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giovedì 25 ottobre 2018

La gentilezza, cosa rara di questi tempi

In Italia, ma forse un poco in tutto il mondo, l’essere gentili, di una gentilezza priva di accessori ruffianici, è ormai una forma di espressione singolare molto lontana dall’essere comportamento comune, disposizione dell’uno verso l’altro naturalmente espressa.
Oggi, la gentilezza fa parte di quelle virtù rare etichettate come “debolezze” dell’individuo: ed è per questo che la società in cui ci troviamo a vivere essendo sempre meno rispettosa dell’altro rispetto a noi, è una società abbruttita dall’individualismo esasperato, dalla concentrazione dei diritti in noi stessi che li interpretiamo come prerogativa non universale ma strettamente particolare.
Succede quando le crisi economiche aprono voragini di disperazione e in questa si innestano malepiante di razzismo, xenofobia, di avvitamento su sé stessi e di dimenticanza, di oblio vero e proprio di ciò che ci circonda.
Una sorta di istinto di autoconservazione distorto, malato di protagonismo e di evidenza personale all’ennesima potenza, prende il sopravvento supportato dalla necessità di primeggiare sugli altri per sopravvivere: vivere è tutt’altro, non si avvicina nemmeno lontanamente alla disperazione con cui oggi milioni di persone fanno il paio ogni giorno. Se la tengono accanto, la coccolano e la scambiano per una fedele amica, pronta a suggerire loro di chi diffidare per proteggere ciò che non abbiamo o che rischiamo di perdere.
La presentazione di una società della disperazione è fatta tanto dai populisti moderni che governano il Paese quanto dalle opposizioni: in due momenti distinti della giornata, in una domenica solitaria, ho ascoltato le parole provenienti dalla Leopolda e dal Circo Massimo.
La gentilezza, questa grande assente: perché anche nei toni colloquiali e pseudo-dialoganti dell’ex presidente del Consiglio – ovviamente toni da comizio – mancava quella sincerità che è bellezza, che quindi è gentilezza.
Se il comizio ha una sua rispettabilità, contenuti a prescindere, lo spettacolo del comico diventa irrispettoso quando è infarcito non solo di parolacce ma di tanti, troppi luoghi comuni  e la comunicazione indiretta (ma diretta) del proprio dire come della discoverta delle Americhe nuove, di chissà quali verità rivelate e occultate fino ad ora dal complotto mondialista della multinazionali.
Le parolacce, sante parolacce, le diceva anche Carmelo Bene ma rientravano in uno stile teatrale quando andava da Costanzo che trascendeva il teatro perché era in un teatro ma non “recitava” perché non citava nulla: esprimeva solo tutta l’inadeguatezza umana nella grande impresa, titanica e pantagruelica, divoratrice di un sapere infinito, della risoluzione della problematica “vita”.
Non essendoci soluzione, rimanendo tutti i dubbi che restano dall’origine dell’essere umano sulla terra, ciò che possiamo fare per vivere meglio è appunto essere felici.
A questo dovrebbe puntare l’arte della politica attraverso proposte, idee e concretizzazione delle medesime con una volontà di realizzazione del benessere comune.
Invece, chi ha attaccato la Costituzione nel dicembre del 2016 con un referendum che la stravolgeva è diventato ora il difensore della Carta. Chi l’ha difesa (insieme a noi comunisti, a Forza Italia e altre formazioni, con una eterogenesi tremenda) ne diviene un accusatore: vuole modificare l’insieme dei poteri del Presidente della Repubblica, ridimensionarne il ruolo senza far seguire a queste affermazioni i nomi degli enti istituzionali su cui dovrebbero ricadere quelle che sono oggi le prerogative del Capo dello Stato.
Chi ha difeso i valori della Costituzione oggi fa battute veramente infelici, penose, avvilenti sugli autistici: parla di malattie mentali e di autismo come se fossero categorie negative, come se si potesse attribuire al disagio psicologico e fisico un contorno di bruttura, attribuendolo ai negoziatori dei grandi capitali finanziari, alle agenzie di rating, a chi dà le pagelle economiche ad una Italia veramente povera. Povera sotto tanti aspetti: economico, politico, morale, sociale, civile, linguistico, culturale…
Chi lo sa cosa siamo! Magari anche io che sto scrivendo in questo momento sono autistico, bipolare senza saperlo… Che diavolo ne so dei miei sbalzi d’umore durante la giornata! Forse qualcuno di voi può escludere di essere autistico? Può davvero attribuire tutti i suoi comportamenti ad una grande e potente, fenomenale, naturale “normalità”?
Vista l’arroganza che è prepotenza, che è orrorifica (per questo la gentilezza continua a fare coppia con la bellezza e ad opporsi diametralmente a tutto ciò), che esprime molto bene la naturale propensione umana all’odio (“Fossimo così capaci di provare l’odio, l’unico vero sentimento umanoide“, affermava sempre CB) coltivata dalle destre sovraniste in tempi di crisi economica così felici per chi vuole costruire il consenso sull’ignoranza dei fatti, facendolo aderire alla percezione delle mere sensazioni; visto che è facile ridere e far ridere senza che ci si accorga di aver magari colpito la sensibilità di chi è un difensore della Costituzione e della figura del Capo dello Stato (ma questo può avere una “logica” almeno politica nella dialettica e nello scontro democratico); visto che che è facile ridere e far ridere senza che ci si accorga – da parte di chi ride – che ci sono esseri umani uguali a noi che soffrono per certe malattie invalidanti, allora, evitando di voler condannare il riso come i monaci de “Il nome della rosa”, forse possiamo dire che più che ridere bisogna guardare al governo del Paese, dove non c’è davvero nulla per cui vale la pena ridere.
Un tempo i comizi erano veemenza, erano tono di voce che s’alzava e si abbassava a seconda del concetto espresso e dell’importanza che doveva rappresentare nell’uditorio per provare legittimamente a coinvolgerlo in un progetto politico: fosse anche stato per quella “trascurabile” azione che è la conquista del diritto di voto espresso nelle urne.
Ma i comizi un tempo erano anche gentili: erano arte oratoria. Non erano espressione di attacchi personali, ma scontro di idee, tra quelle meravigliose forme di aggregazione sociale che erano le tanto vituperate ideologie.
Oggi le idee hanno lasciato il passo all’individuo che attacca un altro individuo; un capo che attacca un altro capo. Spazio per la proposta politica ce n’è solo se al centro della proposta stanno categorie di persone da ritenere nemiche del popolo italiano per “razza”, “etnia”, cultura, religione, costume, eccetera…
Le visioni del mondo, per il mondo, per un futuro diverso dal presente, sono escluse dalla politica che non è altro se non costruzione di artefatti luoghi di ritrovo in una unità di intenti che diverge da singolo a singolo, che tiene uniti nell’interclassismo gli interessi più differenti e contrari tra loro.
La gentilezza non può avere spazio in questo tipo di mondanità della politica, di fuga dalla civicità, dalla comprensione dello Stato politico, repubblicano e laico in cui viviamo. Ancora forse per poco.
Tutto lentamente si trasforma e gli spazi di libertà vengono ristretti: ci si abitua ad un linguaggio severo, duro, muscolare, fatto di spigoli e non di curve dialettiche che incontrino davvero le esigenze dell’altro diverso da noi ma appartenente alla medesima classe sociale.
Nemmeno si nomina più la “classe sociale”: esistono sono le persone, nemmeno i “cittadini” giacobinamente intesi.
La gentilezza, che se sincera è bellezza, è come noi comuniste e comunisti: un’estranea in patria, una immigrata del pensiero, una migrante delle sensazioni, una aliena sulla terra.

domenica 21 ottobre 2018

Quelle splendide NOSTRE ragazze non rappresentano l'Italia....

E’ stato un bellissimo argento, il risultato del lavoro di un gruppo di giovani donne, un lavoro faticoso, lungo e scarsamente riconosciuto – certamente meno riconosciuto di quello dei maschi che praticano quello stesso sport.
Ma non crediamo che sia qualcosa di più di questo. Quel gruppo di giovani donne italiane non racconta – e soprattutto non rappresenta – l’Italia di oggi.

venerdì 19 ottobre 2018

COSTRUIRE L'ALTA MAREA

Per marea si intende il periodico alzarsi (alta marea) e abbassarsi (bassa marea) del livello dei mari e degli oceani. Costituisce l’effetto più noto e visibile dell’influenza esercitata dal Sole e dalla Luna sulla Terra. Le domande ,gli interrogativi, le richieste non sempre trovano una loro forma organica, coerente e precisa per essere enunciate.

domenica 2 settembre 2018

Ognuno ha i suoi miti: riflettiamo prima di scegliere!

Vi vedo entusiasti a condividere le immagini, le informazioni, le curiosità, le cazzate, del matrimonio di Ferragni e Fedez.  La mascotte della Ferragni, gli ospiti che verranno e tutte le stupidaggini con cui gli sposi guadagneranno (si, sappiatelo, hanno venduto le esclusive, quindi state contribuendo al loro guadagno!). Per carità, tutto lecito. D’altronde viviamo in un’epoca in cui tutto è mercato e si privilegia l’apparire all’essere .
Che si sposino, ci mancherebbe, si divertano e vivano una vita felice. Ma vedere le bacheche piene di informazioni ridicole è uno scempio quotidiano. 

sabato 1 settembre 2018

Auguri FREE-ITALIA, L’importanza di un’informazione-educazione

Oggi, 1 settembre, celebriamo il nostro compleanno. E' una bella soddisfazione aver raggiunto i 5 anni di vita, grazie sopratutto a tutti coloro che ci seguono, grazie a chi crede nella libera informazione che solo free-italia offre. Non abbiamo velleità di giornalisti (è difficile saperlo fare bene) ma amiamo scrivere solo il vero, non il presunto tale , abbiamo idee, fantasia, ci piace condividerle, possono piacere o meno, lo sappiamo è un rischio che corriamo, ma siamo noi e la nostra tastiera.

Grazie ai collaboratori del blog, passati, presenti e futuri, grazie a chi ci regala qualche contributo, ognuno di noi con le sue caratteristiche che sono uniche a volte contrapposte, ma se non ci azzuffassimo significherebbe che non ci vogliamo bene.


Nella società contemporanea c’è il mito dell’informazione. L’informazione è la TV, il computer, la pubblicità, internet etc. Il nostro cervello riesce a fatica a digerire questo flusso d’informazioni, questo immenso mare mediatico. Come i bambini piccoli, fatichiamo a fissare l’attenzione su un certo oggetto con un tale sovraccarico di informazioni che ci bombarda ogni giorno.
Quindi tutto ciò provoca una frammentazione della coscienza e dell’individuo insieme ad una distorsione della sua facoltà di percepire in questo mondo caotico, confuso e senza punti fermi, soprattutto per quel che riguarda le giovani generazioni. Il sovraccarico informazionale del cervello è la realtà dei giorni d’oggi.
L’individuo allora soffre di stanchezza cronica, depressione e alienazione.

Sempre più spesso non riusciamo più a leggere, ma soltanto “dare un’occhiata” all’informazione, prendendo le decisioni in base ad una sola piccola parte dell’informazione, perché il nostro cervello sovraccarico non può analizzarla logicamente e prendere una decisione giusta.
Nella memoria sono sempre più frequenti le interruzioni: non riusciamo a ricordare che cosa avevamo letto una settimana fa…
Viviamo in un mondo globalizzato, e la coscienza frammentata si presta molto bene a delle manipolazioni.
Una persona con il deficit dell’attenzione e con il cervello a pezzi perché sovraccarico, è facilmente manipolabile, che si tratti di un partito/moVimento politico o dell’acquisto di una nuova lavatrice.

I mass-media contemporanei con la loro “violenza mediatica” rendono l’individuo passivo, impotente, abulico: la loro violenza mediatica è assoluta e totalizzante e non lascia spazio per i pensieri individuali, per l’interiorità.

I mass-media contemporanei favoriscono fenomeni come la desertificazione culturale, l’appiattimento sociale e la massificazione: tutto ciò per rendere tutti gli individui sulla stessa dimensione ossia quella del consumatore passivo e inerte la cui unica “finta” libertà è quella di scegliere quale bene di consumo acquistare e che tipo di vita preconfezionato adottare.

FREE ITALIA si distingue in quanto propone   un nuovo tipo di informazione-educazione, un’informazione Semplice, utile e comprensibile che tenta di far riflettere i lettori. Un’informazione perlopiù libera , indipendente e responsabile che si speri possa rappresentare un serio punto di riferimento PER VOI lettori e per la rinascita culturale della società.

venerdì 31 agosto 2018

OPPORSI AL FASCISMO è UN DOVERE

“ Fuorviati dal mito della “brava gente” non colsero la modernità di una politica totalitaria efficace e coerente”.
Fa effetto questa frase, estrapolata da un contesto di un articolo che sottolineava come – al tempo delle leggi razziali del fascismo (1938) – l’antifascismo avesse sottovalutato il peso di quel provvedimento e anche chi come Nenni e Rosselli avevano intuito la gravità di quella svolta si erano limitati a denunciare la barbarie di Mussolini assolvendo il popolo.

La frase in questione appena sopra riportata è parsa il miglior commento all’incontro Salvini – Orban.

Non è solo razzismo, è qualcosa di più profondo che sta incontrando consenso e aggregazione nei settori più diversi del popolo: appunto Un quadro totalitario anche in quest’occasione, dopo 80 anni, efficace e coerente.

 Questo tipo di analisi deve allora rappresentare uno spunto fondamentale di riflessione per chi deve organizzare la Resistenza e l’Alternativa al quadro totalitario che si sta presentando.

L' ideologia fascista è sbagliata perché è chiusa, e non andrebbe neanche tollerata.Come si può, in un mondo dove anche i fascisti usufruiscono della globalizzazione, dei prodotti e del lavoro di altre nazioni, essendo parte dello sfruttamento altrui, credere di "murare" un'ideantità nazionale dimenticandosi che la vera nazione è la Terra stessa, e non una singola nazione creata, solo dopo tantissimo sangue, dai nostri avi?

Dal fascismo non può nascere nulla di buono perché, se partono con l'idea che l' uomo è corrotto (in stile Hobbesiano) e necessita di uno Stato forte, autoritario e violento, allora è un' ideologia da punire e sopprimere.

 Usare impropriamente il termine fascismo dimenticandone le peculiarità storiche, ci dice, può dunque portare a confusione, a spostare in astratto problemi che sono interni alla democrazia stessa, creare confusione e non aiutare ad affrontare nodi (economici, sociali, culturali) molto importanti e, soprattutto, specifici della nostra età contemporanea. Infine, usare la categoria di fascismo in modo disinvolto ad esempio come equivalente di razzismo, può portare a un mascheramento del fatto che anche chi si professa democratico o non fascista può scoprire di essere razzista. Il razzista può essere in ciascuno di noi e usare il termine fascista in certi casi può coprire, nascondere e costituire un alibi per non affrontare un problema culturale che esula dalla cultura fascista.

Siamo consapevoli che non solo le idee hanno reso possibile la concretezza del regime, ma anche e soprattutto le condizioni storiche specifiche legate all’economia, alla cultura, alla società, alla fine di una guerra mondiale che aveva cambiato radicalmente la vita delle persone, al loro ritorno dalle trincee o nelle nuove fabbriche in una società di massa, all’aspirazione di ascesa sociale di classi o frazioni di classi che si stavano costruendo, preludio e incarnazione stessa della modernità e della sua crisi (cfr. Modernità totalitaria, a cura di E. Gentile, Laterza, Roma-Bari, 2001). Non siamo alla fine di un conflitto mondiale, all’orizzonte non pare aprirsi un biennio rosso, le forze economiche egemoni (ma gli equilibri politici possono mutare) dimostrano di rivolgersi altrove rispetto a una sentinella nero vestita.

Eppure non abbiamo sempre detto, con Primo Levi, che occorre meditare perché “questo è stato”, perché non accada ancora? Dal momento che il fascismo è stato soprattutto una storia italiana, poi esportata con “successo”, non conviene prestare particolare attenzione ai contenuti politici contemporanei piegati a quello spazio simbolico, sia pure oggi minoritario, ma in crescita, che ha una presa particolarmente forte a causa della semplificazione del messaggio di chiusura, esclusione, identitarismo? La destra, quella peggiore, è già diventata egemonica sul tema migranti, spostando dalla sua parte tutto l’arco costituzionale, con effetti devastanti, di cui le condizioni documentate delle carceri e dei centri di detenzione libici non sono che una delle conseguenze visibili . Non pare di essere allarmisti di fronte a un’avanzata identitaria così prepolitica e dunque con alta capacità d’infiltrazione, concreta.

E come si può concepire da un punto di vista fascista o neofascista un Movimento 5 stelle che in alcune regioni ha fatto votare una giornata delle vittime dell’unità nazionale. Sono osservazioni utili, che ci servono per chiarire concetti e fare ecologia di parole. Allo stesso tempo si deve notare che ormai da tanto la Lega sta gradualmente abbandonando la propria collocazione tradizionale e che questo cammino l’ha portata a cancellare dal simbolo la parola “nord”. Una parola che era anche un programma politico estremamente importante e mutato proprio con la segreteria di Salvini, che ha completato l’operazione sostituito lo slogan “prima gli italiani” – che oggi condivide con altre forze di estrema destra più o meno parlamentari – a quello precedente: “prima il nord”.

Così il neoborbonismo se dal punto di vista storico-filologico si pone in contraddizione con l’idea di nazione e di unità nazionale, riprende al contempo quella di piccola patria, una sorta di ipernazionalismo che esaspera ancora di più la ricerca di mitologie fondative e identitarie, riavvicinandosi a qualcosa che ci fa evocare il fascismo, o alcuni dei suoi tratti elementari, da un altro versante. Un versante più profondo che non è solo un problema del 5 stelle o della Lega, che con Salvini ha intensificato il suo flirt a destra (nonostante qualche distinguo di componenti attualmente in minoranza) ma è un fiume carsico che inquina e sta inquinando l’intera cultura politica italiana, diventando senso comune, idea di normalità.

Bene le manifestazioni, ma non basta la piazza: serve la politica organizzata, serve un accanito contrasto culturale, occorre un esercizio quotidiano di controinformazione e di denuncia del pericolo in tutti i campi.


In gioco c’è molto non solo della nostra democrazia, ma anche del nostro pensiero, del nostro modo d’essere individuale e collettivo.

Teniamone ben conto agendo con intelligenza, comprendendo come quanto ciò che sta accadendo si lega alla condizione materiale di vita (e quindi ai temi della sopraffazione, dello sfruttamento, della crescita esponenziale delle disuguaglianze a tutti i livelli) e di come sia necessario offrire (e praticare) una visione alternativa della società, senza nostalgie ma comprendendo appieno i gravi pericoli in atto e guardando avanti chiamando all’aggregazione sociale e all’elaborazione di un progetto politico.

RIFLESSIONE PROBLEMATICA E RAZIONALE SUL FASCISMO.

Essendo FREE-ITALIA di stampo cosmopolita e liberale nel campo dei diritti ovviamente è anti fascista, tuttavia riteniamo opportuna una riflessione sul fascismo. Il fascismo è un ideologia unica nel suo genere che nasce da molte cause(paura, odio, desiderio di sicurezza,voglia di rafforzare lo stato,voglia di vendetta e desiderio di riscatto,nazionalismo,povertà ,mancanza di fiducia verso gli altri paesi,sfiducia verso la democrazia ,desiderio d'unità,rabbia e molte volte ignoranza alimentata dalla disinformazione.esso presenta vari segni Come l'elezione di un leader carismatico,ripetizione di slogan brevi e concisi,ricerca delle radici nazionali e disprezzo di chi non fa parte di quella nazione che molte volte è usato come Capro espiatorio.certo molti conoscono gli aspetti positivi e negativi che ha fatto il fascismo ed è vero Che molti fascisti sono fanatici esaltati ma non tutti lo sono, anzi molti sono dei grandi pensatori.questo perché il fascismo è una ideologia una vera e propria filosofia dell'azione, azioni che hanno lo scopo di unire il popolo di una medesima nazione anche facendo ricorso ad atti violenti e si rifà alla la concezione macchiavellica secondo cui l'obiettivo deve essere raggiunto con ogni mezzo.
Esso concepisce la vita come lotta per la sopravvivenza, il fascismo è uno stile di vita che spinge il singolo individuo a lottare per la propria patria contro le patrie nemiche.ciò è motivato dal fatto che il fascismo crede nell'impossibilità della pace perpetua e della bontà dell'uomo pertanto in mancanza di ciò occorre rinforzare il proprio stato ,anche a discapito degli altri,ne vale della sua sopravvivenza, non importa la morale, essa è relativa e variabile, è giusto solo ciò che unisce e quindi rinforza lo stato. Si può imparare molto dal fascismo che critica i governi occidentali che vogliono apparire puri di cuore e quando causano sol rovine Internazionali e che vogliono far credere che la storia è fatta si buoni e cattivi, che critica il capitalismo così come il comunismo E critica il liberismo concepito cose individualismo che allontanano il singolo dalla patria o, nel caso del comunismo, mettono una classe contro l'altra,critica anche la nostra democrazia ipocrita che fa acqua da tutte le parti E che fa credere al Popolo di essete sovrano quando in realtà comandano il parlamento i leader dei partiti, miliardari, La mafia altri stati e altre persone e critica il sistema parlamentare in quanto è concepito come ciò che divide e indebolisce il Popolo.
L' ideologia fascista è sbagliata perché è chiusa, e non andrebbe neanche tollerata. Come si può, in un mondo dove anche i fascisti usufruiscono della globalizzazione, dei prodotti e del lavoro di altre nazioni, essendo parte dello sfruttamento altrui, credere di "murare" un'ideantità nazionale dimenticandosi che la vera nazione è la Terra stessa, e non una singola nazione creata, solo dopo tantissimo sangue, dai nostri avi?

È un"ideologia a tutti gli effetti contro cui FREE-ITALIA lotterà sempre ,ma i fascisti che sono razionali vanno trattati da intellettuali .sta a noi tutti far capire loro che si sbagliano , che è possibile una via alternativa al fascismo , che la democrazia riformata può funzionare e che il mondo può cambiare. La censura non è la soluzione giusta.

SIAMO ANTI FASCISTI E GRIDIAMO NO AL FASCIO MA SIAMO ANCHE LIBERALI E PERTANTO GRIDIAMO SI ALLA LIBERTÀ DI ESSERE FASCISTA. sta a noi fargli cambiare idea.


 Nicola Santangelo

mercoledì 29 agosto 2018

parlare con il gatto è meglio...

Mettiamo da parte i disgraziati di Amatrice, mettendo da parte chi non ha più lavoro, mettendo da parte coloro che a Genova perderanno tutto perchè le loro case verranno abbattute, non so se i genovesi ad oggi hanno recuperato qualcosa dalle alluvioni, dubito…non so se riusciranno mai a perdonare, dubito anche questo..ma sono silenziosi, laboriosi e ricchi di coraggio.

lunedì 27 agosto 2018

La barbarie che avanza: i pericoli di una politica che cancella le persone

Li hanno fatti finalmente sbarcare. Tutti contenti? Non proprio. Quello che più preoccupa di ciò che è accaduto con il sequestro dei migranti sulla nave Diciotti, è la completa insensibilità di Salvini (con il governo allineato) nei confronti della dimensione umana della vicenda. Che il suo braccio di ferro sia stato strumentale o ideologico, ad inquietare è l’indifferenza mista a disprezzo verso le persone che si trovavano su quella nave. Non è certo la prima volta che questo emerge nelle posizioni di Salvini, tuttavia mi pare che mai in passato si fosse arrivati a tanto.

venerdì 24 agosto 2018

L’Ucraina e il problema del conflitto militare

Il conflitto militare in Ucraina dura già da quattro anni. Anche da più di quattro anni continuano le  discussioni in Occidente per mandare o non mandare le forze militari internazionali per una operazione di pace.

Lottare contro il fantasma ultracattolico

Un fantasma s’aggira per l’Europa, e ultimamente soprattutto per l’Italia: è quello dell’«ultracattolico», riesumata dalla non-cultura dominante e dal giornalismo che ne è saldamente al guinzaglio. Fantasmi che si aggirano in maniera inquietante, incarnando la perfetta sintesi di ogni nefandezza culturale: razzismo, sessismo, donna intesa come essere inferiore, piegata alla non cultura della supremazia del maschio.

Al di là dell’aspetto definito – l’«ultracattolico»,ha molti volti, dal militante di estrema destra, manesco e  rude, alla vecchia bigotta – la caratteristica principale di questo soggetto è una, vale a dire una dissennata nostalgia per il Medioevo, epoca di atroci orrori. Altro elemento tipico dell’«ultracattolico», assicurano, è il fatto di credere che la verità, anche morale, esista.
Nossignore, non esiste nessuna verità assoluta: solo opinioni e convenzioni incerte e temporanee. 

Quelli che “I ricchioni sono il male”, promotori di iniziative e petizioni profamily e antigender, quelli che rimettono in discussione divorzio, aborto e diritto di opporsi ad accanimento terapeutico: un ritorno all’oscurantismo medioevale insomma.

La fisiologia, parliamo di scienza, ha affermato che il voto di castità non ha incidenza sugli impulsi erotici malamente repressi nei preti depravati.
La pedofilia è un fenomeno che sta assumendo dimensioni spaventose, alla luce delle ultime rivelazioni, tanto che molto probabilmente dobbiamo prendere atto dell’impossibilità di fare pulizia totale di questi criminali in veste talare: troppe le resistenze e le connivenze interne.
Un capitolo immondo quello degli abusi sessuali del clero, capillarmente diffuso nella chiesa cattolica e ignorato, se non protetto dall’altrettanto sudicio universo ultracattolico, quello dei valori Dio e Famiglia, per intenderci.

Come per i morti, anche tra gli estremisti ci sono fanatici di serie A e fanatici di serie B. Se un terrorista islamico uccide anche un solo europeo, l’indignazione (giustamente) è unanime. E, puntuale, arriva la voce di non perde occasione di evocare guerre di religione. Al grido di sono tutti estremisti o peggio,

Il discorso cambia però se i fanatici sono tra noi e professano il nostro stesso credo. Partono i distinguo, in tanti minimizzano e in troppi ignorano. Nessuno che chieda ad intere comunità di “prendere le distanze”. Nessuno parla di terrorismo, fondamentalismo cattolico. Ma tutto è mascherato, giustificato dal raptus.


Non è più sufficiente l’indignazione,non ha mai smesso di battersi e lottare contro la mentalità ultracattolica /(e ultraislamici) in nome di un unico fine: la prevalenza della tolleranza, del rispetto, dell’amore e del perdono. Ancora non è chiaro come un «ultracattolico», cioè  integralisti, ultrà tradizionalisti, antiabortisti che vogliono spingere il Pontifice ad un maggiore attivismo, nel civilissimo panorama europeo, possa circolare liberamente anziché essere in manette, considerate le follie che ha in mente.

mercoledì 22 agosto 2018

Siamo sull’orlo del precipizio

Nessuna certezza è imperitura. Nessun diritto può dirsi acquisito per sempre. Diritti e libertà devono sempre essere conquistati dai popoli e mantenuti attraverso la stabilizzazione di un comune sentire, di una “coscienza di massa”, per sintetizzare il concetto, che sia la garanzia della incontrovertibilità repentina.
Tradizioni orali e tradizioni scritte, quindi Costituzioni di vario genere, sono manifesti che nascono attraverso processi storici determinati da quello che Michail Bakunin definiva il “mistero della storia”, quindi un movimento che all’improvviso, per diverse concomitanze, accende una scintilla che crea un incendio che fa deflagrare un sistema fino ad allora apparentemente solido, imperturbabile e invincibile.
“Tutto muore: viva l’utopia!“, si poteva leggere sui muri delle città per mano di anonimi scrittori murali anarchici. Ed è vero: Stati e forme di Stato passano, mutano, si trasformano, evolvono ed involvono a seconda dei punti di vista, ma l’immaginazione possente di una nuova società rimane e ci consegna quella passione che deve rimanere come fondamento della “coscienza di massa” per la protezione anche dei diritti sociali e civili che rischiano sempre di scemare, di smarrirsi e di finire in un limbo nichilista pronto a fagocitare conquiste sudate con decenni di lotte.
Ne discutevo alcune sere fa con alcuni compagni che si dicevano sicuri del fatto che, nonostante le esternazioni ruspanti (per usare un eufemismo) del ministro dell’Interno e dei suoi colleghi su molteplici tematiche (dalle unioni civili al ponte Morandi, dai migranti alla Tav), certe acquisizioni di diritti sono ormai solide, non negoziabili tramite mutamenti di orientamento della cosiddetta “opinione pubblica”.
Sostenevo, a questo proposito, che proprio il fatto che Salvini si permetta certe affermazioni o che altre se le permettano i ministri della Lega (e non di meno quelli del movimento 5 Stelle), è già sintomo di una mutazione sociologica di una società italiana che, anche soltanto pochi anni fa, non avrebbe osato mettere in mostra l’odio come elemento di confronto e scontro politico, anti-sociale e anti-civile.
Grande cassa di risonanza e alimentazione bulimica di un momento di eccessivo protagonismo individuale sono stati i “social network”: ciascuno di noi ha potuto esaltare un individualismo molto poco intellettuale e intellettivo, gettando sul piatto della discussione la cattiveria, la brutalità: perché nel branco dei “social” tutti sono ardimentosi, leoni e leonesse; ma nella vita quotidiana diventano timide pecorelle smarrite, pronte a seguire le urla del ministro di turno che tuona contro l’invasione, contro il degrado morale e civile del Paese, contro i rom o i sinti, contro il primo nuovo “diverso” da far diventare un capro espiatorio per conservare intatto il consenso popolare.
Scrive Gramsci: “Vediamo stampate nei giornali, ogni giorno, decine e decine di telegrammi di omaggio delle vaste tribù locali del ‘capo’. Vediamo le fotografie: la maschera più indurita di un viso che già abbiamo visto nei comizi socialisti.“.
Già, Mussolini da socialista pacifista nel giro di una notte cambiò idea e divenne interventista e, poi, velocemente fece del suo socialismo un elemento di continuità con un nazionalismo brutale, violento: prima verbalmente e poi anche fisicamente.
Dalle parole ai fatti, direbbe qualche ammiratore del ventennio nero dell’Italia. Dalle parole agli omicidi, potremmo parafrasare guardando a Matteotti, ai fratelli Rosselli, ai tanti cittadini e compagni bastonati, morti per le percosse e, come Gramsci, morti per la persecuzione carceraria.
Il fascismo di ieri, così come il nazismo di ieri, non ritornerà mai nelle forme esteriori conosciute. Ma ciò che queste forme dittatoriali e assolute hanno rappresentato può ricrearsi e rigenerarsi attraverso un percorso di lenta accettazione di semplici banali parole, di gesti, di sdoganamento di comportamenti prima al di fuori del confine del vivere civile e comune.
Lo stesso conflitto tra i poteri dello Stato sulla vicenda del ponte Morandi ne è un segnale. Il governo assume una espressione di durezza e intransigenza che ai più piace: riscuote applausi e sorrisi. Qualche selfie, tanto per gradire. Ma quando un potere dello Stato si irrigidisce tanto, finisce per essere impermeabile alla dialettica costituzionale, la supera e considera ogni suo comportamento come normale, assolutamente plausibile e, anzi, necessario al bene del Paese.
Scrive, infine, Gramsci: “Benito Mussolini ha conquistato il governo e lo mantiene con la repressione più violenta e arbitraria. Egli non ha dovuto organizzare una classe, ma solo il personale di una amministrazione. Ha smontato qualche congegno dello Stato, per vedere com’era fatto e impratichirsi del mestiere. La sua dottrina è tutta nella maschera fisica, nel roteare gli occhi entro l’orbite, nel pugno chiuso sempre teso alla minaccia… Roma non è nuova a questi scenari polverosi. Ha visto Romolo, ha visto Cesare Augusto e ha visto, al suo tramonto, Romolo Augustolo.“.
Noi cerchiamo di non aspettare di vedere un’altra notte nera della Repubblica…

martedì 21 agosto 2018

BASTA, Le donne NON sono bambole

Alla fine dell’Ottocento l’etimologista senese Ottorino Pianigiani definiva così la parola bambola: “Un fantoccino vestito ordinariamente da donna, che serve di trastullo alle bambine e ai bambini.”
Per inciso quel vecchio conservatore sabaudo era molto più moderno di tanti nostri politici, preti e intellettuali che credono che i maschietti che giocano con le bambole diventino omosessuali.
Voglio parlarvi di altre bambole, che invece sono il trastullo non dei bambini, ma dei loro padri. Giorni fa abbiamo letto su Repubblica e La Stampa una dettagliata “marchetta” in cui si annunciava l’imminente apertura a Torino di una “casa” in cui i clienti avranno a disposizione una decina di “bambole”, da utilizzare nel modo che preferiscono. Il giornalista marchettaro ci ha spiegato che i titolari dell’attività garantiranno al massimo la riservatezza e l’igiene.
Ho letto nei commenti che qualcuno la considera una buona cosa. Le bambole quando nessuno ci “gioca” vengono chiuse in una stanza e non fanno come le puttane che se stanno in strada a rendere degradate le vie dove abitano i puttanieri e le loro famigliole.
Credo che queste ludoteche del sesso dovrebbero essere vietate e i loro gestori arrestati.
In una società come la nostra, così pericolosamente maschilista e sessista, in cui i corpi delle donne sono considerati merci da vendere e comprare, la diffusione di questi bordelli tecnologici è un ulteriore attacco alle donne e alla loro dignità e un pericolo.
L’articolo, fingendo di fare cronaca, spiega che ci sono bambole di forme diverse, per soddisfare i gusti dei tanti potenziali clienti. C’è anche un uomo – perché i “veri” maschi non disdegnano neppure questo – e una donna incinta. E naturalmente il cliente può servirsi di quelle bambole come vuole, da solo, in coppia, con gli amici – pare sia un’originale idea per l’addio al celibato. Praticamente il porco – pardon, il cliente – può sfogare su queste bambole ogni propria perversione, le può picchiare, violentare, uccidere perfino. Poi può rivestirsi, ritornare dalla propria bella famiglia, rigorosamente tradizionale, andare a messa e firmare petizioni per “ripulire” il suo quartiere dalle puttane. Ma poi qualcuno di questi “bravi” padri di famiglia rimarrà deluso dal fatto che quelle bambole non piangono, non soffrono, non muoiono, e deciderà di tornare a essere violento “alla vecchia maniera”, picchiando e stuprando la propria moglie, la propria figlia, o magari una puttana trovata sotto casa. Costa anche meno.
E poi queste bambole sono già oggetti: quanto è più soddisfacente per il “vero” uomo far diventare un oggetto una donna vera.
In una società in cui avremmo bisogno di insegnare ai maschi come gestire il sesso, come rapportarsi con le donne, non serve avere luoghi in cui fare scatenare i loro peggiori istinti, in cui possano diventare stupratori. Limitandosi a pulire tutto quando hanno finito.

sabato 18 agosto 2018

Il #luttonazionale è per l'italia disfatta

Il crollo del ponte morandi a Genova sembra aver segnato un passaggio d’epoca nella triste vicenda italiana degli ultimi 30 anni : si sta andando da uno stato di degrado verso uno di disfacimento del Paese. Risaltano, in queste ore, arroganza, impreparazione, approssimazione dei nuovi esponenti di governo e davvero c’è da dubitare sulla possibilità di uscirne con una possibilità seria di rinnovamento culturale della nostra convivenza civile e politica.

venerdì 17 agosto 2018

L'Italia è da ricostruire e ripensare... impossibile con sto governo trasformista

Nell’agenda di un governo serio di un paese in cui ponti, viadotti e gallerie sono a costante rischio di crollo, ci dovrebbe essere al primo punto un grande piano di manutenzione straordinaria e di messa in sicurezza di queste infrastrutture, soprattutto di quelle più vecchie. Invece, ponti, viadotti e gallerie sono stati/e, regalati/e a privati senza scrupoli, che ogni mattina si alzano e si arrovellano sul come cercare di arrivare nel più breve tempo possibile al prossimo aumento dei pedaggi onde poter incrementare i dividendi tra i propri azionisti ed i vantaggi della propria davvero straordinaria rendita di posizione.

E pensare che per verificare la tenuta di un ponte come quello appena crollato a Genova, secondo Renzo Piano, sarebbe bastata  una semplice “termografia”, ovvero, una tecnologia che non obbliga i manutentori a faticose e costose perforazioni. Purtroppo l’Italia queste tecnologie non le usa in casa propria, ma le esporta verso paesi in cui le norme sulla sicurezza delle infrastrutture sono certamente più stringenti. Da noi, si sa,  basta uno studio legale importante per demolire un quadro normativo farraginoso ed inconcludente e per ipnotizzare un magistratura sempre molto sensibile alle ragioni dei potenti.

D’altronde nulla si è fatto e nulla si continua a fare nemmeno per la manutenzione straordinaria della rete ferroviaria né per mettere in sicurezza i territori divorati dal cemento per fermare la lunga serie di frane ed alluvioni annunciate che ormai vengono digerite ed archiviate dopo pochi giorni come se nulla fosse, come si trattasse di eventi naturali. Ma noi sappiamo bene che tutte queste tragedie, con il loro triste corollario di morti, feriti e mutilati, sarebbero evitabilissime. Succede però, che, nei piani aziendali dei privati che sfruttano le generose concessioni dello Stato, morti feriti e mutilati sono catalogati come effetti collaterali inevitabili e necessari; né più, né meno di come si fa in guerra.

Allora sarebbe finalmente ora di ammettere che – passata la sbornia delle privatizzazioni e delle grandi opere fatte con lo sputo dalle aziende subappaltanti in odor di mafia – i privati ai quali governi compiacenti hanno regalato due terzi del paese per consentirgli di accumulare, in modo facile e veloce, profitti giganteschi, non investiranno mai in manutenzione e sicurezza semplicemente perché non hanno alcun interesse a farlo.

Fare campagna elettorale promettendo mari e monti è abbastanza facile, se hai gli spin doctor giusti, spazi mediatici rilevanti e una gestione dei social di buon livello. Governare un paese imbavagliato da interessi immondi, trasversali alle forze politiche, blocco dominante vero di tutti gli esecutivi fin qui avvicendatisi a Palazzo Chigi, è tutta un’altra cosa.

Non abbiamo neanche fatto in tempo a scrivere che il governicchio giallo-verde non avrebbe mai messo in discussione le “concessioni autostradali” – venendo subito attaccati da alcuni troll professionali al soldo dei due plenipotenziari – che la dura realtà si è incaricata di confermare che avevamo visto giusto.

Nel breve volgere di 24 ore il governo è passato dalla messa in stato d’accusa di Atlantia (la società che controlla buona parte della rete autostradale), proclamando di aver già avviato l’iter per il ritiro della concessione, alla solita melassa democristiana che annuncia la conserrvazione pura e semplice dello statu quo.


In pratica, un rovesciamento a 180 gradi della posizione da tenere. Dal “togliamo ad Autostrade-Atlantia il business miliardario che gli avevano regalato i governi precedenti” (tutti, anche quelli in cui la Lega aveva affiancato Berlusconi), a “facciamo una commissione, indagheremo, vedremo, sentiremo, eventualmente…”. Abbiamo scherzato, via…

I funerali di Stato per le vittime saranno la solita occasione per recitare un dolore che nessuno di questi personaggi prova, la melassa di retorica raggiungerà il top, le questioni tecniche e giuridiche – compresa la concessione, le multe, i reati, ecc – torneranno sullo sfondo. Roba da far valutare ai tecnici, lontani da telecamere e riflettori…

Cos’è successo nel frattempo? Atlantia è ovviamente crollata in borsa (anche i broker sanno che un disastro come Genova comporterà comunque costi per la società e un “danno di immagine” rilevante, anche senza revoca della concessione), ha emesso un cinico comunicato in cui ricorda di avere contrattualmente il coltello dalla parte del manico, i media hanno battuto sul tasto delle “penali da pagare” (come se fosse lo Stato – il popolo di questo paese – a dover risarcire i Benetton e non il contrario), e devono esser corse telefonate di fuoco tra i vertici confindustriali e i cellulari di questi scombiccherati personaggi seduti su poltrone ministeriali troppo grandi per la loro personalità.

Capita l’antifona, i feroci bastonatori di migranti, mendicanti, occupanti di case (e via elencando tra le figure sociali più deboli), si sono rapidissimamente calati nei panni dei soliti governanti italici: cautelosi chiacchieroni, pronti a baciare i piedi delle imprese e di chiunque abbia un potere solido, ben attenti a non disturbare il business da cui sgorga – o potrà sgorgare – qualche briciola di riconoscenza.

Stiamo infatti parlando di una società con 6 miliardi di fatturato che dichiara utili per 1,1, che pur vantando un margine operativo lordo di 1,9 miliardi fa investimenti per soli 340 milioni (le cifre si riferiscono ai primi nove mesi dello scorso anno). Diciamo che ben pochi imprenditori dell’economia reale possono vantare guadagni così alti facendo così poco. Meglio di loro, forse, solo pochi maghi della finanza internazionale.


Un paese malato che non Sà come curarsi è un paese morto.

mercoledì 15 agosto 2018

#Genovaponte, LA SCONFITTA CIVILE E MORALE PER L'ITALIA


L’allerta meteo era arancione per oggi, e ciò che mi si para davanti gli occhi poco prima di mezzogiorno mi ricorda la stessa quantità di pioggia che “devastò” Genova nelle due alluvioni.

giovedì 12 luglio 2018

Fifa: inquadrare donne belle è peccato. torna anche il Puritanesimo

La Fifa, il governo del calcio, quella che presiede e detta le regole, ad esempio, del Mondiale in corso, ha diffuso un comunicato, warning, caldo consiglio alle telecamere d'altri tempi.… E il consiglio è quello di non inquadrare più durante le partite di calcio donne belle.

La dittatura del pop\ulismo

Nel suo discorso d’insediamento alla Camera il presidente del Consiglio Conte ha precisato la natura delle forze politiche che sostengono il governo affermando: “ le forze politiche che integrano la maggioranza di governo sono state accusate di essere “populiste” e antisistema.. Sono formule linguistiche che ciascuno può declinare liberamente. Se “populismo” è l’attitudine della classe dirigente ad ascoltare i bisogni della gente..se “anti – sistema” significa mirare a introdurre un nuovo sistema, che rimuova vecchi privilegi e incrostazioni di potere, ebbene queste forze politiche meritano entrambe questa qualificazione”.

sabato 30 giugno 2018

LO status symbol dell’era Salvini?? una pistola

Dio ci scampi dal rischio del Far West. L’Italia non è l’America, dove i cittadini si armano con la stessa naturalezza con cui noi, al mattino, beviamo il caffè. Il diritto a sparare è cosa diversa dal diritto a difendersi.

venerdì 29 giugno 2018

Riflessioni sulla povertà

Se non fosse per la drammaticità che i numeri si trascinano dietro, mi stava facendo sorridere la distinzione tra “povertà relativa” e “povertà assoluta”: la prima connota quei cittadini che rinunciano a determinate spese, quindi che riducono i consumi; la seconda invece è un indice di grave mancanza di soddisfazione dei più elementari bisogni primari.