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giovedì 7 settembre 2017

Davvero siamo all'alba di una guerra nucleare??

La vicenda politica, il dissidio fra Corea del Nord e Stati Uniti, sta lentamente venendo alla luce: in un quadro di sessant’anni di guerra fredda ai suoi confini, la Corea del Nord ha deciso di non fare la fine dell’Iraq e della Libia (che, ricordiamo, erano insieme nel “Asse del Male”).

Per non finire a gambe all’aria, decise in anni lontani di promuovere la ricerca in campo missilistico e nucleare ad uso proprio, mentre i vettori erano, ovviamente, sul mercato internazionale: la Libia, ad esempio, acquistò missili coreani verso gli anni 2000, per poi distruggere tutto e consegnarsi, mani e piedi legati, agli USA & Co.

A ben vedere, la Corea del Nord ha seguito le orme di un altro “Stato del Male”, ossia l’Iran. Evidentemente, conviene essere “Stati del Male”, perché gli altri finiscono come sono finiti. Fagocitati dagli appetiti americani.

Quando Trump ha avvertito Pyongyang che uno Stato nucleare ha degli obblighi (la non proliferazione, il mercato controllato, ecc) ha sfondato una porta aperta, giacché i coreani non hanno mai venduto bombe atomiche, bensì missili. Ci sarebbe da chiedersi da dove sono arrivate le atomiche pakistane, indiane ed israeliane, ma su questo tutti tacciono: il “club” nucleare è a numero chiuso, e se non hai la tessera giusta non puoi entrare.

In altre parole, Pyongyang ha falsificato i documenti ed è entrata dalla porta di servizio. E vuole giocare al tavolo buono, perché è lì che fioccano i soldini e non si deve parlare di sanzioni.

Dobbiamo aggiungere, perché la stampa ufficiale non lo dice mai, che sorvolare con un missile il territorio di un’altra nazione non viene considerato un atto ostile, giacché gli apici di traiettoria sono ben al di sopra dei rituali 60.000 piedi, la quota più alta raggiunta dai velivoli militari.

Anche sull’efficacia dei sistemi anti-missile ci sono molti dubbi: i missili raggiungono gli apici di traiettoria in pochissimi minuti (5-10), e dunque manca il tempo per organizzare una credibile controffensiva.

I famosi “Patriot” non riuscirono ad intercettare gli SCUD iracheni, che uccisero circa 150 cittadini israeliani e nemmeno i successivi tentativi americani di una credibile intercettazione hanno convinto: molti fallimenti, ed una frettolosa certificazione positiva alla prima intercettazione. Non mi ha stupito che il Giappone lasciò passare il missile coreano senza nemmeno provarci. A che pro, poi? La traiettoria era quella di un missile destinato a finire nell’oceano.

Il punto da chiarire è se i coreani hanno veramente quel che dicono di avere, oppure se bluffano.

Il programma missilistico iniziò in anni lontani, quando l’URSS consegnava qualche vecchio SCUD ai suoi alleati, tanto perché si sentissero “affratellati” nel grande universo socialista dove Mosca, ovviamente, dominava. Fin qui, nulla d’eccezionale.

Ma il nonno dell’attuale premier “ciuffetto” – Kim-Il-Sung – era un politico di razza della leva di Mao e di Ho-Chi-Minh, e seppe mettere a frutto quei piccoli, farraginosi, vecchi SCUD. Questo accadeva fra gli anni ’70 ed ’80.

Da quei primi missili nacque il Rodong1, che era uno SCUD migliorato con una gittata di 1000-1500 km, mentre gli SCUD iracheni non raggiungevano certo quelle distanze. Ma siamo negli anni ’90, tempo al tempo.

I coreani mutano strategia: hanno compreso che, se continuano solamente a raffazzonare qualcosa acquistato all’estero, non andranno da nessuna parte: ciò distingue la Corea del Nord e l’Iran dall’Iraq e dalla Libia. In sostanza: capacità interne in termini ingegneristici, elettronici e (poi) nucleari.

Il grande salto avviene col progetto del Taepodong1, un missile bi-stadio in grado di raggiungere gittate fra i 2000 ed i 6000 km, in funzione del carico assegnato. Per questa ragione i coreani hanno puntato molto sulla miniaturizzazione delle testate, e i risultati degli ultimi lanci sembrano confermare questo successo tecnologico.

Curioso, poi, il metodo usato per costruire i vari stadi dei missili, i primi a combustibile liquido (più difficile da trattare) e gli ultimi con stadi già a propellenti solidi, più sicuri e maneggevoli.

Hanno “composto” – un po’ come giocare con il Lego – i missili utilizzando come singoli stadi missili più vecchi, con motori più affidabili: difatti, i lanci falliti sono tutti da attribuire al “flop” dei sistemi d’accensione automatica dei vari stadi.

Anni 2000, compare un nuovo missile, il Taepodong2, missile tri-stadio, e i giochi si fanno più seri, perché il missile ha una gittata di 4500-9000(?) km, sempre in funzione del carico assegnato.

E’ probabilmente un missile di questo tipo ad aver attraversato l’isola di Hokkaido (Giappone) per poi cadere in mare, ed è con questo tipo di missile che le minacce all’isola di Guam hanno preso corpo. Ma non finisce qui.

Tutti s’aspettavano il Taepodong3, un vero ICBM in grado di raggiungere i 13000 km di gittata, ma tutto tacque su questo nuovo progetto.

Con gran furbizia, i coreani decisero di spostare l’obiettivo dei missili, da missili balistici a vettori spaziali, e sono riusciti con due lanci – nel 2012 e nel 2016 – a mettere in orbita qualcosa.

Ma, ai coreani, importava poco mettere in orbita qualsiasi cosa (attività considerata lecita): semplicemente, lavorando sul nuovo missile – definito Unha – hanno acquisito il know-how per costruire i grandi ICBM, necessari per raggiungere il rango di vera potenza nucleare.

Oggi, qual è dunque la situazione?

Premettendo che i coreani stendono molte cortine fumogene su nomi e dati dei loro missili, con i missili Rodong potrebbero colpire agevolmente la Corea del Sud, e con i Taepodong1 il Giappone. Con il Taepodong2 possono, probabilmente, raggiungere Guam, dove sono stanziati migliaia di soldati statunitensi.

Ma anche senza un attacco a Guam, un attacco nucleare sulla Corea del Sud e sul Giappone (dove gli USA hanno grandi basi militari) sarebbe disastroso. E gli USA lo sanno: difatti, i consiglieri militari di Trump hanno cercato in tutti i modi di fargli capire che sì, “tutte le opzioni sono sul tavolo, ma non sono praticabili”.

Putin ha affermato grosso modo la stessa cosa, ed anche i cinesi chiedono che la vicenda confluisca in una trattativa, fermo restando che il rango di potenza nucleare, oramai, alla Corea del Nord va riconosciuto.

Spero vivamente che i coreani lancino il loro missile Unha in versione ICBM con un lancio di prova nell’oceano: questo metterebbe fine ai dubbi (se possono oppure no raggiungere il continente americano), anche se la prospettiva di una guerra nucleare “lampo” – che, comunque, lascerebbe milioni di persone uccise, ferite, a vivere in un ambiente non più ospitale – dovrebbe bastare per scendere a patti.

Nella visione statunitense, la Corea del Sud sta lentamente scivolando verso la figura del vecchio Vietnam del Sud, ossia di una propaggine americana nel continente asiatico. E’ una visione vecchia, da Risiko, di un uomo vecchio come Trump, che non considera il nuovo mondo multipolare che, invece, sia la Russia e sia la Cina ben capiscono.

L’Europa? Quando si è materializzata la paura d’essere anche noi sotto “l’ombrello” nucleare coreano, la Francia ha avuto un ritorno di fiamma d’antica “grandeur”. Ma tutto è finito lì.

Scatenare una guerra nucleare senza che vi sia una ragione di tipo economico o geopolitico –e per quanto mi sforzi non riesco a trovarne di coerenti con i rischi che si correrebbero – mi sembra una follia: ma forse stiamo solo parlando di bulli di paese, che hanno l’arma nucleare al posto del coltello. Pronti, entrambi, a richiudere la lama al primo sguardo ammiccante: così andrà a finire.


Fonte: http://carlobertani.blogspot.it

martedì 5 settembre 2017

Quello che non vi dicono sulle prove missilistiche della Corea del Nord

Lunedì scorso, la RPDC ha lanciato un missile balistico Hwasong-12 su Hokkaido. Il missile è atterrato nelle acque oltre l’isola, non provocando danni.  I media hanno immediatamente condannato la prova come un “atto audace e provocatorio”, una prova del disprezzo del Nord contro le risoluzioni ONU e contro “i suoi vicini”. Trump ha duramente criticato i test dicendo:

“Azioni minacciose e destabilizzanti non fanno altro che aumentare l’isolamento del regime nordcoreano, nella regione e nel mondo. A questo punto, tutte le opzioni sono sul tavolo”.

Quel che i media non hanno menzionato è che nelle ultime tre settimane Giappone, Corea del Sud e Stati Uniti hanno compiuto grandi esercitazioni militari ad Hokkaido ed in Corea del Sud. Questi giochi di guerra, inutilmente provocatori, vogliono simulare un’invasione della Corea del Nord ed un conseguente regime change (leggi: uccidere). Kim Jong-un ha ripetutamente chiesto agli americani di porre fine a questi esercizi militari, ma gli altri hanno rifiutato. Gli Stati Uniti si riservano il diritto di minacciare chiunque, in qualunque momento ed in qualsiasi luogo, anche in casa altrui. È quel che li rende eccezionali. Leggete questo estratto da un articolo di Fox News:

“Più di 3.500 truppe americane e giapponesi hanno dato inizio ad un esercizio militare congiunto contro l’eventualità di una Nord Corea ancor più minacciosa. L’esercitazione, nota come Northern Viper 17, avrà luogo ad Hokkaido, la principale isola settentrionale del Giappone, e durerà fino al 28 agosto…”.

“Stiamo migliorando la nostra preparazione non solo in àmbito aereo, ma anche come team di supporto logistico”, ha dichiarato in un comunicato il colonnello R. Scott Jobe, comandante della 35esima Fighter Wing. “Siamo in posizione privilegiata in caso di bisogno e questo esercizio ci preparerà nel caso in cui si verifichi effettivamente uno scenario di conflitto” (“Truppe giapponesi ed americane iniziano un’esercitazione militare congiunta stante la minaccia della Corea del Nord”, Fox News).

Il test missilistico di lunedì (che ha sorvolato l’isola di Hokkaido) è stato condotto poche ore dopo la fine dei giochi di guerra. Il messaggio era chiaro: il Nord non verrà pubblicamente umiliato senza risposta. Invece di mostrare debolezza, la Corea ha dimostrato di esser pronta a difendersi contro l’aggressione straniera. In altre parole, il test NON è stato un “atto audace e provocatorio” (come i media hanno affermato), ma una risposta modesta e ben ponderata da parte di un paese che ha vissuto 64 anni di prepotenze, sanzioni, demonizzazioni e sconvolgimenti da Washington. Il Nord ha risposto perché le azioni del governo americano richiedevano una risposta. Fine della storia.

E lo stesso vale per i tre missili balistici a corto raggio che il Nord ha testato la scorsa settimana (due dei quali apparentemente sono scomparsi poco dopo il lancio). Questi test sono stati una risposta alle tre settimane di esercitazioni militari in Sud Corea che hanno coinvolto 75.000 truppe di combattimento, accompagnate da centinaia di carri armati, mezzi da sbarco, una flottiglia navale al completo e sorvoli di squadroni di combattenti e bombardieri strategici. Il Nord avrebbe dovuto restare con le mani in mano mentre questa mostruosa esibizione di forza bruta militare avveniva proprio sotto il suo naso???

Ovviamente no. Immaginate se la Russia avesse intrapreso un’operazione simile al di là del confine in Messico, e la sua flotta avesse condotto esercizi “live fire” 5 km fuori della baia di San Francisco. Quale pensate sarebbe stata la reazione di Trump?

Avrebbe spazzato via quelle navi in un battibaleno, no?

Perché dunque il doppio standard quando si tratta di Corea del Nord?

La NK dovrebbe essere applaudita per aver dimostrato di non esser intimidita. Kim sa che qualsiasi scontro con gli Stati Uniti finirebbe male, ma ciononostante non si è fatto mettere all’angolo dai bulli della Casa Bianca. Bravo, Kim.

A proposito, la risposta di Trump ai test missilistici di lunedì è stata a malapena riportata dai media mainstream. Ecco cos’è successo due giorni dopo:

Mercoledì, un gruppo americano di fighter F-35B ed F-15 e di bombardieri B-1B ha condotto operazioni militari su un campo d’esercitazioni ad est di Seoul. I B-1B, che sono bombardieri nucleari a bassa quota, hanno sganciato le loro bombe sul sito e poi sono ritornate alla loro base. Lo spettacolino era un messaggio per Pyongyang: Washington non è contenta dei test dei suoi missili balistici ed è disposta ad usare armi nucleari in caso di bisogno.

D.C. è dunque disposta a bombardare il Nord se non riga dritto?

Sembra proprio così, ma chi lo sa davvero? In ogni caso Kim non ha altra scelta che restare sulle proprie posizioni. Se mostra qualche segno di debolezza, sa che finirà come Saddam e Gheddafi. E questo, naturalmente, è ciò che guida la retorica aggressiva del dittatore; il Nord vuole evitare lo scenario di Gheddafi a tutti i costi. E comunque, il motivo per cui Kim ha minacciato di lanciare missili nelle acque che circondano Guam è perché Guam è la casa della base aerea militare di Anderson, il punto di origine dei bombardieri con capacità nucleare B-1B che da qualche tempo compiono pericolosi sorvoli della penisola coreana. Il Nord sente di dover rispondere a quella minaccia.

Non sarebbe d’aiuto se i media accennassero a questo fatto? Oppure si confa maggiormente alla loro agenda far sembrare che Kim stia dando di matto, abbaiando ai “totalmente innocenti” Stati Uniti, un paese che cerca solo di preservare la pace ovunque va?

Ma per favore!

È così difficile trovare qualcosa nei media che non rifletta la parzialità e l’ostilità di Washington. A sorpresa, c’era un articolo abbastanza decente su CBS News la scorsa settimana, scritto da un ex agente dell’intelligence occidentale con decenni di esperienza in Asia. È l’unico articolo che ho trovato che spiega con precisione cosa stia realmente accadendo aldilà della propaganda. Ecco qua:

“Prima dell’inaugurazione di Trump, la Corea ha fatto sapere di essere disposta a dare alla nuova amministrazione americana il tempo per rivedere la propria politica e fare meglio di Obama. L’unica cosa era che se gli Stati Uniti fossero andati avanti con i loro esercizi congiunti con la Corea del Sud, il Nord avrebbe fortemente reagito.

Gli americani li hanno fatti e quindi i nordcoreani hanno reagito.

Ci sono stati degli abboccamenti nel dietro le quinte, ma non si è riusciti a farli decollare. In aprile, Kim ha lanciato nuovi missili come avvertimento, senza alcun effetto. Il regime ha lanciato i nuovi sistemi, uno dopo l’altro. L’approccio di Washington non è tuttavia cambiato”. (“Analisi: il punto di vista di Pyongyang sulla crisi Corea del Nord-U.S.A.”, CBS News).

Okay, quindi adesso sappiamo la verità: il Nord ha fatto del proprio meglio ma senza risultati, soprattutto perché Washington non vuole negoziare, preferirebbe minacciare (Russia e Cina), aumentare l’embargo e minacciare la guerra. Questa è la soluzione di Trump. Ecco di più dallo stesso pezzo:

“Il 4 luglio, dopo il primo lancio di ICBM della Corea andato a buon fine, Kim ha fatto sapere che il Nord è disposto a mettere “da parte” i programmi nucleari e missilistici se gli americani cambiassero il proprio approccio.

Gli Stati Uniti non l’hanno fatto, quindi il Nord ha lanciato un altro ICBM, un palese segnale. Tuttavia, altri bombardieri B-1 hanno sorvolato la penisola ed il Consiglio di Sicurezza ONU ha approvato nuove sanzioni” (CBS News).

Quindi il Nord era pronto a negoziare, ma gli U.S.A. no. Kim probabilmente ha sentito dire che Trump era un buon negoziatore ed ha pensato di poterci trovare qualche accordo. Ma non è accaduto. Trump si è rivelato una bufala più grande di Obama, il che non è cosa da poco. Non solo si rifiuta di negoziare, ma fa anche minacce bellicose quasi ogni giorno. Questo non è ciò che il Nord si aspettava. Loro si aspettavano un leader “non interventista”, aperto ad un compromesso.

La situazione attuale ha lasciato Kim senza molte opzioni. Può terminare il proprio programma missilistico, o aumentare la frequenza dei test e sperare che questi aprano la strada ai negoziati. Evidentemente ha scelto quest’ultima opzione.

Ha fatto una cattiva scelta?

SI

È una scelta razionale?

Sì.

Il Nord sta scommettendo che i propri programmi nucleari saranno preziose carte da giocare nei futuri negoziati con gli Stati Uniti. Non vuole bombardare la west coast. Sarebbe ridicolo! Non farebbe raggiungere alcun obiettivo. Quel che vogliono è salvaguardare il regime, procurarsi garanzie di sicurezza da Washington, sollevare l’embargo, normalizzare i rapporti con il Sud, cacciare gli americani dagli affari politici della penisola e (speriamo) porre fine all’irritante invasione yankee che dura da 64 anni.

In pratica: il Nord è pronto. Vuole negoziati. Vuole porre fine alla guerra. Vuole mettersi alle spalle tutto questo incubo e continuare con la propria vita. Ma Washington non glielo permette perché a lei lo status quo piace. Vuole essere permanententemente presente in Corea del Sud, per poter circondare Russia e Cina con i sistemi missilistici ed ampliare la propria presa geopolitica portando il mondo più vicino all’armageddon nucleare.

Questo è ciò che vuole e per questo continuerà ad esserci crisi nella penisola.

Fonte: www.counterpunch.org

venerdì 23 giugno 2017

Verso una guerra totale

Un folle pilota americano ha abbattuto un aereo siriano che stava attaccando l’ISIS. Questo conferma che Washington non sta combattendo i terroristi, ma li sta proteggendo, in quanto suoi agenti in Siria per rovesciarne il governo.

martedì 6 giugno 2017

Petromonarchie e le accuse fra jihadisti

I sovrani dei petrodollari hanno da tempo sostituito invidie e rivalità con scontri diplomatici e addirittura conflitti. Dietro ci sono sempre interessi economici, pur ammantati da orientamenti religiosi e politici. L’attuale contrasto guidato dai sauditi, e volto a isolare il Qatar ponendogli un cordone sanitario allargato a pesi massimi del mondo arabo come l’Egitto, prende spunto da una sua presunta prossimità col terrorismo, un’accusa che rimanda al mittente perlomeno una chiamata di correo.

giovedì 25 maggio 2017

Le lotte di potere mondiale la pagano bimbi di Manchester

Sembra un macabro rituale quello che si assiste impotenti dagli schermi televisivi: una esplosione violenta, morti a decine, feriti a centinaia e la postuma rivendicazione del Daesh e per epilogo la dichiarazione del capo della polizia locale o dei servizi di sicurezza che ammettono la già conosciuta identità del terrorista.

martedì 1 novembre 2016

Può scoppiare davvero La terza guerra mondiale?

“Siamo entrati nella terza guerra mondiale, solo che si combatte a pezzetti, a capitoli”. Così si esprimeva Papa Francesco, sull’aereo di ritorno da un viaggio pastorale in Corea del Sud nell’agosto del 2014. L’espressione di Francesco ha creato scalpore e  forse era proprio quello l’obiettivo del Papa: risvegliare le opinioni pubbliche occidentali dall’apatia di fronte agli sconvolgimenti geopolitici che stanno squassando ampie regioni del pianeta.

lunedì 5 settembre 2016

La Turchia invade la siria, perchè?


L'invasione turca della Siria appoggiata dagli Stati Uniti per mezzo dei suoi delegati ora si sposta ulteriormente all'interno della Siria per impadronirsi di Al-Bab in un furto di territorio per creare il lungo desiderato "porto sicuro"/"no fly zone" jihadista di Erdogan per al-Qaeda ed i suoi amici per operare e da cui colpire impunemente dagli attacchi aerei russi e siriani.
 

martedì 28 giugno 2016

In Venezuela regna il caos

La situazione di tensione forte nella Repubblica Bolivariana di Venezuela non sembra avere fine, l’inflazione all’inizio dell’anno ha sfiorato il 200 per cento. Ma quali sono le cause che hanno portato la Repubblica Bolivariana cosi ricca di petrolio e materie prime sull’orlo del default e della guerra civile?

sabato 26 marzo 2016

Quel terrore in Africa e Asia che non fa notizia

Il The Guardian riporta le dichiarazioni fatte, “in via confidenziale”, dal re di Giordania Abd Allah II ai Congressisti USA, circa il ruolo della Turchia negli attentati in Europa occidentale. Secondo il monarca giordano, Erdoğan propone da tempo una soluzione “islamista radicale” dei problemi nella regione mediorientale e la penetrazione dei terroristi sul territorio europeo rappresenta parte della politica turca. Abd Allah II avrebbe parlato anche del ruolo delle Forze speciali britanniche (SAS) in Libia da inizio 2016 e del lavoro di altri reparti militari di Sua maestà nella formazione di un battaglione meccanizzato nel sud della Siria, completato con le forze che combattono il governo di Damasco. Abd Allah ha detto ai Congressisti che forze giordane, britanniche e keniane sono pronte a varcare la frontiera con la Somalia per colpire le formazioni di al-Shabab.

sabato 19 marzo 2016

Le ragioni del ritiro della Russia dalla siria

Nulla di preciso sembra spiegare questo repentino mutamento di rotta. Più probabilmente, infatti, una serie di ragioni diverse hanno indotto il presidente della Federazione Russa a optare per una soluzione che, come spesso accade quando c’è di mezzo il “nuovo zar”, ha spiazzato la maggior parte degli osservatori.

sabato 12 marzo 2016

Gli interessi dell'imperialismo italiano in Libia

A meno di 500 chilometri dall’Italia, a poco meno di trenta minuti di volo, c’è la Libia ed è in Libia che si trovano le più vaste riserve petrolifere del continente africano. La compagnia straniera maggiormente coinvolta in questa ricchezza è la compagnia italiana Eni che controlla circa il 70% della produzione libica complessiva.
Fra marzo e maggio del 2015, inoltre, sono state annunciate, in due siti nel Paese, altre due importanti scoperte di giacimenti di gas e, in entrambi i casi, l’italiana Eni è operatore unico.
Ma oltre ad Eni, in Libia ci sono gli interessi della Total francese, della spagnola Repsol, della tedesca Wintershall, dell’americana Occidental, delle canadesi Suncor e Petro-Canada, dell’austriaca OMV, delle statunitensi Conoco Phillips, Marathon, Hess.

mercoledì 10 febbraio 2016

Siria, l'imperialismo reclama guerra

SI sta imprimendo una pericolosa accelerazione intorno a quella che provincialmente Definiamo “guerra civile siriana” quando è ormai evidente che coinvolgimento, responsabilità, conseguenze e implicazioni eccedono ampiamente il territorio conteso del regime degli Assad.

venerdì 22 gennaio 2016

Montenegro, NATO, Balcani. Quale futuro?

Il 2015 ha visto per l’area balcanica un ulteriore colpo alla stabilità ed alla pacificazione dell’area. Gli scontri di piazza verificatisi negli ultimi mesi dell’anno, dopo che è partita una campagna propagandistica governativa che intende guidare l’opinione pubblica verso l’entrata nella NATO. Alcune forze come il Fronte Democratico e il movimento per la pace “NO alla guerra-NO alla NATO”, hanno deciso di scendere in piazza con proteste che la polizia, su ordine del governo, ha cercato di reprimere violentemente. Ma penso sia errato pensare che la protesta riguardi in primis la questione NATO (pur centrale).

venerdì 15 gennaio 2016

Petrolio ai minimi, mondo nel caos

Dopo le cadute in picchiata dei giorni scorsi che avevano portato ieri le quotazioni ai minimi da 12 anni, il petrolio si assesta intorno ai 30 dollari. Molti esperti, però, prevedono che potrebbe scendere ancora. E portarsi tra i dieci e i venti dollari. Alcune imprese del settore, Secondo studi, almeno in Usa saranno un terzo costrette a chiudere o ridimenzionare le attività.

domenica 29 novembre 2015

Riflessioni sulla crisi Russia-Turchia

Un caccia militare russo è stato abbattuto da un missile sparato da un aereo turco. Dure le ritorsioni di Putin: stop ai voli charter, vietato assumere lavoratori turchi in Russia. Sembra di rivivere gli anni Cinquanta, con la Guerra fredda, ma le apparenze si fermano qui. Questa non è ancora una vera crisi, ma se si inasprisse la situazione l'Isis ne uscirà vittoriosa.

sabato 28 novembre 2015

Il conflitto Siriano è un grande “gioco sporco” mondiale

Pochi giorni fa un SU-24 dell'aviazione russa è stato abbattuto dalla contraerea turca (alcuni affermano da un F16 invece) nei pressi del confine Siria-Turchia.

L'accusa mossa dai turchi è che il bombardiere russo avrebbe sconfinato nel proprio spazio aereo, violandone così la sovranità. Ankara ha anche affermato che più avvisi di allerta sono stati lanciati al pilota del Sukhoi, caduti nel vuoto. Mosca al contrario ha negato questo fatto.

venerdì 6 novembre 2015

L'America, l'Europa, la Russia e il terrorismo ISIS.

Meglio avere dei dubbi che false certezze (Luigi Pirandello)


Sebbene non sia un politico, mi capita di pensare all’inumano delle guerre e mi sono chiesto se le brutture dell’Isis non dissimulino lo scopo di scongiurare la nascita di figli bastardi che seconderebbero dalla globalizzazione degli insediamenti umani o promiscui. Del resto, i racconti di Mille e una notte che narrano delle esecuzioni nell’harem potrebbero essere illuminanti. E la principessa Sherazade che salva il califfo, suo padre, non è forse una metafora della fedeltà nelle origini? Preso da questi pensieri decido che l’inumanità o l’orrore della guerra di religione è sinonimo di grottesco fanatismo paranoide. 

lunedì 14 settembre 2015

Uno sguardo (preoccupato) sul globo

Ci troviamo dunque alla certificazione di un mutamento del quadro geopolitico a livello planetario di grande portata. Un cambio di scenario che fa giustizia di molte illusioni coltivate nel corso di questi anni al riguardo della “fine della storia”, della globalizzazione “facile”, della riduzione del conflitto a “scontro di civiltà”.

Cacciari: "Tifo per la Russia....

Profughi, Cacciari fa il tifo per la Russia. E' il tramonto dell'Occidente....e torto non ne ha...
Profughi, Cacciari: 'Tifo per la Russia. E' il tramonto dell'Occidente'“Serve un intervento in Medio Oriente, in Europa c’è un flusso di popolazioni in fuga da una potenza nemica. Come i barbari alla fine dell’impero romano”. È una lettura che va alle radici del fenomeno quella offerta ad IntelligoNews dal filosofoMassimo Cacciari circa gli eventi di questa crisi migratoria senza precedenti. E sulla Siria l’ex sindaco di Venezia non ha dubbi: “Faccio il tifo per la Russia”.

lunedì 7 settembre 2015

Il globo ridisegnato

Il potere evolve, il parziale declino del modello Usa-centrico sta producendo un tentativo da più parti di ridisegnare il globo. Ecco come: