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mercoledì 19 settembre 2018

chi non conosce...



Chi non conosce la storia dei due mari che s'incontrano e nel loro incontrarsi creano onde spumeggianti, a volte cavalloni, a volte solo una leggera increspatura..perchè sono due mari con salinità differenti, temperature diverse, intensità discorde, danno vita ad uno spettacolo di colori contrastanti . Sono due mari, con le loro caratteristiche a volte difficili da comprendere, altre quasi quasi ci si può fare una nuotata...le onde nell'incontro sono come due moti contrapposti come se  una barriera si ponesse fra loro,  a volte invece riescono a mescolarsi ,complici le correnti (i moti convettivi, che simpatici), fra loro senza perdere le proprie peculiarità per un breve tratto si ma hanno dialogato, si sono raccontate le loro storie , le correnti marine  fanno da pacere, forse anche un pò curiose, o semplicemente uno dei due mari è più cedevole, più paziente, più dolce, la salinità ha il suo peso, poi le correnti possono aiutare come possono separare.
Due mari che iniziano un dialogo, ma le differenze sono differenze...l'ambiente è l'ambiente, i caratteri si sovrappongono non c'è mai un vincitore, è uno dei pochi casi dove nè si vince, nè si perde, perchè ognuno rimane con le caratteristiche, con le sue barriere, difese, e tanto rispetto. dialogano con brio, creando spuma, ribellione, contrasto, ognuno con le proprie sfumature di blu, turchese, verde...è un dialogo infinito tra menti diverse, allegria e dolori insieme, vittorie e sconfitte, grandi ideali, idee costruttive e poi un soffio e tutto crolla...tutto può cambiare anche nella vita irrequieta dei due mari e dipende sempre dall' uomo, dal suo essere mutevole, poco coerente,  quel terzo soggetto: invidioso, arrivista, un pò sciocco, tanto ignorante, pescatore con le bombe, la sua cattiveria può trasformare la caratteristica di uno o di tutti due i mari che li rende diversi, ma nel contempo legati, con l'uomo si perderà la peculiarità di  uno o tutti e due caratteri, creando un vuoto,  così finirà un dialogo spumeggiante che solo i pesci potevano capire, solo le sirene potevano divertirsi mentre l' essere umano contento avrà distrutto per l'ennesima volta  una lezione della natura, semplicemente perchè non è in grado di capirla...capire che si può essere diversi ma comunque valorizzarsi l'un l'altro,  i due mari rimarrebbero comunque ognuno nella propria conchiglia, se non ci fosse l'uomo a distruggere,  così succede che tutti abbiamo perso e molto...ma ognuno avrà i propri sostenitori, che siano triglie, che siano salmoni che disperatamente tenteranno di salvare il bello, ma  uomini e zimbelli cercheranno di vincere...ma non è vittoria, è la fine di un dialogo ed è sempre e solo perdita, i colori saranno separati, non ci saranno i contrasti di tinte, non ci saranno le spumeggianti onde di pensieri diversi. Tutto si appiattisce, i colori  senza riflessi,  le sirene si annoiano, i delfini non ridono, le balene non cantano... uno dei due mari cerca annaspando di salvare la favola..da solo non può farcela, l'essere umano è perfido e tutto muore.
Riccarda Balla

lunedì 3 settembre 2018

Ricordate chi siete veramente. l'editoriale di GERD DANI

VOI non siete quello che fate e nemmeno quello che non fate. Non fatevi etichettare a un sottogruppo sociale, non siete nemmeno la definizione delle qualità che avete. Pensateci, non siete quelli che il mondo dice di voi. Eliminate tutte le targhe, i titoli, le denominazioni. Eliminate le descrizioni, i successi, anche i fallimenti. Fate un respiro profondo in ogni cellula del vostro essere.

lunedì 21 maggio 2018

Nulla da eccepire...anzi..

Per essere falcidiata con l’aratro…  (ci sono abituata)
Non amo follemente François Cavanna, per svariati motivi non è certamente tra i miei favoriti,   ma una qual certa esasperazione a volte  serve per smuovere le coscienze, qualora ve ne fossero, l’ eccessiva veemenza a volte, anzi spesso da fastidio, ma serve per scuotere e forse far nascere un attacco di idee frontale…si può vincere o perdere, possono vincere le idee e perdere una persona, lo so o meglio ancora perdere nelle idee ma riacquistare un’amicizia..lo scontro frontale dei pensieri è il chiarirsi…lasciare nulla nel vigliacco oblio. Per chiarire e forse alla fine raggiungere la giusta via di mezzo: idee ridimensionate da ambe le parti, amicizia senza più ombre…  tutto questo è irrealizzabile perchè interessi, arroganza, fragilità e convinzioni cacciate nel cervello fin da ragazzini mettono l’uomo al centro di sè stesso ovvero nel nulla assoluto ed ecco che si aggrappa a tante falsità….  Segue  l’esasperato attacco di François..   r.b. 
Voi: i cristiani, gli ebrei, i musulmani, i buddisti, gli scintoisti, gli avventisti, i panteisti, i testimoni di questo e di quello, i satanisti, i guru, i maghi, le streghe, i santoni, quelli che tagliano la pelle del pistolino ai bambini, quelli che cuciono la passerina alle bambine, quelli che pregano ginocchioni, quelli che pregano a quattro zampe, quelli che pregano su una gamba sola, quelli che non mangiano questo e quello, quelli che si segnano con la destra, quelli che si segnano con la sinistra, quelli che si votano al Diavolo, perché delusi da Dio, quelli che pregano per far piovere, quelli che pregano per vincere al lotto, quelli che pregano perché non sia Aids, quelli che si cibano del loro Dio fatto a rondelle, quelli che non pisciano mai controvento, quelli che fanno l’elemosina per guadagnarsi il cielo, quelli che lapidano il capro espiatorio, quelli che sgozzano le pecore, quelli che credono di sopravvivere nei loro figli, quelli che credono di sopravvivere nelle loro opere, quelli che non vogliono discendere dalla scimmia, quelli che benedicono gli eserciti, quelli che benedicono le battute di caccia, quelli che cominceranno a vivere dopo la morte, quelli che si prendono un cappuccio senza inzuppare il cornetto. Quelli che approfittano dei momenti di disperazione per turlupinare ed imbrogliare facendo credere di essere detentori della medicina miracolosa per salvare mente, corpo e spirito.… Tutti voi, che non potete vivere senza un Papà Natale e senza un Padre castigatore. Tutti voi, che non potete sopportare di non essere altro che vermi di terra con un cervello. Tutti voi, che vi siete fabbricati un dio “perfetto” e “buono” tanto stupido, tanto meschino, tanto sanguinario, tanto geloso, tanto avido di lodi quanto il più stupido, il più meschino, il più sanguinario, il più geloso, il più avido di lodi tra voi, vile da starsene arroccato al riparo sul suo monte. Tutti voi, buoni, anzi buonissimi, tanto buoni da potervi permettere di tradire amici, fiducia e promesse. Tutti voi, saltimbanchi della vita, fate i vostri salamelecchi nella vostra capanna, chiudete bene la porta e soprattutto non corrompete i nostri ragazzi, portandoli a credere quello che nella realtà è solo un grande imbroglio , come l’imbroglio che non ti aspetti perchè proviene “dall’ amico”, egli chiederà scusa ad un suo Dio o saprà come uscirne indenne perchè sa come trattare la sua coscienza, la sua coda di paglia.
François Cavanna (e non solo…ovvero pure io)
Vi è un dolore nell’aria
che nessun vento disperde. Scrisse con grande sapienza Raul Aceves ed è vero.

Riccarda Balla

giovedì 17 maggio 2018

Noi diciamo #stopomofobia, filosofia e dati

La parola “diverso” è una parola che sempre più caratterizza il nostro lessico. All’orecchio questa parola richiama spesso la sua accezione più negativa e l’etimologia non sembra dare molti scampi a tal riguardo: “diverso” deriva infatti dal latino “diversus” che significa “volto dall’altra parte”, “opposto” o “contrario”. Questo aggettivo si dovrebbe usare per indicare ciò che si presenta con un’identità, una natura, una conformazione nettamente distinta rispetto ad altre persone o cose.

giovedì 10 maggio 2018

Ma davvero il “popolo” ha sempre ragione?

Prima di tutto tentiamo di chiarire cos’è il “popolo”, concetto i cui contenuti non sono mai indicati da chi si riempie la bocca di questa parola e che invece bisogna specificare, se non vogliamo proclamare soltanto degli slogan, magari ad effetto ma assai poco incisivi sullo stato delle cose.

martedì 24 aprile 2018

Essere antifascisti oggi, FREE-ITALIA lo è e lotta quotidianamente

SIAMO ANTIFASCISTI
“Odio gli indifferenti; credo che vivere voglia dire essere partigiani; chi vive veramente non può non essere cittadino, e parteggiare. Indifferenza è abulia, è parassitismo, è vigliaccheria, non è vita. Perciò odio gli indifferenti. L’indifferenza è il peso morto della storia, opera potentemente nella storia; è la materia bruta che si ribella all’intelligenza e la strozza. Ciò che succede, il male che si abbatte su tutti, avviene perché la massa degli uomini abdica alla sua volontà, lascia fare, lascia promulgare leggi che poi solo la rivolta farà abrogare, lascia salire al potere gli uomini che poi solo un ammutinamento potrà rovesciare. Alcuni piagnucolano pietosamente, altri bestemmiano oscenamente, ma nessuno o pochi si domandano: se avessi fatto anch’io il mio dovere, se avessi cercato di far valere la mia volontà, il mio consiglio, sarebbe successo ciò che è successo? Odio gli indifferenti anche per ciò che mi dà noia il loro piagnisteo di eterni innocenti….vivo, sono partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti”.  Così citava il politico, filosofo e giornalista Antonio Gramsci, che sempre s’impegnò in una lotta contro il regime fascista,dal quale fu anche incarcerato.

lunedì 8 gennaio 2018

Tanto per essere falcidiata con l'aratro..







Vi è un dolore nell’aria
che nessun vento disperde.


Voi: i cristiani, gli ebrei, i musulmani, i buddisti, gli scintoisti, gli avventisti, i panteisti, i testimoni di questo e di quello, i satanisti, i guru, i maghi, le streghe, i santoni, quelli che tagliano la pelle del pistolino ai bambini, quelli che cuciono la passerina alle bambine, quelli che pregano ginocchioni, quelli che pregano a quattro zampe, quelli che pregano su una gamba sola, quelli che non mangiano questo e quello, quelli che si segnano con la destra, quelli che si segnano con la sinistra, quelli che si votano al Diavolo, perché delusi da Dio, quelli che pregano per far piovere, quelli che pregano per vincere al lotto, quelli che pregano perché non sia Aids, quelli che si cibano del loro Dio fatto a rondelle, quelli che non pisciano mai controvento, quelli che fanno l’elemosina per guadagnarsi il cielo, quelli che lapidano il capro espiatorio, quelli che sgozzano le pecore, quelli che credono di sopravvivere nei loro figli, quelli che credono di sopravvivere nelle loro opere, quelli che non vogliono discendere dalla scimmia, quelli che benedicono gli eserciti, quelli che benedicono le battute di caccia, quelli che cominceranno a vivere dopo la morte, quelli che si prendono un cappuccio senza inzuppare il cornetto. Quelli che approfittano dei momenti di disperazione per turlupinare ed imbrogliare facendo credere di essere detentori della medicina miracolosa per salvare mente, corpo e spirito.… Tutti voi, che non potete vivere senza un Papà Natale e senza un Padre castigatore. Tutti voi, che non potete sopportare di non essere altro che vermi di terra con un cervello. Tutti voi, che vi siete fabbricati un dio “perfetto” e “buono” tanto stupido, tanto meschino, tanto sanguinario, tanto geloso, tanto avido di lodi quanto il più stupido, il più meschino, il più sanguinario, il più geloso, il più avido di lodi tra voi, vile da starsene arroccato al riparo sul suo monte. Tutti voi, buoni, anzi buonissimi, tanto buoni da potervi permettere di tradire amici, fiducia e promesse. Tutti voi, saltimbanchi della vita, fate i vostri salamelecchi nella vostra capanna, chiudete bene la porta e soprattutto non corrompete i nostri ragazzi, portandoli a credere quello che nella realtà è solo un grande imbroglio , come l'imbroglio che non ti aspetti perchè proviene “dall' amico”, egli chiederà scusa ad un suo Dio o saprà come uscirne indenne perchè sa come trattare la sua coscienza, la sua coda di paglia.

Francois Cavanna e non solo.

Riccarda


mercoledì 30 agosto 2017

Le sirene vanno SOLO ascoltate

Dall'alto (normale) della mia passione della mitologia greca, vi racconto l'episodio di Ulisse e le sirene per poi riflettere sul rapporto con le donne. Quando Ulisse, durante il suo travagliato viaggio di ritorno a Itaca, passò accanto all’Isola delle sirene, sapendo che nessun essere umano avrebbe potuto udire rimanendone vivo, per sfuggire a quel pericolo decise di tappare con la cera le orecchie dei suoi compagni. Ma siccome egli voleva ascoltare quel canto, che nessun mortale aveva potuto udire rimanendo vivo, ordinò ai suoi uomini di legarlo con le funi più robuste all’albero della nave e disse loro che non lo avrebbero dovuto slegare per alcun motivo, qualunque ordine egli impartisse. E in questo modo Odisseo e i suoi uomini si salvarono.

I miti greci – come sapete – sono stati raccontati da maschi per maschi. Di Omero non sappiamo quando è nato e dove ha vissuto, non sappiamo cosa esattamente abbia scritto o se si sia limitato a raccogliere canti tramandati prima di lui, però sappiamo certamente che era un maschio. E infatti in questa storia celebra l’astuzia di un maschio che ha voluto a tutti i costi ascoltare il canto delle sirene.

Questa storia è stata sopravvalutata: Ulisse sarebbe stato un vero eroe se fosse riuscito ad ascoltare le sirene senza essere legato. Perché quelle donne non ingannavano gli uomini, anzi dicevano soltanto la verità: le sirene erano onniscienti e gli uomini si perdevano non per colpa di quelle donne, ma perché volevano diventare come loro. L'eroe quando supplicava i suoi compagni di slegarlo e di lasciarlo andare dalle sirene, aveva l’ambizione smodata di sapere tutto quello che le sirene sapevano e che lo avrebbe perduto.

In fondo questa leggenda antica rispecchia bene il rapporto complesso, morboso e spesso malato che noi uomini abbiamo con le donne. Quante volte abbiamo ascoltato condannare episodi di stupro, e poi aggiungere, quasi incidentalmente, consigli alle donne affinché non corrano il rischio di essere stuprate. Quante volte abbiamo ascoltato, dopo la doverosa condanna dello stupro, una frase che comincia con “certo se lei non avesse…”. Quante volte abbiamo ascoltato queste parole e abbiamo taciuto, forse perché ci sembravano sensate. Eppure queste sono le parole più pericolose, quelle che fanno più male alle donne, perché in qualche modo le colpevolizzano, limitano la loro libertà, perché le donne non potrebbero indossare certi vestiti, non potrebbero frequentare certi luoghi. Ad ascoltare queste queste parole le donne non avrebbero neppure la libertà di rimanere sole, magari per pensare, perché una donna sola scatena una pulsione che i maschi non sono in grado di controllare.
Lo abbiamo ripetuto molte volte, eppure pare ancora che non sia sufficiente, quando un maschio stupra una donna il colpevole è l’uomo, non la donna. E non ci sono eccezioni che tengano, non ci possono essere “ma”.
Non è la donna che si deve giustificare: non c'è buon senso che ci fa dire che è meglio che una donna non si vesta in un certo modo, non vada in un certo posto, non frequenti certe persone. E cosa possiamo farci noi maschi? A sentire il buon senso l’unica soluzione possibile sarebbe quella di farci tappare le orecchie o di farci legare stretti affinché non possiamo sfogare il nostro bisogno “naturale” di possedere quelle donne, che conoscono ogni cosa, che sono migliori di noi. Ma non si è eroi quando si è legati. Al limite smettiamo di essere un pericolo, ma continuando a pensare in questo modo non si cambia il mondo. E il mondo ha bisogno di uomini che imparino ad ascoltare con libertà e responsabilità le sirene.

sabato 10 giugno 2017

Il liberismo produce forme di vassallaggio e ri-feudalizzazione della società





Per quali motivi il neoliberismo, che mai fù il pensiero egemonico nei decenni centrali del Novecento, è divenuto poi, verso la fine del secolo e ancora ai giorni nostri, il discorso politico-economico affermato e indiscutibile, rispetto al quale anche gli avversari più blasonati, come il keynesismo, sembrano essere stati ridotti al silenzio? Quali sono i motivi della sua ascesa e, ancor più, di quella che alcuni hanno definito come la sua non-morte, ovvero i motivi per cui il neoliberalismo è sopravvissuto ai fallimenti e alle crisi cui pure è andato incontro nell’ultimo decennio? E perché si può affermare, nonostante questa strana sopravvivenza, che è giunta l’epoca del suo tramonto?


Far esistere la concorrenza e tutelarla diventa la missione di una politica invadente e pervasiva ( Ordoliberalismo, è la filosofia alla base di buona parte dell’attività regolatoria dell’Unione Europea). Per lo schietto liberismo di un economista-filosofo come Friedrich von Hayek, invece, le cose stanno in modo molto diverso: l’ingerenza dello Stato va comunque ridotta, anche quando sembra dettata dalle migliori intenzioni. Un discorso spinto ancora più a fondo da liberisti intransigenti come Nozick e altri: al limite, ragionando con loro, si può arrivare a sostenere che anche lo Stato potrebbe diventare qualcosa di simile all’oggetto di una compravendita di servizi: chi vuole compra per sé la protezione, il diritto di usare le strade, e così via, gli altri ne vengono esclusi.

Questo per dire che la logica della massima mercatizzazione, auspicata dal liberismo di matrice austriaca, e quella della occhiuta regolazione del mercato non vanno facilmente d’accordo, e che l’Ordoliberalismo si potrebbe considerare come una sorta di ossimoro germanico, molto spurio rispetto a una visione schietta e nitida come quella mercatista hayekiana.
 

I neoliberalismi hanno in comune è l’attacco frontale che portano contro la logica della politica moderna, secondo la quale solo l’affermarsi hobbesiano di uno Stato forte può garantire l’uscita dalla condizione di natura e lo stabilizzarsi di un assetto di vita civile tra gli uomini. A questo i neoliberali oppongono la tesi che non vi è un solo tipo di ordine: si danno, anzi, due modelli completamente diversi, designabili con due distinti termini greci: da una parte la taxis, cioè la coordinazione organizzata intenzionalmente e rivolta a uno scopo; dall’altra il cosmos, cioè l’ordine che si crea in modo spontaneo e che funziona senza che nessuno lo abbia voluto intenzionalmente, per esempio l’ordine cui diamo vita quando ci capiamo parlando una stessa lingua, o il sistema dei prezzi che si genera attraverso una miriade di transazioni di mercato (nel linguaggio di Hayek questo ordine viene definito «catallattico», dal verbo greco katallasso che significa scambiare, barattare ma anche riconciliare). Il neoliberalismo sarebbe appunto la presa d’atto della crisi dell’ordine del primo tipo, quello che pretende di organizzare e programmare la società (come è accaduto in qualche misura nei Trenta gloriosi, cioè nei decenni «socialdemocratici» del secondo dopoguerra), con l’intento di sostituire ad esso l’ordine cosmico, in tutti gli ambiti in cui ciò sia possibile. Perché per i neoliberali è solo attraverso l’affermazione dell’ordine spontaneo che l’individuo viene liberato dalle dipendenze, dalle forme di servaggio feudale così come dall’asservimento «novecentesco» allo Stato invadente e interventista.

Insomma, gli individui non devono più obbedire agli ordini di qualcuno ma solo alle regole che si generano spontaneamente attraverso l’intreccio non programmato delle loro azioni, e il compito dell’autorità politica è quello di istituire o favorire lo sviluppo di quest’ordine «catallattico» e vegliare sul suo dispiegarsi ordinato.

Ma la crisi del neoliberalismo si determina proprio perché, mentre ha conseguito indubbi successi nel plasmare la società secondo il suo modello, la implementazione del modello stesso rivela una realtà molto diversa da quella coordinazione iniziale. il genere di do ut des che domina realmente le attuali socetà moderne, è qualcosa di strutturalmente diverso da quello che offrono le teorie liberiste. Mentre infatti queste contrappongono un modello basato sul libero scambio a uno basato sulla coercizione, la realtà effettiva dimostra ogni giorno come il mercato e l’esercizio diretto del potere sono a tal punto intrecciati tra loro da smentire nella maniera più plateale l’assunto di una qualche opposizione di principio tra queste due modalità di cooperazione comunicativa.
Paradossalmente l’affermarsi delle nuove modalità di governance neoliberali produce nuove forme di vassallaggio e una ri-feudalizzazione della società, cioè restaura proprio quei modi di dipendenza personale dal potere che il neoliberalismo si illudeva di superare lasciando gli individui al loro gioco spontaneo.
 

I nuovi poteri di stampo neofeudale, infatti, lavorano continuamente al rafforzamento di se stessi e del proprio controllo sulle scelte altrui, ma proprio per questo non sono in grado, come ormai sta emergendo chiaramente, di garantire una «solidità complessiva della comunità sociale». E se i centri di potere finiscono per abbandonare sempre più le moltitudini «all’insicurezza e al rischio», potrebbe anche cominciare a farsi strada la consapevolezza di quanto sia necessaria una sorta di «nuova alleanza cosmopolitica», un «progetto di vita condiviso, indiscriminatamente aperto a tutte le componenti e a tutti i membri della “grande società”.

domenica 28 maggio 2017

Guardati allo specchio..e raccontati la verità

Il concetto è: guardati allo specchio e  dirti...va bene così...in fondo i fazzolettini con essenze balsamiche non mi mancano e l'albero di mandarini è pieno di frutti e la cartellina persone inutili...(la cartellina delle persone che hanno deluso, degli ipocriti, dei vili, dei volgari, di chi porta male, di chi non capisce una rapa essiccata, di chi a mala pena riesce a decifrare un cartellone pubblicitario..di chi sentenzia dall'alto di un pulpito, di chi ti accusa perchè non ha il coraggio di dire la verità).

martedì 25 aprile 2017

Furbiiiiiiiiiiii....

Ormai è assodato, temo, viviamo con accanto una prevalenza di esseri furbi, la furbizia è in realtà una gran fortuna, mentre sicuramente l’intelligenza è di per se un grave difetto. La furbizia nel dire una cosa, nel farne un’altra, la furbizia di attaccare e di scomparire, la furbizia di fingersi buoni, ci vuole arte a fingersi buoni mentre si calcola quanti benefici se ne possono trarre prendendo in giro…il furbo che non ascolta che parla con fare quasi semplice, il furbo che si finge alla mano, disponibile…ma un altro giorno, oggi ho impegni.

domenica 19 giugno 2016

Quali sono i vantaggi di una Mente Aperta?

La nostra società ospita un gran numero di menti quadrate, che hanno messo un lucchetto al proprio cervello, negandosi l’apertura mentale e albergando solo in ciò che conoscono. Sono menti inflessibili che vivono della quotidianità, negandosi un’apertura alle nuove opinioni.

sabato 14 maggio 2016

Il capitalismo come religione (da estirpare)

In tempi di Isis e di integralismo politico-religioso potrebbe sembrare fuori luogo parlare e scrivere di capitalismo, di tecnica e di rete come di fenomeni religiosi. Noi sosteniamo invece che proprio il capitalismo e la tecnica intesa come apparato hanno assunto ormai forme tipicamente religiose. Utilizzando le categorie e le modalità del religioso per evangelizzare il mondo, ma nella forma tecnica e capitalista.

martedì 26 gennaio 2016

La quarta Rivoluzione industriale e il nuovo Medioevo

Il dibattito sull’automazione ed i suoi effetti lavoristici e sociali sta avendo una rinascita, in corrispondenza con quella che sembra prospettarsi come una nuova rivoluzione tecnologica pervasiva, fatta essenzialmente di sviluppi nei settori della intelligenza artificiale, della produzione, uso e distribuzione sostenibile dell’energia, delle biotecnologie e della progettazione digitalizzata in 3D.

venerdì 22 gennaio 2016

RIFLESSIONI SULLO STATO DI CRISI DEL CAPITALISMO

Azzardo alcune riflessioni di tipo filosofico e politico. La realtà, che supera puntualmente ogni più fervida immaginazione, ispira un'elaborazione critica di straordinaria attualità storica. Il sistema creato dal capitalismo ha predicato nel mondo, a decorrere dal secondo dopoguerra, quella che è la religione più diffusa e vincente di ogni tempo e luogo: la fede incondizionata nel mercato, nel totem della finanza. Il culto idiota e mondano del denaro e del successo. Il feticismo della merce e del profitto. La morale utilitarista dell’avere e dell’apparire ad ogni costo in luogo dell’essere, sacrificando tutto e tutti. Il finale è l’avvento di una sottocultura di massa improntata al consumismo esasperato, acritico ed alienante, all’edonismo ebete, egoista e conformista.

mercoledì 20 gennaio 2016

Riflessione sul rapporto alla Costituzione nel nostro tempo

Come rapportarsi alla Costituzione Italiana a fronte di un evidente cambiamento di scenario storico e politico-culturale attuale?

sabato 16 gennaio 2016

CULTURA E FILOSOFIA DELLA VIOLENZA

1. Il volto del nemico
I codici della violenza (e, in particolare, della violenza politica) trovano nelle culture e nel culto del dualismo alcuni loro archetipi. Il codice dualistico disegna un incrocio complesso con la presa di coscienza del problema del bene e del male nel mondo [1]. Non può non ammantarsi, conseguentemente, di un'aura che è, insieme, mitico-religiosa ed etico-simbolica. Il problema della violenza finisce invariabilmente col designare la presenza del male e l'eterno conflitto tra bene e male. In tale trama, la lotta del male contro il bene e del bene contro il male mette capo a due codificazioni originarie e speculari della violenza. Ognuna delle due trova la sua ragion d'essere e il suo motivo di legittimazione rilevante nel soggiogamento o, almeno, nella vulnerazione dell'altra. Tali codificazioni hanno la funzione precisa di visibilizzare il nemico, assumendolo come male; così giustificando e legittimando la propria esistenza come esistenza virtuosa del bene.

DAVVERO LA BELLEZZA SALVERA' IL MONDO?

"La bellezza salverà il mondo", afferma il principe Miškin nell'Idiota di Dostoevskij, ma questa frase ha un'origine platonica. Infatti la bellezza, per Platone, era l'unica idea che poteva manifestarsi, in tutta la sua suggestione, anche ai sensi. Questa manifestazione la chiamava "parusia", un termine che i cristiani useranno per indicare il ritorno trionfale del Cristo sulla Terra. La parusia platonica non aveva un carattere così mistico: era piuttosto una sorta di contemplazione delle idee più perfette nelle cose naturali che appaiono più belle, senza che sia possibile spiegarsene la ragione. Il bello attira in maniera naturale, istintiva e, per poterlo conservare, ci induce a migliorare noi stessi.

martedì 8 dicembre 2015

La solitudine....travestita da libertà..


Stato platonico…di sè stessi


Il mondo degli astratti da bar, di coloro che vivono nell’assoluta indifferenza di ciò che li circonda amando di contro il loro sentirsi liberi da ogni costrizione, una specie di anarchici, convinti che il costringere l’accettazione di se stessi agli altri sia un moto di ribellione : il mondo è il mio carattere: lo accetti bene...non lo accetti...faccio a meno di te...non mi frega nè di una norma, nè di un pensiero, sono pieno di intelligenza e di certezze...è il moto dell’animo..del proprio animo e non è da uomini abbassarsi o cedere a qualche cambiamento o ordine inteso come criterio razionale, estetico od anche affettivo.

sabato 28 novembre 2015

Libertà e collettività, un possibile connubio di fronte al fallimento del capitalismo

FREE-ITALIA, in questo tremendo periodo, affrontare il tema cruciale del “moderno” rapporto della libertà fra l’io e il noi. Si può dire che l’asse portante è che la libertà singolare non può esistere se non in connessione con la libertà plurale e che, viceversa, la libertà plurale non può dividersi da quella singolare. Dire connessione è dire troppo poco. Bisogna dire, piuttosto, intrinseco rapporto di mutua penetrazione e fecondazione, in un equilibrio difficile. La preponderanza dell’aspetto soggettivo condurrebbe, infatti, a una concezione individualistica della libertà così come la preponderanza dell’aspetto oggettivo, nei termini hegeliani dello “spirito oggettivo”, cioè della realtà sociale storicamente determinata, condurrebbe a una sorta di olismo.