attentato causò la strage ma l’aereo fu invece abbattuto durante una azione di guerra svoltasi nei cieli italiani senza che nessuno degli enti preposti al controllo facesse qualcosa; per queste ragioni, i due ministeri in questione devono pagare oltre 100 milioni di euro in favore dei familiari delle vittime della strage di Ustica poiché, si legge nella sentenza, i due ministeri non hanno fatto abbastanza per prevenire il disastro
Lo Stato condannato a risarcire familiari delle vittime:


In data Il 28 gennaio del 2013 la corte di Cassazione conferma la sentenza condannando lo Stato italiano a risarcire i familiari delle vittime della strage di Ustica affermando che “tutti gli elementi considerati consentono di ritenere provato che l’incidente si sia verificato a causa di un intercettamento realizzato da parte di due caccia di un velivolo militare precedentemente nascostosi nella scia del Dc9 al fine di non essere rilevato dai radar, quale diretta conseguenza dell’esplosione di un missile lanciato dagli aerei inseguitori contro l’aereo nascosto oppure di una quasi collisione verificatasi tra l’aereo nascosto ed il Dc9”. Tutt’altra verità quindi rispetto a quella che era stata considerata attendibile per molti anni. E adesso, con la sentenza della Cassazione del 22 ottobre 2013 che certifica il depistaggio su quella strage, si potrebbe riscrivere in parte la storia di quella vicenda andando finalmente a rispondere ad una domanda che da oltre 30 anni ci portiamo dietro: cosa successe quel 27 giugno 1980 ad Ustica?



lunedì 29 maggio 2017

Heysel, l'idiozia per un pallone

SONO passati 32 anni dalla strage dell’Heysel, tragedia avvenuta il 29 maggio 1985, poco prima dell’inizio della finale di Coppa dei Campioni di calcio tra Juventus e Liverpool allo stadio Heysel di Bruxelles, in cui morirono 39 persone, di cui  32 italiani, 4 belgi, 2 francesi e 1 irlandese, e ne rimasero ferite oltre 600.

Circa un’ora prima della partita, alle 19:20, alcuni hooligan cominciarono a spingersi verso il settore Z – che ospitava alcuni dei tifosi italiani in trasferta – sfondando le reti divisorie alla ricerca di una reazione da parte della tifoseria juventina.

domenica 12 febbraio 2017

#Foibe: Ecco la vera verità

In coincidenza del 10 febbraio assistiamo ad indecorose iniziative  sulla 'questione foibe' che non riflettono la verità e le documentazioni storiche, bensì manifestano posizioni strumentali e storicamente prive di ogni fondamento tipiche del revanscismo nazionalista.

martedì 31 gennaio 2017

Strage Viareggio, Mauro Moretti e Michele Mario Elia condannati

Mauro Moretti, ex amministratore delegato di Ferrovie dello Stato, e Michele Mario Elia, ex amministratore delegato di Rfi, sono stati condannati a 7 anni di carcere in primo grado per la strage di Viareggio del 29 giugno 2009. Un breve applauso ha salutato, dopo qualche minuto dalla lettura, la sentenza al processo della strage di Viareggio, dove tutti i familiari hanno ascoltato le parole del giudice in religioso silenzio.

venerdì 27 gennaio 2017

L’ALTRO OLOCAUSTO...

Sono passati 72 anni da quel 27 gennaio ’45 quando l’armata rossa liberando il campo di concentramento di Auschwitz, rivelò al mondo la realtà dell’olocausto. Milioni di persone erano state ammazzate e passate dai forni crematori avendo come unica colpa quella di essere ebrei nell’indifferenza più totale! Il processo di Norimberga poi svelò “la soluzione finale”,il piano di Hitler per annientare completamente gli ebrei.

domenica 11 dicembre 2016

12 dicembre ’69: STRAGE DI STATO


Il 12 dicembre del 1969 alle 16:37 una bomba esplose nella Banca Nazionale dell’Agricoltura a Pizza Fontana, Milano. Era l’inizio degli “anni di piombo” e della cosiddetta strategia della tensione, che caratterizzò il decennio successivo alla strage di Milano. Nello stesso giorno esplosero altri due ordigni a Roma, uno davanti l’Altare della Patria e l’altro all’ingresso del Museo del Risorgimento a Piazza Venezia. Il bilancio fu di quattro feriti a Roma, mentre l’esplosione più potente di Milano causò 17 morti e 88 feriti.

venerdì 2 settembre 2016

Beslan, strage dimenticata

Trecentosessanta morti, tra cui 186 bambini e una trentina di guerriglieri, in tre giorni di assedio. È il bilancio del massacro avvenuto un anno fa a Beslan, il più grave bagno di sangue per un atto terroristico nella storia della Russia.
L’orrore inizia alle 10.20 del primo settembre 2004, quando un commando di separatisti ceceni, alcuni con delle cinture esplosive addosso, prendono in ostaggio la scuola elementare numero 1 di Beslan, nell’Ossezia del nord (Russia meridionale). Quando la polizia arriva sul posto ci sono 1.100 persone chiuse nell’edificio in balia dei terroristi, che chiedono la liberazione di alcuni ceceni detenuti in Inguscezia. Il primo scontro a fuoco lascia a terra dodici morti. La scuola viene minata, e in terroristi minacciano di farla saltare in aria.

venerdì 26 agosto 2016

Italicus, La strage dimentacata

E' la strage in assoluto meno ricordata. Una di serie B. Eppure, quella bomba ad alto potenziale sita presso la vettura 5 dell'espresso Roma-Monaco di Baviera, il 4 agosto del 1974, delle persone ne uccise.
Dodici, per l'esattezza. Vittime dimenticate dalla società civile, difficilmente citate: Elena Donatini, Nicola Buffi, Herbert Kontriner, Nunzio Russo, Marco Russo, Maria Santina Carraro, Tsugufumi Fukuda, Antidio Medaglia, Elena Celli, Raffaella Garosi, Wilhelmus J. Hanema, e Silver Sirotti.

domenica 19 luglio 2015

Via D’Amelio: FREE-ITALIA non dimentica

16.58 del 19 luglio 1992.  Il giudice Paolo Borsellino si stava recando a casa dalla madre, a Palermo, in via D'Amelio, quella stessa via per la quale aveva richiesto inutilmente di disporre la rimozione dei veicoli.

venerdì 20 marzo 2015

Strage a Tunisi: un attentato alla libertà e alla democrazia

 La drammaticità di quanto avvenuto ieri mattina a Tunisi è evidente e il numero dei morti parla da solo. La modalità e la gravità di quanto è successo non hanno precedenti  in Tunisia.
Si tratta di un attacco al simbolo delle Primavere Arabe poiché la Tunisia è l’unico dei Paesi della regione che non è caduto nel caos (come la Libia) e che non è tornato a un regime molto simile a quello precedente (come l’Egitto). Al contrario la determinazione del popolo tunisino ha permesso di portare avanti, anche se con molte contraddizioni e difficoltà, le istanze della Rivoluzione. Ma la transizione democratica, così come la rivoluzione stessa, non è un atto, ma un processo che richiede tempo.

lunedì 16 marzo 2015

Strage di via Fani. 37 anni di misteri.. ed assassini

Questa è una delle tante verità più o meno di comodo che ci vengono raccontate, come tutte le cose che sono servite per buttare nel fango un Paese.

mercoledì 17 dicembre 2014

ROMA: 17 Dicembre 1973 - 27 dicembre 1985 due date nere per L'Aeroporto di Fiumicino

PER MAI DIMENTICARE!!!
Non importa la matrice....pensare alla matrice spinge all'odio,,alla vendetta....non hanno matrice...hanno solo violenza...e la violenza non ha patria..non ha colori...non ha arcobaleni!
Riccarda Balla

venerdì 12 dicembre 2014

L’attentato che inaugurò la strategia della tensione

Era il 12 dicembre del 1969.

Un boato scosse Milano: nessuno poteva immaginare che laggiù, in Piazza Fontana, si dava il via a quella pagina oscura di Italia, quella terribile stagione di stragi di innocenti che prese il nome di "strategia della tensione".

mercoledì 19 novembre 2014

Palermo: Strage di Capaci 1992

Carcere a vita ai boss Giuseppe Barranca e Cristofaro Cannella, 30 anni a Cosimo D'Amato, 12 per il collaboratore di giustizia Gaspare Spatuzza

lunedì 22 settembre 2014

Nino Di matteo: Dietro gli attentati unica matrice

le minacce dei giorni scorsi, dice Di Matteo, hanno un'unica matrice: attraverso i loro contenuti, la spedizione di lettere anonime anche presso le abitazioni private dei magistrati o attraverso il gesto di posare una lettera anonima sulla scrivania del Procuratore Generale si mira a destabilizzare la serenità necessaria per il nostro lavoro; anche tentando di provocare in noi una sensazione di vulnerabilità, della nostra sicurezza personale e perfino familiare". Lo dice in un'intervista rilasciata al Gr1 della Rai il sostituto procuratore di Palermo Nino Di Matteo.