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martedì 21 agosto 2018

BASTA, Le donne NON sono bambole

Alla fine dell’Ottocento l’etimologista senese Ottorino Pianigiani definiva così la parola bambola: “Un fantoccino vestito ordinariamente da donna, che serve di trastullo alle bambine e ai bambini.”
Per inciso quel vecchio conservatore sabaudo era molto più moderno di tanti nostri politici, preti e intellettuali che credono che i maschietti che giocano con le bambole diventino omosessuali.
Voglio parlarvi di altre bambole, che invece sono il trastullo non dei bambini, ma dei loro padri. Giorni fa abbiamo letto su Repubblica e La Stampa una dettagliata “marchetta” in cui si annunciava l’imminente apertura a Torino di una “casa” in cui i clienti avranno a disposizione una decina di “bambole”, da utilizzare nel modo che preferiscono. Il giornalista marchettaro ci ha spiegato che i titolari dell’attività garantiranno al massimo la riservatezza e l’igiene.
Ho letto nei commenti che qualcuno la considera una buona cosa. Le bambole quando nessuno ci “gioca” vengono chiuse in una stanza e non fanno come le puttane che se stanno in strada a rendere degradate le vie dove abitano i puttanieri e le loro famigliole.
Credo che queste ludoteche del sesso dovrebbero essere vietate e i loro gestori arrestati.
In una società come la nostra, così pericolosamente maschilista e sessista, in cui i corpi delle donne sono considerati merci da vendere e comprare, la diffusione di questi bordelli tecnologici è un ulteriore attacco alle donne e alla loro dignità e un pericolo.
L’articolo, fingendo di fare cronaca, spiega che ci sono bambole di forme diverse, per soddisfare i gusti dei tanti potenziali clienti. C’è anche un uomo – perché i “veri” maschi non disdegnano neppure questo – e una donna incinta. E naturalmente il cliente può servirsi di quelle bambole come vuole, da solo, in coppia, con gli amici – pare sia un’originale idea per l’addio al celibato. Praticamente il porco – pardon, il cliente – può sfogare su queste bambole ogni propria perversione, le può picchiare, violentare, uccidere perfino. Poi può rivestirsi, ritornare dalla propria bella famiglia, rigorosamente tradizionale, andare a messa e firmare petizioni per “ripulire” il suo quartiere dalle puttane. Ma poi qualcuno di questi “bravi” padri di famiglia rimarrà deluso dal fatto che quelle bambole non piangono, non soffrono, non muoiono, e deciderà di tornare a essere violento “alla vecchia maniera”, picchiando e stuprando la propria moglie, la propria figlia, o magari una puttana trovata sotto casa. Costa anche meno.
E poi queste bambole sono già oggetti: quanto è più soddisfacente per il “vero” uomo far diventare un oggetto una donna vera.
In una società in cui avremmo bisogno di insegnare ai maschi come gestire il sesso, come rapportarsi con le donne, non serve avere luoghi in cui fare scatenare i loro peggiori istinti, in cui possano diventare stupratori. Limitandosi a pulire tutto quando hanno finito.

lunedì 21 maggio 2018

Legge 194. È la nostra libertà (delle donne) a fare paura. DIFENDIAMOLA

Il 22 maggio del 1978 fu approvata la Legge n. 194 per l’interruzione volontaria della gravidanza che ha decriminalizzato e disciplinato le modalità di accesso all’aborto. Una vittoria dopo molti anni di lotta in particolare dell’allora Movimento di liberazione della donna, delle tante realtà femminili e femministe, e del Partito radicale.

venerdì 8 settembre 2017

la violenza sulle donne NON ha razza nè colore

Sembra che per certi (pseudo)giornali italiani parrebbe che il reato di violenza sessuale sia stato introdotto di recente nel codice penale. Guarda caso quasi in concomitanza con il fenomeno migratorio. Come a ribadire stoicamente che la pratica dello stupro appartiene solamente agli invasori. Anzi, addirittura, sembrerebbe che i nuovi barbari siano peggiori di quelli del ‘43-45, oggi come allora fiancheggiati dai traditori della Patria. Tanto da stimolare anacronistici rigurgiti fascisti, risalenti all’epoca della Rsi e riadattabili all’uopo. 

venerdì 1 settembre 2017

La triste e isterica conta degli Stupri, in 8 mesi: 2.438: italiani 1.534, stranieri 904

Gli ultimi episodi di violenza sulle donne avvenuti in tutta Italia - da Rimini a Bologna, da Milano al Salento - riportano in primo piano questo dramma con numeri agghiaccianti che parlano di quasi 11 stupri al giorno, 4mila ogni anno e oltre un milione di donne colpite nel corso della vita. Questa è l’Italia.

mercoledì 30 agosto 2017

Le sirene vanno SOLO ascoltate

Dall'alto (normale) della mia passione della mitologia greca, vi racconto l'episodio di Ulisse e le sirene per poi riflettere sul rapporto con le donne. Quando Ulisse, durante il suo travagliato viaggio di ritorno a Itaca, passò accanto all’Isola delle sirene, sapendo che nessun essere umano avrebbe potuto udire rimanendone vivo, per sfuggire a quel pericolo decise di tappare con la cera le orecchie dei suoi compagni. Ma siccome egli voleva ascoltare quel canto, che nessun mortale aveva potuto udire rimanendo vivo, ordinò ai suoi uomini di legarlo con le funi più robuste all’albero della nave e disse loro che non lo avrebbero dovuto slegare per alcun motivo, qualunque ordine egli impartisse. E in questo modo Odisseo e i suoi uomini si salvarono.

I miti greci – come sapete – sono stati raccontati da maschi per maschi. Di Omero non sappiamo quando è nato e dove ha vissuto, non sappiamo cosa esattamente abbia scritto o se si sia limitato a raccogliere canti tramandati prima di lui, però sappiamo certamente che era un maschio. E infatti in questa storia celebra l’astuzia di un maschio che ha voluto a tutti i costi ascoltare il canto delle sirene.

Questa storia è stata sopravvalutata: Ulisse sarebbe stato un vero eroe se fosse riuscito ad ascoltare le sirene senza essere legato. Perché quelle donne non ingannavano gli uomini, anzi dicevano soltanto la verità: le sirene erano onniscienti e gli uomini si perdevano non per colpa di quelle donne, ma perché volevano diventare come loro. L'eroe quando supplicava i suoi compagni di slegarlo e di lasciarlo andare dalle sirene, aveva l’ambizione smodata di sapere tutto quello che le sirene sapevano e che lo avrebbe perduto.

In fondo questa leggenda antica rispecchia bene il rapporto complesso, morboso e spesso malato che noi uomini abbiamo con le donne. Quante volte abbiamo ascoltato condannare episodi di stupro, e poi aggiungere, quasi incidentalmente, consigli alle donne affinché non corrano il rischio di essere stuprate. Quante volte abbiamo ascoltato, dopo la doverosa condanna dello stupro, una frase che comincia con “certo se lei non avesse…”. Quante volte abbiamo ascoltato queste parole e abbiamo taciuto, forse perché ci sembravano sensate. Eppure queste sono le parole più pericolose, quelle che fanno più male alle donne, perché in qualche modo le colpevolizzano, limitano la loro libertà, perché le donne non potrebbero indossare certi vestiti, non potrebbero frequentare certi luoghi. Ad ascoltare queste queste parole le donne non avrebbero neppure la libertà di rimanere sole, magari per pensare, perché una donna sola scatena una pulsione che i maschi non sono in grado di controllare.
Lo abbiamo ripetuto molte volte, eppure pare ancora che non sia sufficiente, quando un maschio stupra una donna il colpevole è l’uomo, non la donna. E non ci sono eccezioni che tengano, non ci possono essere “ma”.
Non è la donna che si deve giustificare: non c'è buon senso che ci fa dire che è meglio che una donna non si vesta in un certo modo, non vada in un certo posto, non frequenti certe persone. E cosa possiamo farci noi maschi? A sentire il buon senso l’unica soluzione possibile sarebbe quella di farci tappare le orecchie o di farci legare stretti affinché non possiamo sfogare il nostro bisogno “naturale” di possedere quelle donne, che conoscono ogni cosa, che sono migliori di noi. Ma non si è eroi quando si è legati. Al limite smettiamo di essere un pericolo, ma continuando a pensare in questo modo non si cambia il mondo. E il mondo ha bisogno di uomini che imparino ad ascoltare con libertà e responsabilità le sirene.

lunedì 10 aprile 2017

STOP al femminicidio


Il termine femminicidio è uno di quei casi di omicidio doloso in cui una donna viene uccisa da un uomo. Nel femminicidio la  vittima è una donna e avviene all’interno di relazioni sentimentali più o meno stabili. Nel 1848 l’uccisione di una donna divenne reato giuridicamente perseguibile . La prima citazione del termine femminicidio veniva usato per l’uccisione di una donna da parte di un uomo per motivi di odio,disprezzo,piacere o senso di possesso delle donne.

sabato 4 marzo 2017

VIRGINIA WOOLF, PER LA FESTA DELLE DONNE

Eravamo sedute a prendere il tè, erano le cinque di sera, ed ero molto emozionata, non capita spesso di poter parlare con grandi scrittori.
Poi, Virginia era morta da quasi settanta anni.
Mi aveva dato dieci minuti di tempo, dovevo sbrigarmi, lo sapevo.
Purtroppo ero più impacciata del solito, e maggiormente cercavo di essere seria, più era evidente la mia goffaggine.
 Lei, invece, era impeccabile, posata, ma dentro aveva quel perenne turbamento, che io restavo imbambolata.

giovedì 2 marzo 2017

Di obiezione si può morire

Che stato di diritto è quello che difende i criminosi diritti degli obiettori, obbidienti ai dettami della più grande organizzazione globale di ladri, violentatori e parassiti (Chiesa), e non ha alcuna voglia nel difendere i diritti delle donne?

giovedì 16 febbraio 2017

La contraccezione è di nuovo tabù?

Qualche mese fa ci si era indignati per la delirante campagna, tra atmosfere anni Cinquanta e stereotipi senza senso, della ministra Lorenzin per il cosiddetto Fertility Day, con cui si calpestavano i diritti sacrosanti delle persone di decidere se e quando diventare genitori, senza far nulla contro i problemi di lavoro e di crisi economica che pregiudicano la scelta di fare o meno figli.

venerdì 27 gennaio 2017

Il fascismo avanza: Russia cancella il reato di picchiare. Trump boicotta aborto

La Russia di Putin, il Putin che tanto affascina le destre europee (compreso grillo e salvini) e tanta fiducia ispira nella nuova Amministrazione americana. la Russia di Putin e della Chiesa Ortodossa, perché governo e Chiesa in Russia vanno a braccetto su molte cose, soprattutto ormai su come educare il popolo e quali siano i valori buoni da promuovere e quelli cattivi da combattere. Bene, nella Russia di Putin e delle Chiesa Ortodossa, pere oceanica volontà della Duma, cioè del Parlamento, in 380 contro 3 hanno votato una legge su famiglia, uomo, donna, figli e su quello che reciprocamente si fanno questi soggetti dentro le mura di casa.

venerdì 6 gennaio 2017

Riflessione sul utilità del lavoro sociale

Cominciamo a guardare il lavoro con occhi diversi, chiediamoci come nella nostra vita creiamo relazioni sociali, dove nelle pieghe della precarietà si nascondono forme di resistenza creativa, e ancora cosa potrebbe cambiare con il reddito di cittadinanza, quale relazione lega patriarcato e capitalismo. E, soprattutto, non smettiamo di cercare intorno a noi e nella storia non scritta, tra gli scarti e i rimossi, “contronarrazioni”, altri modi di fare società. Non accontentiamoci della storia e delle ricette di quelli che vincono.

venerdì 25 novembre 2016

#NOallaViolenzasulledonne: occorre cambiare mentalità

Il femminicidio è un delitto di fortissimo allarme sociale. Ha la stessa valenza dirompente di molti altri delitti ritenuti dal codice penale più gravi. Esso incide culturalmente e socialmente. In questi anni, se pur si è intravisto un minimo sforzo da parte della Stato nel combattere il fenomeno, personalmente noto la mancanza di quel tanto in più che dovrebbe compiere il Paese per debellare i delitti di violenza contro le donne.

giovedì 24 novembre 2016

Femminicidio

Il 25 Novembre è la giornata contro la violenza sulle donne.
Per femminicidio si intende la violeza sistematica sul genere femminile e se anche suona male, indica con precisione quella parte della criminologia che si interessa della vittimologia femminile, un delitto che si consuma contro una donna, colpevole di essere tale.
Le donne da chi vengono uccise?
Secondo uno studio nel 2016 sono circa 100 le donne ammazzate:

giovedì 22 settembre 2016

Scocca l'ora del #fertilityday

Mettiamo in chiaro: esser genitori può rappresentare veramente il senso della vita. Nessuno nega sia una delle esperienze più intense e meravigliose della propria esistenza. Sarebbe però opportuno accettare che ci son donne che, esattamente come ci son uomini -ma su loro non pesa l'accusa della società- che, di figli, non ne vogliono. O ci sono donne che, quegli stessi figli, per vari motivi non possono averli. Non per questo possono essere considerate donne a metà, come invece vorrebbe una certa corrente di pensiero, prettamente medioevale.

mercoledì 31 agosto 2016

Fertilityday.... nell'anno 2016 A.C.

Siamo serie, da sempre le donne devono fare figli, restare a casa, pulirla, cucinare e fare i piatti.
Sarebbe anche meglio non studiare troppo che, come diceva Gaston a Belle : "non è giusto che una donna legga, le vengono in testa strane idee e comincia a pensare".

Ovviamente la Famiglia è una cosa seria.
Fare figli dovrebbe essere una cosa seria.

lunedì 21 marzo 2016

NO ALLA MATERNITA' SURROGATA: BASTA IPOCRISIE

La maternità surrogata non è una novità del nostro tempo, al contrario è una pratica molto antica. Lo scorrere dei secoli ha squadernato a più riprese, sotto i cieli più disparati, casi di donne che hanno portato in grembo figli per le classi più agiate. Sono sempre state le donne più povere, o le schiave, a partorire al posto delle più ricche, mai il contrario. Il superamento di questa pratica è stato una conquista di civiltà, non lo è certo legalizzarla.

domenica 13 marzo 2016

Il dramma invisibile delle donne migranti

Esiste un dramma poco conosciuto nella già difficile condizione dei richiedenti asilo che giungono in Europa.  Tra i disperati che fuggono dalle nostre guerre, le donne che viaggiano da sole o con figli piccoli, le ragazze adolescenti e le donne in gravidanza sono i soggetti più esposti a violenze di ogni tipo. E’ quanto emerge da un recente rapporto dell’Alto commissariato dell’ONU per i rifugiati (UNHCR) realizzato assieme al Fondo delle Nazioni Unite per la popolazione (UNFPA) e la Women’s refugee Commission (WRC), una ONG impegnata nella difesa dei diritti delle profughe.

lunedì 7 marzo 2016

Vaglielo a spiegare...l'8 marzo.


La festa delle donne.....sotto un altro punto di vista


foto di riccarda balla
Continua il nostro cammino nel labirinto delle favole vere e delle false verità, scivolando sulle parole degli ipocriti, inciampando in cervelli carichi di cattiveria, barcollando in mezzo alla noia degli altri che ghignano imbrogliando se stessi, sto costruendo un'arca... una persona crede di camminare sulle acque...con un trapano me la sta perforando....non sta camminando sulle acque, è il mio stomaco la sua zattera, ma sono radice di zenzero le mie viscere , la mia mediocrità, garanzia di forza.

mercoledì 2 marzo 2016

8 Marzo.....che è???

pensavo di avere tanto da dire...poi ...ho pensato di avere poco da dire...oggi..non ho più nulla da dire...
L'8 marzo, festa della donna, la si associa ad un fatto in realtà non riscontrabile: ovvero l'incendio a New York della fabbrica "Cotton", semplicemente perchè pare che proprio non sia mai esistito, potrebbe essere più probabile a questo punto "collegare" l' 8 marzo con il 25 Marzo 1911 cinquecento ragazze e donne giovani (tra i 15 e i 25 anni), più un centinaio di uomini stavano lavorando in un palazzone di Washington Place a New York.