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domenica 2 settembre 2018

Ognuno ha i suoi miti: riflettiamo prima di scegliere!

Vi vedo entusiasti a condividere le immagini, le informazioni, le curiosità, le cazzate, del matrimonio di Ferragni e Fedez.  La mascotte della Ferragni, gli ospiti che verranno e tutte le stupidaggini con cui gli sposi guadagneranno (si, sappiatelo, hanno venduto le esclusive, quindi state contribuendo al loro guadagno!). Per carità, tutto lecito. D’altronde viviamo in un’epoca in cui tutto è mercato e si privilegia l’apparire all’essere .
Che si sposino, ci mancherebbe, si divertano e vivano una vita felice. Ma vedere le bacheche piene di informazioni ridicole è uno scempio quotidiano. 

sabato 1 settembre 2018

Auguri FREE-ITALIA, L’importanza di un’informazione-educazione

Oggi, 1 settembre, celebriamo il nostro compleanno. E' una bella soddisfazione aver raggiunto i 5 anni di vita, grazie sopratutto a tutti coloro che ci seguono, grazie a chi crede nella libera informazione che solo free-italia offre. Non abbiamo velleità di giornalisti (è difficile saperlo fare bene) ma amiamo scrivere solo il vero, non il presunto tale , abbiamo idee, fantasia, ci piace condividerle, possono piacere o meno, lo sappiamo è un rischio che corriamo, ma siamo noi e la nostra tastiera.

Grazie ai collaboratori del blog, passati, presenti e futuri, grazie a chi ci regala qualche contributo, ognuno di noi con le sue caratteristiche che sono uniche a volte contrapposte, ma se non ci azzuffassimo significherebbe che non ci vogliamo bene.


Nella società contemporanea c’è il mito dell’informazione. L’informazione è la TV, il computer, la pubblicità, internet etc. Il nostro cervello riesce a fatica a digerire questo flusso d’informazioni, questo immenso mare mediatico. Come i bambini piccoli, fatichiamo a fissare l’attenzione su un certo oggetto con un tale sovraccarico di informazioni che ci bombarda ogni giorno.
Quindi tutto ciò provoca una frammentazione della coscienza e dell’individuo insieme ad una distorsione della sua facoltà di percepire in questo mondo caotico, confuso e senza punti fermi, soprattutto per quel che riguarda le giovani generazioni. Il sovraccarico informazionale del cervello è la realtà dei giorni d’oggi.
L’individuo allora soffre di stanchezza cronica, depressione e alienazione.

Sempre più spesso non riusciamo più a leggere, ma soltanto “dare un’occhiata” all’informazione, prendendo le decisioni in base ad una sola piccola parte dell’informazione, perché il nostro cervello sovraccarico non può analizzarla logicamente e prendere una decisione giusta.
Nella memoria sono sempre più frequenti le interruzioni: non riusciamo a ricordare che cosa avevamo letto una settimana fa…
Viviamo in un mondo globalizzato, e la coscienza frammentata si presta molto bene a delle manipolazioni.
Una persona con il deficit dell’attenzione e con il cervello a pezzi perché sovraccarico, è facilmente manipolabile, che si tratti di un partito/moVimento politico o dell’acquisto di una nuova lavatrice.

I mass-media contemporanei con la loro “violenza mediatica” rendono l’individuo passivo, impotente, abulico: la loro violenza mediatica è assoluta e totalizzante e non lascia spazio per i pensieri individuali, per l’interiorità.

I mass-media contemporanei favoriscono fenomeni come la desertificazione culturale, l’appiattimento sociale e la massificazione: tutto ciò per rendere tutti gli individui sulla stessa dimensione ossia quella del consumatore passivo e inerte la cui unica “finta” libertà è quella di scegliere quale bene di consumo acquistare e che tipo di vita preconfezionato adottare.

FREE ITALIA si distingue in quanto propone   un nuovo tipo di informazione-educazione, un’informazione Semplice, utile e comprensibile che tenta di far riflettere i lettori. Un’informazione perlopiù libera , indipendente e responsabile che si speri possa rappresentare un serio punto di riferimento PER VOI lettori e per la rinascita culturale della società.

venerdì 31 agosto 2018

OPPORSI AL FASCISMO è UN DOVERE

“ Fuorviati dal mito della “brava gente” non colsero la modernità di una politica totalitaria efficace e coerente”.
Fa effetto questa frase, estrapolata da un contesto di un articolo che sottolineava come – al tempo delle leggi razziali del fascismo (1938) – l’antifascismo avesse sottovalutato il peso di quel provvedimento e anche chi come Nenni e Rosselli avevano intuito la gravità di quella svolta si erano limitati a denunciare la barbarie di Mussolini assolvendo il popolo.

La frase in questione appena sopra riportata è parsa il miglior commento all’incontro Salvini – Orban.

Non è solo razzismo, è qualcosa di più profondo che sta incontrando consenso e aggregazione nei settori più diversi del popolo: appunto Un quadro totalitario anche in quest’occasione, dopo 80 anni, efficace e coerente.

 Questo tipo di analisi deve allora rappresentare uno spunto fondamentale di riflessione per chi deve organizzare la Resistenza e l’Alternativa al quadro totalitario che si sta presentando.

L' ideologia fascista è sbagliata perché è chiusa, e non andrebbe neanche tollerata.Come si può, in un mondo dove anche i fascisti usufruiscono della globalizzazione, dei prodotti e del lavoro di altre nazioni, essendo parte dello sfruttamento altrui, credere di "murare" un'ideantità nazionale dimenticandosi che la vera nazione è la Terra stessa, e non una singola nazione creata, solo dopo tantissimo sangue, dai nostri avi?

Dal fascismo non può nascere nulla di buono perché, se partono con l'idea che l' uomo è corrotto (in stile Hobbesiano) e necessita di uno Stato forte, autoritario e violento, allora è un' ideologia da punire e sopprimere.

 Usare impropriamente il termine fascismo dimenticandone le peculiarità storiche, ci dice, può dunque portare a confusione, a spostare in astratto problemi che sono interni alla democrazia stessa, creare confusione e non aiutare ad affrontare nodi (economici, sociali, culturali) molto importanti e, soprattutto, specifici della nostra età contemporanea. Infine, usare la categoria di fascismo in modo disinvolto ad esempio come equivalente di razzismo, può portare a un mascheramento del fatto che anche chi si professa democratico o non fascista può scoprire di essere razzista. Il razzista può essere in ciascuno di noi e usare il termine fascista in certi casi può coprire, nascondere e costituire un alibi per non affrontare un problema culturale che esula dalla cultura fascista.

Siamo consapevoli che non solo le idee hanno reso possibile la concretezza del regime, ma anche e soprattutto le condizioni storiche specifiche legate all’economia, alla cultura, alla società, alla fine di una guerra mondiale che aveva cambiato radicalmente la vita delle persone, al loro ritorno dalle trincee o nelle nuove fabbriche in una società di massa, all’aspirazione di ascesa sociale di classi o frazioni di classi che si stavano costruendo, preludio e incarnazione stessa della modernità e della sua crisi (cfr. Modernità totalitaria, a cura di E. Gentile, Laterza, Roma-Bari, 2001). Non siamo alla fine di un conflitto mondiale, all’orizzonte non pare aprirsi un biennio rosso, le forze economiche egemoni (ma gli equilibri politici possono mutare) dimostrano di rivolgersi altrove rispetto a una sentinella nero vestita.

Eppure non abbiamo sempre detto, con Primo Levi, che occorre meditare perché “questo è stato”, perché non accada ancora? Dal momento che il fascismo è stato soprattutto una storia italiana, poi esportata con “successo”, non conviene prestare particolare attenzione ai contenuti politici contemporanei piegati a quello spazio simbolico, sia pure oggi minoritario, ma in crescita, che ha una presa particolarmente forte a causa della semplificazione del messaggio di chiusura, esclusione, identitarismo? La destra, quella peggiore, è già diventata egemonica sul tema migranti, spostando dalla sua parte tutto l’arco costituzionale, con effetti devastanti, di cui le condizioni documentate delle carceri e dei centri di detenzione libici non sono che una delle conseguenze visibili . Non pare di essere allarmisti di fronte a un’avanzata identitaria così prepolitica e dunque con alta capacità d’infiltrazione, concreta.

E come si può concepire da un punto di vista fascista o neofascista un Movimento 5 stelle che in alcune regioni ha fatto votare una giornata delle vittime dell’unità nazionale. Sono osservazioni utili, che ci servono per chiarire concetti e fare ecologia di parole. Allo stesso tempo si deve notare che ormai da tanto la Lega sta gradualmente abbandonando la propria collocazione tradizionale e che questo cammino l’ha portata a cancellare dal simbolo la parola “nord”. Una parola che era anche un programma politico estremamente importante e mutato proprio con la segreteria di Salvini, che ha completato l’operazione sostituito lo slogan “prima gli italiani” – che oggi condivide con altre forze di estrema destra più o meno parlamentari – a quello precedente: “prima il nord”.

Così il neoborbonismo se dal punto di vista storico-filologico si pone in contraddizione con l’idea di nazione e di unità nazionale, riprende al contempo quella di piccola patria, una sorta di ipernazionalismo che esaspera ancora di più la ricerca di mitologie fondative e identitarie, riavvicinandosi a qualcosa che ci fa evocare il fascismo, o alcuni dei suoi tratti elementari, da un altro versante. Un versante più profondo che non è solo un problema del 5 stelle o della Lega, che con Salvini ha intensificato il suo flirt a destra (nonostante qualche distinguo di componenti attualmente in minoranza) ma è un fiume carsico che inquina e sta inquinando l’intera cultura politica italiana, diventando senso comune, idea di normalità.

Bene le manifestazioni, ma non basta la piazza: serve la politica organizzata, serve un accanito contrasto culturale, occorre un esercizio quotidiano di controinformazione e di denuncia del pericolo in tutti i campi.


In gioco c’è molto non solo della nostra democrazia, ma anche del nostro pensiero, del nostro modo d’essere individuale e collettivo.

Teniamone ben conto agendo con intelligenza, comprendendo come quanto ciò che sta accadendo si lega alla condizione materiale di vita (e quindi ai temi della sopraffazione, dello sfruttamento, della crescita esponenziale delle disuguaglianze a tutti i livelli) e di come sia necessario offrire (e praticare) una visione alternativa della società, senza nostalgie ma comprendendo appieno i gravi pericoli in atto e guardando avanti chiamando all’aggregazione sociale e all’elaborazione di un progetto politico.

RIFLESSIONE PROBLEMATICA E RAZIONALE SUL FASCISMO.

Essendo FREE-ITALIA di stampo cosmopolita e liberale nel campo dei diritti ovviamente è anti fascista, tuttavia riteniamo opportuna una riflessione sul fascismo. Il fascismo è un ideologia unica nel suo genere che nasce da molte cause(paura, odio, desiderio di sicurezza,voglia di rafforzare lo stato,voglia di vendetta e desiderio di riscatto,nazionalismo,povertà ,mancanza di fiducia verso gli altri paesi,sfiducia verso la democrazia ,desiderio d'unità,rabbia e molte volte ignoranza alimentata dalla disinformazione.esso presenta vari segni Come l'elezione di un leader carismatico,ripetizione di slogan brevi e concisi,ricerca delle radici nazionali e disprezzo di chi non fa parte di quella nazione che molte volte è usato come Capro espiatorio.certo molti conoscono gli aspetti positivi e negativi che ha fatto il fascismo ed è vero Che molti fascisti sono fanatici esaltati ma non tutti lo sono, anzi molti sono dei grandi pensatori.questo perché il fascismo è una ideologia una vera e propria filosofia dell'azione, azioni che hanno lo scopo di unire il popolo di una medesima nazione anche facendo ricorso ad atti violenti e si rifà alla la concezione macchiavellica secondo cui l'obiettivo deve essere raggiunto con ogni mezzo.
Esso concepisce la vita come lotta per la sopravvivenza, il fascismo è uno stile di vita che spinge il singolo individuo a lottare per la propria patria contro le patrie nemiche.ciò è motivato dal fatto che il fascismo crede nell'impossibilità della pace perpetua e della bontà dell'uomo pertanto in mancanza di ciò occorre rinforzare il proprio stato ,anche a discapito degli altri,ne vale della sua sopravvivenza, non importa la morale, essa è relativa e variabile, è giusto solo ciò che unisce e quindi rinforza lo stato. Si può imparare molto dal fascismo che critica i governi occidentali che vogliono apparire puri di cuore e quando causano sol rovine Internazionali e che vogliono far credere che la storia è fatta si buoni e cattivi, che critica il capitalismo così come il comunismo E critica il liberismo concepito cose individualismo che allontanano il singolo dalla patria o, nel caso del comunismo, mettono una classe contro l'altra,critica anche la nostra democrazia ipocrita che fa acqua da tutte le parti E che fa credere al Popolo di essete sovrano quando in realtà comandano il parlamento i leader dei partiti, miliardari, La mafia altri stati e altre persone e critica il sistema parlamentare in quanto è concepito come ciò che divide e indebolisce il Popolo.
L' ideologia fascista è sbagliata perché è chiusa, e non andrebbe neanche tollerata. Come si può, in un mondo dove anche i fascisti usufruiscono della globalizzazione, dei prodotti e del lavoro di altre nazioni, essendo parte dello sfruttamento altrui, credere di "murare" un'ideantità nazionale dimenticandosi che la vera nazione è la Terra stessa, e non una singola nazione creata, solo dopo tantissimo sangue, dai nostri avi?

È un"ideologia a tutti gli effetti contro cui FREE-ITALIA lotterà sempre ,ma i fascisti che sono razionali vanno trattati da intellettuali .sta a noi tutti far capire loro che si sbagliano , che è possibile una via alternativa al fascismo , che la democrazia riformata può funzionare e che il mondo può cambiare. La censura non è la soluzione giusta.

SIAMO ANTI FASCISTI E GRIDIAMO NO AL FASCIO MA SIAMO ANCHE LIBERALI E PERTANTO GRIDIAMO SI ALLA LIBERTÀ DI ESSERE FASCISTA. sta a noi fargli cambiare idea.


 Nicola Santangelo

mercoledì 29 agosto 2018

parlare con il gatto è meglio...

Mettiamo da parte i disgraziati di Amatrice, mettendo da parte chi non ha più lavoro, mettendo da parte coloro che a Genova perderanno tutto perchè le loro case verranno abbattute, non so se i genovesi ad oggi hanno recuperato qualcosa dalle alluvioni, dubito…non so se riusciranno mai a perdonare, dubito anche questo..ma sono silenziosi, laboriosi e ricchi di coraggio.

lunedì 27 agosto 2018

La barbarie che avanza: i pericoli di una politica che cancella le persone

Li hanno fatti finalmente sbarcare. Tutti contenti? Non proprio. Quello che più preoccupa di ciò che è accaduto con il sequestro dei migranti sulla nave Diciotti, è la completa insensibilità di Salvini (con il governo allineato) nei confronti della dimensione umana della vicenda. Che il suo braccio di ferro sia stato strumentale o ideologico, ad inquietare è l’indifferenza mista a disprezzo verso le persone che si trovavano su quella nave. Non è certo la prima volta che questo emerge nelle posizioni di Salvini, tuttavia mi pare che mai in passato si fosse arrivati a tanto.

venerdì 24 agosto 2018

L’Ucraina e il problema del conflitto militare

Il conflitto militare in Ucraina dura già da quattro anni. Anche da più di quattro anni continuano le  discussioni in Occidente per mandare o non mandare le forze militari internazionali per una operazione di pace.

Lottare contro il fantasma ultracattolico

Un fantasma s’aggira per l’Europa, e ultimamente soprattutto per l’Italia: è quello dell’«ultracattolico», riesumata dalla non-cultura dominante e dal giornalismo che ne è saldamente al guinzaglio. Fantasmi che si aggirano in maniera inquietante, incarnando la perfetta sintesi di ogni nefandezza culturale: razzismo, sessismo, donna intesa come essere inferiore, piegata alla non cultura della supremazia del maschio.

Al di là dell’aspetto definito – l’«ultracattolico»,ha molti volti, dal militante di estrema destra, manesco e  rude, alla vecchia bigotta – la caratteristica principale di questo soggetto è una, vale a dire una dissennata nostalgia per il Medioevo, epoca di atroci orrori. Altro elemento tipico dell’«ultracattolico», assicurano, è il fatto di credere che la verità, anche morale, esista.
Nossignore, non esiste nessuna verità assoluta: solo opinioni e convenzioni incerte e temporanee. 

Quelli che “I ricchioni sono il male”, promotori di iniziative e petizioni profamily e antigender, quelli che rimettono in discussione divorzio, aborto e diritto di opporsi ad accanimento terapeutico: un ritorno all’oscurantismo medioevale insomma.

La fisiologia, parliamo di scienza, ha affermato che il voto di castità non ha incidenza sugli impulsi erotici malamente repressi nei preti depravati.
La pedofilia è un fenomeno che sta assumendo dimensioni spaventose, alla luce delle ultime rivelazioni, tanto che molto probabilmente dobbiamo prendere atto dell’impossibilità di fare pulizia totale di questi criminali in veste talare: troppe le resistenze e le connivenze interne.
Un capitolo immondo quello degli abusi sessuali del clero, capillarmente diffuso nella chiesa cattolica e ignorato, se non protetto dall’altrettanto sudicio universo ultracattolico, quello dei valori Dio e Famiglia, per intenderci.

Come per i morti, anche tra gli estremisti ci sono fanatici di serie A e fanatici di serie B. Se un terrorista islamico uccide anche un solo europeo, l’indignazione (giustamente) è unanime. E, puntuale, arriva la voce di non perde occasione di evocare guerre di religione. Al grido di sono tutti estremisti o peggio,

Il discorso cambia però se i fanatici sono tra noi e professano il nostro stesso credo. Partono i distinguo, in tanti minimizzano e in troppi ignorano. Nessuno che chieda ad intere comunità di “prendere le distanze”. Nessuno parla di terrorismo, fondamentalismo cattolico. Ma tutto è mascherato, giustificato dal raptus.


Non è più sufficiente l’indignazione,non ha mai smesso di battersi e lottare contro la mentalità ultracattolica /(e ultraislamici) in nome di un unico fine: la prevalenza della tolleranza, del rispetto, dell’amore e del perdono. Ancora non è chiaro come un «ultracattolico», cioè  integralisti, ultrà tradizionalisti, antiabortisti che vogliono spingere il Pontifice ad un maggiore attivismo, nel civilissimo panorama europeo, possa circolare liberamente anziché essere in manette, considerate le follie che ha in mente.

mercoledì 22 agosto 2018

Siamo sull’orlo del precipizio

Nessuna certezza è imperitura. Nessun diritto può dirsi acquisito per sempre. Diritti e libertà devono sempre essere conquistati dai popoli e mantenuti attraverso la stabilizzazione di un comune sentire, di una “coscienza di massa”, per sintetizzare il concetto, che sia la garanzia della incontrovertibilità repentina.
Tradizioni orali e tradizioni scritte, quindi Costituzioni di vario genere, sono manifesti che nascono attraverso processi storici determinati da quello che Michail Bakunin definiva il “mistero della storia”, quindi un movimento che all’improvviso, per diverse concomitanze, accende una scintilla che crea un incendio che fa deflagrare un sistema fino ad allora apparentemente solido, imperturbabile e invincibile.
“Tutto muore: viva l’utopia!“, si poteva leggere sui muri delle città per mano di anonimi scrittori murali anarchici. Ed è vero: Stati e forme di Stato passano, mutano, si trasformano, evolvono ed involvono a seconda dei punti di vista, ma l’immaginazione possente di una nuova società rimane e ci consegna quella passione che deve rimanere come fondamento della “coscienza di massa” per la protezione anche dei diritti sociali e civili che rischiano sempre di scemare, di smarrirsi e di finire in un limbo nichilista pronto a fagocitare conquiste sudate con decenni di lotte.
Ne discutevo alcune sere fa con alcuni compagni che si dicevano sicuri del fatto che, nonostante le esternazioni ruspanti (per usare un eufemismo) del ministro dell’Interno e dei suoi colleghi su molteplici tematiche (dalle unioni civili al ponte Morandi, dai migranti alla Tav), certe acquisizioni di diritti sono ormai solide, non negoziabili tramite mutamenti di orientamento della cosiddetta “opinione pubblica”.
Sostenevo, a questo proposito, che proprio il fatto che Salvini si permetta certe affermazioni o che altre se le permettano i ministri della Lega (e non di meno quelli del movimento 5 Stelle), è già sintomo di una mutazione sociologica di una società italiana che, anche soltanto pochi anni fa, non avrebbe osato mettere in mostra l’odio come elemento di confronto e scontro politico, anti-sociale e anti-civile.
Grande cassa di risonanza e alimentazione bulimica di un momento di eccessivo protagonismo individuale sono stati i “social network”: ciascuno di noi ha potuto esaltare un individualismo molto poco intellettuale e intellettivo, gettando sul piatto della discussione la cattiveria, la brutalità: perché nel branco dei “social” tutti sono ardimentosi, leoni e leonesse; ma nella vita quotidiana diventano timide pecorelle smarrite, pronte a seguire le urla del ministro di turno che tuona contro l’invasione, contro il degrado morale e civile del Paese, contro i rom o i sinti, contro il primo nuovo “diverso” da far diventare un capro espiatorio per conservare intatto il consenso popolare.
Scrive Gramsci: “Vediamo stampate nei giornali, ogni giorno, decine e decine di telegrammi di omaggio delle vaste tribù locali del ‘capo’. Vediamo le fotografie: la maschera più indurita di un viso che già abbiamo visto nei comizi socialisti.“.
Già, Mussolini da socialista pacifista nel giro di una notte cambiò idea e divenne interventista e, poi, velocemente fece del suo socialismo un elemento di continuità con un nazionalismo brutale, violento: prima verbalmente e poi anche fisicamente.
Dalle parole ai fatti, direbbe qualche ammiratore del ventennio nero dell’Italia. Dalle parole agli omicidi, potremmo parafrasare guardando a Matteotti, ai fratelli Rosselli, ai tanti cittadini e compagni bastonati, morti per le percosse e, come Gramsci, morti per la persecuzione carceraria.
Il fascismo di ieri, così come il nazismo di ieri, non ritornerà mai nelle forme esteriori conosciute. Ma ciò che queste forme dittatoriali e assolute hanno rappresentato può ricrearsi e rigenerarsi attraverso un percorso di lenta accettazione di semplici banali parole, di gesti, di sdoganamento di comportamenti prima al di fuori del confine del vivere civile e comune.
Lo stesso conflitto tra i poteri dello Stato sulla vicenda del ponte Morandi ne è un segnale. Il governo assume una espressione di durezza e intransigenza che ai più piace: riscuote applausi e sorrisi. Qualche selfie, tanto per gradire. Ma quando un potere dello Stato si irrigidisce tanto, finisce per essere impermeabile alla dialettica costituzionale, la supera e considera ogni suo comportamento come normale, assolutamente plausibile e, anzi, necessario al bene del Paese.
Scrive, infine, Gramsci: “Benito Mussolini ha conquistato il governo e lo mantiene con la repressione più violenta e arbitraria. Egli non ha dovuto organizzare una classe, ma solo il personale di una amministrazione. Ha smontato qualche congegno dello Stato, per vedere com’era fatto e impratichirsi del mestiere. La sua dottrina è tutta nella maschera fisica, nel roteare gli occhi entro l’orbite, nel pugno chiuso sempre teso alla minaccia… Roma non è nuova a questi scenari polverosi. Ha visto Romolo, ha visto Cesare Augusto e ha visto, al suo tramonto, Romolo Augustolo.“.
Noi cerchiamo di non aspettare di vedere un’altra notte nera della Repubblica…

martedì 21 agosto 2018

BASTA, Le donne NON sono bambole

Alla fine dell’Ottocento l’etimologista senese Ottorino Pianigiani definiva così la parola bambola: “Un fantoccino vestito ordinariamente da donna, che serve di trastullo alle bambine e ai bambini.”
Per inciso quel vecchio conservatore sabaudo era molto più moderno di tanti nostri politici, preti e intellettuali che credono che i maschietti che giocano con le bambole diventino omosessuali.
Voglio parlarvi di altre bambole, che invece sono il trastullo non dei bambini, ma dei loro padri. Giorni fa abbiamo letto su Repubblica e La Stampa una dettagliata “marchetta” in cui si annunciava l’imminente apertura a Torino di una “casa” in cui i clienti avranno a disposizione una decina di “bambole”, da utilizzare nel modo che preferiscono. Il giornalista marchettaro ci ha spiegato che i titolari dell’attività garantiranno al massimo la riservatezza e l’igiene.
Ho letto nei commenti che qualcuno la considera una buona cosa. Le bambole quando nessuno ci “gioca” vengono chiuse in una stanza e non fanno come le puttane che se stanno in strada a rendere degradate le vie dove abitano i puttanieri e le loro famigliole.
Credo che queste ludoteche del sesso dovrebbero essere vietate e i loro gestori arrestati.
In una società come la nostra, così pericolosamente maschilista e sessista, in cui i corpi delle donne sono considerati merci da vendere e comprare, la diffusione di questi bordelli tecnologici è un ulteriore attacco alle donne e alla loro dignità e un pericolo.
L’articolo, fingendo di fare cronaca, spiega che ci sono bambole di forme diverse, per soddisfare i gusti dei tanti potenziali clienti. C’è anche un uomo – perché i “veri” maschi non disdegnano neppure questo – e una donna incinta. E naturalmente il cliente può servirsi di quelle bambole come vuole, da solo, in coppia, con gli amici – pare sia un’originale idea per l’addio al celibato. Praticamente il porco – pardon, il cliente – può sfogare su queste bambole ogni propria perversione, le può picchiare, violentare, uccidere perfino. Poi può rivestirsi, ritornare dalla propria bella famiglia, rigorosamente tradizionale, andare a messa e firmare petizioni per “ripulire” il suo quartiere dalle puttane. Ma poi qualcuno di questi “bravi” padri di famiglia rimarrà deluso dal fatto che quelle bambole non piangono, non soffrono, non muoiono, e deciderà di tornare a essere violento “alla vecchia maniera”, picchiando e stuprando la propria moglie, la propria figlia, o magari una puttana trovata sotto casa. Costa anche meno.
E poi queste bambole sono già oggetti: quanto è più soddisfacente per il “vero” uomo far diventare un oggetto una donna vera.
In una società in cui avremmo bisogno di insegnare ai maschi come gestire il sesso, come rapportarsi con le donne, non serve avere luoghi in cui fare scatenare i loro peggiori istinti, in cui possano diventare stupratori. Limitandosi a pulire tutto quando hanno finito.

sabato 18 agosto 2018

Il #luttonazionale è per l'italia disfatta

Il crollo del ponte morandi a Genova sembra aver segnato un passaggio d’epoca nella triste vicenda italiana degli ultimi 30 anni : si sta andando da uno stato di degrado verso uno di disfacimento del Paese. Risaltano, in queste ore, arroganza, impreparazione, approssimazione dei nuovi esponenti di governo e davvero c’è da dubitare sulla possibilità di uscirne con una possibilità seria di rinnovamento culturale della nostra convivenza civile e politica.

venerdì 17 agosto 2018

L'Italia è da ricostruire e ripensare... impossibile con sto governo trasformista

Nell’agenda di un governo serio di un paese in cui ponti, viadotti e gallerie sono a costante rischio di crollo, ci dovrebbe essere al primo punto un grande piano di manutenzione straordinaria e di messa in sicurezza di queste infrastrutture, soprattutto di quelle più vecchie. Invece, ponti, viadotti e gallerie sono stati/e, regalati/e a privati senza scrupoli, che ogni mattina si alzano e si arrovellano sul come cercare di arrivare nel più breve tempo possibile al prossimo aumento dei pedaggi onde poter incrementare i dividendi tra i propri azionisti ed i vantaggi della propria davvero straordinaria rendita di posizione.

E pensare che per verificare la tenuta di un ponte come quello appena crollato a Genova, secondo Renzo Piano, sarebbe bastata  una semplice “termografia”, ovvero, una tecnologia che non obbliga i manutentori a faticose e costose perforazioni. Purtroppo l’Italia queste tecnologie non le usa in casa propria, ma le esporta verso paesi in cui le norme sulla sicurezza delle infrastrutture sono certamente più stringenti. Da noi, si sa,  basta uno studio legale importante per demolire un quadro normativo farraginoso ed inconcludente e per ipnotizzare un magistratura sempre molto sensibile alle ragioni dei potenti.

D’altronde nulla si è fatto e nulla si continua a fare nemmeno per la manutenzione straordinaria della rete ferroviaria né per mettere in sicurezza i territori divorati dal cemento per fermare la lunga serie di frane ed alluvioni annunciate che ormai vengono digerite ed archiviate dopo pochi giorni come se nulla fosse, come si trattasse di eventi naturali. Ma noi sappiamo bene che tutte queste tragedie, con il loro triste corollario di morti, feriti e mutilati, sarebbero evitabilissime. Succede però, che, nei piani aziendali dei privati che sfruttano le generose concessioni dello Stato, morti feriti e mutilati sono catalogati come effetti collaterali inevitabili e necessari; né più, né meno di come si fa in guerra.

Allora sarebbe finalmente ora di ammettere che – passata la sbornia delle privatizzazioni e delle grandi opere fatte con lo sputo dalle aziende subappaltanti in odor di mafia – i privati ai quali governi compiacenti hanno regalato due terzi del paese per consentirgli di accumulare, in modo facile e veloce, profitti giganteschi, non investiranno mai in manutenzione e sicurezza semplicemente perché non hanno alcun interesse a farlo.

Fare campagna elettorale promettendo mari e monti è abbastanza facile, se hai gli spin doctor giusti, spazi mediatici rilevanti e una gestione dei social di buon livello. Governare un paese imbavagliato da interessi immondi, trasversali alle forze politiche, blocco dominante vero di tutti gli esecutivi fin qui avvicendatisi a Palazzo Chigi, è tutta un’altra cosa.

Non abbiamo neanche fatto in tempo a scrivere che il governicchio giallo-verde non avrebbe mai messo in discussione le “concessioni autostradali” – venendo subito attaccati da alcuni troll professionali al soldo dei due plenipotenziari – che la dura realtà si è incaricata di confermare che avevamo visto giusto.

Nel breve volgere di 24 ore il governo è passato dalla messa in stato d’accusa di Atlantia (la società che controlla buona parte della rete autostradale), proclamando di aver già avviato l’iter per il ritiro della concessione, alla solita melassa democristiana che annuncia la conserrvazione pura e semplice dello statu quo.


In pratica, un rovesciamento a 180 gradi della posizione da tenere. Dal “togliamo ad Autostrade-Atlantia il business miliardario che gli avevano regalato i governi precedenti” (tutti, anche quelli in cui la Lega aveva affiancato Berlusconi), a “facciamo una commissione, indagheremo, vedremo, sentiremo, eventualmente…”. Abbiamo scherzato, via…

I funerali di Stato per le vittime saranno la solita occasione per recitare un dolore che nessuno di questi personaggi prova, la melassa di retorica raggiungerà il top, le questioni tecniche e giuridiche – compresa la concessione, le multe, i reati, ecc – torneranno sullo sfondo. Roba da far valutare ai tecnici, lontani da telecamere e riflettori…

Cos’è successo nel frattempo? Atlantia è ovviamente crollata in borsa (anche i broker sanno che un disastro come Genova comporterà comunque costi per la società e un “danno di immagine” rilevante, anche senza revoca della concessione), ha emesso un cinico comunicato in cui ricorda di avere contrattualmente il coltello dalla parte del manico, i media hanno battuto sul tasto delle “penali da pagare” (come se fosse lo Stato – il popolo di questo paese – a dover risarcire i Benetton e non il contrario), e devono esser corse telefonate di fuoco tra i vertici confindustriali e i cellulari di questi scombiccherati personaggi seduti su poltrone ministeriali troppo grandi per la loro personalità.

Capita l’antifona, i feroci bastonatori di migranti, mendicanti, occupanti di case (e via elencando tra le figure sociali più deboli), si sono rapidissimamente calati nei panni dei soliti governanti italici: cautelosi chiacchieroni, pronti a baciare i piedi delle imprese e di chiunque abbia un potere solido, ben attenti a non disturbare il business da cui sgorga – o potrà sgorgare – qualche briciola di riconoscenza.

Stiamo infatti parlando di una società con 6 miliardi di fatturato che dichiara utili per 1,1, che pur vantando un margine operativo lordo di 1,9 miliardi fa investimenti per soli 340 milioni (le cifre si riferiscono ai primi nove mesi dello scorso anno). Diciamo che ben pochi imprenditori dell’economia reale possono vantare guadagni così alti facendo così poco. Meglio di loro, forse, solo pochi maghi della finanza internazionale.


Un paese malato che non Sà come curarsi è un paese morto.

mercoledì 15 agosto 2018

#Genovaponte, LA SCONFITTA CIVILE E MORALE PER L'ITALIA


L’allerta meteo era arancione per oggi, e ciò che mi si para davanti gli occhi poco prima di mezzogiorno mi ricorda la stessa quantità di pioggia che “devastò” Genova nelle due alluvioni.

giovedì 12 luglio 2018

Fifa: inquadrare donne belle è peccato. torna anche il Puritanesimo

La Fifa, il governo del calcio, quella che presiede e detta le regole, ad esempio, del Mondiale in corso, ha diffuso un comunicato, warning, caldo consiglio alle telecamere d'altri tempi.… E il consiglio è quello di non inquadrare più durante le partite di calcio donne belle.

La dittatura del pop\ulismo

Nel suo discorso d’insediamento alla Camera il presidente del Consiglio Conte ha precisato la natura delle forze politiche che sostengono il governo affermando: “ le forze politiche che integrano la maggioranza di governo sono state accusate di essere “populiste” e antisistema.. Sono formule linguistiche che ciascuno può declinare liberamente. Se “populismo” è l’attitudine della classe dirigente ad ascoltare i bisogni della gente..se “anti – sistema” significa mirare a introdurre un nuovo sistema, che rimuova vecchi privilegi e incrostazioni di potere, ebbene queste forze politiche meritano entrambe questa qualificazione”.

sabato 30 giugno 2018

LO status symbol dell’era Salvini?? una pistola

Dio ci scampi dal rischio del Far West. L’Italia non è l’America, dove i cittadini si armano con la stessa naturalezza con cui noi, al mattino, beviamo il caffè. Il diritto a sparare è cosa diversa dal diritto a difendersi.

venerdì 29 giugno 2018

Riflessioni sulla povertà

Se non fosse per la drammaticità che i numeri si trascinano dietro, mi stava facendo sorridere la distinzione tra “povertà relativa” e “povertà assoluta”: la prima connota quei cittadini che rinunciano a determinate spese, quindi che riducono i consumi; la seconda invece è un indice di grave mancanza di soddisfazione dei più elementari bisogni primari.

giovedì 28 giugno 2018

Povertà?? l'importante è non toccare i ricchi dando la colpa ai migrant

Innanzitutto i numeri sono inferiori alla realtà o sono costruiti in modo da far apparire meno grave la situazione.

Dal 2005 l’Istat suddivide i poveri in assoluti e relativi con due diverse classificazioni di reddito. Così oggi ci sono 5 milioni di poveri assoluti e tanti altri milioni di poveri relativi. Ma è una distinzione che serve solo ad attenuare l’impatto della catastrofe sociale che ha colpito il nostro paese. Tra l’altro i mass media hanno tutti diffuso la notizia che i 5 milioni di poveri assoluti sarebbero il numero più alto dal 2005, come se prima fossero stati di più. No naturalmente, il 2005 è solo l’anno di avvio della classificazione e allora i più poveri dei poveri erano solo 1,5 milioni. In tredici anni sono triplicati.

Eurostat, l’istituto europeo di statistica, usa piuttosto dei criteri sociali per contare i poveri, partendo da ciò di essenziale a cui essi debbono rinunciare. Sono considerati poveri i cittadini che, tra l’altro, hanno difficoltà a fare un pasto proteico ogni due giorni, a sostenere spese impreviste, a riscaldare a sufficienza la casa, a pagare in tempo l’affitto e a comprarsi un paio di scarpe per stagione e abiti decorosi.

Sulla base di questi e altri criteri nel 2017 l’Italia risulta il paese europeo con più poveri. Sono 10,5 milioni, su un totale a livello Ue di 75 milioni. Un numero enorme, quasi pari agli abitanti di tutta la Germania. Ma i vertici europei si fanno sulla finta emergenza migranti, che permette a tutti i governi di fare i feroci contro le decine di migliaia di poveri che vorrebbero venire sul continente, mentre nulla si fa per le decine di milioni che nella UE già ci stanno.

I poveri si contano e poi vengono cancellati dall’agenda politica. Essi sono lavoratori, pensionati, precari e disoccupati, donne e giovani. Sono la parte più sfruttata ed oppressa del mondo del lavoro, sono le prime vittime della lotta di classe dall’alto dei ricchi, che più i poveri aumentano, più vedono accrescere i propri patrimoni.

I 14 italiani più ricchi, Ferrero Del Vecchio, Berlusconi, Armani e gli altri, possiedono beni per un ammontare di 107 miliardi di dollari, come ciò che riescono a mettere assieme milioni di poveri. Il 5% più ricco del paese detiene il 40% della ricchezza nazionale, cioè 4000 miliardi.

I poveri aumentano perché i ricchi sono sempre più ricchi, perché la ricchezza si concentra sempre di più in alto e viene espropriata e rapinata in basso. La diseguaglianza sociale che dilaga senza freni nel nome del libero mercato è la causa dell’enorme incremento della povertà in Italia e in tutta Europa.

Le misure di austerità e di rigore di bilancio, le privatizzazioni, la flessibilità e la precarietà del lavoro, le politiche fiscali di agevolazioni alle imprese e di riduzione delle tasse ai ricchi, i Jobsact e le flat tax che dilagano in tutta Europa, impoveriscono sempre più persone ed arricchiscono sempre di più una piccola minoranza.

Se non si combatte la concentrazione della ricchezza non si può ridurre la povertà, ma tutti i governi europei, tecnocratici o populisti che siano, di fronte alla sola ipotesi di contrastare la diseguaglianza redistribuendo ricchezza si fermano atterriti. Anche chi ha preso i voti nel nome della lotta contro le élites, alla fine fa proprio l’imbroglio liberista secondo il quale per redistribuire ricchezza prima bisogna produrla. Cioè per dare soldi ai poveri, prima bisogna darne ai ricchi.

Per questo vertici europei per la lotta alla povertà non se ne sono mai fatti, mentre i governanti UE si riuniscono e si accapigliano sul modo migliore di fermare i barconi dei migranti. Contro i ricchi nulla si può, nulla si vuole e deve fare.

mercoledì 27 giugno 2018

LA causa dell’aumento della povertà è il boom dei working poor

La povertà cresce ma non sembra essere una priorità dell’agenda politica. L’Istat ha pubblicato i dati sulla povertà nel nostro paese che confermano l’aumento assoluto e percentuale di poveri e persone a rischio. I dati sulla povertà assoluta (quelli maggiormente amplificati dai mass media) ci dicono che le persone che vivono in povertà assoluta in Italia superano i 5 milioni nel 2017. E’ il valore più alto registrato dall’Istat dall’inizio delle serie storiche, nel 2005. Le famiglie in povertà assoluta sono stimate in 1 milione e 778mila e vi vivono 5 milioni e 58 mila individui.

Ma dovrebbero essere i dati sull’aumento della povertà relativa a preoccupare ancora di più.

La povertà relativa è infatti un parametro che esprime la difficoltà nel reperire i beni e servizi, riferita a persone o ad aree geografiche, in rapporto al livello economico medio di vita dell’ambiente o della nazione. Questo livello è calcolato attraverso il consumo pro-capite o il reddito medio, cioè il valore medio del reddito per abitante, quindi, la quantità di denaro di cui ogni cittadino può disporre in media ogni anno e fa riferimento a una soglia convenzionale adottata internazionalmente che considera povera una famiglia di due persone adulte con un consumo inferiore a quello medio pro-capite nazionale. Per una famiglia di due componenti è pari alla spesa media per persona nel paese, che nel 2017 è risultata pari a 1.085,22 euro al mese.

La povertà relativa si distingue dal concetto di povertà assoluta, che indica invece “l’incapacità di acquisire i beni e i servizi, necessari a raggiungere uno standard ossia un livello di vita minimo accettabile nel contesto di appartenenza, cioè nell’ambiente di appartenenza”.

Nel 2010 le famiglie che in Italia si trovavano in situazione di povertà relativa erano circa 2 milioni e 734 mila, rappresentando l’11% di tutte le famiglie residenti. Nel 2017 la percentuale di queste famiglie in povertà relativa è salita a 3milioni 171mila, pari al 12,6% della popolazione.

In questi giorni sono stati pubblicati alcuni dati dell’Ocse sulla produttività, dai quali emerge che in Italia tra il 2010 e il 2016 le retribuzioni reali orarie sono diminuite al tasso medio annuo dello 0,38% a fronte di un valore aggiunto pari a +0,21%. Si tratta del quinto peggiore andamento sui 34 Paesi Ocse. Tra le motivazioni, c’è la crescita dell’occupazione ma solo in settori a bassa e bassissima retribuzione. In Italia tra il 2010 e il 2016 i tre settori con la maggiore creazione di occupazione sono stati infatti la ristorazione e servizi di alloggio (214mila posti di lavoro netti), le attività domestiche (cioè le famiglie come datori di lavoro con 135mila posti) e le attività di assistenza e lavoro sociale (88mila).

E’ l’indicatore del boom dei working poor, cioè dei lavoratori poveri, quelli per i quali non è sufficiente avere un lavoro per superare la soglia della povertà relativa.

Secondo i dati forniti dall’Eurostat i lavoratori poveri rappresentano l’11,7% della forza lavoro, ciò significa che 12 su 100 hanno un salario ma questo non è sufficiente per vivere. I cosiddetti working poor, sono lavoratori con un basso livello di reddito, divisi tra salari bassissimi e contratti a intermittenza. Solo tra i lavoratori dipendenti se ne contano oltre 2 milioni; gli autonomi sono invece 756mila. Si tratta per lo più di giovani all’ingresso del mondo del lavoro che non riescono a rendersi autonomi dalle famiglie, donne che devono fare i salti mortali tra un impiego spesso part time e la famiglia, lavoratori stranieri sottopagati

lunedì 25 giugno 2018

Analisi di una grave crisi di civiltà

I segnali erano già arrivati, latenti eppure visibili. Dentro l’ultima crisi, quella palesatasi nel 2007/2008, alcuni osservatori avevano letto in essa la crisi della civilizzazione capitalistica, ossia di un modello economico diventato egemone dopo il 1989 a livello globale, ma che non riusciva più ad alimentare il suo carattere progressivo. Al contrario, soprattutto nei paesi occidentali – quelli a “capitalismo avanzato” – quel modello ha cominciato a mostrare pubblicamente un’inversione regressiva bloccando, ad esempio, quello che è stato definito “l’ascensore sociale”.

Quando le condizioni e le aspettative generali di vita delle nuove generazioni sono peggiori di quella precedente, si rende visibile come il progresso non solo si sia arrestato, ma abbia innestato la marcia indietro.

A subire le conseguenze della regressione sono stati in primo luogo i lavoratori e le loro famiglie, in tutto l’occidente, facendo riaffacciare in Europa e negli Usa lo spettro della povertà di massa e dei working poors, quelli che precipitano nella povertà pur avendo un lavoro, perché le retribuzioni sono diventate troppe basse. Eppure ci si era gingillati con tesi consolatorie.

Da un lato, la teoria dello “sgocciolamento”. Quella narrazione secondo cui se si accentua la polarizzazione sociale e si fanno arricchire i ricchi, prima o poi questa sovrabbondanza per pochi avrebbe lasciato sgocciolare un po’ ricchezza anche verso gli strati più bassi (la furbata sanguinosa della Flat Tax è un frutto di questa logica).

Dall’altro ci si è gingillati sulla tesi-speranza per cui il modello liberale che ha caratterizzato l’occidente potrebbe benissimo convivere con l’abbassamento pianificato delle condizioni di vita e delle aspettative generali della popolazione (quindi dei diritti sociali collettivi), ma non avrebbe mai messo in discussione la sfera dei diritti civili individuali.

Intorno a queste due tesi è stato costruita, non solo una narrazione, ma un vero e proprio modello di civiltà: capitalistica, occidentale, molto spesso eurocentrica. Una narrazione da cui hanno aspirato a pieni polmoni anche la sinistra liberal-liberista (che ha seppellito quella socialdemocratica) e purtroppo settori della stessa “sinistra radicale” (seppellendo quella “di classe”).

Sono tesi, quasi una religione, come la “mano invisibile dei mercati”, che i fatti si sono incaricati di smentire, dolorosamente.

Lo stiamo verificando qui, nel cuore e nella periferia dell’Europa, ma anche negli Stati Uniti, ossia negli epicentri della “civiltà capitalistica”, che per decenni era stata contrapposta prima al socialismo reale ed ora al “dispotismo asiatico” incarnato da Russia e Cina, nel quadro di una nuova competizione globale.

Quando nella società e nella psicologia delle masse vediamo gli effetti delle sparate di Salvini e dei suoi simili ungheresi, austriaci, bavaresi (una coincidenza geopolitica che mette i brividi, quasi come la Cavalcata delle Valchirie su Woody Allen), o quelle di Trump negli Usa, si comprende bene come sia già venuta meno ogni pretesa di “civiltà superiore dell’occidente” rispetto al resto del mondo, sia esso quello dolente e povero dei migranti dall’Africa o dall’America Latina, sia quello dei paesi Brics che stanno contendendo Pil e mercati all’ex blocco euro-statunitense, oggi diviso e in competizione al suo interno.

L’unico fattore escluso da ogni priorità – quando si prospettano o scelgono le soluzioni ai problemi posti da una crisi globale, non solo economica ma anche ambientale, alimentare, energetica – è diventato il fattore umano.

Nelle voci che inneggiano agli affondamenti e al blocco degli sbarchi nel Mediterraneo, o al muro al confine con il Messico, non rivelano soltanto l’accresciuta frustrazione sociale e la generale insicurezza sul futuro, ma mostrano anche il tentativo delle classi dirigenti – ormai diventate solo “classi dominanti”, senza più egemonia – di rimanere in sella seminando guerra e capri espiatori.

Era già accaduto negli anni Trenta, e per metterci una pezza c’è voluta una guerra mondiale devastante, la metabolizzazione dell’orrore e della banalità del male, fino al rifiuto totale di tutto questo che ha generato Costituzioni come quella italiana.

Per esorcizzare questo sanguinoso passato, sull’Europa hanno costruito l’Unione Europea e negli Usa l’alternanza immobile tra liberal e conservatori. Ma il carattere di classe di queste soluzioni ha riprodotto – come da manuale – i meccanismi perversi del dominio: prima contro il lavoro e i lavoratori, poi nella competizione tra simili (con il ritorno ai dazi, alla guerra commerciale, al protezionismo), infine con la liquidazione dei valori umani elevati, nella retorica occidentale, a fondamento della civiltà che conosciamo rispetto agli altri, ai “barbari”. La vita di un “negro” vale di nuovo meno, o addirittura nulla. Come quella di uno zingaro, un musulmano, di un clochard, di un soggetto umano escluso o escludibile dalla logica competitiva.

E’ evidente come entrambe le soluzioni – in Europa come negli Usa – siano fallite, aprendo la crisi di civiltà.