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domenica 17 giugno 2018

Com’è che nessuno chiede le dimissioni di questo governo truffaldino e omertoso?? #uominieno

Il rapido smascheramento degli affari sporchi M5S-Lega. L’impostura del «grande cambiamento». E’ durata poco la credibilità del governo M5S-Lega i cui leader Di Maio e Salvini avevano promesso agli italiani il più grande cambiamento politico dal 1945. Hanno continuato e continuano a gridare gli slogan della campagna elettorale dicendo che spazzeranno via il marciume dei governi passati, la corruzione, tutti i meccanismi dei favori agli attori forti, che non avrebbero mai permesso l’accesso al potere alle persone sotto inchiesta e tantomeno condannati …

mercoledì 13 giugno 2018

Arresti eccellenti per il nuovo #StadioDellaRoma

Con l’accusa di corruzione relativa al progetto sul nuovo Stadio per la Roma a Tor di Valle, nove persone sono state arrestate questa mattina (per 6 indagati è stata disposta la custodia cautelare in carcere, per 3 gli arresti domiciliari) nell’ambito dell’indagine coordinata dalla Procura della Repubblica di Roma, denominata “Rinascimento”. L’indagine concerne un’associazione per delinquere finalizzata alla commissione di condotte corruttive e di una serie indeterminata di delitti contro la Pubblica Amministrazione, nell’ambito delle procedure connesse alla realizzazione del nuovo stadio per la A.S.Roma.

mercoledì 21 febbraio 2018

MO VI MENTO

Qualcuno lo ricorderà quel disperato post su Facebook. Era aprile 2013, i 5 Stelle erano da poco sbarcati in Parlamento pronti ad aprirlo “come una scatoletta di tonno” (cit.Grillo). Roberta Lombardi, appena nominata capogruppo, denunciò il furto della borsa e la noia immane non solo di rifare i documenti ma di dover ricostruire le spese fin lì sostenute per determinare gli effettivi rimborsi. “Poichè è mia intenzione trattenere dalle voci di rimborso che compongono il mio stipendio solo quelle effettivamente sostenute e documentate e restituire il resto, cosa faccio? Aspetto vostri consigli” scriveva Lombardi.

Il vortice dei numeri
Cinque anni dopo abbiamo Ivan Della Valle, ormai ex per via dei bonifici taroccati con photoshop (ha trattenuto 270 mila euro), che denuncia: “Ho restituito più io di molti altri. Non guardate solo le restituzioni al fondo delle piccole e media imprese. Andate a vedere i rimborsi della diaria, quelli che dovevano restituire con tanto di rendiconto e scontrini…Ecco quasi nessuno ha restituito più nulla. Ed è impossibile spendere 8-9 mila euro al mese”. Molti ex, anche se in tempi diversi, puntano oggi il dito sul tema rimborsi/diaria.  Artini, Barbanti, Turco, sono molti oggi a dire che la vera “ipocrisia” è lì, in quelle spese portate a piè di lista ma senza giustificativi e rimborsate al buio. Ogni mese mille euro di viaggi (quanto i parlamentari hanno treni e aerei gratis), mille e passa euro di ristoranti, gli affitti che variano, un mese 1.400 e quello dopo 2.500 ma poi tornano a 1.700. 

Restituzioni & rimborsi
Il caos soldi che da due settimane funesta la campagna elettorale di Di Maio riguarda due diverse tipologie di rimborsi. Ha a che fare con le regole interne del Movimento e non con il codice penale. Con la credibilità e l’affidabilità.  La prima tipologia ha tenuto banco in questi giorni e coinvolge l’indennità di ciascun parlamentare, circa 5 mila euro. La regola interna prevede che ogni eletto – in Parlamento o nei consigli regionali – doni circa duemila euro a un fondo il cui conto corrente è attivo al Ministero economia e finanze. Quindici eletti, è il dato aggiornato a ieri, hanno taroccato i bonifici mensili e simulato di donare soldi che in realtà non sono mai arrivati al Mef. Di Maio li ha espulsi dal Movimento (è ancora sub iudice Giulia Sarti) e promette che, una volta eletti (sono tutti in posizioni sicure) rinunceranno al seggio. Vedremo.

Le spese quotidiane
La seconda tipologia di rimborsi ha a che fare con la diaria, quei 9 mila euro che in media ogni mese vengono dati a ciascun eletto per far fronte alle spese quotidiane del mandato parlamentare. Su questa voce i parlamentari grillini si erano tutti impegnati a ricevere solo i soldi effettivamente utilizzati nell’arco del mese. Avrebbero dovuto far fede gli scontrini, i giustificativi di quelle spese. Adesso però, come dicono molti, emerge che pochi portavoce hanno effettivamente restituito i soldi della diaria. E che alla fine molti si sono tenuti quei 9 mila euro. Giustificandoli a piè di lista. Senza il dettaglio. Esattamente come fanno i parlamentari degli altri partiti che però non rivendicano una presunta diversità.     

Tutto on line
Bisogna armarsi di tanta pazienza, mettere in conto qualche ora di tempo e spulciare due siti, www.tirendiconto.it (attivato dai 5 Stelle dove ciascun parlamentare pubblica le sue spese) e il sito www.maquantospendi.it  che, attivato da ex 5 Stelle, analizza i dati pubblicati. Onore ai 5 Stelle che, unico movimento, fa un’indubbia operazione di trasparenza e rende disponibili i dati. Ma non c’è dubbio che questi dati raccontano una realtà come minimo molto diversa dal francescanesimo politico sbandierato dai 5 Selle. Una realtà che dimostra che fare politica costa. Anche a Di Maio, a Lombardi, a Taverna e Alessandro Di Battista.

Case, consulenze, viaggi. Soprattutto affamati     
Da aprile 2013 a novembre 2017, i 130 parlamentari 5s hanno speso in cibo tre milioni e 460 mila euro. E’ la somma di tre voci inserite nella rendicontazione: cene/pranzi lavoro; pranzo/cena/bar; alimentari. Tra i più affamati Mattia Fantinati ( 46,391.65), Silvia Chimenti ( 41,649.26) e Danilo Toninelli ( 40,659.80). Praticamente a digiuno Massimiliano Bernini (contestato per le restituzioni) e quasi gandhiani il deputato Luigi Gallo (poco più di 6mila euro di pasti) e Roberta Lombardi. Queste cifre sono giustificate (il documento con la rendicontazione è consultabile nella pagina web di ogni parlamentare) da una serie di scontrini. Ma – attenzione – non esiste specifica: non è scritto da nessuna parte con chi è stata consumata la cena e per quale motivo. Rimborsi a piè di lista, basta presentare ricevute e scontrini. Per tutte le voci rimborsabili, circa venti tra cui consulenze, collaboratori, attività sul territorio, vitto, viaggi, telefono, alloggio. 

Affitti e hotel
Ad esempio, accadono certamente cose strane con gli appartamenti presi in affitto e gli alberghi. Quasi che uno possa dormire contestualmente nella casa presa in affitto e in hotel. Da aprile 2013 a dicembre 2017 i parlamentari grillini hanno speso 10 milioni e 300 mila euro per la voce alloggi. Di questi, 613 mila euro se ne sono andati in hotel e nella top five dei consumers ci sono Enzo Ciampolillo (86.500), Petraroli (60 mila), Federico D’Inca (50 mila) Giulia Grillo. Oltre 9 milioni se ne sono andati in affitti, al netto di romani e dintorni che non dovrebbero aver bisogno della casa in centro a Roma. Anche qui emergono alcune curiosità. La top five vede al primo posto la deputata uscente Marta Grande: ha certificato 131 mila euro di spesa per l’affitto, vive a Civitavecchia, un’ora di treno da Roma e il Parlamento lavora 4 giorni su sette. Segue Barbara Lezzi (120mila euro), Andrea Cioffi (119 mila), Del Grosso e Bianchi (117 mila). Massimiliano Bernini, che però preferiva rientrare a Viterbo tutte le sere, è costato alle casse pubbliche zero euro. Tra le sistemazioni più esose, figurano quelle di Nicola Bianchi ( 73,601.14), Barbara Lezzi (quasi 67mila euro) e Nicola Morra (61mila), mentre Luigi Di Maio si è limitato a spendere 16mila euro. Il leader Cinque Stelle guida però la classifica delle missioni non ufficiali: 42mila euro in tre anni. E quella della cancelleria: 7mila e 500 euro in penne e matite.

Consulenze
Nella hit delle consulenze (spese complessive per quasi tre milioni e 200 mila), spiccano i 136mila euro di Lello Ciampolillo. Lo stesso che fino a ottobre 2017 ha speso 90mila euro in hotel e 70mila euro di trasporti, di cui quasi 30mila in taxi. Le contraddizioni emergono anche alla voce spese sanitarie. Nel 2017 il deputato Riccardo Fraccaro esultò perché l'assistenza sanitaria dei parlamentari non sarebbe più stata a carico dei contribuenti. Peccato che il mese prima Danilo Toninelli aveva fatto in tempo a farsi restituire 5.480 euro di assicurazione sanitaria integrativa mentre il più morigerato Di Battista ne chiedeva indietro soltanto 90. Dibba si è rifatto con la voce consulenze: 68 mila euro, quasi tutti per questioni legali. Nonostante treni e aerei gratis, i 135 parlamentari 5 Stelle spendono 3 milioni e 400 mila euro per le voci “viaggi e trasporti” dunque auto, carburante, taxi e mezzi pubblici (pochi a giudicare dalla spesa). Nella top ten ci sono Ciampolillo (68 mila), Rizzo e D’Inca (66 mila) e anche Giarrusso, Toninelli, Taverna e Lezzi.  Federico D'Incà, ricandidato dal M5s, ha speso in mobilità 39.772 euro, di cui 32mila per rimborsi chilometrici. Insomma, dopo 5 anni possiamo dire che i 5 Stelle hanno aperto la scatoletta ma il tonno che c’era dentro gli è piaciuto e parecchio, anche.

 Gli ex francescani

Dunque, francescani e morigerati i 5 Stelle lo sono stati ma solo per pochissimo tempo. Quello necessario per capire che fare politica costa. Anche per i teorici della decrescita felice. Dicono che c’è stato un momento, nella primavera 2014, in una riunione con Grillo (all’epoca era spesso in Parlamento)  in cui i Parlamentari manifestarono le loro perplessità sul meccanismo degli scontrini, complicato ma soprattutto antieconomico per le loro tasche. Da allora i rimborsi sono stati chiesti a forfait e le restituzioni sono quasi del tutto azzerate come dimostrano le schede sul sito tirendiconto.it. Ne prendiamo qualcuna, a caso, tra i parlamentari più noti. Molti sono fermi a settembre 2017. Qualcuno arriva fino a dicembre. Nessuno ha rendicontato per ora, i mesi del 2018.

Dibba fermo a settembre
L’ultimo resoconto di Alessandro Di Battista risale a settembre 2017. Al netto di ritardi nell’aggiornamento del sito, è come se, una volta deciso di non ricandidarsi, il front man grillino avesse smesso di resocontare. Non solo sulla diaria mensile ma anche sull’indennità, e dunque sulla restituzione al Fondo piccole e medie imprese. Comunque Di Battista è tra i più virtuosi. Nel 2017 ha ricevuto una diaria mensile di circa 7.500 euro al mese. Ha restituito qualcosa nei primi quattro mesi (2.800 euro) e poi più nulla. Le voci più costose sono vitto (mille euro al mese), trasporti, attività sul territorio e consulenze. Fino a metà del 2014 restituiva anche 3-4 mila euro al mese. Poi sempre meno fino allo zero degli ultimi mesi.

Michele Giarrusso
Il senatore di Catania è in pari fino a dicembre 2017. Ma in tutto l’anno non ha mai restituito neppure un centesimo della ricca diaria (circa 9 mila euro di media). Trasporti (eppure treni e aerei sono gratis) e vitto le voci più caricate. Va allo stesso modo anche nel 2016. Nel 2015 restituisce fino a luglio.

Il leader politico e il quasi ministro della Giustizia
Luigi di Maio e Alfonso Bonafede sono tra i più virtuosi. Di Maio è in pari fino a dicembre 2017, restituisce poche centinaia di euro tranne che in agosto (1259 euro) e a dicembre (2.052). Gli altri mesi sono 200-300 euro. La voce più costosa per lui sono le attività sul territorio che assorbono 4-5 mila euro al mese. Bonafede è fermo a settembre ma è costante negli anni e restituisce cifre sempre alte, una media di duemila euro al mese. 

Carla Ruocco
Capolista a Roma, non restituisce mai nel 2017, neppure nel 2016 e solo due mesi (gennaio e febbraio) nel 2015. “Attività sul territorio” e un generico “altre spese” le voci più ricorrenti e più impegnative: 66 mila euro, seconda solo a Di Maio che in questi anni ha investito 204 mila nel territorio per costruire il profilo del leader.

La sorella del quasi governatore siciliano
Maria Azzurra Cancelleri spende molto per mangiare, una media di mille euro al mese in ristoranti, circa 50 mila euro in cinque anni. Però è virtuosa e restituisce oltre mille euro ogni mese. Tranne a dicembre 2017, ultimo mese rendicontato quando la restituzione è zero.       

Il candidato alla guida della Farnesina
Manlio Di Stefano riceve una diaria pari a circa 9 mila euro al mese. Restituisce poche centinaia di euro nel 2017, fino al mese maggio: 320 a gennaio, 859 a febbraio, 255 a marzo, 367 in aprile. Anche per lui “vitto” e “attività sul territorio” sono le voci più pesanti: a luglio spende 1774 euro in ristoranti e difficilmente va sotto i mille euro. Nel 2015, a fronte della stessa diaria, restituisce circa mille euro al mese. Da giugno 2016 si limita a 3-400 euro al mese.  Il resto della diaria è tutto rimborsato.

Paola Taverna e Roberta Lombardi
Analogo l’andamento scontrini della senatrice Taverna: fino a giugno 2015 restituisce circa mille euro al mese di una diaria pari a circa 9 mila mensili. Nel 2016 versa fino a metà anno; nel 2017 restituisce solo a febbraio (1534), aprile  (2699) e agosto (511). Quello di agosto è uno dei misteri più strani: come è noto il Parlamento è chiuso, la diaria corre ugualmente ma i parlamentari sono in ferie in genere fino alla prima settimana di settembre. Roberta Lombardi spende molto per la voce “collaboratori” (circa seimila euro ogni mese) e questo depone bene perché sono posti di lavoro. Anche la candidata alla guida della regione Lazio restituisce pochi spiccioli nel 2017 (1.400 euro in quattro mesi) e circa quattromila euro nel 2016.

La parabola di Toninelli
Racconta l’andamento standard della maggior parte dei parlamentari: virtuoso nel 2014 con restituzioni mensili fino a duemila euro; nel 2015 la vita del parlamentare costa molta di più e le restituzioni crollano fino ad azzerarsi nel 2016 e nel 2017. Vitto (49 mila), trasporti (45 mila) (e consulenze (43 mila) le voci più onerose.

Barbara Lezzi
Il suo destino è ancora incerto. E’ entrata e uscita due volte dalla black list dell’inchiesta delle Iene che ha riguardato il fronte delle donazioni al fondo delle piccole e medie imprese. Sul fronte diaria/rimborsi, la senatrice segna alcuni record: è seconda in assoluto (rispetto al gruppo) per la spesa in consulenze (105 mila euro in cinque anni) e seconda anche per i costi dell’alloggio (119 mila). Le spese per la casa variano di mese in mese passando da due e tremila euro. E comunque la senatrice restituisce con una certa costanza circa 500 euro al mese. L’arte di fare bella figura con poco.

Laura Castelli
L’economista del gruppo, che si è imposta negli anni anche rispetto a Carla Rocco, ha smesso di restituire nel 2017. Fino al 2016 era stata capace di restituire più di mille euro al mese. E questo nonostante i 43 mila euro spesi per i trasporti, i 24 mila per il vitto e i 36 mila per eventi sul territorio.  I 5 Stelle sono arrivati in Parlamento pronti, come dissero,  “ad aprirlo come una scatoletta di tonno”. Poi quel tonno gli è piaciuto e la scatoletta è rimasta vuota.

martedì 13 febbraio 2018

#RimborsopoliM5S, chi di moralismo ferisce, di morale perisce

“Le bugie hanno le gambe corte, e con questa storia dei rimborsi, il M5S si autoproclama campione di farse. Pensavano di farla franca, di continuare a vestire i panni dei moralizzatori, dei primatisti dell’onestà e invece si sono dimostrati dei bugiardi senza vergogna.
Diceva con saggezza Pietro Nenni, che chi si mette a fare a gara a chi è più puro prima o poi troverà sempre qualcuno più puro che lo epura. Ecco. Se vogliamo capire in modo plastico il dramma politico vissuto in queste ore dal Movimento 5 stelle, prima ancora di mettere a fuoco le conseguenze dell’inchiesta delle “Iene” che hanno scoperto l’inganno di alcuni parlamentari grillini, che invece di restituire parte del proprio stipendio a un fondo di microcredito per le piccole e medie imprese, come avevano promesso ai propri elettori, hanno presentato per anni bonifici fittizi, revocati cioè subito dopo essere stati fatti, per un totale di circa 500 mila euro, o forse addirittura un milione d’euro, niente male.
Nello specifico, stando alle carte, i 5 Stelle dell'Emilia Romagna avrebbero versato al conto corrente numero 00000219222 ben 329.297 euro, la Liguria 145.704 euro, il Veneto 41.360 euro. Considerando gli importi versati dalle tre Regioni, si arriva a un totale di 516.361, che dunque non sarebbero stati elargiti da deputati e senatori. Dal M5S confermano all'Adnkronos che l'ammanco sarebbe in realtà più alto di quello riportato su alcune testate nei giorni scorsi e spiegano che è in corso l'accesso agli atti del Mef. M5S: "Abbiamo sbagliato i calcoli" - Il M5S in queste ore sta effettuando l'accesso agli atti del Mef per verificare lo stato dei versamenti al Fondo per le Pmi. "Abbiamo verificato - confermano all'Adnkronos dai vertici M5S - che sul fondo arrivavano bonifici non solo di deputati e senatori, ma anche di parlamentari uscenti e dei gruppi M5S di alcune Regioni. Pubblicheremo in chiaro tutti i dati e chi non ha versato verrà espulso". Ma alla base del caso ci sarebbe anche un errore nei calcoli. A quanto filtra dai vertici del Movimento all’Adnkronos, infatti, il dato visibile sul sito ‘tirendiconto.it’ - ovvero i 23.418mila euro che deputati e senatori avrebbero versato al fondo per le Pmi - sarebbe più alto di quanto effettivamente erogato negli anni dai parlamentari 5 stelle, il che farebbe scendere la forbice tra i numeri consultabili dalle tabelle del Ministero dello Sviluppo Economico (23.192mila) e il ‘tesoretto’ rivendicato dal Movimento. Secondo i vertici pentastellati, non ci sarebbe tuttavia del dolo in questo, ma la differenza tra la cifra sul sito ‘ti rendi conto’ e i soldi effettivamente versati sarebbe riconducibile a un errore nell’inserimento dati, fatti salvi i casi in cui sarà accertata l'intenzionalità da parte degli eletti. Come nel caso di Cecconi e Martelli, i due parlamentari 'pizzicati' dalle Iene. A occuparsi delle rendicontazioni, centinaia e centinaia negli anni, sottolineano ancora dai vertici 5 stelle, ci sarebbe stato un unico tecnico che avrebbe commesso degli errori.

Per capire la presa in giro da parte del m5s occorre tornare allo scorso dieci ottobre, a una scena epica di fronte a Montecitorio. In quelle ore, il Parlamento discuteva di legge elettorale, il Rosatellum era a un passo dall’essere approvato e nella confusione generale Alessandro Di Battista decise di uscire fuori dalla Camera e di andare in piazza a parlare alla sua ggente. La scena la ritrovate ovunque: Di Battista sale su un marciapiede, impugna un megafono, si guarda intorno, sorridente, e ringrazia tutti. “Mi sentite? Grazie. Grazie a tutti. Siete tantissimi. Grazie a tutti”. Brusii, fischi. “Grazie, grazie a tutti. Vedete…”, buuuuuu, “questa è l’ennesima legge che garantisce ai partiti politici”, buuuuu, “di nominarsi i parlamentari. Io mi auguro che”, buuuuu, “non si azzarderanno a mettere la fiducia, cosa che hanno fatto due volte nella storia: prima Mussolini con la legge Acerbo e poi De Gasperi con la legge truffa”. Neanche il tempo di sbagliare un congiuntivo e Alessandro Di Battista capisce che la folla che stava provando ad arringare non era una folla grillina ma era una folla figlia del grillismo: una folla deliziosa composta da No Vax incazzati, forconi indignati, neoborbonici assetati, sovranisti arrabbiati che all’improvviso, facendo proprio l’intero manuale del perfetto fustigatore grillino, in coro, guidati dall’ex generale Pappalardo, invitano Di Battista ad andarsene a quel paese: “Siete abusivi. Fuori. Dimettiti. State con la Goldman Sachs. Di Battista, hai rotto il c…”.

Le proporzioni sono diverse ma la scena vissuta a ottobre da Alessandro Di Battista di fronte al Parlamento è, in piccolo, la stessa identica scena vissuta oggi da Luigi Di Maio: il grillismo moralizzato, colpito dalle stesse armi oscene con cui il grillismo ha provato a demolire i propri avversari negli ultimi anni, moralizzandoli cioè con ogni mezzo a disposizione. In questo senso, la storia dei rimborsi tarocchi dei parlamentari Andrea Cecconi e Carlo Martelli – e non solo loro – può essere raccontata utilizzando due chiavi di lettura. La prima è quella utilizzata da gran parte degli osservatori che in queste ore ci sta raccontando che ah, quanto era bello il grillismo originario. E’ una chiave a sua volta grillina e suona più o meno così: lo vedi, questi grillini sono come tutti gli altri, imbrogliano i propri elettori, raccontano molte frottole, mettono in lista massoni anche se dicono che i massoni non li vogliono, mettono in lista picchiatori anche se dicono che i picchiatori non li vogliono, mettono in lista chi non rispetta il loro codice etico anche se dicono di non accettare chiunque non rispetti il loro codice, e alla fine sono lì a tradire i sani principi da cui erano partiti (una volta qui era tutto un vaffa, signora mia). La seconda chiave di lettura, invece, che è quella che proviamo a offrirvi, è una chiave più sofisticata. Ovverosia: non esiste una forma di moralizzazione buona e una forma di moralizzazione cattiva e non esiste un grillismo buono e uno cattivo. Esiste, molto semplicemente, una dannosa truffa politica chiamata moralismo, che un pezzo importante del nostro paese ha scelto da anni di considerare non un virus letale ma al contrario un utile antibiotico da somministrare all’Italia per provare a guarirla dai suoi mali. E in nome di questo principio, è ovvio, diventa moralmente accettabile solo chi sceglie di abbracciare alcuni valori chiave: l’approvazione della gogna, la denigrazione dell’avversario, la codificazione della cultura del sospetto, la trasformazione di ogni accusa in una condanna, la legittimazione di ogni battaglia politica combattuta per via giudiziaria, la benedizione di ogni forma di killeraggio giornalistico, la prevalenza dell’agenda moralista sull’agenda riformista e l’affermazione dell’idea che l’unica forma di onestà necessaria per un politico sia quella che compete non alla sua capacità ma alla sua morale.

Il grillismo, l’idea dell’uno vale uno, l’idea che la non competenza possa essere non un drammatico disvalore ma un formidabile valore, nasce proprio da questi princìpi. Nasce cioè dall’idea che per guidare un paese non sia necessario sapere far qualcosa, ma sia necessario essere solo genericamente “onesti”, solo genericamente “alternativi alla casta”, solo genericamente “alternativi a un sistema che non funziona”. Nasce, in sostanza, dall’idea che le uniche competenze necessarie per guidare un paese non siano quelle che appartengono a un preciso modello di governo, ma quelle che appartengono a un preciso modello di opposizione – e non è un caso che uno dei candidati su cui il Movimento 5 stelle ha scelto di investire in modo più generoso in questa campagna elettorale sia un particolare candidato, una ex Iena, ovviamente Dino Giarrusso, che, in attesa di essere moralizzato a sua volta, ha fatto delle campagne contro l’establishment un tratto distintivo del suo essere giornalista, fino a utilizzare la campagna del Me Too come se fosse una prosecuzione naturale, solo con altri mezzi, della battaglia giustizialista contro il sistema corrotto e marcio. Le uniche competenze sono queste: andate tutti a quel paese. Conta solo il moralismo. Conta solo l’anticasta. Conta solo la demolizione dell’avversario. Tutto il resto – ovvero la competenza, l’esperienza, il garantismo, la Costituzione, lo stato di diritto, il rispetto della privacy, la complessità della politica, il rispetto delle istituzioni – sono solo chiacchiere buone per qualche gargarismo. E’ chiaro? E’ chiaro. Questo giochino per qualche anno può funzionare – e funziona benissimo in quei paesi dove anche la classe dirigente triangola con i populisti a colpi di battaglie anticasta, ops – ma a un certo punto arriva sempre un momento in cui anche chi ha spacciato per antibiotico il virus capisce che un virus resta sempre un virus. E capisce, cioè, che se a un moralista togli il moralismo non resta più nulla.

giovedì 31 agosto 2017

"Prima i romani" La vera storia

L'incontro di ieri tra Comune e Prefettura è andato male! La Raggi ha dichiarato che deve occuparsi prima di coloro che sono i attesa della casa da tanti anni. Ricordo pere che un conto sono le ordinarie politiche abitative un altro le emergenze! I rifugiati, sgomberati da Via Curtatone, cosi come quelli di via Quintavalle, non hanno nulla a che vedere con le procedure ordinarie che peraltro sono risibili nei metodi e nel numero di case disponibili.
Vorremmo inoltre chiedere alla Sindaca che fine hanno fatto I 130 milioni che l"ex Prefetto di Roma Gabrielli dice che erano stati stanziati proprio per l'emergenza abitativa nel periodo di Tronca. Cosa ne è stato? Forse sono stati.utilizzati per I romani? NO, non se ne vedono I risultati. Forse per remunerare I grandissimi manager, capi di gabinetto in perenne transizione di cui si è circondata? Vergogna infinita! L"incompetenza, l"arroganza e la xenofobia del m5s dovrebbero aver finalmente aver convinto I romani davvero onesti che li hanno votati a voltargli definitivamente le spalle. E se ciò non accadesse sarebbe il caso che si rivolgessero ad uno psichiatra serio e competente.
Intanto I rifugiati non vogliono tornare nell"invisibilità e continuano Il presidio in piazza Madonna di Loreto . I cittadini solidali e antirazzisti sono sempre attesi, ammesso che questa città non abbia intossicato le coscienze di tutti e l'aver eletto la Raggi non lascia ben sperare.

lunedì 15 maggio 2017

DEMOCRISTIANI E NDRAGHETA LUCRANO SULLA PELLE DEI DISPERATI

Dopo tanto sparlare delle associazioni che soccorrono i migranti in mare, adesso possiamo vedere in faccia altre associazioni che e ne occupano a terra. Con guadagni veri, non certo immaginari.

domenica 5 marzo 2017

FANNO TUTTI SCHIFO

Le vicende giudiziarie che stanno trascinando il Pd verso l’implosione, a partire dalla principale – l’affare Consip, centrale degli acquisti per le amministrazioni pubbliche – non stupisce nessuno. La classe dirigente italiana – imprenditori, politici (TUTTI), funzionari e corpi militari – è uno schifo profondo da cui ogni persona onesta vorrebbe distogliere lo sguardo.

domenica 5 febbraio 2017

Chi assicura Roma e il Paese?

Per chiudere la polemica su Roma, qualche riflessione su queste benedette polizze tocca farla. Intanto occorre riflettere sulla notizia in sé e su come è nata. I magistrati che hanno avviato un’indagine sulla sindaco di Roma hanno cercato di tenere questa indagine lontana dai riflettori, almeno per quanto competeva a loro. Hanno giustamente svolto l’interrogatorio in un luogo segreto e immagino avranno “nascosto” da qualche parte il verbale. Tenere segreti questi verbali è un loro dovere, ma è anche un diritto dell’imputato.

sabato 4 febbraio 2017

Siamo in presenza di un poraccismo istituzionalizzato

Sicuramente centrali nella débâcle grillina, ma qui sta emergendo una vera e propria antropologia che non trova spazio nelle interpretazioni della sconfitta capitale. La vicenda della polizza sulla vita di Salvatore Romeo racconta molto di questa miserabile accozzaglia che gravita nel Campidoglio.

venerdì 3 febbraio 2017

#Raggi fa finta di nulla, si ripara dietro Grillo “polizze per tutti”

Raggi fa finta di nulla. Non risponde a nessuna domanda e non fornisce nessun chiarimento sul perchè Romeo avesse fatto di lei il beneficiario della polizza, tanto meno su come le abbia fatto di Romeo il suo capo segreteria politica. Offre solo un laconico “non mi dimetto” e si ripara dietro la copertura politica (fin qui obbligata) di Grillo.

#Polizza, #Raggi: “Non so nulla”

Per otto ore Virginia Raggi ha risposto alle domande dei pm romani che indagano sulle nomine fatte in Campidoglio. L’interrogatorio, tenuto dal procuratore aggiunto Paolo Ielo e dal sostituto Francesco Dall’Olio, si è svolto negli uffici di via Tuscolana.

mercoledì 25 gennaio 2017

Virginia #Raggi, le sue bugie e lo stipendio di uno della “casta”

Virginia Raggi, la sindaca, si è macchiata della colpa più grave che un M5s possa confezionare, ha commesso il peccato più grave agli occhi del mondo grillino: ha mentito, e ha mentito per per gli interessi del suo clan, del suo gruppo di amici, della sua ‘casta’ andando contro l’interesse generale, dei cittadini e della città che è stata chiamata ad amministrare.

martedì 24 gennaio 2017

Roma. #Raggi indagata, la vostra onestà è un bluff #raggidimettiti

Il sindaco di Roma Virginia Raggi risulta indagata per abuso d'ufficio e falso in atto pubblico nell’inchiesta relativa alla nomina a capo del Dipartimento turismo del Campidoglio di Renato Marra, fratello di Raffaele, ex capo del personale del Comune poi arrestato. La nomina successivamente è stata revocata. Sull’episodio la Procura di Roma aveva aperto un fascicolo coordinato dall’aggiunto Paolo Ielo.

mercoledì 23 novembre 2016

Da Palermo a Bologna, L'onestà tradita del #M5S

Come a Palermo, anche a Bologna ci sono degli indagati per irregolarità nella raccolta firme a sostegno del M5S. Si tratta di un’inchiesta che ipotizza a carico di quattro persone la violazione della legge elettorale in occasione delle Regionali 2014, un fascicolo nato da un esposto di due militanti. Gli indagati sono quattro, tre attivisti e il consigliere comunale Marco Piazza, vicepresidente dell’assise di Palazzo d’Accursio.

sabato 8 ottobre 2016

Assolto Marino

Assolto dall accusa di peculato.
Erano stati chiesti tre anni e quattro mesi ai danni dell'ex sindaco di Roma.
Si era dimesso, appena lo scandalo era divampato.
Certamente non si aspetta altro.

Moltissimi, ancora gridano che Alemanno è stato un bravo sindaco, forse i fascisti, con cui ha condiviso la cella, visto che è stato anche in carcere.
Forse a dire che Alemanno è stato un sindaco da 6 in pagella ci sono gli assunti dell'ama, oppure i ragazzi si CasaP. che hanno ricevuto da lui delle "offerte".
A noi poco ci interessa.

giovedì 8 settembre 2016

CIVITAVECCHIA A 5 STELLE

Non bastano le “bravate” sul forno crematorio. Non bastano gli insulti sessisti alla Bagnano. Non basta la lettera del sindaco a dir poco farneticante inviata ai suoi consiglieri. Manuedda, Pepe e Cozzolino (oltre i presenti in giunta) denunciati alla Procura di Civitavecchia per un falso in atto pubblico, violazione della privacy, violazione della posta certificata di un libero professionista, appropriazione indebita e apposizione di una firma digitale su un atto pubblico (oggi nullo).

Le bugie di #DiMaio e #Raggi deviano dal nodo principale: gii oscuri legami della Muraro

Sui giornali online ieri mattina, i messaggi tra Paola Taverna, senatrice del 5stelle, e Di Maio, vicepresidente della Camera, scambiati il 4 Agosto. Di Maio: “Muraro è iscritta nel registro degli indagati?”, Taverna “Posso essere più precisa domani”, Di Maio “Posso sapere almeno se il 335 è pulito o no?”, Taverna “No non è pulito”. Qualche Candide ha pensato che nella seconda parte dei messaggi Di Maio parlasse del bus 335 Rivoli – Torino – San Mauro e dato che sua zia Addolorata trasferitasi recentemente in Piemonte è debole coi vomitini causati dai cattivi odori chiedeva giustamente alla romanissima Taverna se sapeva se quel giorno il bus fosse pulito o meno per avvertire appunto zia Addolorata. I più non credono all’esistenza di zia Addolorata e propendono a ritenere invece che il 335 sia il certificato da richiedere in Procura della Repubblica sui carichi pendenti da cui si viene a sapere se si è indagati (tranne che per terrorismo e mafia i cui dossier sono secretati) per qualsiasi reato. Tra l’altro la locuzione “335 pulito” ha a che fare con un gergo tipico di chi conosce le questioni giudiziarie.

martedì 6 settembre 2016

Onestà! E’ onesto nascondere di essere indagati? #RAGGIrati

Onestà, onestà! E’ il grido di battaglia di M5S. E ancora “Onestà, onestà!” il grido di vittoria dopo i successi elettorali, primo fra tutti quello di Roma. Onestà, onestà…è onesto nascondere di essere indagati? E’ onesto nascondere che nel tuo governo della città un tuo “ministro” è indagato? E’ onesto quel che hanno fatto per settimane e settimane Paola Muraro e Virginia Raggi?

I RAGGIri dei grilli

Il cambiamento lessicale quando si parla del Movimento 5 Stelle provoca un certo disagio o, perlomeno, procura stupore. A Roma la word cloud che aleggia di questi tempi contiene termini come bufera, lotta intestina, approssimazione, indecisione, correnti interne, complotto esterno (direbbe la Taverna). In queste ore si parla addirittura di linciaggio mediatico nei confronti della sindaca Raggi e della sua giunta, alle prese – un eufemismo – con un periodo di impasse decisionale.

lunedì 4 aprile 2016

I ricchi e potenti rubano, gli altri muoiono

 "Una colossale fuga di notizie. La più grande della storia della finanza internazionale. Milioni di pagine di documenti che raccontano quasi 40 anni di affari offshore. Tutto parte dallo studio legale Mossack Fonseca, con base a Panama city, nel cuore di uno dei più efficienti e impenetrabili paradisi fiscali del mondo". Lo scrive L'Espresso, che partecipa in esclusiva per l'Italia all'International consortium of investigative journalist, che ha avuto accesso a questo enorme archivio di carte segrete, il dossier 'Panama Papers'.