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venerdì 20 marzo 2015

Di Matteo. Ora il Csm propone il trasferimento, lontano dalla Dna

La Terza Commissione del Csm ha proposto al sostituto procuratore di Palermo Nino Di Matteo, pm simbolo del processo sulla trattativa Stato-mafia, da tempo vittima di minacce da parte di Cosa Nostra, il trasferimento il altra sede, per ragioni di sicurezza.

martedì 3 marzo 2015

FREE-ITALIA CHIAMA I GIOVANI CONTRO La Mafia

Anni fà qualcuno disse che la lotta alla mafia doveva essere un “movimento culturale e morale che coinvolga tutti e specialmente le giovani generazioni, le più adatte a sentire subito la bellezza del fresco profumo di libertà”. Questo era Paolo Borsellino, da tali sue parole nasce la conferenza che avrà luogo a Torino il 7 marzo alle ore 16 in diretta streaming su Free-italia.

lunedì 22 settembre 2014

Nino Di matteo: Dietro gli attentati unica matrice

le minacce dei giorni scorsi, dice Di Matteo, hanno un'unica matrice: attraverso i loro contenuti, la spedizione di lettere anonime anche presso le abitazioni private dei magistrati o attraverso il gesto di posare una lettera anonima sulla scrivania del Procuratore Generale si mira a destabilizzare la serenità necessaria per il nostro lavoro; anche tentando di provocare in noi una sensazione di vulnerabilità, della nostra sicurezza personale e perfino familiare". Lo dice in un'intervista rilasciata al Gr1 della Rai il sostituto procuratore di Palermo Nino Di Matteo.

lunedì 24 marzo 2014

PRESIDIO NAZIONALE ANTIMAFIA - Roma 12 Aprile - "PRIMA CHE SIA TROPPO TARDI" per il P.M. Di Matteo e il Pool Processo Trattativa Stato/mafia.


Dal 20 gennaio di quest’anno è in corso, davanti al palazzo di Giustizia di Palermo un presidio della Scorta Civica, costituitasi a Palermo, con l’adesione di numerose associazioni, per manifestare solidarietà a Nino Di Matteo ed al pool di magistrati che, per avere istruito e portato avanti il processo sulla scellerata trattativa mafia-Stato, corrono gravi pericoli per la loro stessa vita.

Con la loro presenza fisica, a turno, per tutti i giorni della settimana, queste associazioni manifestano la loro solidarietà a questi magistrati a fronte delle esplicite minacce, anzi di un una vera e propria condanna a morte lanciata dal carcere da parte da parte di Totò Riina, dal puntuale ricomparire di una lugubre sigla, la Falange Armata, che si è sempre materializzata nei momenti più oscuri del nostro paese, quelli che precedono e seguono le stragi di Stato, e, dall’altra, dalle carenze dello stesso Stato, dal silenzio e delle false promesse delle Istituzioni. 

In tutto il paese si sono moltiplicate analoghe iniziative di Scorta Civica con presidi simbolici in tante città italiane, ma tutto questo non basta. E’ necessario fare di più, dobbiamo pretendere che lo Stato, le Istituzioni mettano davvero in atto quei mezzi che sarebbero indispensabili per potere davvero proteggerli. Le parole, le false promesse, non bastano, non vogliamo piangere dopo degli altri giudici e uomini delle loro scorte massacrati a causa dell’inerzia e della complicità dello Stato, è necessario agire prima, finché siamo in tempo.

A Roma, il 12 Aprile, davanti al Ministero dell’interno, andremo a manifestare la nostra rabbia per le promesse non mantenute, per il silenzio delle Istituzioni, per i macigni posti sulla strada Verità da chi, appare volere garantire una scellerata congiura del silenzio durata per venti anni piuttosto che accompagnare il nostro paese sulla difficile strada della Giustizia.

Scorta Civica Nazionale Antimafia.

mercoledì 19 marzo 2014

I nodi cominciano a venire al pettine... Processo "Trattativa Stato-Mafia", udienze carcere Rebibbia 11-14 Marzo 2014.


I 4 giorni di udienze presso il carcere di Rebibbia nel processo sulla presunta “Trattiva Stato-mafia” riportano indietro l'attenzione sulle efferati stragi che tra il 1992 ed il 1993 insaguinarono il nostro paese...


Chi ordinò la strage di Capaci, chi ordinò la strage di Via D'Amelio???
Cosa nostra sola oppure dietro queste stragi troviamo una fitta tela di intrighi e di accordi, la cosiddetta e presunta “Trattativa”?

Fatto giuridicamente anche da accertare, ma questa volta a gettare luci su un intrigo di ombre è stato Gaspare Spatuzza, ex braccio destro dei fratelli Graviano e principale esecutore delle stragi di quegli anni.

domenica 29 dicembre 2013

Mafia, “Una candela sui davanzali per proteggere i magistrati in pericolo”.


Una candela sul davanzale della finestra nella sera della vigilia di Natale. Un abbraccio simbolico a tutti i magistrati minacciati dalla criminalità organizzata, e soprattutto a quelli di Palermo che indagano sulla trattativa tra Stato e mafia. E’ questa l’iniziativa promossa da Mattia Fontanella, Riccardo Lenzi, Stefania Pellegrini che hanno creato l’evento sulla pagina facebook: “Una candela per i magistrati in pericolo“, chiedendo di posare una o più candele su tutte le finestre e i balconi d’Italia.
“Non vogliamo restare indifferenti mentre una inquietante sequenza di minacce piove addosso ai magistrati più esposti, non solo in Sicilia. Il silenzio equivale a un’ipocrita complicità”, si legge sulla pagina dell’evento. Una risposta che parte da Bologna ma punta a coinvolgere tutto il Paese. Uno scudo, simbolico, per proteggere il magistrato di Palermo Nino Di Matteo. Il pm che continua a indagare sul patto tra lo Stato e Cosa Nostra, e che Salvatore Riina ha più volte dichiarato di voler uccidere con attentati che – a detta del Capo dei capi – sarebbero già stati pianificati. Proprio per queste continue dichiarazioni, il pm è stato costretto a rinunciare all’udienza del processo a Milano. Una vicinanza dal basso, per sopperire a quella fievole dimostrata dalle istituzioni.
Una candela “per impedire che l’isolamento produca nuove tragedie e nuovi “eroi”. Per augurare a loro e al nostro Paese un futuro senza mafie, senza silenzi omertosi e senza lacrime di coccodrillo”.
IlFattoQuotidiano, www.ilfattoquotidiano.it

giovedì 14 novembre 2013

Nino Di Matteo, l’eroe solo


Nino Di Matteo, la solitudine dell'eroeE' una storia antica, da tragedia greca. La solitudine dell'eroe, quella concepita da Sofocle nel V a.C., l'isolamento percepito dall'uomo più grande, colui, ovvero, che fa quello che sa andrebbe fatto, secondo coscienza, a prescindere dal rischio di fallimento, sconfitta e morte. L'eroe, coerente alla propria coscienza, che si misura da solo con il proprio destino e nessuno può sollevarlo dalla sua sorte.

mercoledì 13 novembre 2013

Riina,sfogo in carcere, urla su urla, : " Fosse pure l'ultima cosa che faccio , ma Di Matteo deve morire !"

Dopo aver seguito in video , dal carcere milanese di opera, l’ultima udienza del processo sulla trattativa Stato-mafia, che si svolge a Palermo, il boss corleonese Totò Riina  si sarebbe lasciato andare a uno sfogo molto pesante, gridando ad alta voce  «Di Matteo deve morire. E con lui tutti i pm della trattativa, mi stanno facendo impazzire . Quelli lì devono morire, fosse l’ultima cosa che faccio» . Le parole di Riina sono state ascoltate da un agente della polizia penitenziaria , che ha riferito il tutto. Il boss ha minacciato così tutti i rappresentanti dell’accusa al processo: oltre a Di Matteo, l’aggiunto Vittorio Teresi e i pm Francesco Del Bene e Roberto Tartaglia. Riina avrebbe parlato anche di «uno che era a Caltanissetta e adesso è a Palermo, uno che si dà un gran da fare». Probabilmente si riferiva all’attuale procuratore di Palermo Roberto Scarpinato . Immediatamente si è riunito il Comitato per l’ordine e la sicurezza, presieduto dal prefetto Francesca Cannizzo, e ha valutato la possibilità di trasferire Di Matteo e la sua famiglia in un’altra località; ma al momento ha deciso di chiedere al ministero dell’Interno solo un rafforzamento delle misure di sicurezza, con la possibilità di dotare la scorta di Di Matteo del dispositivo Jammer in grado di bloccare i segnali radio dei telecomandi in un raggio di duecento metri. Molto proccupato anche il procuratore di Palermo , Messineo : «Siamo profondamente allarmati per la pubblicazione della notizia delle minacce che Totò Riina avrebbe rivolto al pm di Matteo e ai colleghi che indagano sulla trattativa perché, ammesso che siano vere, queste minacce sembrano una chiamata alle armi che il boss fa ai suoi contro i magistrati che svolgono questa inchiesta e sono visti come ostili».