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lunedì 29 ottobre 2018

Lavoro, morti e infortuni crescono. I lavoratori sono carne da macello

Crescono le patologie professionali e gli infortuni mortali sul lavoro. Nei primi nove mesi del 2018 i casi di infortunio denunciati all’Inail sono stati 469.008, in diminuzione dello 0,5% rispetto all’analogo periodo del 2017. Non è solo questione di numeri che possono talvolta diminuire o aumentare, infortuni, malattie e morti sul lavoro continuano a provocare stragi di uomini e donne, anno dopo anno. Alle statistiche poi dovremmo sempre prestare attenzione visto che il parametro di confronto delle ore effettivamente lavorate nel corso dell’anno, della forza lavoro realmente attiva non sempre viene preso in esame prima di valutare se una voce, qualunque essa sia, presenta un segno positivo o negativo.

sabato 27 ottobre 2018

Genova, beffa a 5 stelle, Terzo Valico cancellato, oltre 2.500 operai rischiano licenziamento

Erano il fronte avanzato del 2.890 operai che scavano il Terzo Valico ferroviario e dei 5.000 che lavorano direttamente e indirettamente a questa grande opera pubblica, la più impegnativa che si stia costruendo in Italia oggi, primo anno dell’era giallo-verde. E sono andati loro, probabilmente in rappresentanza di qualche milione di italiani, a urlare in faccia al Movimento 5 Stelle, o almeno ai suoi rappresentanti liguri, che loro non vogliono il “reddito di cittadinanza”, ma vogliono “lavorare”, “lavorare”, “lavorare”.

venerdì 26 ottobre 2018

Contrastare e le disuguaglianze in Sanità

Tempi di attesa, gestione delle cronicità, accesso ai farmaci innovativi, coperture vaccinali e screening oncologici: è in questi settori che si registrano disuguaglianze sempre più nette fra le varie aree del Paese . E non sempre al Nord va meglio che al Sud.

San Lorenzo: Il degrado, la ruspa e il cemento mafioso

Dopo la morte di Desirée, Salvini dichiara guerra alle occupazioni. Ma dietro la ruspa si nasconde un circolo vizioso che tiene insieme criminalità, controllo securitario e speculazione urbana.

giovedì 25 ottobre 2018

Abbracciamo Desirèe. allontaniAmo Salvini lo sciacallo!


Giovedì scorso nel quartiere di San Lorenzo Desirée, una ragazza di soli sedici anni, è morta di overdose dopo essere stata violentata da un gruppo di uomini. Una tragedia che ancora una volta colpisce una giovane donna. Una violenza avvenuta all’interno di un luogo abbandonato da anni, in un quartiere in cui l’eroina è tornata a essere emergenza, stretto tra mille contraddizioni e abbandonato a se stesso, lasciato alla mercé degli interessi mafiosi e speculativi.

martedì 23 ottobre 2018

Calcio e 'ndragheta... si fondono

Seguito l’inchiesta di Report sui legami fra Juventus, gruppi ultras e ndrangheta. L’inchiesta – dettagliata ed efficace a tratti, anche se un po’ ammiccante e confusa nell’esposizione dei fatti e dei personaggi – ha fatto scalpore e ha prevedibilmente provocato delle reazioni.

domenica 21 ottobre 2018

Quelle splendide NOSTRE ragazze non rappresentano l'Italia....

E’ stato un bellissimo argento, il risultato del lavoro di un gruppo di giovani donne, un lavoro faticoso, lungo e scarsamente riconosciuto – certamente meno riconosciuto di quello dei maschi che praticano quello stesso sport.
Ma non crediamo che sia qualcosa di più di questo. Quel gruppo di giovani donne italiane non racconta – e soprattutto non rappresenta – l’Italia di oggi.

sabato 20 ottobre 2018

Sanità lombarda: è davvero eccellenza?

La necessità della nazionalizzazione dei settori strategici, resa evidente dal crollo del ponte Morandi, così come dalla vicenda ILVA, va di pari passo con la richiesta di re-internalizzazione dei servizi pubblici e del welfare, come condizione necessaria per renderle diritti universali e strapparli al controllo del profitto e dei mercati. 

giovedì 30 agosto 2018

L’Italia continua a tremare, ma dopo 93mila scosse in 2 anni dov’è la prevenzione?

Dal terremoto del 24 agosto 2016 l’Italia ha tremato altre 93.000 volte. Negli ultimi giorni è stato il Molise a registrare numerose scosse: dal 14 agosto i terremoti in provincia di Campobasso sono stati oltre 200, il più forte è stato avvertito alle 20.19 del 16 agosto, con magnitudo 5.2. L’area dell’epicentro degli eventi sismici della scorsa settimana (come del resto gran parte della penisola) è altamente vulnerabile al punto tale da poter subire gravi danni anche con eventi di magnitudo contenuta. Ciò si unisce alle parole del capo della Protezione civile, Angelo Borrelli, che non ha escluso la possibilità di ulteriori scosse di intensità maggiore, successive a quella di magnitudo 5.2 avvenuta lo scorso 16 agosto nel basso Molise.
Per questo il Cng ha voluto tenere la conferenza stampa dal titolo “Rischio sismico e dissesto idrogeologico: quali inadempienze, quali criticità, quali soluzioni” ieri a Campobasso, nel palazzo della Provincia: un incontro che vuole fare il punto sulla situazione molisana in relazione al rischio sismico e a quello idrogeologico, che è lo specchio di ciò che sta succedendo in tutta Italia. Se infatti l’88% dei comuni italiani è interessati da alluvioni e dal dissesto idrogeologico, in Molise il 100% dei Comuni è a rischio idrogeologico.

Il nostro Paese, a differenza degli altri, è soggetto a tutti i rischi, sismico, idrogeologico e vulcanico. Mitigazione del rischio e prevenzione dovrebbero essere al centro dell’agenda di governo, invece siamo qui a ripetere le stesse parole dopo ogni tragedia. Cosa facciamo per minimizzare i rischi, i danni, difendere la vita umana? Auspichiamo la necessità di una scelta innanzitutto culturale, di imboccare con decisione la strada della ‘prevenzione civile’. 

E' necessario garantire la messa in sicurezza del nostro Paese, non possiamo avere un territorio sicuro se non sappiamo cosa abbiamo sotto i nostri piedi, In particolare sul completamento della Carta geologica d’Italia (il cosiddetto progetto Carg avviato nel 1988 e mai portato a termine), Neanche il 50% della mappatura geologica e come tutte le regioni italiane siano in ritardo sulla microzonazione sismica, introdotta con il decreto Abruzzo dopo il sisma del 2009 poiché ritenuta indispensabile per una corretta ricostruzione e per l’utilizzo in sicurezza del territorio. Profondi ritardi che arrivano a coinvolgere anche l’informazione ai cittadini: Diffondere conoscenza e consapevolezza dei rischi perché un cittadino deve sapere se la casa in cui vive, se il posto in cui lavora o la scuola che frequenta il proprio figlio non sono luoghi sicuri in caso di terremoti. Ricordiamo che in Italia ci sono tra il 20 e il 50% delle vittime per comportamenti errati duranti i terremoti».

martedì 28 agosto 2018

Italia chiede aiuto all'Albania?? abbiamo dimenticato i nostri crimini ma un pò di memoria può aiutare

L’Albania negli anni Novanta
Dopo la caduta del regime comunista, all’inizio degli anni Novanta l’Albania si ritrovò in una situazione molto complicata e difficile. Il paese era politicamente isolato, con un livello di criminalità molto elevato, povero e arretrato da un punto di vista economico. Il governo albanese cercò di porre rimedio con una serie di riforme, tra cui quella delle cosiddette “imprese piramidali” che funzionavano come delle banche ma con un tasso di interesse molto alto. Nel gennaio del 1997 la maggior parte di queste imprese fallì e un terzo delle famiglie albanesi perse i propri risparmi.

A Tirana cominciarono proteste che poi si estesero anche in altre città, durarono mesi e diventarono sempre più violente fino a quando l’allora presidente della Repubblica, Sali Berisha, dichiarò lo stato d’emergenza: solo una piccola parte del territorio albanese era rimasto sotto il controllo dello governo, mentre la maggior parte del sud e delle zone centrali (Tirana, Durazzo, Valona) erano gestite da bande armate. Fu in questa situazione – che viene storicamente ricordata come “anarchia albanese” – che cominciò a aumentare l’emigrazione verso l’Italia.

Il “blocco navale” del 1997
In quell’anno di grave crisi e disordine per l’Albania, in Italia al governo c’era il centrosinistra e il presidente del Consiglio era Romano Prodi. Il ministro degli Esteri era Lamberto Dini; alla Difesa c’era Beniamino Andreatta e agli Interni Giorgio Napolitano. Il governo italiano decise di adottare una duplice strategia: da una parte offrire accoglienza temporanea nei casi di bisogno effettivo, con l’immediato ri-accompagnamento di coloro a cui non era riconosciuto quel bisogno, dall’altra parte evitare un afflusso massiccio di migranti verso l’Italia tramite un accordo con l’Albania.

Il 19 marzo del 1997 venne adottato un decreto legge che regolamentava i respingimenti; il 25 marzo venne firmato un accordo con l’Albania per il contenimento del traffico clandestino di profughi. L’accordo parlava ufficialmente di un «efficace pattugliamento» delle coste dell’Adriatico e dava alla Marina disposizioni per fare «opera di convincimento» nei confronti delle barche di migranti provenienti dall’Albania: in pratica però fu un vero e proprio “blocco navale”, criticato apertamente dall’ONU.

L’accordo prevedeva un controllo nelle acque territoriali albanesi affidato al 28° Gruppo Navale italiano, che operava regolarmente armato e pronto a rispondere al fuoco se provocato (aveva a disposizione anche un contingente di terra per il controllo dell’area portuale, del porto e del lungomare sul quale si trovavano le aree di partenza dei cosiddetti “scafisti”); una seconda fascia, costituita da navi d’altura, aveva il compito di sorvegliare lo spazio marittimo tra Albania e Italia per intercettare le barche con i migranti; la terza fascia doveva recepire la situazione trasmessa dalle unità d’altura e agire per contenere l’entrata nelle acque territoriali italiane.

Cosa avvenne il 28 marzo del 1997
Pochi giorni dopo la promulgazione degli accordi una motovedetta albanese carica di donne e bambini, la Katër i Radës, fu speronata nel canale d’Otranto dalla Sibilla, una corvetta della Marina militare italiana che ne contrastava il tentativo di approdo sulla costa italiana. Si rovesciò in pochi minuti: morirono 81 persone, ne sopravvissero 32.

Quel giorno a svolgere le operazioni di pattugliamento nel canale d’Otranto c’erano cinque navi della marina Italiana: le fregate Zeffiro, Aliseo, Sagittario, il pattugliatore Artigliere e la corvetta Sibilla. Le prime quattro avevano il compito di perlustrare le acque internazionali vicino alle coste albanesi. La corvetta Sibilla, invece, aveva compiti e funzioni difensive diverse: collocarsi al confine tra le acque italiane e quelle internazionali, controllando la seconda linea.

La Katër i Radës era stata rubata al porto di Saranda da un gruppo che gestiva il traffico di migranti. Nel pomeriggio del 28 marzo, intorno alle 15, partì da Valona carica di circa 120 persone, tra uomini, donne e anche molti bambini, molte più di quante ne potesse contenere. Alle 17.15 fu avvistata dalla fregata Zeffiro impegnata nell’operazione del blocco navale. La Zeffiro intimò alla Katër i Radës di invertire la rotta ma la nave albanese proseguì. Quindici minuti più tardi della nave iniziò a occuparsi la corvetta Sibilla, più piccola ed agile, che iniziò a effettuare le manovre di allontanamento, avvicinandosi in cerchi sempre più stretti alla Katër i Radës. Alle 18.57 avvenne l’urto. La Sibilla colpì la piccola nave (il ponte era lungo circa 20 metri) due volte: una prima, sbalzando molte persone in acqua e una seconda capovolgendola. Alle 19.03 la nave affondò.

La sentenza di primo grado, che risale al 2005, ma anche quella di secondo grado, del 2011, stabilirono che la colpa era condivisa tra i comandanti delle due imbarcazioni: il comandante della Katër i Radës venne condannato a quattro anni di carcere, poi ridotti in appello a tre anni e dieci mesi; Fabrizio Laudadio, comandante della Sibilla, venne condannato a tre anni, poi ridotti a due anni e quattro mesi. Il relitto della nave albanese, recuperato, è diventato un monumento a Otranto.

La situazione in Albania non migliorò, il governo locale chiese l’intervento di una forza militare internazionale: arrivò con l’operazione Alba, promossa dall’Italia e autorizzata dall’ONU. Il blocco navale permise di intercettare decine di imbarcazioni, ma non fermò i viaggi dei migranti: soltanto il 5 maggio a Bari sbarcarono 1.500 migranti. In Albania si tennero delle nuove elezioni a giugno; l’Italia in agosto ritirò il suo contingente militare e si impegnò poi ad addestrare le forze militari e la polizia albanese, mentre la situazione tornò molto lentamente a una specie di normalità.

Italia sempre più antidemocratica e folle

I toni da comizio sono presagibili, persino scontati: vittimismo incluso, anzi protagonista quasi assoluto della risposta (diciamo) politica ad intervento della magistratura laddove si ravvisano delle ipotesi di reato commesse da un pubblico ufficiale nell’adempimento delle sue funzioni. Funzioni da ministro, quindi le garanzie costituzionali sono speciali, nel senso che sono costruite dalla Carta fondamentale proprio per tutelare tanto l’indipendenza del potere esecutivo quanto quella del potere giudiziario.

lunedì 27 agosto 2018

La barbarie che avanza: i pericoli di una politica che cancella le persone

Li hanno fatti finalmente sbarcare. Tutti contenti? Non proprio. Quello che più preoccupa di ciò che è accaduto con il sequestro dei migranti sulla nave Diciotti, è la completa insensibilità di Salvini (con il governo allineato) nei confronti della dimensione umana della vicenda. Che il suo braccio di ferro sia stato strumentale o ideologico, ad inquietare è l’indifferenza mista a disprezzo verso le persone che si trovavano su quella nave. Non è certo la prima volta che questo emerge nelle posizioni di Salvini, tuttavia mi pare che mai in passato si fosse arrivati a tanto.

venerdì 24 agosto 2018

Matteo #Salvini. l'Eroe dei creduloni e di un popolo che cerca il salvatore

Strano paese l'Italia. Fatto di cittadini che si indignano per gli sperperi, le ruberie, il malaffare della ‘politica’ e dei partiti.  Per i finanziamenti pubblici finiti a ostriche e champagne, festini, e soddisfacimenti privati di ogni genere. Di milioni di tifosi che nemmeno lontanamente protestano per i compensi vergognosi dei calciatori e nemmeno per quelli capaci di mettere a soqquadro intere città. Di cittadini che manifestano duramente per le periferie degradate, per i rom e per gli immigrati che ci invadono. E che possono infettarci con qualche malattia dimenticata.

Che ritiene ingiusto e  sbagliato sperperare risorse preziose invece di aiutare i tanti cittadini che stanno peggio e che non hanno lavoro. Come spendere milioni di euro per i salvataggi in mare. Meglio intervenire nei paesi di provenienza così da bloccarli in partenza. C’è sempre la preoccupazione che si infiltrino i terroristi dell’Isis e magari taglino qualche testa. Paura. Tanta paura. Anche oltre la realtà.

Ecco erigersi Salvini, L’eroe di un popolo che pare non possa fare a meno di essere guidato dall’Uomo della Provvidenza.




La “ggente” sgomita per avere sul display la sua effige vagamente luciferina, per stare vicino e toccare il corpo mistico del caro leader che a sua volta nutre il proprio ego della tanto agognata popolarità, rilanciandola via social, attraverso cui ha costruito la sua fortuna politica…


L’Italia è il Paese più ignorante al mondo. Lo certifica l'indagine appena conclusa da Ipsos: "I pericoli della percezione", effettuata tra 14 Stati. Gli italiani sono dei creduloni e hanno una visione scorretta della realtà. Di quello che succede nella società. Pensano che il 30 per cento della popolazione sia composta da immigrati, mentre il dato effettivo si ferma a poco più del 7. E che la presenza di musulmani sia arrivata al 20 per cento, mentre invece è del 4 per cento reale. Sulla disoccupazione la percezione arriva addirittura al 49 per cento, praticamente una persona su due. Un dato oggettivamente insostenibile. Ma i numeri effettivi si fermano al 12,6 per cento. Insomma, una conoscenza così superficiale e scorretta dei fatti che piazza il popolo italiano ai primi posti della classifica per “ignoranza”. Per la scarsa capacità di interpretare con scrupolosità ciò che accade davvero.

Al punto che dimentica chi c'era al governo e nella maggioranza quando si sono fatte le leggi che regolano la presenza degli stranieri nel nostro Paese e che hanno emanato i provvedimenti governativi per le sanatorie in favore di centinaia di migliaia di stranieri extracomunitari. E che, sostanzialmente, è nei gangli del potere centrale e periferico della parte più prosperosa del Paese da oltre un quarto di secolo.

Salvini, L'eroe che ha firmato Dublino, l'eroe assenteista da ogni incarico da oltre vent'anni, l'eroe che privatizza gli ospedali (Lombardia e Liguria), l'eroe che prende soldi dai Benetton e deregolenta le concessioni insieme al mafioso di Arcore, l'eroe che prende i voti dalle ndrine, l'eroe che sotto i ponti crollati fa i selfie, l'eroe dei 49 milioni intascati, il codardo come il ducetto che scappava in Svizzera.

Minaccia di rinviare verso la Libia centinaia di migranti bloccati in mare su una motovedetta – militare ed italiana, mica delle tanto detestate ONG – umiliando la Marina ed un evanescente Ministro della Difesa, così violando tutte le convenzioni internazionali in materia di respingimenti collettivi.


Roba da Tribunale Penale Internazionale.

Interviene praticamente su ogni affare di questo sciagurato Paese, avvilendo tutti i colleghi dell’esecutivo, qualsiasi dicastero dirigano.

Ma il suo consenso cresce sempre più, spesso a scapito degli scialbi partners di Governo.


Un popolo di sprovveduti. Facilmente influenzabile. Attento all’interesse individuale e molto poco a quello pubblico. E di poca memoria.

mercoledì 22 agosto 2018

La vera storia di Genova tra glorie e atroci crimini politici…

Non è casuale che, di fatto, non esista una storia economica, sociale e politica capace di ricostruire (criticamente) quanto hanno vissuto i genovesi e il loro territorio da prima dell’Unità d’Italia sino ai giorni nostri – soprattutto in questi ultimi 40 anni. Riassumiamo alcuni aspetti salienti a guisa di “pro-memoria” per costruire in voi una coscenza storica e che speriamo che giovani storici, con un approccio pluridisciplinare critico potranno sviluppare meglio.

#M5S: LA DISTRUZIONE IGNORANTE DEL PAESE

Il M5S è essenzialmente abuso della credulità popolare ma anche e soprattutto la dissoluzione culturale: siamo bombardati da commenti di medici, professori, impiegati, casalinghe, studenti, tutti indignati e insultanti per le nostre motivate e oggettive invettive contro il M5S, e ci ribadiscono le stesse cose, lo stesso discorso da bar: gli altri politici rubavano tutti, questi (i parlamentari e gli amministratori grillini) sono onesti anche se ignoranti e incapaci. Li preferiamo. Meglio loro. Hanno bisogno disperato di credere in una sorta di palingenesi, in una resurrezione morale, storica, sociale, in una nuova era. Suscitano una compassione e una tenerezza infinite: sembra di sentirli, con le loro ritmate e fanatiche professioni di fede su Babbo Natale, sulla fata turchina, sulla piattaforma Rousseau. La rete porta a vari inganni. Due i più grandi: 1) sentirsi insieme, ma siamo soli 2) illudersi di decidere senza mediazioni. Sono disperati, e quindi disposti a credere a tutto e a distruggere ogni cosa. Chi e' malato, crede in tutto.

Questo partito fascista dei cinque stelle, che in Italia però stranamente è del popolo ed è 'dove ci sono i problemi', è invece riuscito a fregarvi tutti con la propaganda. Per ogni cosa ci sono i cinque stelle!! E' una massa di ignoranti, pronti a combattere per loro a colpi di volantini e spam su internet. Documentatevi su chi sono davvero queste persone, anche se farete molta fatica, perché loro fanno di tutto per non farvelo capire.
 Vogliono fare tabula rasa, azzerare la politica e ricominciare; come se si potesse ripartire da zero. Mi immedesimo nella loro frustrazione, generata da illusioni, da false speranze, da sogni infantili. Cadranno infine vittime di quella bolla speculativa e di quel complotto ai danni degli sprovveduti ordito da Grillo e Casaleggio per i loro interessi. Che Dio maledica Grillo, Casaleggio e i vertici cretini e fuoricorso del Movimento: uomini e donne di infima qualità vuoti e mediocri, che si prendono gioco di una massa immensa di elettori nauseati dalla bassa politica e ai quali loro non offrono una soluzione bensi' la consapevole e ignorante distruzione del Paese. Un po' per ripicca e molto per calcolo. Un tempo telefonavano a Wanna Marchi per farsi leggere il futuro. Oggi se lo fanno rovinare votando per Beppe.
Ma ve ne accorgerete presto. Torino e Roma sono la prova di come uccideranno la cultura Italia!! Fate pure come vi pare, ma se avete un cervello che funziona accendetelo!

sabato 18 agosto 2018

Il #luttonazionale è per l'italia disfatta

Il crollo del ponte morandi a Genova sembra aver segnato un passaggio d’epoca nella triste vicenda italiana degli ultimi 30 anni : si sta andando da uno stato di degrado verso uno di disfacimento del Paese. Risaltano, in queste ore, arroganza, impreparazione, approssimazione dei nuovi esponenti di governo e davvero c’è da dubitare sulla possibilità di uscirne con una possibilità seria di rinnovamento culturale della nostra convivenza civile e politica.

venerdì 17 agosto 2018

L'Italia è da ricostruire e ripensare... impossibile con sto governo trasformista

Nell’agenda di un governo serio di un paese in cui ponti, viadotti e gallerie sono a costante rischio di crollo, ci dovrebbe essere al primo punto un grande piano di manutenzione straordinaria e di messa in sicurezza di queste infrastrutture, soprattutto di quelle più vecchie. Invece, ponti, viadotti e gallerie sono stati/e, regalati/e a privati senza scrupoli, che ogni mattina si alzano e si arrovellano sul come cercare di arrivare nel più breve tempo possibile al prossimo aumento dei pedaggi onde poter incrementare i dividendi tra i propri azionisti ed i vantaggi della propria davvero straordinaria rendita di posizione.

E pensare che per verificare la tenuta di un ponte come quello appena crollato a Genova, secondo Renzo Piano, sarebbe bastata  una semplice “termografia”, ovvero, una tecnologia che non obbliga i manutentori a faticose e costose perforazioni. Purtroppo l’Italia queste tecnologie non le usa in casa propria, ma le esporta verso paesi in cui le norme sulla sicurezza delle infrastrutture sono certamente più stringenti. Da noi, si sa,  basta uno studio legale importante per demolire un quadro normativo farraginoso ed inconcludente e per ipnotizzare un magistratura sempre molto sensibile alle ragioni dei potenti.

D’altronde nulla si è fatto e nulla si continua a fare nemmeno per la manutenzione straordinaria della rete ferroviaria né per mettere in sicurezza i territori divorati dal cemento per fermare la lunga serie di frane ed alluvioni annunciate che ormai vengono digerite ed archiviate dopo pochi giorni come se nulla fosse, come si trattasse di eventi naturali. Ma noi sappiamo bene che tutte queste tragedie, con il loro triste corollario di morti, feriti e mutilati, sarebbero evitabilissime. Succede però, che, nei piani aziendali dei privati che sfruttano le generose concessioni dello Stato, morti feriti e mutilati sono catalogati come effetti collaterali inevitabili e necessari; né più, né meno di come si fa in guerra.

Allora sarebbe finalmente ora di ammettere che – passata la sbornia delle privatizzazioni e delle grandi opere fatte con lo sputo dalle aziende subappaltanti in odor di mafia – i privati ai quali governi compiacenti hanno regalato due terzi del paese per consentirgli di accumulare, in modo facile e veloce, profitti giganteschi, non investiranno mai in manutenzione e sicurezza semplicemente perché non hanno alcun interesse a farlo.

Fare campagna elettorale promettendo mari e monti è abbastanza facile, se hai gli spin doctor giusti, spazi mediatici rilevanti e una gestione dei social di buon livello. Governare un paese imbavagliato da interessi immondi, trasversali alle forze politiche, blocco dominante vero di tutti gli esecutivi fin qui avvicendatisi a Palazzo Chigi, è tutta un’altra cosa.

Non abbiamo neanche fatto in tempo a scrivere che il governicchio giallo-verde non avrebbe mai messo in discussione le “concessioni autostradali” – venendo subito attaccati da alcuni troll professionali al soldo dei due plenipotenziari – che la dura realtà si è incaricata di confermare che avevamo visto giusto.

Nel breve volgere di 24 ore il governo è passato dalla messa in stato d’accusa di Atlantia (la società che controlla buona parte della rete autostradale), proclamando di aver già avviato l’iter per il ritiro della concessione, alla solita melassa democristiana che annuncia la conserrvazione pura e semplice dello statu quo.


In pratica, un rovesciamento a 180 gradi della posizione da tenere. Dal “togliamo ad Autostrade-Atlantia il business miliardario che gli avevano regalato i governi precedenti” (tutti, anche quelli in cui la Lega aveva affiancato Berlusconi), a “facciamo una commissione, indagheremo, vedremo, sentiremo, eventualmente…”. Abbiamo scherzato, via…

I funerali di Stato per le vittime saranno la solita occasione per recitare un dolore che nessuno di questi personaggi prova, la melassa di retorica raggiungerà il top, le questioni tecniche e giuridiche – compresa la concessione, le multe, i reati, ecc – torneranno sullo sfondo. Roba da far valutare ai tecnici, lontani da telecamere e riflettori…

Cos’è successo nel frattempo? Atlantia è ovviamente crollata in borsa (anche i broker sanno che un disastro come Genova comporterà comunque costi per la società e un “danno di immagine” rilevante, anche senza revoca della concessione), ha emesso un cinico comunicato in cui ricorda di avere contrattualmente il coltello dalla parte del manico, i media hanno battuto sul tasto delle “penali da pagare” (come se fosse lo Stato – il popolo di questo paese – a dover risarcire i Benetton e non il contrario), e devono esser corse telefonate di fuoco tra i vertici confindustriali e i cellulari di questi scombiccherati personaggi seduti su poltrone ministeriali troppo grandi per la loro personalità.

Capita l’antifona, i feroci bastonatori di migranti, mendicanti, occupanti di case (e via elencando tra le figure sociali più deboli), si sono rapidissimamente calati nei panni dei soliti governanti italici: cautelosi chiacchieroni, pronti a baciare i piedi delle imprese e di chiunque abbia un potere solido, ben attenti a non disturbare il business da cui sgorga – o potrà sgorgare – qualche briciola di riconoscenza.

Stiamo infatti parlando di una società con 6 miliardi di fatturato che dichiara utili per 1,1, che pur vantando un margine operativo lordo di 1,9 miliardi fa investimenti per soli 340 milioni (le cifre si riferiscono ai primi nove mesi dello scorso anno). Diciamo che ben pochi imprenditori dell’economia reale possono vantare guadagni così alti facendo così poco. Meglio di loro, forse, solo pochi maghi della finanza internazionale.


Un paese malato che non Sà come curarsi è un paese morto.

giovedì 16 agosto 2018

Mentre il governo è impegnato a dire falsità, ecco i ponti già crollati e quelli a rischio

Mentre sto Governo di BUFFONI dopo la strage provocata dal cedimento del Ponte Morandi di Genova, sono impegnati a fare propaganda (non revoca più la concessione a #Atlantia,Non revocherà le concessioni e nel frattempo sicuramente non blocca l'aumento dei pedaggi  ), dire cazzate (vincoli europei che non esistono) e sciacallaggi politici.

mercoledì 15 agosto 2018

#Genovaponte, LA SCONFITTA CIVILE E MORALE PER L'ITALIA


L’allerta meteo era arancione per oggi, e ciò che mi si para davanti gli occhi poco prima di mezzogiorno mi ricorda la stessa quantità di pioggia che “devastò” Genova nelle due alluvioni.

#Genovaponte Morandi e non solo... il fallimento dell'Italia dei No

Molta gente è morta e quindi servirebbe un attimo di attenzione e di raccoglimento. I soliti esaltati, che in Italia non mancano mai, urlano perché vogliono i nomi dei responsabili della tragedia del ponte Morandi di Genova. E vogliono punizioni esemplari. E’ possibile che questa attesa vada delusa. I progettisti del ponte dovrebbero essere tutti morti. E non si può escludere (anche se a dirlo sembra una bestemmia) che si sia trattato da fatalità: forse, un cavo che non avrebbe dovuto cedere ha ceduto e ha trascinato con se tutta la costruzione.

Ma su questo sono al lavoro gli inquirenti e sarà meglio attendere la conclusione dei loro lavori. Anche se da subito non si possono escludere responsabilità a carico della società Autostrade, che gestiva il ponte e che ne curava la manutenzione. E che quindi dovrà dare molte spiegazioni. Insieme a organismi pubblici di controllo, che dovrebbero esistere.

Ma in questa sede non dobbiamo occuparci di questo o fare processi per i quali non abbiamo, al momento, alcun elemento serio: sappiamo solo che un ponte che non avrebbe mai dovuto cadere è caduto, e il crollo ha provocato decine di morti.

Inoltre, ha spezzato Genova in due e ha dato un colpo mortale al turismo di tutta la Liguria e al resto delle attività economiche.

Però, prendendo le distanze dalla tragedia per qualche momento, è possibile fare dei ragionamenti.

1- La “costruzione” di questo paese è di fatto terminata negli anni 60, cioè negli anni del boom.

2- Dopo la vittoria del NO alle centrali nucleari (l’unica esistente è stata smantellata, quelle in costruzione riconvertite), nel paese è diventata dominante un cultura ecologista d’accatto, che risolveva ogni problema dicendo semplicemente no a tutto.

3- E quindi proporre qualche grande opera sembrava un reato. Misteriosamente si è riusciti a fare l’Alta Velocità, ma tutto si ferma lì. Poi, c’è tutto un panorama di no, no e ancora no.

4- Questa cultura ecologista del no ha contagiato tutti, destra e sinistra, forse più la sinistra che la destra. E ha bloccato fortemente la crescita e la modernizzazione del paese (è la stessa cultura che oggi vuole fermare la Tav in Val di Susa e che vuole chiudere l’Ilva di Taranto, la più grande acciaieria d’Europa).

Ma torniamo a Genova. Qui siamo davanti a un caso ancora più grave, specifico. Gli allarmi non sono mancati. Già cinque anni fa il presidente degli industriali genovesi aveva avvertito che quel ponte sarebbe caduto entro dieci anni: si è solo sbagliato perché è caduto prima.

In previsione dell’”esaurimento” del ponte Morandi (quello crollato), da anni era stato elaborato il progetto Gronda, un altro sistema viario, con un altro ponte (costruito con criteri più sicuri e moderni). Ebbene, contro questo progetto (finanziato da Bruxelles, peraltro) si è scatenata una furia ecologista senza pari. Con, e questo va detto, i 5 stelle in prima fila. In rete è possibile trovare i filmati dove Beppe Grillo, con la solita iattanza e la solita ignoranza chiede addirittura che si usi l’esercito contro quelli favorevoli al progetto Gronda. In consiglio comunale, quando qualcuno ha avanzato il sospetto della pericolosità del ponte Morandi, i 5 stelle hanno definito la denuncia “una favoletta”. Sembra che l’attuale ministro delle infrastrutture, lo stesso Toninelli che ha già bloccato la Tav, avesse messo il progetto Gronda fra quelli da rivedere in vista di una prossima eliminazione.

Tutto questo si racconta non per fare polemiche davanti ai morti, ma per dire che ripartire è possibile a patto che questo paese faccia bene i conti con la cultura ecologista d’accatto che lo ha dominato e che lo sta ancora dominando.

Il territorio e le persone meritano una salvaguardia attenta, ma anche lo sviluppo del paese. Dire no a tutto, sempre, in ogni caso, coltivare la convinzione che ogni palata di cemento sia un attentato alla moralità e alla bellezza del paese, è una sciocchezza che probabilmente ci è già  costata qualche decennio di ritardo nello sviluppo.

Per chi pensa (ecco di nuovo i 5 stelle) che noi si debba vivere come francescani, con sandali e bastone, forse non è importante. Ma per il resto del paese lo è.