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sabato 25 agosto 2018

BUONI A NULLA

Il punto più basso dicevamo, non solo perché evidenzia un’impreparazione politica disarmante, un’ignoranza (voluta) delle più elementari norme del diritto interno ed internazionale, ma perché mostra in maniera plastica la disperazione di un governo che, schiacciato dalle promesse elettorali su cui le due componenti (Lega e M5S) hanno costruito il consenso nel paese, si trova oggi con margini di manovra quasi nulli.

venerdì 24 agosto 2018

Matteo #Salvini. l'Eroe dei creduloni e di un popolo che cerca il salvatore

Strano paese l'Italia. Fatto di cittadini che si indignano per gli sperperi, le ruberie, il malaffare della ‘politica’ e dei partiti.  Per i finanziamenti pubblici finiti a ostriche e champagne, festini, e soddisfacimenti privati di ogni genere. Di milioni di tifosi che nemmeno lontanamente protestano per i compensi vergognosi dei calciatori e nemmeno per quelli capaci di mettere a soqquadro intere città. Di cittadini che manifestano duramente per le periferie degradate, per i rom e per gli immigrati che ci invadono. E che possono infettarci con qualche malattia dimenticata.

Che ritiene ingiusto e  sbagliato sperperare risorse preziose invece di aiutare i tanti cittadini che stanno peggio e che non hanno lavoro. Come spendere milioni di euro per i salvataggi in mare. Meglio intervenire nei paesi di provenienza così da bloccarli in partenza. C’è sempre la preoccupazione che si infiltrino i terroristi dell’Isis e magari taglino qualche testa. Paura. Tanta paura. Anche oltre la realtà.

Ecco erigersi Salvini, L’eroe di un popolo che pare non possa fare a meno di essere guidato dall’Uomo della Provvidenza.




La “ggente” sgomita per avere sul display la sua effige vagamente luciferina, per stare vicino e toccare il corpo mistico del caro leader che a sua volta nutre il proprio ego della tanto agognata popolarità, rilanciandola via social, attraverso cui ha costruito la sua fortuna politica…


L’Italia è il Paese più ignorante al mondo. Lo certifica l'indagine appena conclusa da Ipsos: "I pericoli della percezione", effettuata tra 14 Stati. Gli italiani sono dei creduloni e hanno una visione scorretta della realtà. Di quello che succede nella società. Pensano che il 30 per cento della popolazione sia composta da immigrati, mentre il dato effettivo si ferma a poco più del 7. E che la presenza di musulmani sia arrivata al 20 per cento, mentre invece è del 4 per cento reale. Sulla disoccupazione la percezione arriva addirittura al 49 per cento, praticamente una persona su due. Un dato oggettivamente insostenibile. Ma i numeri effettivi si fermano al 12,6 per cento. Insomma, una conoscenza così superficiale e scorretta dei fatti che piazza il popolo italiano ai primi posti della classifica per “ignoranza”. Per la scarsa capacità di interpretare con scrupolosità ciò che accade davvero.

Al punto che dimentica chi c'era al governo e nella maggioranza quando si sono fatte le leggi che regolano la presenza degli stranieri nel nostro Paese e che hanno emanato i provvedimenti governativi per le sanatorie in favore di centinaia di migliaia di stranieri extracomunitari. E che, sostanzialmente, è nei gangli del potere centrale e periferico della parte più prosperosa del Paese da oltre un quarto di secolo.

Salvini, L'eroe che ha firmato Dublino, l'eroe assenteista da ogni incarico da oltre vent'anni, l'eroe che privatizza gli ospedali (Lombardia e Liguria), l'eroe che prende soldi dai Benetton e deregolenta le concessioni insieme al mafioso di Arcore, l'eroe che prende i voti dalle ndrine, l'eroe che sotto i ponti crollati fa i selfie, l'eroe dei 49 milioni intascati, il codardo come il ducetto che scappava in Svizzera.

Minaccia di rinviare verso la Libia centinaia di migranti bloccati in mare su una motovedetta – militare ed italiana, mica delle tanto detestate ONG – umiliando la Marina ed un evanescente Ministro della Difesa, così violando tutte le convenzioni internazionali in materia di respingimenti collettivi.


Roba da Tribunale Penale Internazionale.

Interviene praticamente su ogni affare di questo sciagurato Paese, avvilendo tutti i colleghi dell’esecutivo, qualsiasi dicastero dirigano.

Ma il suo consenso cresce sempre più, spesso a scapito degli scialbi partners di Governo.


Un popolo di sprovveduti. Facilmente influenzabile. Attento all’interesse individuale e molto poco a quello pubblico. E di poca memoria.

giovedì 31 maggio 2018

TUTTO QUELLO CHE NON VI OSANO DIRE SU SALVINI #MaiConSalvini

Dagli scandali della Lega alle spese folli con le pen ai 61 milioni di euro per "La Padania". Stupidate, miserie e ipocrisie in 22 anni di potere. In 10 punti, NOI di FREE-ITALIA vi rivela chi è davvero l'ultimo leader dell'ultra destra italiana.


domenica 20 maggio 2018

ECCO LA VERSIONE FINALE DEL #CONTRATTO #M5SLega: uno schifo per il Paese e un tradimento per il SUD

Non è una lettura ideologica quella che fa parlare di un Governo che si presenta come spiccatamente reazionario E vergognoso, ma è la stessa lettura del programma definitivo a suggerire tale affermazione.

sabato 19 maggio 2018

IL #contratto di governo #M5SLega uccide la Costituzione


E’ inutile che cerchiate di capire che cosa c’è scritto nel programma del Governo di Matteo Salvini e Luigi Di Maio. Probabilmente è passata da quella parti qualche vecchia zia e glielo ha un po’ corretto come fanno le zie timorate di Dio e ben educate: ha sfumato tutto. Non esiste più, ad esempio, il blocco della Tav Torino-Lione, ma solo che andrà ripensata: la cosa grossa e da anni contestata è un buco, cosa diavolo bisogna ripensare? Rotondo, ovalizzato, quadrato? Laura Castelli, però, guerriera no Tav e probabile futuro ministro, dice che tutto questo aiuta la sua lotta anti Tav.

Altre scemenze: cacciare tutti i rom. Non si sa dove, visto che sono quasi tutti cittadini italiani, si possono espellere in Italia, una ridente penisola del Mediterraneo.

Scompare anche il condono, ma c’è la pace con i contribuenti, qualunque cosa voglia dire. Rimane la flat tax (soldi per i già ricchi) e la riforma della Fornero (con l’introduzione della quota 100). Il reddito di cittadinanza si infila su per il camino: costerebbe decine di miliardi, ma partirà solo fra qualche anno e comunque in bilancio ci sono solo due miliardi per potenziare i centri di impiego: invece di fare contenti undici milioni di elettori, ne sistemeranno con un buon stipendio qualche migliaio a fanigottare all’ombra dei famosi centri.

Qualcuno ha calcolato che tutta questo insieme di balordaggini dovrebbe costare 65 miliardi, che non esistono e che non si troveranno mai: i sogni muoiono all’alba. Già così, cioè, possono portarselo a casa il programma e farlo leggere ai loro bambini o incartarci il pesce. Non passerà mai nessun vaglio.

Ma tutto questo è il meno e è risaputo. Il  vero problema è che questi sono dei matti eversivi, quasi simpatici nella loro follia da nonni rimbambiti (e invece sono tutti giovani). Tre cose:

1- Il famoso comitato Gran Consiglio del Fascismo rimane. Non ne parlano in dettaglio, ma c’è. Hanno tolto i particolari perché probabilmente si riservano, una volta insediati, di costituirlo: chissà chi diavolo vi entrerà, forse anche Davide Casaleggio o qualche suo impiegato o di Putin. Si tratta di una cosa chiaramente extra-istituzionale e contraria a qualsiasi tradizione democratica. In pratica si crea un consiglio dei ministri al di sopra del Consiglio di ministri vero e proprio. E sarà quello dove vengono prese le decisioni, quello che conta, senza alcuna responsabilità e senza rispondere mai al parlamento, visto che si tratta di un organo del tutto extra-istituzionale, quasi privato. Nessuno era mai stato così spudorato e così deciso a sconvolgere il sistema democratico.

2- Rimane l’idea di abolire la norma, dettata da Luigi Einaudi, dei parlamentari eletti “senza vincolo di mandato” (e che è alla base di tutti i parlamenti e della democrazia rappresentativa). In questo modo tutti i deputati saranno obbligati a seguire i dettami del proprio partito: saranno cioè del tutto inutili, si possono anche abolire, che è quello che vogliono i grillini.

3- E qui entra in gioco l’ineffabile e fantasioso Borghi Aquilini. La Banca Mps non si vende più, lo Stato ne deve comprare il 100 per cento e farne una banca che veicolerà i grandi investimenti pubblici. Tonfo e spavento in Borsa, disastro per gli azionisti.

Ma l’idea è la solita: anche i Leghisti vogliono una banca. Quella che avevano fondato è fallita miseramente. Così ne vogliono un’altra, giusto per giocare un po’ con i soldi. E’ volata l’idea di lanciare dei mini-Bot, idea che ha già provocato il fallimento di altri paesi.

A tutto  ciò aggiungete richieste assurde (modifica dei trattati europei e altre stupidaggini). E’ tutta roba che interessa solo noi, ma che richiederebbe il consenso degli altri 27 stati. Ci rideranno dietro e non se ne parlerà più. Comica la polemica contro il fiscal compact: non sanno nemmeno che cosa è e non sanno nemmeno che sta in Costituzione: inutile andare fino a Bruxelles: comincino con il cambiare la Costituzione, se ne sono capaci (citofonare Matteo Renzi, che ha fatto qualche esperienza in materia).

Infine, ma forse è la cosa più grave, c’è la questione del presidente del Consiglio. Stanno cercando una figura terza. Cioè un signore per bene da mettere lì a sfilare davanti al plotone d’onore mentre loro due, Bibi e Bibò, hanno già fatto tutto: scritto il programma, scelti i ministri, litigato con Bruxelles, e altro ancora. Ma la Costituzione prevede che sia il presidente del Consiglio a dirigere il governo: questi hanno invece in testa un  signore diretto da loro, un presidente di cartone. Di nuovo, si cambia la Costituzione.

Insomma, stanno riscrivendo la Costituzione, sostituendola con le loro personali ossessioni.

Mattarella non ha molte alternative: hanno avuto molti voti, ma il loro osceno governo (con osceni ministri) non deve nascere. Questi vogliono fondare la repubblica di Paperopoli. Una cosa ridicola e che farà ridere tutto il mondo.

Lunedì Mattarella dovrebbe ascoltarli, e poi rispedirli da dove sono venuti. Senza escludere la possibilità, di denunciarli alla più vicina Procura per attentato alla Costituzione.

Benvenuti nella Terza Repubblica, dove governo, parlamento e cittadini non contano nulla

Luigi Di Maio lo ha detto più volte cosa deve essere e cosa deve fare il premier del governo M5S-Lega. Deve essere esecutore ed eseguire. Esecutore, eseguire…verbi e concetti che rimandano a qualcuno che fornisce istruzioni ed esercita controllo sull’esecutore. Si eseguono istruzioni ed ordini. E infatti il premier del governo M5S ha le istruzioni (qualche volta vaghe) nel Contratti di Governo giallo verde. E nell’eseguire le istruzioni avrà sopra di sé il controllo del neonato Comitato di conciliazione, cioè una sorta di super governo che dirà al premier come fare quel che deve eseguire.

venerdì 18 maggio 2018

Il #contratto #M5SLega? E' Una cagata pazzesca… #IoSonoNelContratto

Siamo notoriamente misurata ma chi commenta che questo contratto di governo Lega/5 Stelle “non è male”, “ha una parte interessante”, “è contro l’austerità”, “dice quello che dovrebbe dire la sinistra”, o è in cattiva fede o si è drogato pesantemente. Per due motivi:

1. Letto tra le righe, questo contratto non è l’espressione degli interessi popolari e nemmeno dei “ceti medi impoveriti”, ma di un pezzo del padronato italiano, della piccola e media borghesia (con qualche concessione alla grande), che vuole cooptare alcuni segmenti di proletariato dandogli le briciole.

Questa frazione di Italia storicamente egemone, ha fatto profitto per decenni non sulla capacità di competere, sull’innovazione etc, ma su evasione fiscale, condoni, inquinamento, cementificazione, facendo lavorare a nero e sfruttando manodopera (per lo più meridionale e immigrata) sottocosto.

Ovviamente con la crisi del 2008 i nodi sono venuti al pettine, questo modello di “sviluppo” italiano non ha retto alla rapida ristrutturazione degli altri capitalismi europei, e siamo stati più esposti a speculazioni (vedi seconda crisi del 2011) e a “cure” massicce (Fiscal compact, Fornero, Jobs Act etc).

Questo chiaramente ha prodotto malessere sociale diffuso, a cui si poteva rispondere in due modi: o da sinistra, con politiche di redistribuzione della ricchezza e intervento pubblico nell’economia, o da destra, attraverso un populismo che non è altro che una sorta di ritorno al passato – un po’ vecchia DC, un po’ Berlusconi e un po’ di “caro fascismo”.

Siccome la vecchia sinistra (PD-LEU) era fatta da quelli che hanno prodotto le infami “riforme”, e la Nuova Sinistra (quella di Potere al Popolo e dei movimenti sociali) nonostante la generosità è ancora giovane, piccola, disorganizzata e sconosciuta, il malessere non poteva che essere interpretato dai 5 Stelle e dalla Lega, che peraltro potevano beneficiare del senso comune di destra ,egemone da decenni nel paese.

Così, invece del capitalismo che parla inglese ci becchiamo quello cafone, ma nella sostanza per noi cambia ben poco. Il nemico del mio nemico NON è mio amico.

Il contratto Lega/5S infatti non attacca il vero problema del paese, ovvero la concentrazione della ricchezza in poche mani, la mancanza di una politica industriale etc, ma anzi fa una flat tax per i ricchi e dà giusto qualche briciola ai poveri (niente abolizione Fornero, un reddito di cittadinanza che è poco più di un sussidio di disoccupazione). L’unica libertà che rivendicano contro l’UE è quella di fare deficit, ovvero indebitarsi, con la stessa strategia di corto respiro che si ebbe negli anni ’80 o con Berlusconi. E non mi pare che all’epoca c’era chi diceva che Berlusconi andava “incalzato”, “apprezzato”, “sostenuto”… Il 14 dicembre 2010 fu chiarissimo in questo senso: basta ambiguità, in quel Parlamento abbiamo solo nemici.

2. La parte “sociale” del contratto non è separabile da quella penale e repressiva, che fomenta la guerra fra poveri, dà la caccia agli occupanti casa e mira a distruggere le forze sociali. I due interventi sono complementari. E’ una mossa tipicamente fascista: do qualcosina ad alcuni settori di lavoratori italiani per farli stare buoni, mentre tolgo un bel po’ agli altri e blindo la dinamica sociale. Poi si ritorna anche sugli italiani…

Ci sarebbero altre milioni di cose da dire ma mi fermo. L’unica consolazione in questa valle di lacrime è che la risposta che Lega e 5 Stelle danno alla crisi italiana ha il fiato corto. Stanno mettendo le basi per la loro fine.

A noi si pongono quindi due compiti: 1. resistere e fare vera opposizione, lottando ovunque e spingendo sulle domande sociali e istanze redistributive; 2. evitare che dal capitalismo cafone si ritorni a quello “politicamente corretto” di PD e soci.

Quando questi buffoni si sgonfieranno, cerchiamo di far trovare al nostro popolo un’alternativa vera.

Presentato il contratto di Governo. #IoSonoNelContratto

Al di là della bizzarra forma d questo testo con tanto di firme autenticate da un pubblico ufficiale, al di là di quello che c’è scritto e di quello che non c’è scritto, il contratto è un’operazione politica efficace e meno naif di quello che molti soloni ci vogliono spiegare in queste ore. Per molti cittadini, anche non elettori di quei due partiti, è un fatto positivo che queste due forze politiche abbiano scritto – nero su bianco, come si diceva una volta – quello che vogliono fare nei prossimi cinque anni, per molte persone, al di là di quello che c’è scritto – che tanto non leggeranno mai – questo testo è un elemento di serietà e di concretezza. Il contratto è forma più che sostanza, è il contenitore più del contenuto, e quindi mi pare che il governo nascente abbia già segnato il primo punto a proprio favore.
Poi ovviamente il testo è generico e fumoso, quasi quanto le slides renziane o i preamboli democristiani: un lungo impegno di buoni propositi, di quelli che che vanno a bene tutti, perché tutti vogliono una scuola migliore, una sanità che funzioni, tutti dicono che il lavoro è un valore, che la cultura è una risorsa fondamentale, tutti chiedono di combattere la corruzione e i privilegi, e via così, da una banalità all’altra. Nel contratto ci sono cose che abbiamo già letto tante volte, anche scritte meglio. C’è anche l’abolizione del Cnel, uno dei cavalli di battaglia della riforma renziana. Questo sarà il governo del cambiamento, che è sostanzialmente quello che ci hanno detto tutti i governi che si sono succeduti in questi venticinque anni: tutti erano il governo del cambiamento.
Poi ci sono i dettagli, dove – come noto – sta il diavolo. Il contratto prevede che le persone con alto reddito e le società paghino meno tasse e questo fa capire che si tratta chiaramente di una scelta di classe: questo governo vuole ridistribuire la ricchezza, togliendo ai poveri per dare ai ricchi. Il punto alla fine è tutto qui: scegliere da che parte schierarsi nella guerra di classe.

giovedì 10 maggio 2018

IL governo #M5SLega è servito, ORA TOCCA A NOI

A luglio non si rivota. La mossa di Berlusconi – annunciare che non si oppone più alla nascita di un governo Lega-M5S, anche se non voterà la fiducia – ha come primo e per ora unico effetto quello di allungare i tempi. Salvini e Di Maio hanno fortemente voluto questa chance, consapevoli che altrimenti la loro carriera politica avrebbe cominciato a volgere sul viale del tramonto. Il grillino  che lo scorso dicembre disse a Berlusconi che "non aveva bisogno dei voti dei galeotti, dei corrotti e dei mafiosi" per governare,  deve sottostare alle regole interne del movimento (“massimo due mandati”), il leghista perché sa benissimo di essere stato “spinto” soprattutto dalle tv berlusconiane.

venerdì 4 maggio 2018

Il Veneto è pulito? Manco per sogno... la mafia regna (con lA LEGA)

Invece di gingillarsi fra gli stand di Vinitaly, i politici accorsi a Verona il 15 aprile avrebbero potuto fare un salto a pochi chilometri di distanza, a Povegliano, dove era appena andato in fiamme un deposito dell’azienda di smaltimento rifiuti Sev 2.0.Un rogo probabilmente doloso, come quelli che punteggiano il Veneto “babbo”: roghi di cartiere (la Rivalta di Brentino Belluno, il 14 aprile), cinema (il Cinergia di Rovigo, l’8 dicembre), depositi di materiale industriale (la Furegon di Mestrino, il 28 marzo; la MillDue di Riese, il 4 gennaio), centri carni (Mira, nel giugno 2017), ancora depositi di rifiuti (a Fossò nel 2016; a Rossano Veneto nel marzo 2017; a Vidor il 18 agosto 2017; a San Donà di Piave, il 23 aprile; una ventina in due anni).
Che il business della monnezza sia oggetto di loschi traffici è noto da tempo, almeno a chi ricordi il caso del padovano Franco Caccaro, in società dal 2005 al 2011 con Cipriano Chianese (condannato a Napoli a 20 anni per mafia e disastro ambientale), o quello del padovano Sandro Rossato, in affari con la famiglia calabrese Alampi per lo smaltimento dei rifiuti solidi urbani, o quello del veneziano Stefano Gavioli, ben inserito nella gestione camorristica dei rifiuti di Napoli. Di queste devianze ha fatto le spese anche il territorio, martoriato dalle discariche abusive, e dai rifiuti tossici intombati financo nel materiale edilizio usato per i piloni dei cavalcavia.

Benché negata da molta politica e da una maggioranza dei veneti cullati nell’idea di una presunta diversità morale, la penetrazione della criminalità organizzata in Veneto è assodata anche a livello parlamentare, grazie alla relazione della commissione antimafia presieduta da Rosy Bindi, e alle denunce del deputato pd Alessandro Naccarato. Per raccontare il fenomeno ci sono almeno due modi. Quello più semplice (seguito da Mafia a Nordest di L. de Francesco, U. Dinello e G. Rossi, Rizzoli 2015, che parla anche del Friuli) segue la parabola cronologica che parte dal soggiorno obbligato al Nord di alcuni boss sin dagli anni ’70, e giunge alle contiguità mafiose della mala del Brenta (la sanguinaria banda di Felice Maniero, anni ’80 e ’90), fino al ritrovamento dei libri contabili del mandamento dell’Acquasanta di Palermo nel doppio fondo delle cassette del pesce che arrivava ogni settimana a Mestre al boss Vito Galatolo.

Ma è tempo di tracciare un quadro non solo giudiziario del fenomeno: è quanto fa, con documentazione e sobrietà davvero mirabili, il libro di G. Belloni e A. Vesco, Come pesci nell’acqua (Donzelli 2018). Si osserva che gruppi riconducibili al crimine organizzato mirano a inserirsi nel tessuto locale tramite l’innesto di singole attività illecite, piuttosto che non a prendere il controllo del territorio in modo diretto. A Verona la presenza di famiglie ’ndranghetiste data dal lucroso spaccio di eroina degli anni Ottanta, in tempi più recenti i clan sono giunti (memorabile il servizio di Report del 2014) ad avere un’interlocuzione diretta con la politica – sono comprovati i contatti della famiglia calabrese Giardino, condannata per estorsione truffa e usura, con un assessore della giunta di Flavio Tosi, per la cui elezione erano stati mobilitati pacchetti di voti. Tuttavia, nemmeno in area scaligera è stata avviata una coerente opera di conquista del monopolio su certe attività produttive, come invece avvenuto in zone dell’Emilia o della Lombardia.

In molti casi non si può parlare di una vera attività estorsiva o vessatoria da parte dei clan su soggetti sani: soprattutto in ragione della recente crisi economica, è stata proprio una fetta dell’imprenditoria veneta a inseguire capitali per evitare il fallimento delle aziende, anche quando ciò comportava la perdita del loro controllo reale. Quando il campano Mario Crisci, dominus della società Aspide, epicentro di un sistema di usura in vigore nel padovano degli anni 2000, dichiara in tribunale di aver trovato in Veneto una humus fertile per attività illecite, non cerca di condividere le proprie responsabilità penali (verrà poi condannato a 20 anni in quello che rimane l’unico processo veneto di stampo camorristico): Crisci si riferisce a un tessuto di evasione ed elusione fiscale, di piccola illegalità diffusa e tollerata anche a livello politico, nelle cui maglie l’incursione delle organizzazioni criminali è stata facile. Qualche pestaggio, qualche incendio, qualche nome di boss lasciato cadere ad hoc: il resto lo hanno fatto le smagliature di un mercato sempre più “sregolato” e attento al profitto di breve periodo. Lo stesso mercato che ha accompagnato, cieco e muto, Veneto Banca e la Popolare di Vicenza dentro l’abisso.

Come altro spiegare l’ascesa del calabrese Antonio de Martino capace di imporre in pochi mesi un lucroso progetto immobiliare al Lido di Venezia? O il caso di Angelo Pitarresi, che esibiva a Conegliano la propria ricchezza derivata da un lucroso traffico illegale di lavoratori immigrati che gli imprenditori locali reclutavano a prezzi stracciati senza porsi troppe domande. E le fortune del “commercialista” parmense Paolo Signifredi, condannato per associazione mafiosa nel 2016, che aveva cumulato incarichi in 69 imprese di varie province del Veneto ed era diventato esperto in fallimenti pilotati per conto della ’ndrangheta, intrattenendo stretti rapporti con il clan Grande Aracri al centro dell’inchiesta Aemilia. Questi casi sono emblematici di un elemento ormai costitutivo della penetrazione mafiosa in Veneto: il passaggio attraverso mediatori, facilitatori, notai spesso insospettabili e ben inseriti nel contesto locale, dediti al riciclaggio e alla speculazione distruttiva, ovvero all’acquisizione con soldi sporchi di imprese in difficoltà, messe poi in liquidazione per fagocitarne il patrimonio.

La retorica del far da sé, della svalutazione dello Stato in nome del privato, saldamente radicata nel Veneto guidato dalla destra, ha portato all’arretramento di istanze di controllo e direzione politica condivise. Quando la commissione Bindi conclude che in Veneto c’è “tanta omertà quanta al sud”, con la differenza che qui essa discende non già dalla paura ma da una comunanza d’interessi.

Per questo convince l’idea finale del libro di Belloni e Vesco, quella cioè di trattare, dopo tanti casi di mafia, lo scandalo del Mose di Venezia: una vicenda in cui la criminalità meridionale non c’entra, ma che ha rivelato un “sistema” del tutto omologo nei presupposti, anche se depurato dallo strumento della violenza. Nel Consorzio Venezia Nuova, concessionario unico e monopolistico del più gigantesco investimento pubblico del Paese, si sono visti la concentrazione in poche mani dei poteri, l’abuso del project financing e della procedura d’urgenza senza gara, la creazione del consenso sociale (e culturale) attorno al progetto, la legittimazione (con appositi uffici) del nero e della mazzetta per oliare i controllori, la complicità degli imprenditori, l’assunzione dei figli degli amici, l’arruffianamento dei soggetti politici tradizionali, a cominciare dal presidente della Regione Giancarlo Galan.

È in questo laissez-faire di una società priva di ogni visione, che si annida il rischio più grande del Veneto futuro: non solo per ciò che si vede (l’urbanistica, i lavori pubblici, i rifiuti), ma anche – e forse soprattutto – per quanto riguarda l’invisibile, o indicibile, consapevolezza di sé.

martedì 5 settembre 2017

Veneto, quanti voti vale morbillo o meningite di un bambino?

Rinviare all’anno scolastico 2.019/2.020 l’obbligo di vaccinare i bambini prima di mandarli all’asilo null’altro è se non un marameo all’obbligo stesso e alla legge nazionale.

Il decreto di attuazione emesso dal responsabile sanitario della Regione è una pernacchia alla legge votata dal Parlamento, un boicottaggio organizzato della legge stessa, una furbata che vuole mostrare astuzia istituzionale e invece rivela solo abilità in levantino “magheggio” e infine un chiarissimo messaggio ai no vax di tutta Italia cui si annuncia: non siete soli, siamo qui con voi.

Rinviare di due anni l’attuazione della legge, quindi l’obbligo di vaccinare i bambini da zero a sei anni motivando il rinvio con l’attesa della sentenza della Corte Costituzionale sul ricorso anti legge vaccini mosso dalla stessa Regione Veneto è la forma, più o meno leguleia, di una sostanza tutta politica. Si comunica ai cittadini che l’obbligo vaccini in Veneto non vale, non c’è. Rinviare di due anni è rinviare all’anno del mai, il giorno del poi. Rinviare di due anni l’applicazione di una legge che si è voluta urgente per motivi di salute pubblica (riemergere di malattie a causa calo vaccinazioni) è negare l’urgenza e mettere la politica prima, molto prima della salute.

Quindi la scelta della Regione Veneto legittima una domanda alla Regione Veneto: quanti voti vale il morbillo e la meningite di un bambino? Non ci sono motivi medico-scientifici all’elusione-boicottaggio della legge confezionati da Regione Veneto. Che non si azzarda a dire che i vaccini sono inutili o pericolosi, se ne guarda bene. La vaccinazione obbligatoria viene boicottata in Veneto dalla stessa Regione per motivi di consenso. E allora dunque quanti voti vale il morbillo o la meningite di un bambino?

Non solo la Regione Veneto, in Piemonte M5S ha definito “violenza politica” il non ammettere bambini non vaccinati all’asilo e addirittura multare i genitori inadempienti (100 euro!). Deve essere una “violenza” contagiosa, Francia, Germania, Australia obbligano a vaccinare e hanno multe molto più pesanti per chi attenta alla salute pubblica.

Già, perché non vaccinare attenta alla salute collettiva oltre che a quella del piccolo che si è messo al mondo (che, sia detto per inciso, ha diritto alla salute di per sé e non sulla base delle scelte del genitore di cui non è proprietà alla stregua di animale domestico).

Ma al danno programmatico alla salute ammiccano quelli che governano Regione Veneto, M5S sparsi in tutta la penisola, una strizzatina d’occhio rivolge loro anche il governatore Pd della Puglia. Per non parlare di rapper, cantanti, cartomanti e clown e mental coach della comunicazione che vaccini e non vaccini per me pari sono e viva la par condicio, ognuno ha la sua “opinione”. E se uno ha l’opinione che la terra sia piatta e il sole portato in cielo dalla corsa di un carro e che la penicillina fa andare all’inferno chi la prende e che è meglio curarsi aspergendosi aloe sulla fronte? Che si fa, par condicio?

Il basso, pessimo livello di competenza e responsabilità dell’intero circuito della comunicazione è in fondo almeno corresponsabile del grande corto circuito. In una opinione pubblica ed elettorato non avvezzi all’informazione ignorante politici e governanti che boicottano ed eludono misure per la salute dei bambini alla prima che capita non prendono un voto.

lunedì 30 gennaio 2017

Salvini e la destra giocano la carta: PIù PILU PER TUTTI

E’ questa, in sintesi, l’anima dell’eroico popolo sovranista italiano. Quello che ha affollato – si fa per dire – la romana via del Tritone con un corteo tentativo di destra unitaria. E i casini evocati non sono né disordini né vecchi alleati del centrodestra, ma assolutamente le case chiuse.

lunedì 23 gennaio 2017

UFFICIALE, NASCE LA LEGA 5 STELLE


Allearsi perché no? Anche se il ‘non statuto’ lo esclude, per governare servono i numeri, e allora l’idea che rimbalza tra la Casaleggio associati e il mondo dei media è quello di un ticket tra il Movimento 5 Stelle e niente di meno che la Lega Nord. M5s e Lega dunque, la strana alleanza che strana non è. Ci ragionano gli strateghi pentastellati e ci si confezionano golose indiscrezioni di stampa, ma l’accoppiata Beppe Grillo-Matteo Salvini (magari con una spruzzata di Giorgia Meloni) altro non è se non la scoperta dell’acqua calda.

martedì 27 settembre 2016

Decalogo del Perfetto Leghista

Capita quasi ogni volta, un esponente della Lega apre la bocca ed un senso di nausea e vomito pervade le menti ed i corpi delle persone normali.
Eppure questo fenomeno Leghista interessa il nostro paese da anni, da Bossi, poi finito sotto inchista perchè un Ladro a Maroni e poi adesso Salvini.
Ma ovunque queste persone aprono la bocca e gli danno fiato.
Certe volte si scusano dicendo che "abbaiano ma non mordono" come nel caso di Dolores Valandro, consigliere leghista di Padova.

Ma alla fine, come si diventa leghisti?
E' una malattia che man mano annichilisce le facoltà di pensiero?
Possiamo intervenire?

martedì 16 febbraio 2016

Lega e sanità

PARLARE E' UNA COSA RESISTERE AI SOLDI FACILI...UN ALTRA

foto ILFATTOQUOTIDIANO
Il gip di Monza non ha dubbi: ha emesso venti avvisi di garanzia , ha portato in carcere la dentista Canegrati e ha associato alle patrie galere l'ennesimo deputato regionale leghista. La sanità sembra sia troppo appetibile in Lombardia per  non farne terreno di magagne. E la lega non si sottrae al suo piccolo contributo. Salvini non sarà d'accordo sull'aggettivo. Ma si sà, si fa quel che si può. Il dirigente regionale commentando ha detto: “Quelle corone fatte con il culo”.

Lombardia, la lega ruba sulla pelle dei malati

Associazione per delinquere finalizzata alla corruzione, turbativa d’asta e riciclaggio: ovvero un gruppo di imprenditori che lavorava – in modo illegittimo, si intende – intorno agli appalti pubblici delle aziende ospedaliere lombarde per la gestione dei servizi odontoiatrici affidati all’estero, corrompendo i funzionari incaricati di gestire le gare per indirizzarle a loro piacimento.

sabato 20 giugno 2015

Nasce la Lega a 5 Stelle

Via le maschere, non vi sono più dubbi ormai: è in corso la creazione di un nuovo soggetto politico, ossia  a tra la Lega Nord a 5 Stelle".  Lo dice il faccendiere Luigi Bisignani

lunedì 15 giugno 2015

TUTTO QUELLO CHE NON VI DICONO SU LEGA E SALVINI

Matteo SalvinI si autocelebra come il nuovo che avanza, ma pochi sanno che il leader del Carroccio è in politica da oltre 22 anni, al fianco di Umberto Bossi. Tutto fuorchè nuovo, quindi, e da sempre uomo di punta della lega milanese.

giovedì 28 maggio 2015

Il Matto Salvini (Matteo ops)


Salvini avendo saputo che l’autore del drammatico incidente di Roma appartiene all’etnia Rom ha suggerito di radere al suolo i campi Rom e di eliminarli.
Salvini avendo saputo che l’autore del massacro di sette ciclisti in Calabria di qualche anno fa è italiano ha suggerito di radere al suolo l’Italia e di eliminare gli italiani.
Salvini avendo saputo che gli autori materiali della strage di Capaci sono siciliani ha suggerito di radere al suolo la Sicilia e di eliminare i Siciliani.

Salvini… chi ci salva da te… almeno un po’ di sale in zucca ogni tanto, no?
die fackel

domenica 17 maggio 2015

L’invasione dei migranti è una bufala elettorale

Una cosa va detta subito: il numero di persone sbarcate lo scorso anno non ha precedenti. Anche tornando indietro di due decenni, secondo i dati della Fondazione Ismu, il picco resta quello del 2011 quando se ne contarono circa 60mila. Nel 2014 sono stati 170mila – quasi tre volte tanto.