BENVENUTI SU ITALIA-LIBERA
Visualizzazione post con etichetta Poesia. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Poesia. Mostra tutti i post

martedì 21 giugno 2016

La poesia è lunga ma il blog la differisce.


PARIAMOCI IL CULO
Siamo come tonti, siamo troppo buoni,
diciamo: fateci di tutto. 
I conti li paghiamo

senza sconto

e lesti siamo crocifissi.

Indefessi cittadini

tutti in una volta

nella fossa comune,

accomunati a  liberare

lo spazio angusto

fatto merce  d'insensato.

martedì 10 maggio 2016

I NEURONI SPECCHIO: LE PROFEZIE


<<State facendo un grave errore, Luhil è a capo di quei barbari sprovveduti che hanno dato fuoco al bosco>> disse un giovane «Come pensi d'essere creduto? Non hai visto com'è pulito il tuo bastone? Non c'è una macchia di sangue!»
<<Ieri lo era! Aspettatemi!>> disse, e uscì dileguandosi come un fantasma.

venerdì 15 aprile 2016

LA STAGIONE CHE CI VUOLE


il Paradiso era andato perduto,/ Finito./ Non c’era più nessuno da informare./ Di ogni bel regno,/ Soltanto la materia e la forma./ Tara./ Niente contenuti./ Niente costrutti./ Né aromi musivi,/ né Voglia di Volare./ Il Sole è solo e mi lascio bruciare.  Tara./ Niente contenuti./ Niente costrutti./ Né aromi musivi,/ né Voglia di Volare./ Il Sole è solo e mi lascio bruciare.

La speranza è tornata a farmi visita e a prendermi il fiore dalle mani. E’ stato importante ritrovarci in questo sogno che, mi ricordo, fu ascoltato. Capito.
Le emozioni che girarono per il mondo, tornano la stagione che ci vuole.
Da oltre un quarto d'ora vorrei riprendere il lavoro più importante: capire. Cos’è meglio di un simile eccitamento? La poesia, il poeta, il percorso. Quando la stagione è giusta, quando è quella che ci vuole, le sue emozioni tornano a trovarmi.
Il Sole ricorda a tutto l'universo che c'è chi lo vede. La vita, il sole, si vedono, …e noi siamo solari nell'occhio che lo riconosce. Goethe lo disse, ma non lo capirono. Un altro disse che Dio è morto; neanche lui fu capito.
Per capire il genio ci vuole del genio e la stagione che ci vuole è venuta a trovarmi. Siamo in molti a capirlo... Non siamo pochi in questo sogno già sognato. C'è musica in ognuno di noi.

Noi aspettiamo il genio che riconosca le foglie;

quello che riconosca i fiori;

quello che riconosca gli odori;

quello che riconosca i colori;

quello che veda in trasparenza il tempo … Sì, il tempo.
 
Dentro di noi abbiamo il pianeta, …noi lo sappiamo. Non ha voluto niente in cambio. Lo abbiamo visto. Abbiamo dato, ed è cresciuto alla velocità della luce.
Che sorriso!
Ma i bambini? E gli adolescenti? Viene difficile scrivere una parola tanto importante: “gli adolescenti”; perché vuol dire che sono già trascorsi quindici anni: E sono molti senza le stagioni che ci vogliono! Sono molti, molti...
Facciamo la squadra delle Ville di Palermo. Le ville che hanno il nome che meritano, i colori che sono, il profumo che emana la gioia di vivere custodita nella rena… Che sembra una cosa rara come i muri che la tengono, ora. La gioia scende da questi muri antichi. …No, non sono vecchi, e le muffe si ricordano le stagioni che ci vogliono. Anzi, ...che ci vorrebbero. Non ci sono santi, è…  E’ spazio templato.
 Questa Città l'ho nel cuore. Non faccio il girotondo. La mia villa è di fronte, di fronte. Senza il muro, il mio sguardo può arrivare sino al mare. Sino al mare.
Il piu' bel momento è la gioia che si é eretta a statua!
Il piu' bel momento è la gioia che si è eretta a statua!
 E siamo da venticinque minuti in giro, già, da venticinque minuti per rendermi conto che non avviene tutto in una volta.
E poi, c'è il silenzio. La natura che parla. Ecco la stagione che ci vuole.
Ma la gioia degli adolescenti? …Mi viene da tossire? Dov’è la gioia?
Le note, le note, le note, ...hanno raggiunto ogni monte e da lì si vede alto. Si spazia sul resto che ci ospita. La storia dell'uomo viene fuori … Cammina la sua stagione che ci vuole. Sì, cammina la sua stagione che ci vuole!
Vedo il sogno che ho.
Per – Capire - Il – Genio-, Ci – Vuole - Del - Genio! …Lo penso come lo dico.
 La musica la sento, eccome! Mi illumina come il Sole la vita. … Fa cultura la musica. La musica. E' questa la cultura che ha le leggi e le torri. Sono forti anche le note e la gioia, sì… Ma la stagione che ci vuole non bussa, si prende come l’amore non si compra e non si paga. Per capire il genio ci vuole del genio. 
Che gioco divino di parole… Lo sento il gioco della vita… Il Sole e il concerto, l'aspetto della vita è la bellezza.
Che armonica euforia!
Oh, ma non è difficile.
Pulsa.
Si sente che è viva.
La creazione si sta preparando a fare di nuovo. L’arte del fare bellezza è nelle sue mani e io la capisco! Io capisco l’arte del fare, e non è difficile!
La stagione che ci vuole è pronta; tra poco arriva sconosciuta anche alla natura. E’ nuova, ma è perfetta, per Dio! Come la chiamo? Ecco, buona e bella… E’ questa la stagione che ci vuole.
Applausi.
Cosa ho pagato? Niente. Solo a pensarci mi sento bene… Molto bene.
Sento gli uccelli che cantano un gospel, e sento che il ritmo è un battito, ...in salita.
Cammino! Il primo ostacolo è andato. Cammino ancora! Anche la nota ha scoperto la sua difficoltà e non può restare sola. Va via con il vento, la nota si allarga, si riempie, diventa un concerto di passi, bellissimi e belli. Come battiti d'ali le mie veloci parole nel vento. Toh! Non sono più i miei passi. E’ la vita che cammina… Da sola cammina!
E l'uomo ha inventato il treno, …il treno che corre e che non si ferma, non si ferma, non si ferma, non si ferma fino alla stagione che ci vuole.
Punto!
Il vento ha sparso tutto il possibile, non ha lasciato niente, è entrato ovunque… Come il Sole.
Che musica ragazzi! Che musica ragazzi! Questa Palermo è amica dell'universo.
Ecco la stazione, la stazione sta arrivando. Una pagina una corsa fino allo sportello, dieci passi con molta rabbia e la promessa futura di esserci.
VORREI TORNARE INDIETRO, A OTTO MINUTI FA, PER L'ETERNO RITORNO. IL RITORNO NEL PARADISO.
Ho paura di perderlo. E’ angosciante!
E gli adolescenti? Quelli neanche sanno dove l’ha lasciato il vento, figurati se vedono dove andarlo a cercare.
Dio è morto. Proprio non c’è!
Non fu capito, Dio. E' cosi facile ucciderlo!
Applausi. Gli angeli mi sono d'intorno.
Sono proprio tutti? Si sono tutti, e non sanno che gli abbiamo concesso un infiltrato. Ne è bastato uno per farli morire alla velocità della luce o lentamente. Dipende, ma non lo sanno. Ho un groppo alla gola, mi viene da tossire, i borgogismi mi confondono… Hanno bisogno di aiuto. Per capire il genio ci vuole del genio.
Il direttore si gira e li vede applaudire, urlano, è un delirio di giubilo.
Il direttore s’infila la bacchetta in tasca a urla a tutta la gente come uno scaricatore di porto: "CI VOGLIONO LE STORIE, LE STORIE DA RACCONTARE AL PIANETA. LA MUSICA…"
Frattanto quattromila persone avevano fatto il silenzio e smise di urlare, ma gridava, però: "La musica può farlo, il ritmo può farlo, la musica è nei loro archetipi. Come pensate che l'ugola di un fringuello, di una rondine o di un usignolo, sia stata possibile? Dio ascoltò."...
Già. Ascoltò. Disse
Ora c'era Il silenzio e c’era da pensarci su. S’era creato Il silenzio.
Ecco. Un'altra stagione che ci vuole è venuta a trovarmi. Ci trova, …viene a noi come il vento, …come la luce…

Grazie per l'attenzione, Aprile 2016

Marcello ScurriaLa speranza è tornata a farmi visita e a prendermi il fiore dalle mani. E’ stato importante ritrovarci in questo sogno che mi ricordo, fu ascoltato. Capito. Le emozioni che girarono per il mondo e tornano la stagione che ci vuole.
Da oltre un quarto d'ora vorrei riprendere il lavoro più importante: capire. Cos’è meglio di un simile eccitamento? La poesia, il poeta, il percorso.
Quando la stagione è giusta, quando è quella che ci vuole, tornano a trovarmi. Il Sole ricorda a tutto l'universo che c'è chi lo vede. La vita, il sole, si vedono, …e noi siamo solari nell'occhio che lo riconosce. Goethe lo disse, ma non lo capirono. Un altro disse che Dio è morto; neanche lui fu capito.
Per capire il genio ci vuole del genio e la stagione che ci vuole è venuta a trovarmi.
Siamo in molti a capirlo... Non siamo pochi in questo sogno già sognato. C'è musica in ognuno di noi. Noi aspettiamo il genio che riconosca le foglie;
quello che riconosca i fiori;
quello che riconosca gli odori;
quello che riconosca i colori;
quello che veda in trasparenza il tempo, …sì, il tempo.Tara./ Niente contenuti./ Niente costrutti./ Né aromi musivi,/ né Voglia di Volare./ Il Sole è solo e mi lascio bruciare. Tara./ Niente contenuti./ Niente costrutti./ Né aromi musivi,/ né Voglia di Volare./ Il Sole è solo e mi lascio bruciare. ateria e la forma./ Tara./ Niente contenuti./ Niente costrutti./ Né aromi musivi,/ né Voglia di Volare./ Il Sole è solo e mi lascio bruciare.

 

domenica 3 aprile 2016

Fedeltà di Bottinamento. Ovvero l'Ars Culans.

Facile a dirsi e difficile a farsi. Come una comunione, la cara carta costituzionale. Non è più nei ricordi data la complessità; proprio come la descrivono e ne parlano, tanto da cambiarla.

venerdì 1 aprile 2016

L' Angolo della poesia di Salvatore R. Mancuso

foto di riccarda balla
AI MIEI AMICI PIU' CARI VOLATI IN CIELO
Non possiamo più incontrarci amici cari per ricordare le nostre avventure le nostre emozioni i nostri amori; per rievocare le nostre battaglie ideali i progetti comuni e quelli personali;

mercoledì 30 marzo 2016

L'angolo della poesia di Salvatore R. Mancuso


La SFIDA

Ho raccolto
il guanto della sfida

Ho raccolto il guanto della sfida
nella lotta
per la vita.

Sono andato
controcorrente,
credendoci
caparbiamente.

sabato 26 marzo 2016

L'angolo della poesia di Salvatore R .Mancuso

GIUDA
Ce ne sono tanti
Giuda,
per le strade
e fra le persone amate,
girate le spalle
li riconosci
uno ad uno,
dalla forza
delle loro pugnalate.
(22-aprile 2011) 
di: salvatore r.mancuso

martedì 22 marzo 2016

Giornata mondiale della poesia.

Il 21 marzo si celebra la giornata mondiale della poesia. Ne approfitto per far conoscere il profilo di una voce delle Madonie che, purtroppo, pochi  conoscono: Maria Ermenegilda Fuxa.
Maria Fuxa nasce ad Alia in provincia di Palermo e, conseguito il diploma magistrale, inizia ad insegnare presso un istituto milanese. Si iscrive alla facoltà di pedagogia.  Studia pianoforte. Insomma tutto nella norma per una donna intelligente e curiosa dell’epoca.

mercoledì 16 marzo 2016

L' angolo della poesia di Salvatore R. Mancuso

foto di riccarda balla
LA FELICITA'
La felicità
è
una gemma
appena nata
una goccia di rugiada
una rosa profumata
un'alba incantata
un tramonto dorato
un paesaggio mozzafiato
un sogno realizzato,

LA METAMORFOSI NECESSARIA























Esco dall'ombra
il nemico è ai lati delle strade
sopra e sotto l'occhio brado
il megero aspetto
offerto all'uso cittadino.

Lo spazio mostra greve
una città obliata
lasciata alla berlina
del canchero mortale
gramigna sui tempi dorati.

Tristo
passo a un altro posto
dove più è città
luce di storia e fiamma
è il senso mio
che al vento affida la rivalsa.

Volgo alla festina
la domanda
se anche lei,
piede lente,
avverte inclita l'ovvietà del mostro?

Aurora di niente
è la resa
stesa sopra il viso.
Ahinoi, penso,
la domenica nient'altro è
che mero andazzo cittadino.

Rode nel cuor
una voce di paura
senza misura del miraggio
né criterio del coraggio.
Un giorno è andato:
avrà in memoria
quel che ho osato?

Giunge il tramonto
nella Sicilia che non conosce il freddo
una specie di vaghezza mi perdura
dalla mattina dedicata al fato
ricusato nel silenzio inoffensivo
che del Genio
perse la gloria.

La ripenso
e rimembrarla estasia
come bella
è una poesia scolpita
tempo di miti cittadini
di cui gente d'ogni dove,
colta la meraviglia d'una prosa innata,
ha versato in rima
l'anima divina della città cordiale
di femmina ospitale
di santa prodigiosa dal miracolo esaudito
di vestigia con gli scudi sulle porte
per la pace residente
nata dall'asilo al marinaio
che pose il piede savio su questo Paradiso
come il fante Federico errante,
stupor mondiale d'invidiata scienza,
donò a Palermo
fama e sapienza.

Innuse muse
e leonine appassionate
sì mondane e di crine fine
son mitiche
le donne siciliane.

Che m'importa
dell'arengo intorno
se non capisce la Palermo capitale!
Con lei
mi suona la campana
e sento il batacchio innato
di Cerere, di Pan e di Vulcano
nelle tre gambe
il loro eterno viso.

Vedo
di Palermo il cuore amaro
perso nello sguardo malandrino
che ha distrutto la città.
Il mio incanto
è un vero sogno: vuole
il Capo degno che ridoni
l'arte alla città
la proda al fiume
la musica al meriggio cittadino
ai natanti il porto nella conca ambita
alla Cultura il dominio che le spetta
sin dai tempi dell'Olimpo
quando pose e promise cura
a ciò che miseramente ancora dura.

Guardo lei
che si gira incredula
al sentore
d'essere ancora amata:
una cosa nuova, inaspettata.
La magia pensata
desta l'eroina dal letargo
dov'era in fuga, rifugio e sonno
dal brago dell'ipocrisia che stura
mala e fregatura.

Vera forza cittadina
riaccende l'orgoglio della Diva
città che mostra intera
il suo primato
anelito di Paradiso.
Vederla che si pigra da modella
la fa libera, unica e bella
mentre estasio perdo il senno
che purezza di mare
di mosto e oro coltivato
non ha avuto pari
in questo mondo disastrato
dall'alto tradimento.

Piange Palermo
l'ottusa fregatura
del sacrilego commiato
chiesto al cittadino che ha votato
dare lustro
al Greco e al Latino
al Sole caldo mai finito
all'Orto dal romantico ruggito
allo splendore della saggia scienza
alla dimora d'ogni statua e lucentezza dei suoi marmi
alla Chiesa dalle mura ardite
ai Teatri dalle molte vite
al Ferro delle Ville e allo stile dei Signori
alle Biblioteche
agli Amori
ai Porti e ai Pupi dei poeti
alle Fontane del portento siciliano
agli affreschi del Carretto
ai Gessi del Serpotta
come ai Bronzi del presidio.

Invece,
l'Arsana stirpe
manco vede l'acqua sotterrata
fugata alla sete del germoglio
negata al Mediterraneo
nocchiero ora
di morti alla deriva.
Non sente
la dorata risma
che la Sicilia non respira!
No. Non sarà una guerra.
Ma sia madre
o terra
o dimostranza
lei mi chiama innanzi
mi seduce st'Isola trilance
diva
che mi snuda
in rima tra le labbra
la sua posa ebbra
d'un Amore pregno d'esultanza.
E ciò mi segno
e ciò vi dico:
viva Palermo che di Scipio
or 
cinta ne ha la testa.
 
 
 
Grazie per l'attenzione, marzo 2016
Marcello Scurria


























domenica 13 marzo 2016

ENRICO MARRA, Free-Italia Vi invita a salire sul leuto che con le sue vele vi porterà alla scoperta di nuove sensazioni

Le poesie di Enrico Marra...per caso ne lessi una, mi dissi che mi riportava indietro permettendo il ritorno in superficie a ricordi sopiti di letture notturne, di matita per segnare le parti che trovavo più vibranti: Era Jubebox all''Idrogeno.

venerdì 11 marzo 2016

SI,SONO SUO FIGLIO...

Pugno nello stomaco,
di quelli che fanno vomitare.
di quelli che dopo sputi denti e sangue.
“È morto”:
hai realizzato.
La tristezza non è mai stato un problema
hai imparato a conviverci.
Era l'assenza a lacerarti.
Lo scudo costruito intorno
ha cresciuto un adulto
nato quarantenne.

Quanto conta......

 Jorges Luis Borges


poesia sull'amicizia:
amicizia



Non posso darti soluzioni
per tutti i problema della vita
Non ho risposte per i tuoi dubbi o timori,
però posso ascoltarli e dividerli con te
Non posso cambiare né il tuo passato
né il tuo futuro

giovedì 10 marzo 2016

L' angolo della poesia di Salvatore R. Mancuso


LA CLASSE POLITICA

Nel nostro Paese
sono sempre meno
quelli che arrivano
alla fine del mese.
Il Belpaese
è depredato,
ridotto all'osso.
Non c'è opposizione
a chi la fa da padrone,
dilaga il malcustume.

lunedì 7 marzo 2016

L'angolo della poesia di Salvatore R.Mancuso

LA CISL SICILIANA
Tu non hai conosciuto
la Cisl siciliana
nel suo pieno fulgore.

Se la vuoi conoscere
devi distinguere
in partenza
fra realtà
ed apparenza.

venerdì 4 marzo 2016

LA POESIA E' MIGLIORE DELLA LEGGE


LA POESIA E' MIGLIORE DELLA LEGGE


Se credi a quel sussurro
e ti guardi con sospetto
nel mistero
e ridi del tuo cuore pazzo
che ha già sofferto
e batte insieme al mio
cuori di luce bianca,
allora mi potrai bere
fino a non dissetarti mai,

giovedì 3 marzo 2016

Poesia: L'invidia.


Figlio mio,
nell’invidia non trovar virtute
ch’essa la morte appresta,
e mai sarai tra gente
prudente o giusto
o con il cuor gaudente,
se d’invidiar d’altrui
le gesta
dirai per il rovello
che ti fa, orsù,
uscir di testa.
 
Nell’invidia
troverai una sorte
che dal dentro sale,
con il furor del male,
e ti sarà mortale.

Perché l’invidia è cieca
è stupida e imprudente,
il dente avvelenato
il sangue di fiele
menzogna e presunzione scorrono
nelle vene di tal malato
che nulla ottiene,
e come Dante scrisse,
essa è un tal peccato
d’esser sempre rinculato.

Nell’invidia
non c’è musica che intona,
l’anima è spergiura e
la vita non sorride.
Da sola s’avvelena!

Dunque, perdila. Abbandonala.
O l’invidia
della vita tua
sarà matrona
e l’inverntar quisquiglie
te la farà burlona.
 
                                                 Grazie per l'attenzione Marzo 2016
                                                 Marcello Scurria

martedì 1 marzo 2016

APPUNTAMENTO CULTURALE


Appuntamento letterario


lunedì 29 febbraio 2016

L' angolo della poesia...di Salvatore R. Mancuso...che ospita un altro poeta

foto di riccarda balla 
LA NATURA
Nel silenzio
surreale
del suo
lento avanzare
la natura
tesse le sue tele
intreccia ricami
compone
perfette armonie d'amore.
(25-giugno-2011)
Di salvatore r. mancuso