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giovedì 22 giugno 2017

Il fuggi fuggi generale dallo stivale

C'è un italia che se ne và, via per trovare opportunità lavorative che in patria non trovano. Sono almeno 509 mila, un esercito di italiani che si è cancellato dall’anagrafe per trasferirsi all’estero per motivi di lavoro nel periodo 2008-2016. È la crudele realtà riportata dal rapporto «Il lavoro dove c’è» dell’Osservatorio statistico dei Consulenti del lavoro, presentato a Roma. Ma non non è tutto, perché al fuggi fuggi di connazionali si devono aggiungere quasi 300 mila stranieri che, non trovando più opportunità di lavoro, hanno scelto di riprendere la strada di casa.

martedì 27 settembre 2016

Decalogo del Perfetto Leghista

Capita quasi ogni volta, un esponente della Lega apre la bocca ed un senso di nausea e vomito pervade le menti ed i corpi delle persone normali.
Eppure questo fenomeno Leghista interessa il nostro paese da anni, da Bossi, poi finito sotto inchista perchè un Ladro a Maroni e poi adesso Salvini.
Ma ovunque queste persone aprono la bocca e gli danno fiato.
Certe volte si scusano dicendo che "abbaiano ma non mordono" come nel caso di Dolores Valandro, consigliere leghista di Padova.

Ma alla fine, come si diventa leghisti?
E' una malattia che man mano annichilisce le facoltà di pensiero?
Possiamo intervenire?

domenica 15 maggio 2016

Italia che molla tutto

In Italia si sta verificando ormai da oltre tre anni un’autentica diaspora che coinvolge pensionati, imprenditori e giovani ragazzi del nostro Paese. Proviamo a fare un focus su questo fenomeno che è caratterizzato da una dimensione progressivamente in crescita, questo soprattutto per l’oggettiva incertezza che delinea ormai vivere, lavorare e fare impresa in Italia.

giovedì 25 febbraio 2016

Vento del Sud

Vento da sud  (traduzione in fondo )
Prima ca dici ca ci senti
sta attento a nun attintare
l'aria vacante di là genti.
Stuppate sta aricchie
lassa a maldicenza 
senti cu a to cuscenza.
Ca un c' è nuddo movimento 
sulu tanto Vento
ca non smove nenti e 
ca suscia dallo sperduto e
tanto luntano sud.

sabato 9 gennaio 2016

Renzi uccide il futuro

Renzi festeggia gli ultimi dati ISTAT che certificano un certo riassorbimento della disoccupazione, anche se essa è una delle alta più d'Europa e che comunque non modifica il disastro sociale di fondo. Questo dato però va in contrasto con quello appena fornito da Eurostat, che ci dice che più della metà dei laureati italiani non trova lavoro a cui si Aggiunge la crescita vertiginosa dell'emigrazione giovanile. 

mercoledì 6 gennaio 2016

Capolavoro Renzi: Boom emigrazione giovanile

Un disastro sociale vero e proprio. L'italia giovane e fresca emigra. E’ evidente che chi scappa lo fà perché non vede alcuna prospettiva economica e di realizzazione personale, insomma non ha un futuro.

sabato 5 settembre 2015

Riflessioni sull'emigrazione giovanile

Negli ultimi anni, in seguito alla crisi economica che ha agito come accelerante, innescando effetti depressivi, i giovani hanno ripreso ad emigrare. Quasi tutti sono stati costretti a fuggire in cerca di opportunità altrove, lavorare e mettere su famiglia lontano. 
Dove starebbe la novità? In realtà, le popolazioni (meridionali in genere) emigrano da circa un secolo e mezzo, vale a dire dall'avvento dell'unità d'Italia. Si tratta di un tempo storico talmente lungo che ormai i flussi migratori si configurano come un fenomeno fisiologico e normale. 

venerdì 9 novembre 2012

Crisi. ecco dove emigrare


Affitti a cinquanta euro al mese e pasti completi per pochi euro: la classifica dei posti dove vivere in tempi di crisi.

Il minore costo della vita rispetto all'Italia è uno dei motivi che spinge molti a prendere seriamente in considerazione l'emigrazione. Occorre chiedersi dunque, quali sono le nazioni più economiche dove vivere e che offrono contemporaneamente una buona qualità della vita. 


La risposta la da il portale Opentravel con le 5 destinazioni dove si può vivere spendendo pochissimo. Si tratta, tra l'altro, anche di mete tra le più esotiche e belle del pianeta. Ecco quali sono: 

martedì 11 ottobre 2011

Sud Italia: Costretto a emigrare un giovane su quattro


Il Sud verso lo "tsunami demografico"nei prossimi anni emigrerà un giovane su 4


L'allarme del Rapporto Svimez 2011: nel Mezzogiorno la disoccupazione reale al 25% alimenta le partenze e nel 2050 quasi un abitante su cinque avrà più di 75 anni. La fuga dalle città colpisce soprattutto Napoli, Palermo, Bari e Caserta. Il 45% di chi va via ha laurea o diploma

giovedì 29 settembre 2011

Lo «tsunami» Sud: spariranno 2,5 milioni di persoe


RAPPORTO SVIMEZ Effetto dell'emigrazione massiccia verso il Centro-Nord

Nel Meridione rimarranno anziani e disoccupati. Già oggi lavora soltanto un giovane su tre
Il Sud rischia un vero e proprio «tsunami demografico». «Si trasformerà nel corso del prossimo quarantennio in un'area spopolata, anziana, ed economicamente sempre più dipendente dal resto del Paese». L'annuncio, catastrofico ma abbastanza realistico, viene dall'ultimo rapporto dello Svimez, presentato ieri a Roma.


Nel dettaglio, secondo lo Svimez, nei prossimi venti anni il Mezzogiorno perderà quasi un giovane su quattro, mentre nel Centro-Nord oltre un giovane su cinque sarà straniero. Nel 2050 gli under 30 al Sud passeranno dagli attuali 7 milioni a meno di 5milioni, mentre nel Centro-Nord saranno sopra gli 11 milioni. A quella data, inoltre, ci sarà il sorpasso: la quota di over 75 sulla popolazione complessiva passerà al Sud dall'attuale 8,3% al 18,4% nel 2050, superando il Centro-Nord, dove raggiungerà il 16,5%.

Il Mezzogiorno «è in recessione - spiega ancora l'isituto - e cresce meno del Centro-Nord. Nel Sud lavora ufficialmente meno di un giovane su tre e il tasso di disoccupazione reale si aggirerebbe intorno al 25%». In dieci anni, dal 2000 al 2009, «circa 600 mila lavoratori hanno lasciato il Meridione» per cercare occupazione.

Più precisamente, sono stati 583 mila gli emigranti dal Sud a Nord in 10 anni: a livello locale, le perdite più forti si sono registrate a Napoli (-108 mila), Palermo (-29 mila), Bari e Caserta (-15 mila), Catania e Foggia (-10 mila). Colpiti anche Torre del Greco (-19 mila), Nola e Aversa (-11 mila), Taranto (-13 mila). Ad attrarre manodopera, Roma (+66 mila), Milano (+50 mila), Bologna (+31 mila), Reggio Emilia, Parma e Modena (+13 mila), Bergamo e Torino (+11 mila), Firenze e Verona (+10 mila).

Interessante la parte del rapporto in cui vengono «smentiti» i dati ufficiali dell'Istat su occupati e disoccupati, dato che non tengono conto dell'area «grigia», ovvero tutto il mondo del lavoro irregolare e tutte quelle persone che hanno smesso di cercare un posto: nel 2010, dice lo Svimez, il tasso di disoccupazione registrato ufficialmente è stato del 13,4% al Sud e del 6,4% al Centro-Nord; ma il tasso «corretto» schizza al doppio, cioè al 10% al Centro-Nord e al 25,3% al Sud.

La vera emergenza è tra i giovani. Nel Sud il tasso di occupazione giovanile (15-34 anni) è giunto nel 2010 ad appena il 31,7% (nel 2009 era del 33,3%): praticamente lavora meno di un giovane su tre. Situazione drammatica per le giovani donne, ferme nel 2010 al 23,3% (ben 25 punti in meno rispetto al Nord, dove il dato è 56,5%).

Dal brain drain, cioè dalla «fuga dei cervelli», siamo ormai passati al brain waste, cioè lo «spreco di cervellì», una «sottoutilizzazione di dimensioni abnormi di persone che si sono preparate e hanno studiato, ma non trovano neppure più una valvola di sfogo nelle migrazioni». In crescita anche gli «inattivi», che tra il 2003 e il 2010 sono cresciuti di oltre 750 mila unità.

Lo Svimez evidenzia infine la natura più leghista delle ultime manovre del governo: «L'effetto cumulato delle manovre 2010 e 2011 dovrebbe pesare in termini di quota sul pil 6,4 punti al Sud e 4,8 punti sul Nord. Per quanto riguarda gli incrementi delle entrate, il 76% si realizzerebbe al Centro-Nord e solo il 24% al Sud. Per invertire il trend e tornare a crescere, secondo l'istituto servirebbero investimenti: almeno 60,7 miliardi di euro, di cui 18 miliardi già disponibili e 42,3 da reperire, da dedicare al potenziamento della Salerno-Reggio e della statale «Jonica»; si dovrebbero anche realizzare nuove tratte interne alla Sicilia; estendere l'alta capacità (se non l'alta velocità) nel tratto ferroviario Salerno-Reggio-Palermo-Catania; il nuovo asse ferroviario Napoli- Bari; infine, il ponte sullo Stretto.

Fonte: www.ilmanifesto.it