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martedì 30 ottobre 2018

I gialloverdi non cambiano la legge Fornero, nonostante i proclami

Come tanti sanno un provvedimento dettagliato del governo sulle pensioni non c’è, sul documento di bilancio la voce pensioni è vuota, c’è solo lo stanziamento di circa 6,7 miliardi di euro. Pare che entro il 31 ottobre il governo dovrebbe uscire con il dettaglio del suo intervento sul sistema pensionistico. Allora avremo sicuramente delle sorprese, come abbiamo visto sul decreto fiscale, che tuttora Di Maio disconosce per il persistere di forme di scudo penale agli evasori; e come abbiamo visto sul decreto Genova che sana le case abusive di Ischia e lo sversamento di fanghi petroliferi nei campi.

Tuttavia annuncio dopo annuncio, indiscrezione dopo indiscrezione, il quadro fondamentale delle misure si delinea e chiarisce che il governo, al di là delle opposte propagande di chi esalta l’abolizione della legge Fornero e di chi si straccia le vesti per questo, non supera affatto la controriforma delle pensioni del governo Monti, ma solo la ammorbidisce e rallenta per alcuni ben precisi gruppi di lavoratrici e lavoratori.

La legge Fornero ha due capisaldi, la pensione di vecchiaia a 67 anni di età per donne e uomini, quella di anzianità per chi, pur essendo più giovane, abbia accumulato 43 anni di contributi. Per capirci, un operaio che abbia cominciato a lavorare a 16 anni e abbia avuto sempre un rapporto di lavoro, oggi con le legge Fornero può andare in pensione cosiddetta di anzianità a 59 anni di età e per lui non cambierà nulla. Una lavoratrice che tra pause familiari e disoccupazione abbia maturato complessivamente 30 anni di contributi sarà costretta ad andare in pensione a 67 anni di età. Anche per lei non cambierà niente. Così come non cambia niente per chi, soprattutto donne e ora anche migranti, non abbia raccolto almeno 20 anni di contributi.

Tutte e tutti costoro lasceranno integralmente il versato nelle casse dell’INPS e potranno solo chiedere la pensione sociale, 448 euro al mese, a 67 anni se poveri ai sensi dell’Isee. Va detto che la Fornero ha ereditato questa porcata dal governo di Giuliano Amato che la varò nel 1992 di fronte ad una tempesta monetaria che preparava l’euro. La Fornero ha semplicemente inserito quella norma nel balzo da essa imposto all’eta pensionabile. Lo stesso ha fatto con un’altra norma che spesso invece le viene attribuita: il meccanismo di innalzamento automatico dell’età della pensione in proporzione all’incremento della cosiddetta aspettativa di vita: più speri di vivere, più devi lavorare.

Fu Sacconi, ministro del lavoro del governo Berlusconi nel 2009, a stabilire questa norma stupida e feroce che cancella la fatica del lavoro e trasforma i successi della medicina e della società, di cui usufruiscono prima di tutto i più ricchi, in condanna per i poveri. Naturalmente la Lega di Bossi, Maroni e Salvini votò a favore.

Anche questo meccanismo non viene abolito, ma solo bloccato per alcuni anni; poi riprenderà a fare danni, innalzando sia l’età della pensione di vecchiaia sia i contributi necessari per quella di anzianità. Intanto però saranno passate le prossime elezioni.

Il governo dichiara inoltre di voler mantenere la cosiddetta “opzione donna”. Anche questa è una misura già decisa dai governi precedenti, per stemperare gli eccessi di ferocia della legge Fornero. Le lavoratrici con 58 anni di età se dipendenti, 59 se autonome, se avranno maturato 35 anni di contributi potranno andare in pensione a circa 60 anni. Naturalmente con un pesante taglio alla rendita. Anche questo provvedimento micragnoso e sessista viene confermato, presentandolo come un grande cambiamento, ma allora cosa cambia davvero?

Come si sa il governo chiama abolizione della legge Fornero l’istituzione della cosiddetta “quota 100”. Chi ha 62 anni di età e 38 anni di contributi potrà andare in pensione, ma con alcune avvertenze.

La prima è che non c’è in realtà alcuna quota 100: chi ha 60 anni di età e 40 di contributi non andrà in pensione prima, così pure chi ha 63 anni e 37 di contributi. I due requisiti sono entrambi necessari, se uno dei due manca non si va in pensione. Inoltre tornano le famigerate “finestre”; cioè non si va in pensione quando si maturano i requisiti, ma un po’ dopo. Da un minimo di 4-5 mesi per un lavoratore del privato, ad oltre un anno per un insegnante.

Ora sulla base di tutti questi e di altri piccoli trucchi che si stanno elaborando, il governo prevede di far andare in pensione, prima di quando avrebbero dovuto andarci con la Fornero, circa 350.000 persone, che già sono molte meno di coloro interessate ad una vera quota 100. Anche qui c’è la complicità delle opposte propagande: il governo dice che “cambia tutto”, Boeri e PD che lamentano lo scasso dei conti pubblici. La realtà è molto diversa.

Per andare in pensione nel 2019 a 62 anni di età con 38 anni di contributi bisogna essere nati attorno alla metà degli anni 50, essere andati a lavorare attorno ai 24-25 anni e aver mantenuto un impiego stabile fino al 2018. Chi sono costoro? In grandissima parte impiegati delle grandi aziende private e del settore pubblico. Che effettivamente potranno andare prima via dal lavoro… o dovranno?

Sì perché stranamente questo provvedimento coincide largamente con i bisogni delle grandi aziende e della pubblica amministrazione di procedere allo svecchiamento del personale. Via impiegati anziani e costosi, dentro giovani pagati molto meno e, ricordiamolo sempre, nel privato senza articolo 18. Del resto quando fu varata la legge Fornero fu proprio Boeri a lamentare che essa avrebbe “ingessato” il mercato del lavoro. Per questo la Confindustria è concorde, al di là di qualche ipocrisia di facciata.

Quello che il governo sta varando non è l’abolizione della legge Fornero, che resta in tutti i suoi meccanismi più feroci e ingiusti, ma un prepensionamento per alcune categorie di impiegati del sistema pubblico e privato. Naturalmente molti di loro saranno contenti di uscire da posti di lavoro sempre peggiori, ma, ripeto, questo non elimina la controriforma del sistema pensionistico.

Per fare davvero una riforma giusta si dovrebbe abbassare per tutte e tutti, e non solo per alcuni, l’età della pensione. Si dovrebbe garantire una pensione dignitosa ai giovani e ai precari. Si dovrebbe rilanciare il sistema pubblico con adeguata contribuzione, invece che colpirlo con i condoni o con le agevolazioni per le pensioni private, anche sindacali.

Non è vero che il sistema pensionistico pubblico sia al collasso, come affermano mentendo tutti i liberisti, di governo e di opposizione. Al contrario il sistema pubblico è in attivo, tolte le spese di assistenza che dovrebbero riguardare la fiscalità generale, recuperati i mancati contributi dello stato per i suoi dipendenti, recuperata la gigantesca evasione contributiva agevolata nel nome delle “imprese”; e soprattutto messi nel conto i 50-60 miliardi annui di tasse che versano i pensionati.

Se tutti questi conti venissero onestamente fatti, verrebbe smentita la propaganda liberista su un sistema pensionistico pubblico insostenibile. E verrebbe fuori invece la brutale realtà di governi che hanno sempre usato le pensioni come bancomat pronta cassa.

Tutto l’impianto della legge Fornero rimane, come quello di tutte la controriforme precedenti, a partire da quel sistema contributivo introdotto dalla legge Dini, che, nell’epoca della precarizzazione del lavoro, ha distrutto la solidarietà tra generazioni nel sistema pubblico.

Il governo gialloverde in realtà copia ciò che fece l’ultimo governo Prodi nel 2007. Allora era in vigore il cosiddetto “scalone Maroni”. Un innalzamento dell’età della pensione attuato dal governo di destra precedente, a cui il ministro leghista del lavoro di allora aveva dato il sui nome. Prodi aveva preso in campagna elettorale il solenne impegno di abolire lo scalone Maroni; e alla fine lo mantenne, mandando in pensione prima alcune classi di età, allora si parlava di quota 95. Ma senza toccare nulla della struttura del sistema pensionistico, anzi facendo pagare alla maggioranza dei lavoratori il miglioramento per alcuni.

Salvini e Di Maio mandano in pensione prima una piccola minoranza di lavoratori e accettano e mantengono che la grande maggioranza di essi vada in quiescenza sempre più tardi.

La lotta per un sistema pensionistico pubblico giusto e umano è ancora tutta da fare.

giovedì 12 luglio 2018

TRUFFALDINI ALLO SBARAGLIO, ABOLISCONO le pensioni, non la Fornero

“Aboliremo la Fornero!”. Il grido di battaglia elettorale di Lega e Cinque Stelle, una volta arrivati al governo si va “leggermente” stemperando.

A guardare bene lo si potrebbe declinare in un più minaccioso “aboliremo le pensioni!”. Un po’ alla volta, non in un colpo solo, ma la via sembra tracciata. Non è nuova: si chiama “emergenza” e col tempo diventa “strutturale”, come con le leggi di polizia.

lunedì 11 settembre 2017

Ci fanno scegliere se morire di lavoro o di fame

Non è bastata la tanto discussa Legge Fornero, che nel 2012 portò l’età pensionabile a 66 anni. Da quel giorno il requisito anagrafico per andare in pensione è in costante aumento, ed è destinato ad aumentare negli anni successivi.
Ma gli italiani sembrano dormienti, fanno finta di non sapere, forse perchè sperano che in un futuro qualcuno li salvi, ma come si dice: “Aiutati che Dio ti aiuta”….
Sono passati anni e la pensione si è allontanata, ne passeranno altri e continuerà ad allontanarsi. Salari al minimo, sfruttamento al massimo, costo della vita alle stelle e requisiti pensionistici sempre più disumani.
Altro che lavorare un giorno in meno, quì ci tocca lavorare anche “in punto di morte”!.Vi mostriamo di seguito delle tabelle tratte da pensioneoggi.it, che mostrano il rapporto tra il passare degli anni e il requisito anagrafico per andare in pensione in costante aumento.
Teniamo a precisare che oltre al requisito anagrafico, per andare in pensione è necessario anche il requisito contributivo, che è pari ad un minimo di 20 anni di contributi versati.

Uomini lavoratori dipendenti pubblici

Pensione di vecchiaia 2017: uomini dipendenti settore pubblico

Uomini lavoratori autonomi

 Pensione di vecchiaia 2017: lavoratori autonomi

Uomini lavoratori del settore privato

Pensione di vecchiaia 2017: uomini dipendenti settore pubblico

Donne dipendenti pubbliche

Pensione di vecchiaia 2017: donne dipendenti settore pubblico

Donne lavoratrici autonome

Pensione di vecchiaia 2017: lavoratrici autonome e gestione separata

Donne lavoratrici del settore privato

Pensione di vecchiaia 2017: donne lavoratrici dipendenti nel settore privato

sabato 17 settembre 2016

PENSIONI: UN VERO FURTO DI STATO

Negli ultimi 30 anni hanno "riformato" per ben 8 volte le pensioni... non c'è stato governo di destra o di sinistra che non abbia smontato mattone per mattone la struttura del sistema pensionistico conquistato con le lotte operaie e studentesche del 1969. Il fine è stato quello di far sparire un diritto sancito dagli articoli 36 e 38 della Costituzione:  chiudere il ciclo lavorativo della propria vita con dignità e serenità.

martedì 13 settembre 2016

L’anticipo pensionistico è un bagno di sangue

E fù così che Cgil-Cisl-Uil si sono rivelati complici di ogni governo degli ultimi 25 anni, quelli che stanno smantellandi pezzo dopo pezzo le faticose conquiste raggiunte – a forza di scioperi, botte, arresti, denunce, licenziamenti e morti – dagli anni '50 a metà degli anni '70.

mercoledì 7 settembre 2016

Su pensioni e non solo… Renzi ci truffa

In qualche parte dello sterminato codice penale italiano dovrebbe esistere una legge che vieta ai truffatori di fare il loro sporco mestiere addirittura dalla poltrona di presidente del consiglio.
Presentando le sue promesse circa la prossima legge di stabilità – la ex legge finanziaria, quella che determina le entrate e le uscite dello Stato per il prossimo anno – Matteo Renzi ha detto:

domenica 13 marzo 2016

Le pensioni d'oro sono una delle tante VERGOGNOSE storture del belpaese

Un tema scottante del quale si parla da anni in Italia cercando, o almeno fingendo, di volerle tagliare.
Una platea ristretta che si gode privilegi da capogiro. Si parla di circa 30mila fortunati che riescono a godersi una pensione da con assegni dai 40mila ai 200mila euro l'anno e che non ha mai visto intaccare anche minimamente questi vantaggi.
Il tutto mentre negli ultimi decenni le pensioni dei cittadini comuni sono state tagliate a più riprese arrivando a cifre da fame .

domenica 14 febbraio 2016

San Valentino, Sanremo ed intanto Renzi colpisce con la scimitarra!

Mi sà che per vivere una vedova dovrà diventare allegra per forza di cose...
L'Italia e gli italiani imbambolati da Sanremo, San Valentino, Calcio e notiziette da gossip...non si avvedono che nel frattempo il governo Renzi porta avanti leggi per il totale annientamento di questo popolo di imbelli e sciocchi...di gente che si imbambola ai selfie di discutibile gusto, di lumaconi che sbavano e strisciano..di ipocriti, zotici..LE PENSIONI di Reversibilità vengono toccate e signori miei il gioco si fa duro...per il 2016 basta poco per vedersi ridotto l'assegno... un immobile, un figlio a carico che magari porta a casa un misero stipendio da precario...ed ecco che superi la ricca soglia!!

lunedì 25 gennaio 2016

Chi conosce la legge Mosca?

Come vivere con la pensione? Il sindacato e la politica si pongono da sempre questo problema e vediamo come lo hanno risolto.
Nel 1974 un sindacalista della GGIL Giovanni Mosca, eletto in parlamento, si pone il problema e presenta una legge con la quale una semplice dichiarazione confermata dall’amico nel sindacato o nel partito “ricostruisce” l’anzianità lavorativa del richiedente e quasi 40.000 tra funzionari ex PCI, portaborse ex DC, sindacalisti CGIL, CISL e UIL, politicanti si trovano nelle condizioni di incassare un assegno di circa 70.000.000 di lire del tempo non appena raggiunta l’età minima consentita. E possono, a pieno titolo, dichiararsi ex lavoratori.

venerdì 26 settembre 2014

I pensionati vivono sotto la soglia di povertà

Ben 7,4 milioni di pen­sio­nati, il 44% del totale, vive in una con­di­zione di semi­po­vertà, con un asse­gno infe­riore a 1000 euro lordi men­sili (e si sot­to­li­nea “lordi”: al netto, si deve par­lare di circa 800 euro). Ma non basta, l’emergenza riguarda ovvia­mente, e sopratutto, i pen­sio­nati al minimo, il cui red­dito men­sile risulta di ben tre punti per­cen­tuali al di sotto della soglia di povertà asso­luta. I dati ven­gono da un rap­porto curato da Cupla (pen­sio­nati del lavoro auto­nomo) e Cer (cen­tro ricer­che economiche).

sabato 28 giugno 2014

Allarme rosso sulle pensioni

pensioni
A pagare il prezzo della crisi e delle politiche fiscali sono i pensionati.
Dal 2008, in 6 anni, un pensionato italiano ha perso 1.419 euro di potere d’acquisto, oltre 118 al mese.

sabato 11 gennaio 2014

Quel che bisogna sapere sulla spesa pensionistica

sdede
Occorrerebbe che, ogni tanto, ognuno nel suo piccolo facesse informazione (o controinformazione, come si diceva una volta). Parola e pratica ormai desueta. Tutti rivolti ad essere inebetiti di fronte al “nuovo che avanza” ma che puzza di stantio. E prendo spunto dai dati ISTAT che parlano dei pensionati.

giovedì 18 luglio 2013

INPS: BUCO DI 9 MILIARDI, UN PENSIONATO SU DUE SOTTO I 1.000 EURO


L’Inps chiude il 2012 con un rosso di quasi 9 miliardi di euro, mentre metà dei pensionati percepisce meno di mille euro. Nonostante la spesa pensionistica continui a crescere in rapporto al Pil. E’ il quadro che emerge dal rapporto annuale dell’istituto, che segnala come “tra il 2009 e il 2012 lo Stato ha erogato tramite l’Inps 80 miliardi di sussidi per cassa integrazione e disoccupazione” distribuiti a una platea di circa 3 milioni di lavoratori in media ogni anno. “2012 annus horribilis non solo per i numeri della crisi ma sopratutto per la crisi di fiducia”, ha commentato il presidente dell’istituto Antonio Mastrapasqua, presentando il dossier al Parlamento.

domenica 21 aprile 2013

L’8 maggio nasce il nuovo partito con Barca, Vendola, Ingroia, i grillini dialoganti e quel che resta di sinistra piddina


vendola-121022155051_big.jpg.pagespeed.ic.CZhpfp5CWr1. VENDOLA, DOPO SCHIANTO PD NUOVO CANTIERE SINISTRA– Sel e’ ”impegnata a ricostruire dalle fondamenta una nuova sinistra di governo”. Cosi’ Nichi Vendola annuncia per l’8 maggio la convocazione ”a Roma della prima assemblea di popolo per lanciare un nuovo percorso, un nuovo cantiere”, della sinistra dopo lo ”schianto del Pd”. Ma sia chiaro ”non ho mai lavorato per la scissione del Pd”.

mercoledì 17 aprile 2013

il 13,3% dei pensionati vive con meno di 500 euro al mese


Istat. il 13,3% dei pensionati vive con meno di 500 euro al mese


Quasi un pensionato su due riceve meno di mille euro al mese; ma il dato più allarmante diffuso da un'indagine dell'Istat è che il 13,3% dei pensionati italiani incassa, dallo Stato, meno di 500 euro.
Il dato rende noto come nel 2011 i pensionati siano 16,7 milioni, circa 38 mila in meno rispetto al 2010. In media ognuno di essi percepisce (tenuto conto che, in alcuni casi, uno stesso pensionato può contare anche su più di una pensione) 15.957 euro all'anno, 486 euro in più del 2010.

domenica 31 marzo 2013

CRISI, INPS al collasso


Una azienda con un patrimonio di 41 miliardi che nel giro di un paio d'anni ne avesse persi così tanti da farlo scendere a soli 15, verrebbe considerata sana oppure oppure desterebbe se non altro l'interesse di andarne a capire il motivo? E ancora di più: nel caso in cui questa "azienda" fosse di importanza fondamentale non solo per i suoi azionisti ma per l'intero Paese del quale fa parte, sarebbe il caso, a livello informativo, di dare risalto alla notizia e di farla entrare nel dibattito pubblico?

martedì 20 novembre 2012

Pensioni, 7 milioni vivono con meno di mille euro al mese


L'importo medio mensile arriva a 1.034 euro e ne beneficiano 9,6 mln di pensionati.
Gli assegni di vecchiaia e anzianità, ricorda l'Istituto, pesano per oltre il 77% sul totale delle erogazioni e la spesa previdenziale costituisce l'87,4% della spesa pensionistica complessiva.
Le pensioni di anzianità erogate sono state quasi 4 mln, quelle di vecchiaia, invece, sono state 5,3 mln.

domenica 21 ottobre 2012

L’Italia è ormai al collasso, povertà alle stelle


Non è allarmismo e non è nemmeno catastrofismo o disfattismo, ma solo l’interpretazione dei dati dell’ultimo rapporto della Caritas  sui nuovi poveri. I giovani sono senza lavoro, non riescono a creare famiglia e vivono sempre più a casa coi genitori, spesso pensionati.
 E sono proprio i pensionati (+65,6%), le casalinghe (+177,8%) e gli anziani  (+51,3%), quelli maggiormente in difficoltà che si sono rivolti ai centri Caritas nel territorio.
Una vera e propria impennata che ci parla di un forte disagio, come peraltro è possibile verificare consultando il Rapporto povertà 2012 della Caritas Italiana.  Secondo la Caritas vi sarebbe una evidente incapacità dell’attuale sistema di welfare a farsi carico delle nuove forme di povertà, delle nuove emergenze sociali derivanti dalla crisi economico-finanziaria.
Il Rapporto, che per la prima volta quest’anno è stato realizzato interamente dalla Caritas senza il supporto tecnico-scientifico della Fondazione Zancan, si basa essenzialmente sulle persone che nel corso del 2011 – e per alcuni aspetti anche nei primi sei mesi del 2012 – si sono rivolte ai Centri di ascolto promossi dalle Caritas diocesane italiane che hanno aderito alla rete di rilevazione online avviata da Caritas Italiana, 191 su un totale di 2.832.
 A livello complessivo, si conferma la presenza di una quota maggioritaria di stranieri rispetto agli italiani (70,7% contro 28,9% nel 2011), ma questi ultimi sono aumentati in misura esponenziale negli ultimi due anni (nel 2009 erano il 23,1%) e del 15,2% tra il 2011 e i primi sei mesi del 2012, quando hanno raggiunto il 33,3%.

domenica 14 ottobre 2012

Legge di Stabilità 2012 e disabili

Il 9 ottobre 2012 il Consiglio dei Ministri ha approvato la bozza del disegno di Legge di Stabilità, altri tagli alla spesa, che ora passa alle Camere per la discussione, gli emendamenti e l’approvazione finale.

Non disponendo ancora del testo ufficiale (che verrà depositato a giorni alla Camera) questa prima analisi si basa sulla versione del disegno di legge sottoposto al Consiglio del Ministri e sulle successive dichiarazioni di provenienza ministeriale.
Le considerazioni che seguono possono essere quindi passibili di revisione nel momento in cui i testi ufficiali saranno finalmente disponibili.

venerdì 3 agosto 2012

Pensioni. Uomo Vs Donna


Secondo gli ultimi dati diffusi dall'Istat, al sesso femminile spettano assegni pensionistici più bassi del 40%. Il divario si percepisce soprattutto al Nord.
Qualcuno sosteneva che le donne dovessero fare il doppio degli uomini per essere considerate brave la metà. Sembrerebbe proprio che questo qualcuno avesse ragione.
Quanto vale il gentil sesso in Italia? Il 40% in meno degli uomini, almeno secondo gli ultimi dati Istat relativi all'assegno pensionistico.
Essendo più longeve, le donne rappresentano più della metà dei pensionati italiani, ma nel 2010, stando a quanto comunicato dall'Inps, solo il 44% degli oltre 258 miliardi di euro erogati sono stati percepiti dalle nostre signore. Più si alza l'ammontare corrisposto dall'Istituto Nazionale della Previdenza Sociale a fine mese e meno donne sono coinvolte. La maggior parte delle pensionate, per esattezza il 54,8%, percepisce una somma al di sotto dei 1000 euro, contro il 34,9% degli uomini.
Il divario tra maschi e femmine a livello previdenziale cresce di anno in anno, anche a causa del cosiddetto “rapporto di dipendenza”, ovvero il rapporto tra il numero di pensionati e il numero dei lavoratori. Nel 2010 su 100 lavoratrici, 93,3 sono state pensionate, contro il 55,9 degli uomini.
Le differenze sul reddito si fanno sentire in tutto il Bel Paese, ma le disparità sono più evidenti al Nord. La Liguria è la regione dove il gap risulta più netto: il sesso maschile percepisce una somma pari a una volta e mezzo quella spettante alle donne. Fanno seguito Lazio, Lombardia e Friuli Venezia Giulia