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domenica 4 febbraio 2018

Chiamare le cose con il proprio nome, Crimine FASCISTA a #Macerata

Allora procediamo: quello che è successo ieri mattina a Macerata è un attentato.
Il motivo? Erano di colore, come il presunto assassino di Pamela Mastropietro, la giovane fatta a pezzi sulla cui morte sono in corso indagini.
Dicono che per essere un buon blogger serve l'equità. ma con la violenza non si può essere equi, dii equo c'è solo l'idiozia di voler giustificare un crimine con un altro........
Un attentato motivato da razzismo, fascismo e da un delirante senso di vendetta.

Quello di Macerata è un atto di terrorismo di matrice politica. A commetterlo un fascista, che ha cercato di uccidere sei persone.

Stessa tipologia di azione di quelle messe in atto di jihadisti dello Stato Islamico, per capirci. Cambia la motivazione, razziale e non pseudo religiosa, e cambia l’identità etnica, geografica e politica del protagonista.

Non è un jihadista, è un fascista.


Però è uno squilibrato fascista e leghista. Il clima in cui è maturato il suo gesto è quello della martellante propaganda razzista e xenofoba di Salvini, Meloni e di formazioni neofasciste come Casapound o Forza Nuova. Lì sono i mandanti morali. Un clima alimentato anche dai media che hanno dato in questi anni uno spazio enorme a questa propaganda e in generale hanno avallato una narrazione della realtà in cui l’immigrazione è la principale emergenza del paese. La maniera con cui Salvini e la Meloni hanno commentato l’efferato delitto di Macerata è stato a dir poco criminale, un vero e proprio incitamento all’odio razziale. D’altronde questi alleati di Berlusconi hanno costruito il loro successo elettorale su questa demagogia. Il pistolero è sicuramente uno che non sta bene: come qualificare un coglione che si candida con la Lega e va in giro col tricolore? Salvini invece è un lucido politicante senza scrupoli che sa che seminare odio porta voti. Salvini ha commentato cercando di giustificare il comportamento di questo aspirante serial killer.

Per il resto stessa roba.

La cronaca, ormai nota, è agghiacciante: Luca Traini, ventottenne originario di Tolentino, ieri mattina sale in macchina portando con sé una pistola. Inizia a girare per le strade di Macerata sparando praticamente ad ogni persona di colore gli capiti a tiro. Ne ferisce sei, di cui uno grave.

Poi, sentendosi braccato, si ferma di fronte al Monumento ai Caduti di Macerata, si avvolge in una bandiera tricolore, fa il saluto romano e grida “Viva l’Italia”.

Che l’appartenenza politica del soggetto sia chiara, basterebbe appunto solo la cronaca a stabilirlo. Per essere sicuri che il tutto non rischi di venir derubricato ad “azione di un balordo”, i tatuaggi ben in evidenza sul corpo (una croce celtica ed un simbolo addirittua tatuato in faccia) e un accenno di curriculum di attività politica: Traini nel 2017 si era candidato con la Lega Nord alle elezioni amministrative per il Comune di Corridonia. Alcune testimonianze raccontano di una sua vicinanza a Forza Nuova e Casapound, che ha smentito comunque la notizia.

Possiamo quindi dire che la frase tra l’ironico ed il provocatorio che sta girando da iesi sulle piattaforme social – “alla fine l’unico attentato vero in Italia l’hanno fatto i fascisti, non i jihadisti” – è formalmente vera.

Come altrettanto vere sono le accuse ai mandanti morali di quanto avvenuto. E qui l’elenco è lungo.

Innanzitutto coloro i quali agitano e strumentalizzano lo spettro dell’ “invasione”, dell’ “immigrazione incontrollata”, oppure la delirante tesi della “sostituzione etnica” per motivi elettorali. Siamo immersi in una campagna elettorale oscena, ed i risultati iniziano ad arrivare.

Un esempio perfettamente calzante è la dichiarazione a caldo del leader leghista Salvini: “Chiunque spari è un delinquente. Ma la colpa è di chi riempie di immigrati l’Italia”. La costruzione stessa della frase esprime in modo evidente l’approccio, la volontà di strumentalizzazione: prima la banalità “politically correct”, poi lo slogan. E che importa se studi ed analisi statistiche dicono in modo scientifico che non esiste nessuna invasione, ma solo politiche sbagliate di accoglienza. L’importante è creare consenso, e prendere voti.

Altra responsabilità enorme, la hanno gli “sdoganatori” delle organizzazioni neofasciste: quelli per cui “tutti hanno diritto di parola”, “non vi condivido ma siete all’interno delle regole democratiche”, “non la penso come voi ma con voi parlo”. Questo approccio liberal e radical chic che dimentica il fatto che la nostra Costituzione sul fascismo si esprime in maniera molto chiara, e che pare non vedere come in questo paese stia montando una marea nera alimentata dalla paura, dalla povertà, dall’impoverimento, dalla scomparsa del welfare, dalle politiche di austerity, dalla messa a profitto di tutto, a partire dai diritti, dalle persone stesse. Odiare chi è più debole di te, non guardando a chi ha veramente la responsabilità del deperimento della qualità di vita di sempre più persone.

martedì 22 agosto 2017

Terrorista a chi?

La domanda è sempre uguale a sé stessa: cosa spinge un giovane appena ventenne a prendere un furgone e a compiere un atto criminale, terroristico, a fare una strage nel pieno centro di una città?

lunedì 21 agosto 2017

PRONTI PER UN AUTUNNO DI PREGIUDIZI E PAURA?

L’Italia prossimo obiettivo terroristico? Diciamo che non vi sarebbe molto da meravigliarsene, visto che fino ad ora il nostro Paese è stato risparmiato dalla furia dei kamikaze, dai tagliagole che per strada si manifestano altrettanto all’improvviso.

sabato 19 agosto 2017

LA IL-LOGICA DEL'ISIS, Decine di foreign fighters rientrati ma il Terrore lo affida a 12 ragazzini

NOn si vedeva un preapismo belligerante e anti-islamico di questo genere dai tempi di George W. Bush. D’altronde, come dar loro torto: dopo aver visto le loro brillanti tesi da cavernicoli smentite dai fatti oltre che dalla Storia, dopo aver incassato la figura di merda dell’avventura siriana anti-Assad, ecco che i nostri Rambo in grisaglia hanno una nuova battaglia da combattere: quella contro il jihad in Europa, il secondo tempo del film di quell’Isis creato ad arte da loro eroi, come il senatore John McCain, che ora tenterebbe lo european tour come una rock band in cerca di affermazione.

venerdì 18 agosto 2017

NON GIUDICARE UN LIBRO DALLA SUA COPERTINA

Gli episodi , si tratta di tre momenti di attacco, distinti ma collegati, ci dicono che qualcosa è cambiato nelle strategie, nella tattica e nel Brand dei terroristi.
Evito di proposito di parlare di morti e ” sangue sulle ramblas” come fanno gli pseudo giornalisti e mi concentro sui fatti acclarati con un paio di commenti personali.

L’ISIS – posto che abbia mai avuto una consistenza da Stato organizzato, ora non l’ha più e ha cambiato nome – essendosi evidentemente fuso con le cellule marocchine, numerose, efficaci e silenti, e da che era ” Siria e Irak” è diventato ufficialmente ” Stato Islamico” tout court.
La ” rivendicazione” è ambigua ed evita di battere la grancassa, come usava fare, in prima persona.

Segno evidente che ha lasciato cadere la carta nazionalistica “orientale” per rilanciarsi a livello confessionale di ” Umma” , la comunità islamica senza indicazioni territoriali.

È la grande vittoria politico-strategica del laicismo di Saddam Hussein e di Bashar El Assad. Al grosso dei Siro-iracheni, del sunnismo non frega più niente. L’effetto jihad non c’è stato.

Credo che quel che resta dell’organizzazione dirigente di ISIS si sia fuso con le cellule terroristiche marocchine – indebolite anch’esse dallo smantellamento , a cura dei servizi spagnoli, di dieci network in un anno- e che per questi attentati abbiano messo insieme le rispettive forze e modalità operative, per cercare una rivincita eclatante.

Ecco perché sono comparsi contemporaneamente gli ESPLOSIVI ( dei marocchini, ricordate Madrid 2004) e i FURGONI ( apparsi da Nizza in poi, anche a Berlino – 12 morti- a Londra – 5 morti- a Stoccolma -4 morti- poi ancora a Londra – 8 morti- poi ancora a Parigi con l’attentatore che ha attaccato un gruppo di poliziotti)

Chi si propone di continuare la campagna terroristica contro l’Occidente ha evidentemente:

1) cambiato teatro operativo ( Spagna invece di Francia, Belgio e Inghilterra) .
2) arricchito il proprio arsenale e aumentato il numero dei terroristi.
3) ampliato l’audience potenziale del proprio messaggio oltranzista ( passando da due paesi all’intero mondo arabo)
4) Dispone di mezzi finanziari ingenti.

MA QUALCOSA È ANDATA MALE NEI PREPARATIVI:

Una esplosione accidentale ( o provocata dal servizio spagnolo che è lo stesso ai nostri fini) ha messo in moto un meccanismo che avrebbe potuto avere ben altri effetti in altra data.
( ad esempio, alla vigilia del referendum sulla indipendenza della Catalogna che dovrebbe tenersi a settembre).

L’intervento della polizia ( che inizialmente ha pensato a una esplosione di gas) ha provocato una seconda deflagrazione ( azionata da un superstite- suicida? ) , l’intervento estemporaneo dell’attentatore sulle ramblas ( svoltosi con tragica efficacia), la reazione – forse tardiva- della polizia con l’arresto , finito con la morte, di un ulteriore gruppo sospetto ( indicato dal titolare dei documenti trovati sul furgone?).

Cosa apprendere da questo episodio :

1) i servizi di intelligence spagnoli hanno agito con perizia. Immagino siano stati loro a fornire l’innesco difettoso ai terroristi.
La polizia forse non ha pensato a coordinarsi pensando a un incidente domestico.

2) non sono state prese misure efficaci per impedire a mezzi e automezzi di accedere alle zone pedonali ( esistono negli USA degli scuarcia-pneumatici affilatissimi a difesa dei parcheggi privati) e invece di mettere i paras in bella mostra servono tiratori scelti che inchiodino gli autisti.

3) comincia a circolare l’esplosivo e questo nuovo pericolo dimostra che alcuni controlli sono carenti.

4) il cambiamento di strategia e tattica, oltre che di obbiettivo politico dei terroristi, spiazza i nostri non flessibilissimi apparati di sicurezza occidentali e mette in pericolo anche l’Italia che finora avevo considerato immune dal contagio.

Da oggi, l’attentato anonimo con esplosivi può prescindere dall’approvazione della pubblica opinione araba che ci è favorevole. Diventiamo un bersaglio.

5) il Marocco, sempre stato sull’orlo di una crisi ( una intera città – Al Hoceima- è in rivolta da oltre un mese) e ora che gli ex ISIS hanno voce in capitolo ( la loro parte di attentato è riuscita meglio…) potrebbero cercare una rivincita territoriale sull’Atlantico.

6) il Colosseo si difende a Frosinone.

Le fasi preparatorie dell’attentato si sono tutte svolte in località distanti tra i cento e i duecento chilometri da Barcellona. Si sapeva, ma ora ne abbiamo la prova.

A una operazione come questa hanno partecipato dalle cinquanta alle sessanta persone. Dal numero e qualità degli arresti del prossimo futuro giudicheremo l’efficienza dei servizi spagnoli.

7) il modus operandi dei terroristi è apparso pianificato in forza del know how che può avere solo uno Stato organizzato. Chi glielo ha dato?

ANCHE A #Barcellona LA FARSA è al completo.

C’è una sola cosa che ci sentiamo di dirvi senza timore di smentita: anche dopo la peggior notte di bisboccia, il mattino dopo si fornisce versioni dell’accaduto più lineari e credibili di quelle degli inquirenti spagnoli. Sempre. Magari sbiascicando ma mai inondando di cazzate l'interlocutore come il fiume in piena di non-sense che arriva a getto continuo dalla Catalogna. Riassumiamo, per sommi capi. Attorno alle 5 del pomeriggio di ieri, un furgone entra nella rambla all’altezza di Plaza de Catalunya e falcia 13 persone, lasciandone ferite sul selciato oltre un centinaio. Schiantatosi contro un chiosco, dal van esce una persona con una camicia bianca a righe azzurre, qualcuno dice che stia ridendo e si dilegua.

lunedì 19 giugno 2017

#FinsburyPark, ennesimaa strage figlia dei media

Nella testa del conducente-vendicatore, bianco, britannico – cattolico, protestante, ebreo o non credente non importa – Finsbury Park si prende la rivincita su Westminter e London Bridge. “Voglio uccidere i musulmani” è l’essenza di un pensiero che se per ora può contare sull’esempio di un ‘lupo solitario occidentale’ magari darà vita a gruppi di fondamentalisti anti islamici che in geopolitica esistono già, organizzati in eserciti, prima che in gruppi paramilitari. Quest’ultimi in periodi vicini e lontani della Storia hanno rappresentato drammatiche realtà, tutte giustificate dall’immediato orizzonte degli eventi, e poi ripensate con parziale ammissione di colpa, anch’essa non sempre scontata.
 

La sete omicida trasformata in atto dall’ennesimo attentatore londinese, che ha lanciato l’automezzo della follìa su una folla di fedeli uscita da una delle ultime preghiere collettive dell’annuale Ramadan, è qualcosa di già scritto e formulato in soluzione alternativa “per non soccombere” da teorici della politica del razzismo muscolare e da intellettuali che cavalcano il tema con raffinata scrittura. Un plot ricamato attorno all’intreccio del sanguinario Islam jihadista che sgozza e spappola sotto le ruote le esistenze, simili nel tran tran metropolitano, diverse nei princìpi dei sacri libri, degli infedeli. Così i fedelissimi alla ritualità della morte trovano spazio, motivo e missione anche sul fronte opposto.

Vestono in tutto e per tutto l’ideale del crociato, contro cui i miliziani della mezzaluna hanno lanciato una guerra che dev’essere di attacco continuo, fino a schiacciare l’avversario. Il sindaco di una Londra stordita, Sadiq Khan, la premier di una nazione barcollante, Teresa May, pur nella boria dell’Impero che fu, possono rappresentare l’immagine del politico occidentale ubriaco fra eventi che non governa più. Come i colleghi di un Occidente che fra comprensione, mediazione, chiusure, parziali o totali, a inarrestabili flussi migratori, mostra soprattutto l’inefficacia d’un sistema politico-economico che poco integra e tanto scava in diversità sociali, alternando ghetti a scatole cinesi dove la convivenza fa a pugni con le tradizioni che ciascuna etnìa, fede, comunità considera irrinunciabili.

Ovviamente c’è chi lavora per un dialogo, di per sé difficilissimo, ma è una minoranza. Perché tanti dei presunti incontri, rapporti, dialoghi, aperture ruotano esclusivamente attorno al business che oggi unisce, domani può dividere. Mentre la macro storia parla il burocratese diplomatico di facciata, che quando non s’accorda sfocia in contrasto senza soluzione di continuità, le teorie degli untori dello scontro fra civiltà, sui media mainstream ne siamo assediati, forniscono carburante ai combattenti di un odio che deve diffondersi.

martedì 6 giugno 2017

Jihadisti: perchè continuiamo e non capirci nulla?

Jihadisti, corpi della “guerra santa” all’Occidente, pronti, anzi in estasi mistico-guerriera, a scannare l’infedele e a morire nella nobile impresa. Sono ormai quasi venti anni che scannano nelle città d’Occidente e macellano in Africa, Asia, Medio Oriente, Russia. E ancora non vogliamo capire, ancora si sceglie (perché è una scelta) di non capire. Si sceglie di non vedere perché non si vuol vedere quello che è evidente. Dice il detto popolare: nessun miglior sordo di chi non vuol sentire. Noi facciamo lo stesso nei confronti della Jihad.

Petromonarchie e le accuse fra jihadisti

I sovrani dei petrodollari hanno da tempo sostituito invidie e rivalità con scontri diplomatici e addirittura conflitti. Dietro ci sono sempre interessi economici, pur ammantati da orientamenti religiosi e politici. L’attuale contrasto guidato dai sauditi, e volto a isolare il Qatar ponendogli un cordone sanitario allargato a pesi massimi del mondo arabo come l’Egitto, prende spunto da una sua presunta prossimità col terrorismo, un’accusa che rimanda al mittente perlomeno una chiamata di correo.

Marsala, Sicilia: 15 arresti sono affaristi della guerra

Un tempo scrissi che "affaristi" nord africani non arrivavano sui barconi...ma con voli aerei e s'incontravano stringendo accordi con nostri connazionali o europei vari e sparsi, ...beh..avevo sbagliato solo il mezzo, arrivano su gommoni da milionari...approdano in Sicilia "terra tappetino welcome" gli ultimi a Marsala.

lunedì 5 giugno 2017

CORBYN TALLONA MAY? URGE ATTENTATO

Finiti i botti, si può anche sospendere la campagna elettorale Se lo devono essere detti l’MI5, l’MI6, la loro dependance Scotland Yard, i fratelloni Mossad, CIA e i suoi 14 nipotini in Usa, i cugini delle varie marche imperiali europee, alla vista di uno che s’impegnava per un apocalittico cambio “dalla politica per i pochi alla  politica per i tanti” (Jeremy Corbyn). Roba mai vista. Anatema. E così, dopo gli impiegati e il poliziotto sul Ponte di Westminster e i ragazzetti al concerto di Manchester, è toccata ai flaneur e alle flaneuses serali sul London Bridge e nei pub sottostanti a finire, come va il trend di questi tempi, sotto un veicolo e tra le lame dei servizi. 4 morti, più 22, più sette = 33, più parecchie decine di feriti, mutilati, menomati. Esito di una battaglia elettorale sul destino dei pochi e dei tanti. La May, primo ministro, ha cancellato quanto restava della campagna dei tanti. Se ne poteva fare a meno.

domenica 4 giugno 2017

Prove tecniche di regime globale basato sulla paura

C’è un filo rosso che unisce quanto accaduto a Londra l’altra notte con gli avvenimenti di Piazza San Carlo a Torino: la paura. Uno stato mentale, prima che un allarme concreto. Se infatti nella capitale britannica la paura aveva il volto reale di un furgone bianco sulla folla del London Bridge e di tre uomini vestiti di nero – “Sembravano drogati, colpivano a caso e dicevano che era per Allah”, racconta un superstite – che menavano fendenti con coltellacci da cucina, nel capoluogo torinese la paura prendeva le sembianze di cumuli di scarpe e zainetti dimenticati sul selciato per la fretta di scappare da una minaccia che esisteva solo nella mente di chi era lì, in piazza per vedere la finale della Champions League. La dinamica di quanto accaduto a Torino è ancora sconosciuta e le versioni sono nebulose, come sempre avviene in momenti di panico collettivo simili.

venerdì 26 maggio 2017

False flag a Manchester?

Governi che permettono l’uccisione dei propri cittadini per fini politici sono ormai cosa comune. I media stanno diventando sempre più audaci nel dipingere certi eventi come “terrorismo”, e il pubblico continua ad abboccare.

giovedì 25 maggio 2017

Le lotte di potere mondiale la pagano bimbi di Manchester

Sembra un macabro rituale quello che si assiste impotenti dagli schermi televisivi: una esplosione violenta, morti a decine, feriti a centinaia e la postuma rivendicazione del Daesh e per epilogo la dichiarazione del capo della polizia locale o dei servizi di sicurezza che ammettono la già conosciuta identità del terrorista.

venerdì 7 aprile 2017

Errore o Profezia quella di Trump?

Correva il 19 febbraio e il presidente Usa Donald Trump, quando a un comizio tenuto in Florida sabato aveva parlato genericamente di un recente attentato terroristico in Svezia, mai avvenuto. Solo nel pomeriggio di domenica (in Italia era notte) Trump ha chiarito di avere fatto riferimento a un servizio visto su FOX News, nel quale però non si era parlato di un attacco avvenuto da poco nel paese.

Il terrore non si ferma. E' il turno di #Stoccolma

Il terrore non sembra arrestarsi. E' il turno di Stoccolma: oggi intorno alle 15, un camion si è lanciato contro la folla nelle vie dello shopping del centro.  Almeno tre le vittime confermate e otto i feriti, mentre un reporter della radio pubblica Ekot riferisce di aver visto almeno cinque persone morte.

lunedì 3 aprile 2017

San Pietroburgo, esplosione in metro: 10 morti

Il terrorismo torna a colpire la Russia. Lunedì mattina c’è stata una esplosione lungo la linea blu della metropolitana di San Pietroburgo, nel tratto tra le fermate Politecnico (Teknologhiceskij Institut ) e Piazza Sennaja. Almeno dieci persone sono morte, diverse decine sono rimaste ferite. Tra loro ci sono anche alcuni bambini, colpiti dagli oggetti contundenti contenuti nell’ordigno esploso.

martedì 31 gennaio 2017

Bissonnette, il killer canadese: amava Trump, Le Pen, i suprematisti bianchi

/Una strage, quella alla moschea di Quebec City, perpetrata per colpire la comunità islamica canadese: il killer arrestato (l’altro si è rivelato solo un testimone), Alexandre Bissonnette, aveva simpatie suprematiste bianche e antifemministe, ammirava la linea ostile agli immigrati di Trump e Marine Le Pen su Facebook, ma anche l’esercito israeliano, George Bush, il New Democratic Party del Canada (che però è di sinistra) e del senatore Mcain (avversario repubblicano di Trump).

lunedì 30 gennaio 2017

Il ban non tocca i Paesi “esportatori” di terrorismo, salva quelli con cui Trump fa soldi

Nessuno di questi Stati è tra i maggiori esportatori di foreign fighter. In 5 di essi i caccia degli Stati Uniti bombardano l’Isis, uno è occupato da Washington, al settimo ha imposto per anni durissime sanzioni. In nessuno di questi Paesi la Trump Organization ha affari. Nel pieno della bufera scatenata dall’ordine esecutivo con cui Trump ha bloccato l’ingresso negli Usa cittadini di Iraq, Siria, Yemen, Libia, Somalia, Sudan e Iran, FREE-ITALIA solleva dubbi sulle motivazioni alla base delle scelte operate da the Donald.

mercoledì 18 gennaio 2017

ATTENZIONE, CI STANNO PRIVANDO DELLE LIBERTA'

Con la scusa dell'anti-terrorismo, le leggi in Europa stanno mettendo in pericolo diritti e libertà fondamentali. Stanno trasformando intere nazioni in stati di sorveglianza, permettono un controllo indiscriminato delle persone da parte dei governi, restringono la libertà d’espressione, hanno un impatto soprattutto su minoranze, migranti e attivisti. Con queste leggi “orwelliane” si negano i diritti col pretesto di difenderli. I governi europei stanno usando le misure anti-terrorismo per consolidare poteri draconiani, prendere di mira determinati gruppi in maniera discriminatoria e togliere diritti col pretesto di difenderli. Vogliono creare una società in cui la libertà sarà l’eccezione e la paura sarà la regola.