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martedì 11 settembre 2018

#NeverForget911, I morti e i fatti dell’ #11settembre...

Mentre il mondo celebra la tragedia farsa del 2001. NOI vi raccontiamo la storia di un intero paese umiliato (dagli USA) che, l'11 settembre del 1973, veniva spazzato via da un male insormontabile nel modo più vile e brutale. Una storia, quella del presidente cileno Salvador Allende, che “non si ferma né con la repressione, né con il crimine”.

martedì 28 agosto 2018

Italia chiede aiuto all'Albania?? abbiamo dimenticato i nostri crimini ma un pò di memoria può aiutare

L’Albania negli anni Novanta
Dopo la caduta del regime comunista, all’inizio degli anni Novanta l’Albania si ritrovò in una situazione molto complicata e difficile. Il paese era politicamente isolato, con un livello di criminalità molto elevato, povero e arretrato da un punto di vista economico. Il governo albanese cercò di porre rimedio con una serie di riforme, tra cui quella delle cosiddette “imprese piramidali” che funzionavano come delle banche ma con un tasso di interesse molto alto. Nel gennaio del 1997 la maggior parte di queste imprese fallì e un terzo delle famiglie albanesi perse i propri risparmi.

A Tirana cominciarono proteste che poi si estesero anche in altre città, durarono mesi e diventarono sempre più violente fino a quando l’allora presidente della Repubblica, Sali Berisha, dichiarò lo stato d’emergenza: solo una piccola parte del territorio albanese era rimasto sotto il controllo dello governo, mentre la maggior parte del sud e delle zone centrali (Tirana, Durazzo, Valona) erano gestite da bande armate. Fu in questa situazione – che viene storicamente ricordata come “anarchia albanese” – che cominciò a aumentare l’emigrazione verso l’Italia.

Il “blocco navale” del 1997
In quell’anno di grave crisi e disordine per l’Albania, in Italia al governo c’era il centrosinistra e il presidente del Consiglio era Romano Prodi. Il ministro degli Esteri era Lamberto Dini; alla Difesa c’era Beniamino Andreatta e agli Interni Giorgio Napolitano. Il governo italiano decise di adottare una duplice strategia: da una parte offrire accoglienza temporanea nei casi di bisogno effettivo, con l’immediato ri-accompagnamento di coloro a cui non era riconosciuto quel bisogno, dall’altra parte evitare un afflusso massiccio di migranti verso l’Italia tramite un accordo con l’Albania.

Il 19 marzo del 1997 venne adottato un decreto legge che regolamentava i respingimenti; il 25 marzo venne firmato un accordo con l’Albania per il contenimento del traffico clandestino di profughi. L’accordo parlava ufficialmente di un «efficace pattugliamento» delle coste dell’Adriatico e dava alla Marina disposizioni per fare «opera di convincimento» nei confronti delle barche di migranti provenienti dall’Albania: in pratica però fu un vero e proprio “blocco navale”, criticato apertamente dall’ONU.

L’accordo prevedeva un controllo nelle acque territoriali albanesi affidato al 28° Gruppo Navale italiano, che operava regolarmente armato e pronto a rispondere al fuoco se provocato (aveva a disposizione anche un contingente di terra per il controllo dell’area portuale, del porto e del lungomare sul quale si trovavano le aree di partenza dei cosiddetti “scafisti”); una seconda fascia, costituita da navi d’altura, aveva il compito di sorvegliare lo spazio marittimo tra Albania e Italia per intercettare le barche con i migranti; la terza fascia doveva recepire la situazione trasmessa dalle unità d’altura e agire per contenere l’entrata nelle acque territoriali italiane.

Cosa avvenne il 28 marzo del 1997
Pochi giorni dopo la promulgazione degli accordi una motovedetta albanese carica di donne e bambini, la Katër i Radës, fu speronata nel canale d’Otranto dalla Sibilla, una corvetta della Marina militare italiana che ne contrastava il tentativo di approdo sulla costa italiana. Si rovesciò in pochi minuti: morirono 81 persone, ne sopravvissero 32.

Quel giorno a svolgere le operazioni di pattugliamento nel canale d’Otranto c’erano cinque navi della marina Italiana: le fregate Zeffiro, Aliseo, Sagittario, il pattugliatore Artigliere e la corvetta Sibilla. Le prime quattro avevano il compito di perlustrare le acque internazionali vicino alle coste albanesi. La corvetta Sibilla, invece, aveva compiti e funzioni difensive diverse: collocarsi al confine tra le acque italiane e quelle internazionali, controllando la seconda linea.

La Katër i Radës era stata rubata al porto di Saranda da un gruppo che gestiva il traffico di migranti. Nel pomeriggio del 28 marzo, intorno alle 15, partì da Valona carica di circa 120 persone, tra uomini, donne e anche molti bambini, molte più di quante ne potesse contenere. Alle 17.15 fu avvistata dalla fregata Zeffiro impegnata nell’operazione del blocco navale. La Zeffiro intimò alla Katër i Radës di invertire la rotta ma la nave albanese proseguì. Quindici minuti più tardi della nave iniziò a occuparsi la corvetta Sibilla, più piccola ed agile, che iniziò a effettuare le manovre di allontanamento, avvicinandosi in cerchi sempre più stretti alla Katër i Radës. Alle 18.57 avvenne l’urto. La Sibilla colpì la piccola nave (il ponte era lungo circa 20 metri) due volte: una prima, sbalzando molte persone in acqua e una seconda capovolgendola. Alle 19.03 la nave affondò.

La sentenza di primo grado, che risale al 2005, ma anche quella di secondo grado, del 2011, stabilirono che la colpa era condivisa tra i comandanti delle due imbarcazioni: il comandante della Katër i Radës venne condannato a quattro anni di carcere, poi ridotti in appello a tre anni e dieci mesi; Fabrizio Laudadio, comandante della Sibilla, venne condannato a tre anni, poi ridotti a due anni e quattro mesi. Il relitto della nave albanese, recuperato, è diventato un monumento a Otranto.

La situazione in Albania non migliorò, il governo locale chiese l’intervento di una forza militare internazionale: arrivò con l’operazione Alba, promossa dall’Italia e autorizzata dall’ONU. Il blocco navale permise di intercettare decine di imbarcazioni, ma non fermò i viaggi dei migranti: soltanto il 5 maggio a Bari sbarcarono 1.500 migranti. In Albania si tennero delle nuove elezioni a giugno; l’Italia in agosto ritirò il suo contingente militare e si impegnò poi ad addestrare le forze militari e la polizia albanese, mentre la situazione tornò molto lentamente a una specie di normalità.

sabato 25 agosto 2018

COCAINOMANE, IRACONDO, VIOLENTO CON LE DONNE E ONNIPRESENTE NEI BORDELLI. IL DUCE OLTRE LA PROPAGANDA

Dalla propaganda fascista Mussolini è sempre stato descritto come padre nobile della Patria, saggia guida del Paese, equilibrato, coraggioso e soprattutto animato da profondi valori familiari e tradizionali. Insomma il Mussolini già descritto dalla propaganda fascista, mentre bacia bambini e miete grano, sembra essere quanto mai presente. 

mercoledì 22 agosto 2018

La vera storia di Genova tra glorie e atroci crimini politici…

Non è casuale che, di fatto, non esista una storia economica, sociale e politica capace di ricostruire (criticamente) quanto hanno vissuto i genovesi e il loro territorio da prima dell’Unità d’Italia sino ai giorni nostri – soprattutto in questi ultimi 40 anni. Riassumiamo alcuni aspetti salienti a guisa di “pro-memoria” per costruire in voi una coscenza storica e che speriamo che giovani storici, con un approccio pluridisciplinare critico potranno sviluppare meglio.

giovedì 2 agosto 2018

A #Bologna il tempo si fermò, #2agosto

Quando si scende da un treno,  si esce in piazza Medaglia D'Oro e si fissa quell'orologio. Non segna l'ora giusta, le lancette sono immobili. "Chissà da quanto tempo è rotto", si lamenta, senza immaginare che la vera vergogna è non sapere perché lì, a Bologna, quell'orologio, è fermo.

lunedì 11 giugno 2018

Ricordando Berlinguer, l’onestà senza compromessi #11giugno

Da cosa si intuisce che pian pianino, senza accorgercene, stiamo diventando una nazione di barbari? Da molti segnali, alcuni evidenti e altri più sfumati. Cominciamo da quelli più lampanti: l’involgarimento generale, che è sotto gli occhi di tutti e si palesa in varie forme, tutte poco gradevoli.

mercoledì 9 maggio 2018

#9maggio 1978: il giorno in cui l'italia morì

Difficile immaginare due persone più diverse nell’Italia del 1978: Aldo Moro era l’uomo del potere, Peppino Impastato era l’uomo che combatteva quel potere. La differenza tra loro era non solo politica – avevano idee molto diverse e si consideravano avversari – e anche intellettuale – leggevano libri diversi, ascoltavano dischi diversi, guardavano film diversi – ma soprattutto era antropologica. La estenuante volontà di Moro di mediare, il suo argomentare complesso, la sua impenetrabilità erano l’opposto delle accuse dirette di Impastato, della sua capacità di arrivare diritto al punto, con sarcastica precisione. 

Ricordiamo #PeppinoImpastato: UN GRANDE EROE ITALIANO

Quarant'anni non cancellano quella maledetta notte tra l’8 e il 9 maggio. Una tragedia immane, una delle tante di mafia, accaduta in un paesino della Sicilia affacciato sul mare: Cinisi. Ai tempi se ne parlò poco, la grande attenzione mediatica era rivolta al ritrovamento del corpo senza vita di Aldo Moro.

mercoledì 25 aprile 2018

#25APRILE. #Resistenza., #Liberazione, La festa di tutti

Il 25 Aprile l’Italia festeggia la Liberazione.

La liberazione del Popolo italiano dal nazifascismo e dalla tirannia che per più di venti anni oppresse e distrusse l’Italia, soffocando nel sangue e nella negazione delle libertà ogni opposizione al regime imposto da Mussolini con un colpo di Stato.

mercoledì 14 febbraio 2018

Chi fù San Valentino? il Santo degli Innamorati

Oggi è la festa dell’amore: in tanti già nei giorni scorsi hanno ultimato i preparativi e oggi c’è chi non sospetta sorprese, chi non ha voglia di festeggiare e chi, invece, indifferente alle ricorrenze, si “accontenta” di avere accanto una persona che lo/a ami incondizionatamente. Ancora prima di cioccolatini, rose, gioielli ed altri impensabili gadget che hanno trasformato il 14 febbraio nella sagra del consumismo, del materialismo e dell’eros sfrenato, al punto da dimenticare le reali origini della festa, è opportuno conoscere qualcosa in più su San Valentino.

sabato 10 febbraio 2018

il “Giorno del Ricordo” per le vittime delle #foibe

Ricorre oggi il “Giorno del Ricordo”, il cui scopo è quello di commemorare e celebrare la memoria di tutte le vittime dei massacri delle foibe. 
Una tragedia, questa, spesso sottovalutata e purtroppo riscritta: se ne parla sempre troppo poco di quelle persone (occupanti invasori fascisti) sterminati dal generale Tito, perché colpevoli di essere fascisti e di occupare e opprimere i territori della Venezia Giulia e della  Dalmazia, durante e appena dopo la Seconda Guerra Mondiale.

sabato 6 gennaio 2018

La vera storia della Befana

La Befana, (termine che è corruzione di Epifania, cioè manifestazione) è nell'immaginario collettivo un mitico personaggio con l'aspetto da vecchia che porta doni ai bambini buoni la notte tra il 5 e il 6 gennaio. La sua origine si perde nella notte dei tempi, discende da tradizioni magiche precristiane e, nella cultura popolare, si fonde con elementi folcloristici e cristiani: la Befana porta i doni in ricordo di quelli offerti a Gesù Bambino dai Magi.

giovedì 4 gennaio 2018

Il '68, cosa può insegnarci cinquant’anni dopo?

Cinquanta anni fa sbocciava il sessantotto, un anno, un movimento. Un lungo periodo di lotte, durante il quale la ragione, la passione e la fantasia davano forma al concetto di utopia, come strumento creativo verso un grande obiettivo: costruire le basi per la liberazione dalle convenzioni, dai dogmi e dall’oppressione e per soffiare sul vento dell’autodeterminazione dell’uomo, dei popoli e della società.

I movimenti del '68 non ebbero conseguenze politiche immediate e la rivoluzione, attesa da molti dei protagonisti del movimento non era all'ordine del giorno. Fu evidente la differenza tra i paesi nei quali il movimento studentesco rimase isolato, come la Germania Ovest e gli USA e quelli come la Francia e l' Italia, nei quali si è esteso ad altri settori della società.

Negli USA furono senza dubbio le proteste contro la guerra del Vietnam che contribuirono a capovolgere l'orientamento dell'opinione pubblica alla fine degli anni Sessanta. L'isolamento del Paese sulla scena internazionale, testimoniato ovunque dal movimento contro la guerre indusse Washington a cercare una soluzione. Le trattative di pace si conclusero quattro anni più tardi con il ritiro delle truppe americane. Ci furono poi anche le manifestazioni dei neri americani, in forma sia pacifica che violenta, che accelerarono l'applicazione dei diritti civili fino ad allora calpestati. In Francia le conquiste ottenute dagli studenti e dagli operai apparvero ben poca cosa, se paragonate all'ampiezza dei movimenti.

Le universitá divennero il luogo dell’opposizione al controllo e della critica pura al dominio, che i governi volevano a tutti i costi estendere sull’attivitá materiale ed intellettuale, in particolare sulla ricerca scientifica, ottennero una relativa autonomia di gestione e vi furono introdotte la pluridisciplinarità e una limitata partecipazione degli studenti ad alcuni organismi, furono altresì il luogo del rifiuto dell’ingerenza dell’apparato militare ed industriale nella vita civile.

La nuova resistenza fece il suo primo vagito negli USA nel cuore degli anni sessanta, per diffondersi in Francia, in Germania e in Italia, ma coinvolse altre nazioni del mondo. Anche l’Africa fu in subbuglio ed in molte sue regioni si infittiva la guerriglia contro l’occidente colonialista. In oriente il Laos, la Cambogia, il Vietnam erano già terreni di una guerra di occupazione impressionante, decisa proprio dall’apparato statunitense.

Se nel resto del mondo i fuochi della ribellione e della rivolta studentesca e civile si spegneranno nel corso degli anni seguenti, in Italia essi resteranno ancora accesi per tutti gli anni settanta ed alimenteranno la stagione delle grandi battaglie degli operai, degli artigiani, dei contadini (l’autunno caldo del ‘69 per antonomasia) e degli intellettuali, ma anche della gente comune incontrata sulla strada della conquista di importanti e qualificati diritti civili. Nel tempo, piccole e grandi città furono il palcoscenico di una lotta aspra e diretta Torino, Milano, Trento, Bologna, Roma, Napoli, Catania, Avola.

Ebbene, oltre ogni retorica, o operazione di nostalgia, o di reminiscenza di quel formidabile periodo, ripassare la storia e rivivere quegli anni non è un un esercizio di stile, ma uno strabiliante momento di lettura di una delle pagine più intense e travagliate della storia dell’Italia (e del mondo), affinchè da quella esperienza possa ancora essere irradiata e tenuta viva la coscienza come strumento “di integrazione del sapere e del percepire” e per non smettere di coltivare, nel nostro tempo, il seme del diritto ad una esistenza dignitosa e compiuta in tutta la sua libertà e bellezza.

Sapere, in quanto costante ricerca della verità e dello scibile; percepire, perchè dall’incontro della ragione col mondo sensibile l’individuo possa sviluppare la consapevolezza del suo agire e della storia.

Sul movimento del sessantotto è stato scritto più volte, ovviamente e canonicamente al sopraggiungere di ogni ricorrenza decennale; a volte con toni di disprezzo e persino di condanna, riducendolo ad una semplice esperienza addebitata ai cattivi maestri; altre volte con argomenti che hanno sfiorato un compiacimento d’occasione; altre ancora per celebrare un macabro rituale della fine di un’era.

Di fatto, pochissimi hanno detto e scritto su di esso con precisione storica e dovizia documentale, cogliendo il significato vero che quell’anno (quegli anni) ha avuto nella storia contemporanea sul piano della trasformazione degli usi e delle relazioni sociali e che propose un nuovo modello di rapporti interpersonali e privati; un periodo che ha contribuito alla crescita di un nuovo modo di intendere ed interpretare l’arte, il cinema, la musica, il teatro; che ha interessato persino la Chiesa, la quale si aprì ad una nuova dottrina sociale, alla teologia della liberazione. Liberazione ed Emancipazione, questi i temi che vennero sviluppati, partendo da letture di libri importanti, che passavano da Marcuse, Horkeimer, Adorno, Fromm, Sant’Agostino e dal marxismo, nel tentativo di fondare una visione del mondo diversa dall’immagine creata dalla cultura dominante, fortemente informata ai canoni del clericalismo, dell’espansione industriale, dell’opulenza e della morale borghese, e tentare così di trovare nuovi ed innovativi percorsi di analisi sociale.

Presero forma in quegli anni discipline come la sociologia, la psicoanalisi e l’antipsichiatria con le quali studiare e mettere al centro l’uomo, il suo intelletto e la sua sfera emotiva e la sua capacità relazionale nella societá, mortificato di contro dalla maniera della produzione industriale e dai gangli del profitto, per mezzo dei quali il Potere, nelle sue svariate sfaccettature, intendeva plasmare “l’uomo ad una dimensione” in una sorta di catena di montaggio, un prodotto che fosse in tal modo un oggetto imbavagliato, condizionato, sorvegliato e privo di memoria.

I principali obiettivi da raggiungere sono la perfetta sintonia tra uomo e natura, in un equilibrio dinamico ed in una simbiosi scevri dalla logica dello sfruttamento selvaggio, e la costruzione di una grande piattaforma di pace sulla quale ogni popolo possa edificare e sviluppare modelli organizzativi di democrazia diretta, di autogoverno e di autodeterminazione, per superare le barriere e i limiti imposti dagli Stati più forti, più ricchi ed egemonici.

Ridurre ai minimi termini la globalizzazione economica e finanziaria ed osteggiarne il mercato – che, oggi come ieri, stanno distruggendo il mondo mediante la concentrazione di maggiore ricchezza nelle mani delle superpotenze militari e l’accensione di nuovi e maggiori conflitti nei territori, cosicchè da un maggior disordine sia generato un controllo maggiormente dispotico sui popoli e sulle loro risorse, messi alle corde dalla crescente povertà – deve essere il motivo di una politica nuova, di un sentimento nuovo contro ogni forma di emarginazione, di repressione e di riduzione in schiavitù.

Il sessantotto è ancora questo, la sua attualitá risiede nella continua ricerca del sapere e nell’applicazione dell’etica nella forma e nella sostanza delle cose e degli eventi.

1628 - 1944 - 2018 i tempi cambiano, le rivolte anche....

Ricapitoliamo..o capitoliamo forse è più indicato. L'Italia si dispera per i sacchettini banco frutta e verdura...come se la vera tragedia fosse questa...va bene è questa, così non vado incontro a critiche ed offese...mentre vanno benissimo gli ulteriori aumenti di luce, gas e bollette varie, così come la perenne truffa bollo auto e canone tv per vedere pubblicità, se si vedesse solo pubblicità sarebbe meglio vista l'idiozia dell'80% dei programmi e tutti i balzelli di Stato, e le banche che ti danno 4 euro d'interessi di contro paghi 400 euro di tassi..ma questa non è truffa, no..no..l'italia andrà in rovina per i sacchettini a quanto pare...che siano loro la famosa goccia che farà traboccare il vaso? Già...allora ben vengano i sacchettini a pagamento!! se saranno la miccia a rendere al popolo italico finalmente vivo e riivoluzionario.. Perchè luce, gas e tutto ciò che ci porterà ad ulteriore malora vanno benissimo, che strano tutti gli aumenti si ripercuoteranno anche sulla spesa: come: pane, latte, frutta...ecc perchè ovvio che gli aumenti gli esercizi commerciali li faranno pagare al pensionato, al cassa integrato, all'operaio, e a tutta quell'Italia alla fame..che si troveranno magari a non poter pagare la  luce di casa se nel frattempo non sono finiti sotto un ponte, a non potersi riscaldare...però accidenti: il sacchettino lo vogliamo gratis! Ma per metterci cosa? se non riusciamo più a fare la spesa? Ma niente...però è una questione di pricipio, mi potete far pagare le vostre pensioni d'oro, i vostri stipendi da favola, i vostri vizi, la vostra droga, ma non i sacchettini! Questo che sia chiaro!
Un tempo per esempio nel 1944 o ancora più indietro in altro luogo nel 1628 ci furono i tumulti del pane...oggi..tempi moderni: può mancare il pane, ma non il sacchettino!  2018 la rivolta dei sacchettini, tutto il web è sconvolto! che ci frega degli altri aumenti!

Riccarda Balla

lunedì 11 settembre 2017

NON DIMENTICHIAMO IL DRAMMA DEL VERO #11settembre. #NeverForget911

Mentre il mondo celebra la tragedia farsa del 2001. NOI vi raccontiamo la storia di un intero paese umiliato (dagli USA) che, l'11 settembre del 1973, veniva spazzato via da un male insormontabile nel modo più vile e brutale. Una storia, quella del presidente cileno Salvador Allende, che “non si ferma né con la repressione, né con il crimine”.

sabato 19 agosto 2017

Trattativa Stato-mafia? Sempre esistita

Depistaggi e trattative tra mafia e pezzi dello Stato sono sempre esistiti, lo dice la storia di questo nostro disastrato Paese. La peggio Italia persevera con la mentalità mafiosa e continua a negare l’evidenza, attaccando chi eroicamente lotta per la legalità, tentando di affossare e insabbiare ciò che è sotto gli occhi di tutti.

lunedì 19 giugno 2017

Religioni? un demone da esportare

La storia delle religioni può anche essere letta e interpretata come il ventaglio aperto delle risposte alle varie malattie dell’anima che i singoli popoli hanno sentito come dominanti e nelle quali si sono – per così dire – riconosciuti.

lunedì 12 giugno 2017

ANNA FRANK

Il Diario di Anna Frank è il racconto della vita di una ragazza ebrea di Amsterdam, costretta nel 1942 ad entrare in clandestinità insieme alla famiglia per sfuggire alle persecuzioni e ai campi di sterminio nazisti. Nel diario da lei tenuto, Anna racconta la vita e le vicende di tutti i giorni, scrivendo le proprie impressioni sulle persone che vivono con lei. 

mercoledì 7 giugno 2017

Palestina, 50 anni di occupazione

Il 10 giugno 2017 ricorrono 50 anni dalla fine della Guerra dei Sei Giorni che determinò l’inizio dell’occupazione militare di Cisgiordania, Gaza e Gerusalemme Est. Quel giugno del 1967 è un momento chiave della storia di tutto il Medioriente, perché ha dettato equilibri e paradossi che ancora oggi pesano sulla situazione politica e su ogni orizzonte di cambiamento.

giovedì 1 giugno 2017

#2Giugno, Festa della Repubblica: storia e origini

Il 2 Giugno cade la Festa della Repubblica e noi, come vostro servizio pubblico sul web, vogliamo dedicare un approfondimento a questa ricorrenza visto che manca un pò di memoria storca. Come di sicuro ben saprete, la Festa della Repubblica Italiana viene festeggiata il 2 giugno e ci ricorda proprio la nascita della nostra Repubblica.