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giovedì 10 maggio 2018

Boom INTOLLERALABILE delle disuguaglianze sociali in Italia

Tutti i dati, nazionali o europei, confermano che negli ultimi dieci anni le disuguaglianze sociali in Italia sono bruscamente aumentate. La polarizzazione ha visto crescere in basso la platea di poveri assoluti e relativi (di cui si parla e su cui si indaga molto poco) e una “nicchia” di ricchi diventati più ricchi proprio altri si impoverivano.

Secondo le ultime informazioni diffuse in una audizione al Senato dal presidente dell’Istat, la povertà assoluta nel 2017 ha coinvolto quasi 1,8 milioni di famiglie, con un’incidenza del 6,9%, in crescita di sei decimi rispetto al 2016 (6,3%, era 4% nel 2008). Si tratta di circa 5 milioni di persone, cioè l’8,3% sul totale della popolazione residente in Italia e i sensibile aumento di anno: adesso è ‘8,3, era 7,9 nel 2016 e 3,9 nel 2008).

Ma la conferma del boom delle disuguaglianze sociali in Italia è venuta in questi giorni anche dall’ Eurostat, il quale ha reso noti i dati su quanto reddito è in mano al quinto della popolazione più ricca rispetto al quinto di quella più povera, in ogni paese europeo negli ultimi 10 anni. I dati confermano come in Italia il reddito del quinto dei cittadini più ricchi sia 6,3 volte superiore a quello del quinto dei più poveri. Siamo in questo senso nei primi posti della classifica per ampiezza della disuguaglianza sociale: in Europa in media i più ricchi guadagnano 5 volte più dei più poveri. In Germania 4,3 volte, in Francia il 4,6, in Gran Bretagna 5,1 e nei paesi del nord Europa meno di 4 volte tanto.

Non solo. Anche Eurostat conferma che in Italia la divaricazione è andata aumentando costantemente dal 2006 a oggi (nel 2006 i più ricchi guadagnavano 5,2 volte in più dei più poveri) mentre nella maggior parte degli altri paesi questo divario è rimasto stabile, come in Francia e Germania.

Un rapporto di Istat del dicembre scorso, confermava i dati di Eurostat: in Italia nel 2015 il quinto dei più benestanti deteneva il 37,8% del reddito, mentre il quinto dei più poveri solo il 7,2% del reddito. Anche mettendo insieme il primo e il secondo quinto dei meno abbienti non si supera il 19% del totale del reddito nel 2016 (dato Eurostat), in diminuzione di un punto percentuale rispetto al 2010. Una situazione di perfetta eguaglianza, dovrebbe vedere ogni quinto possedere una quota di reddito pari al 20% del totale.
L’ultimo rapporto annuale di Istat per il 2017 , tratteggia anche i contorni di quella che definisce “classe dirigente”. Stiamo parlando di 1,8 milioni di famiglie (il 7,2 per cento dei nuclei familiari) e di 4,6 milioni di persone, cioè solo il 7,5 per cento della popolazione totale, assai meno dei poveri assoluti. Questa classe di ricchi – è questa la vera casta da abbattere – è rappresentata da famiglie a maggiore reddito equivalente, ed è composta per il 40,9% da dirigenti o quadri (quasi dieci volte più rappresentati rispetto alla media nazionale), per il 29,1% da imprenditori (sette volte più della media) e per il 30%per cento da persone ritirate dal lavoro ma con pensioni elevate (facendo due conti si tratta di circa un milione di pensionati d’oro che assorbono ben 45 miliardi della spesa pensionistica sui 218 che riguardano complessivamente 16 milioni di pensionati).

Adesso faranno il governo e lo faranno due forze – Lega e M5S – che in campagna elettorale hanno affermato di voler mettere le mani a tale situazione. Andiamo a verificarne la coerenza o la fufferia nei fatti. 

martedì 5 settembre 2017

LA RIPRESA E' UNA COLOSSALE BUFALA

Spesso ci accusano di fare falsa informazione… Ma dovete sapere che la falsa informazione non arriva da noi. Bensì dai Media mainstream che vi inculcano nella teste false notizie di finte riprese economiche e non solo…
Renzi e Gentiloni vanno vantarsi del (loro) milione di posti di lavoro e lo dicono merito del Jobsact. A questa bufala di regime, che guarda casa sono le stesse cifre storiche di Berlusconi, si contrappongono tre semplici ma scomode verità:

mercoledì 30 agosto 2017

Ecco la (loro) ripresa... Artigiani e piccoli negozianti in ginocchio

A sbugiardare i maghi e propagandisti del governo (e media di regime) sulla ripresa, sono i dati allarmanti della CGIA, che mostrano come negli ultimi 8 anni si siano perse quasi 158mila imprese attive tra botteghe artigiane e piccoli negozi di vicinato. Di queste, oltre 145mila operavano nell’artigianato e poco più di 12mila nel piccolo commercio. Si stima che a seguito di queste chiusure abbiano perso il lavoro poco meno di 400mila addetti.

domenica 15 gennaio 2017

Italia sempre più DISUNITA

Negli ultimi 30 anni l'Italia si è sempre più disunita e disgregata, dove le disuguaglianze sono acuite come anche le povertà. Disuguaglianze accentuate anche geograficamente parlando, con il Sud che ha perso ulteriore terreno– dal 2008 al 2017 – con aumento dei disoccupati, del reddito, degli under 30 senza un lavoro e un titolo di studio, un impressionante ritardo riassumibile in pochi dati, primo tra tutti il Pil che in 10 anni è calato del 10,2%, contro il -5,5% del Centro-Nord e un -6,6% dell’Italia nel suo complesso.

sabato 7 gennaio 2017

La crisi europea NON è finita, analisi e proposte

La crisi non è finita, ma lascia al suo passaggio un desolante paesaggio sociale devastato. Dopo averne descritti gli effetti sociali,  FREE-ITALIA s’interroga sull’esistenza di possibili alternative alle solite disastrose ricette liberiste in Europa.

Crisi, italiani non si curano più

Nel 2016 ben 10 milioni di italiani hanno rinunciato a curarsi. Perchè? Per le liste di attesa troppo lunghe o perché non si fidano del sistema sanitario della loro regione di residenza e non hanno le risorse economiche per spostarsi e per affrontare i costi della “migrazione sanitaria”.

venerdì 23 dicembre 2016

Mps “nazionalizzata”, per socializzare perdite e ruberie

Alla fine MontePaschi viene ripresa sotto il controllo pubblico, come sempre avviene quando “il mercato” fallisce. Nessuno mostra neanche un briciolo di stupore. Essì che viviamo in un mondo dominato dall'ossessione per la privatizzazione di tutto ciò che è pubblico, dall'astio scandalizzato verso qualsiasi ruolo dello Stato nell'economia.

lunedì 29 agosto 2016

Crisi e disoccupazione giovanile: un problema globale

Non è (ovviamente) solo un problema italiano. La disoccupazione giovanile rimane alta a livello globale e i dati sembrano indicare che sia destinata a crescere ulteriormente. Lo dice un rapporto recentemente pubblicato dall'International Labour Organization (ILO), che mette anche in guardia sul fatto che pure i giovani che lavorano si trovano spesso in situazioni di semi-povertà a causa di lavori precari e malpagati e che la percentuale di giovani che vogliono emigrare per sempre dal proprio paese è in costante crescita.

martedì 28 giugno 2016

In Venezuela regna il caos

La situazione di tensione forte nella Repubblica Bolivariana di Venezuela non sembra avere fine, l’inflazione all’inizio dell’anno ha sfiorato il 200 per cento. Ma quali sono le cause che hanno portato la Repubblica Bolivariana cosi ricca di petrolio e materie prime sull’orlo del default e della guerra civile?

martedì 17 maggio 2016

Italia, spariscono 390 imprese al giorno

In Italia, nel 2015, hanno chiuso sedici imprese ogni ora. Trecentonovanta al giorno. Oltre 142.000 in un anno. Sono i dati che emergono da una ricerca di Rete Imprese Italia con il Ref. Non solo. Se la crisi non si fosse mai verificata, il Pil oggi sarebbe superiore del 15%, ovvero 230 miliardi di euro, rispetto ai livelli attuali. Ma ci sono anche dei lati positivi. Nonostante tutte, le micro-imprese con meno di dieci addetti hanno retto il colpo, contribuendo anche alla crescita dell’occupazione: 375mila posti di lavoro in più fra il 2011 e il 2015.

giovedì 31 marzo 2016

Le banche centrali non bastano più, servono investimenti e salari degni

Tutte le borse del pianeta hanno ripreso a scendere in questi ultimi giorni del primo trimestre. Eppure gli investitori erano stati ampiamente rassicurati dalla Federal Reserve statunitense, che nella riunione di martedì aveva non solo lasciato fermi i tassi di interesse, ma soprattutto affermato che il programma di rialzi era di fatto annullato.

mercoledì 23 marzo 2016

ARRIVEREMO A VENDERE UN RENE?

Che sta succedendo a Palermo?

Che in alcune zone del mondo, dimenticate dai mass-media, si ricorra alla vendita di organi è una notizia che viene assorbita celermente dal ventre molle del benessere occidentale. Ma da la misura della fame di intere generazioni.

venerdì 18 marzo 2016

Se gonfi inverosimilmente le bolle, prima o poi ESPLODONO

/Alla fine degli anni 70 del secolo scorso l’inflazione era diventata il male supremo. Bisognava interrompere la spirale prezzi salari, affermava perentoriamente il nuovo mantra liberista che si era impadronito dell’economia, della politica e anche dei sindacati. Ricordiamo che l’inflazione è il nemico dei salariati che causa la diminuzione del potere d'acquisto ed è la causa della rinascita economica del nazi-fascismo. Un profondo travisamento del passato, perché era stata la disoccupazione di massa, e non l’aumento dei prezzi, a far crescere l’estrema destra in Germania. Così come avviene oggi. La cattiva storia aiutava una cattiva politica. Il risultato fu che l’inflazione fu stroncata abbattendo salari, diritti e stato sociale.

martedì 15 marzo 2016

L’Italia riparte. Un milione e mezzo di famiglie in assoluta povertà

1 milione 470 mila famiglie residenti in Italia (il 5,7% del totale) sono stimate attraverso l'indagine in condizione di povertà assoluta, si tratta di 4 milioni e 102 mila individui (il 6,8% dell'intera popolazione)". Questi i dati presentati dall'Istat in audizione alla Camera davanti alle commissioni Lavoro e Affari Sociali per il ddl povertà.

L’Europa delle crisi

La ripresa economica in Europa è debole e fragile, le prospettive continuano a essere quelle di una crescita molto lenta con elevati tassi di disoccupazione. Anche se nella maggior parte dei paesi la produzione ha ripreso a crescere, in molti stati membri dell’Europa orientale e meridionale essa rimane ancora sotto il livello del 2007. Serve un forte stimolo macroeconomico, che rilanci la crescita e l’occupazione. La politica monetaria è stata rafforzata in senso espansivo attraverso il quantitative easing; tuttavia, nell’attuale contesto macroeconomico segnato da basse aspettative e domanda debole, ciò non basterà a favorire la ripresa. Il cosiddetto Piano Juncker, per le stesse ragioni, non fornirà lo stimolo necessario all’economia, mentre la nuova interpretazione del Patto di Stabilità e Crescita, che pur porta un qualche progresso, si tradurrà solo nella riduzione della pressione fiscale nei paesi in crisi, anziché generare un sostanzioso impulso fiscale.

domenica 6 marzo 2016

Nessuno si è ucciso per la vergogna.

Nessuno si è ucciso perché ha perso il lavoro. Perché le tasse se lo sono mangiato pian pianino a partire dal cervello.
Notte dopo notte, tra l’incubo di un pignoramento e le telefonate delle finanziarie che, come gocce battenti sul freddo marmo della sua sfiducia, lo hanno arreso alle buste verdi che si sono accumulate nella buca delle lettere.

lunedì 22 febbraio 2016

Disoccupazione e povertà, l'Italia non riparte, Renzi ci prende in giro

L'Italia è il Paese d'Europa con il tasso più elevato di persone inattive. E' quanto emerge dai dati
diffusi da Eurostat, relativi al terzo trimestre 2015. In Italia è inattivo il 41,6% dei disoccupati dai 15 ai 74 anni, più del doppio della media europea (19,4%) e decisamente sopra tutti gli altri Paesi. Il secondo tasso più elevato è quello della Finlandia, con il 34%, seguito da Lettonia con 28,9% e Olanda con 27,8%.

venerdì 19 febbraio 2016

L'euro-disastro avanza

Avanzano nuvole nerissime sull'economia globale e sull'eurozona. La finanza è diventata più che mai caotica, incerta e volatile. I titoli azionari e le valute ballano sù e giù in maniera apparentemente erratica: e le banche europee e italiane sono al centro della speculazione globale. Il premier Matteo Renzi sembra finalmente capire che il principale freno alla crescita dell'economia italiana è rappresentato dai vincoli imposti dall'Unione Europea.

mercoledì 17 febbraio 2016

Siamo pecore o pecorai?

Photo Peter Konig
Il gregge, al mattino, quando il pecoraio apre il passo e ne consente l'uscita pensa all'unisono all'erbetta fresca. Ma non tutte le pecore sanno se saranno munte, tosate, scannate o lasciate ingrassare. Solo le più vecchie sanno, quelle che i giorni vissuti li hanno accumulati e ne serbano memoria. ( Chissà se ne hanno anche coscienza...). Ma in una società dove i valori reali sono stati sostituiti dalla cultura dell’avere, dove il dolore del nostro vicino ci appare sempre più lontano, dove la sua fame sorregge il nostro superfluo, siamo sicuri che la coscienza che dovrebbe differenziarci dalle pecore sia ancora vigile e presente nelle nostre azioni quotidiane?

giovedì 11 febbraio 2016

Arriva la Bolla Cinese, e potrebbe essere molto peggiore della Bolla Subprime

Le difficoltà della globalizzazione e l’incertezza dei mercati appaiono rappresentare i punti distintivi nell’insostenibilità capitalistica. La scala del crollo dei prezzi petroliferi, molto più ripida di quanto preventivabile mesi or sono, fa emergere una prospettiva di deflazione.
Questo è il primo elemento sul quale appuntare la nostra attenzione. Il secondo è rappresentato da una vera e propria “caduta seriale” delle Borse mondiali causata principalmente dalla pubblicazione degli indici degli ordinativi in Cina e negli Stati Uniti.