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mercoledì 11 luglio 2018

La “Guerra dei dazi”: enneesimo capolavoro di retorica che pagheremo caro

Negli ultimi tempi, si fa un gran parlare di “guerra dei dazi” tra Stati Uniti e Unione Europea. Si tratta, come cercheremo di argomentare, di un capolavoro di retorica che vale la pena analizzare, punto per punto, in tutte le sue sfaccettature.

lunedì 7 maggio 2018

La ricchezza dei pochi è il VERO problema del mondo

Il 10% più ricco della popolazione OCSE guadagna 9.5 volte il reddito del 10% più povero. Il rapporto negli anni ’80 era di 7 a 1.

I dati sulla crescita del reddito suggeriscono ulteriori aumenti di diseguaglianza. Piketty e Zucman hanno dimostrato che negli Stati Uniti tra 1980 e 2013 il reddito medio nazionale per adulto è cresciuto del 60% in termini reali, ma quello del 90% più povero è aumentato solo del 30% e per il 50% più povero non è cresciuto affatto: i redditi più alti crescono di più.

La ricchezza è ancor più iniquamente distribuita del reddito. In 18 paesi OCSE il 40% più svantaggiato detiene solo il 3% della ricchezza. Il 10% più in alto nella distribuzione detiene il 50% e l’1% più ricco ne detiene un quinto.

Sono i dati del rapporto OCSE “The role and Design of net wealth taxes in the OECD”(2018).

L’economia mainstream ha sempre sostenuto l’esistenza di un trade-off , una relazione inversa, tra crescita ed eguaglianza.

Per lasciar crescere l’economia bisognerebbe, almeno in un primo momento, accettare l’effetto collaterale dell’aumento della disparità per poi registrarne una diminuzione, grazie agli effetti positivi generalizzati dello sviluppo. Dopo un’effettiva riduzione tra gli anni ‘50 e ‘80, però, si registra un ritorno ai livelli di disuguaglianza di un secolo fa.

OCSE e FMI hanno a lungo raccomandato politiche di crescita affidate al ruolo dei mercati e alle “riforme strutturali” con una riduzione delle imposte e della spesa pubblica a sostegno della redistribuzione. Le politiche d’austerità adottate in risposta alla crisi del 2008 – limiti al deficit del bilancio pubblico, attenuazione della tassazione di attività finanziarie e ricchezza, privatizzazioni – hanno però ottenuto come risultato un aumento della disuguaglianza ed anche una stagnazione prolungata.

Secondo l’Economic Outlook dell’OCSE (2017) la crescita dell’economia mondiale sta aumentando leggermente ma resta sotto i livelli pre-crisi.

L’Italia in particolare, nonostante la riduzione di deficit e indebitamento e il rispetto dei vincoli strutturali, registra una crescita del PIL inchiodata al di sotto dell’1,5%, ben inferiore alla media europea.

D’altra parte, l’evidenza delle disparità distributive sta riacquistando centralità, dando spinta a un rinato interesse verso progressività e imposte patrimoniali.

L’OCSE stessa ha recentemente riconosciuto che la disuguaglianza risulta dannosa per la crescita di lungo periodo e che le politiche strutturali devono essere accompagnate da misure che distribuiscano in modo più equo i dividendi della crescita.

I principali fattori alla base della crescente iniquità indicati dal rapporto sono globalizzazione, liberalizzazione dei mercati, cambiamento tecnologico, concentrazione di impresa, declino delle occupazioni medio basse, innalzamento del potere contrattuale dei soggetti ad alto reddito, abbassamento dell’aliquota marginale sui redditi più elevati, sistema fiscale generalmente meno progressivo.

Secondo Piketty un fattore centrale è costituito da rendimenti del capitale superiori al tasso crescita del PIL e al conseguente aumento del rapporto capitale/lavoro. Fondamentale, quindi, il ruolo della ricchezza. Con il crescente ruolo assunto dalla finanza e le frequenti bolle speculative dei mercati finanziari e immobiliari, infatti, il valore della ricchezza è aumentato più velocemente della crescita del PIL favorendo l’aumento dei redditi più alti.

Nonostante i dati abbiano registrato una crescente diseguaglianza nelle distribuzioni del reddito e della ricchezza a partire dagli anni ‘80 del secolo scorso, tra gli anni ‘90 e ‘00 molti paesi hanno abrogato l’imposta patrimoniale sulla ricchezza netta e si è verificata una generale diminuzione dell’aliquota fiscale applicata alle fasce di reddito più elevate e ai redditi da capitale.

In particolare, secondo il rapporto, il valore medio non ponderato dell’aliquota dell’imposta sul reddito delle società è diminuita dal 47% al 24% tra il 1981 e il 2017. Quello dell’aliquota applicata ai dividendi dal 75 al 42%. Inoltre, nonostante i redditi crescano a un ritmo più elevato nella parte più alta della distribuzione rispetto a quanto accade nella parte bassa, si registra un abbassamento consistente dell’aliquota media IRPEF dei soggetti ad alto reddito: dal 65,7% nell’81 al 41,4% nel 2008.

Come dimostrato dal caso norvegese la tassazione della ricchezza può aumentare la progressività complessiva del sistema fiscale e, data la forte concentrazione nella parte più alta della distribuzione, anche un prelievo relativamente modesto potrebbe già risultare efficace.

Le sole tasse sui redditi da capitale non sembrano, invece, abbastanza per contrastare l’accumulazione della ricchezza, anche perché il rendimento residuo post tassazione generalmente non viene consumato dai contribuenti più ricchi, e viene invece reinvestito innescando un ulteriore processo di accumulazione della ricchezza.

Secondo il rapporto la ricchezza tende, quindi, ad auto-rigenerarsi. La propensione marginale al risparmio aumenta con il reddito. Maggiore risparmio consente maggiori investimenti, i cui rendimenti aumentano anch’essi all’aumentare della ricchezza. I contribuenti più ricchi hanno un assetto proprietario diversificato e possono più facilmente investire in attività maggiormente rischiose con tassi di rendimento più elevati. Inoltre, possono condurre una più appropriata gestione delle attività finanziarie e hanno maggiore accesso a servizi di pianificazione fiscale e a prestiti.

La ricchezza consolida il potere, e questo a sua volta consente di reinnescare il processo di accumulazione della ricchezza stessa. L’imposta sulla ricchezza netta è, però, la forma di tassazione meno ricorrente nei paesi OCSE. Vi fanno ricorso solo Canada, Francia, Lussemburgo, Norvegia, Spagna e Svizzera.

Più diffusa è l’imposta sulla proprietà immobiliare che ha un’ampia base imponibile, essendo la casa la principale forma di ricchezza nell’area OCSE. Molto diffuse anche le imposte su transazioni finanziarie, donazioni ed eredità – seppure l’Italia resta indietro su questo fronte, come spesso sottolineato da Sbilanciamoci!, sia in riferimento alla tassazione sulle transazioni finanziarie sia riguardo all’imposta sulle successioni.

Queste ultime, le imposte di successione, permettono di ridurre le disparità intergenerazionali e di aumentare l’eguaglianza di opportunità. Il rapporto riferisce che l’eredità cresce con reddito: gli anziani di oggi possiedono una maggiore ricchezza da lasciare in eredità rispetto ai loro predecessori. La ricchezza dei giovani dipende sempre di più dallo status dei genitori.

Differentemente dalle altre imposte sulla ricchezza personale, però, l’imposta sulla ricchezza netta colpisce la totalità dello stock di ricchezza – beni mobili, immobili, attività finanziarie – e riflette in modo più appropriato la capacità contributiva. Inoltre, risulta essere maggiormente progressiva di un’imposta applicata unicamente sugli immobili, poiché le attività finanziarie costituiscono una porzione molto ampia della ricchezza assorbita dalle fasce più alte di reddito.

L’imposta sulla ricchezza, diversamente dall’imposta sui redditi da capitale, viene determinata a prescindere dal rendimento effettivo ed equivale in linea teorica a tassare un presunto rendimento. In questo modo, dunque, si va implicitamente ad applicare un’imposta effettiva più bassa sulle attività ad alto rendimento rispetto a quella applicata alle attività basso rendimento che potrebbero essere dunque penalizzate.

E’ possibile, però, evitare effetti negativi sull’equità esentando alcune tipologie di depositi bancari, applicando soglie di esenzione che assicurino che solo le fasce più ricche della popolazione siano soggette all’imposizione, o modulando l’imposta con aliquote progressive.

In ogni caso vi sono due aspetti positivi legati alla tassazione degli asset anche in assenza di rendimento effettivo.

Il primo è l’incentivo ad una più produttiva gestione delle risorse, per cui la tassa patrimoniale sulla ricchezza netta potrebbe essere un efficiente sostituto della tassazione dei redditi da capitale. Il secondo è che la ricchezza procura dei vantaggi che vanno oltre al reddito derivante dalla ricchezza stessa. I contribuenti più ricchi hanno maggiori risorse a cui attingere e dovrebbero essere tassati con un’aliquota maggiore rispetto ai contribuenti con meno risorse, anche se guadagnano lo stesso reddito[1]. Infatti, oltre al reddito che genera senza sacrificio di tempo libero, la ricchezza può conferire status sociale, potere e maggiori opportunità.

Al di là degli aspetti più tecnici ciò che emerge dal rapporto è che, in assenza di un adeguato impianto impositivo a chiara vocazione redistributiva, la diseguaglianza tenderà a crescere pericolosamente. Questa è esattamente la tendenza a cui assistiamo da decenni nelle economie a capitalismo avanzato e in particolar modo a seguito dello scoppio della crisi del 2008. Emerge dunque la necessità di una patrimoniale strutturata che vada a contrastare e controbilanciare in modo deciso il processo di accumulazione della ricchezza.

domenica 22 aprile 2018

Italia, paese di... debitori

Oggi, ogni italiano, neonati compresi, è debitore ‘inconsapevole’ di circa 37 mila euro. L’importo è il risultato della divisione tra l’ammontare del debito pubblico (circa 2.287 miliardi di euro) ed il numero di cittadini (circa 60 milioni). ‘L’accollo debitorio’ cosi calcolato non tiene conto del reddito o del patrimonio del singolo cittadino, non fa differenza, cioè, tra un benestante ed un disoccupato. Ed è evidente che un ipotetico rimborso per il ‘milionario’ costituirebbe una cifra irrisoria, mentre per il disoccupato sarebbe assai complicato adempiere all’obbligo che ne deriverebbe. Inoltre, è probabile che chi dispone di risorse finanziarie sia anche possessore di titoli di Stato (Bot, Cct, ecc.). In tal caso egli, in quanto creditore dell’Erario, percepisce una rendita finanziaria derivante dalla somma degli interessi e delle plusvalenze che su di essi maturano. E’ uno dei tanti paradossi italiani che consentono ad alcuni (ceti medio – alti) di approfittare di ogni situazione per arricchirsi ed ad altri (ceti medio – bassi) di pagarne le conseguenze.

Gli unici governi che dal 1945 ad oggi sono riusciti ad abbassare il debito, almeno in rapporto al Pil ed operando senza creare traumi finanziari e sociali, sono stati gli esecutivi di Romano Prodi e quello di Massino D’Alema. Tra il 1996 ed il 2001 il rapporto debito/Pil è sceso dal 120% al 101%. Quelle politiche economiche consentirono all’Italia di avere buoni tassi di crescita e di entrare nell’Euro, ma nelle elezioni regionali e, successivamente, in quelle politiche ad essere premiata è stata la coalizione di Centrodestra. La serietà ed il ‘buon governo’ non pagarono, ma questa non è una novità. Dal 2002 il debito è tornato a crescere. Anzi nel 2011 esso era fuori controllo ed il Paese, allora guidato da Silvio Berlusconi (che per questo fu costretto a dimettersi), era sull’orlo del default finanziario.

Negli ultimi diciotto anni i tentativi di risanamento hanno determinato tagli alla spesa pubblica (pensioni, sanità e scuola) ed incrementi delle entrate tributarie (Ici/Imu, Iva, ecc..), ma i deficit di bilancio sono cresciuti o sono rimasti pressoché invariati. L’introduzione dell’Ici, poi abolita dal governo di Silvio Berlusconi e, successivamente, reintrodotta dal governo di Mario Monti con la denominazione di Imu, non sono servite ad abbassare il debito, ma solo ad impedirne una crescita incontrollata. Le altre misure introdotte dai governi di ‘emergenza nazionale’ di Giuliano Amato (1992), Lamberto Dini (1993) e Mario Monti (2011) hanno riguardato le modalità di accesso e calcolo delle pensioni che hanno prodotto ingiustizie persino tra i pensionati.

A pagare il costo del ‘rigore finanziario’ sono stati soprattutto i lavoratori. Le statistiche pubblicate negli ultimi anni dai vari istituti di ricerca mostrano un aumento delle disuguaglianze tra le classi sociali e del divario economico tra il Centro – Nord ed il Sud del Paese. Anzi, i tentativi di risanamento dell’abnorme debito pubblico creato con decenni di politiche clientelari, con l’inefficienza della Pubblica Amministrazione e con una corruzione diffusa non solo non hanno intaccato i patrimoni dei ceti sociali più alti, ma sono stati occasioni per incrementare le loro ricchezze, mentre il debito pro-capite è di tutti, neonati compresi.

venerdì 16 marzo 2018

Il “libero scambio” non esiste, c’è solo la giungla darwiniana del mercato

La crescita della disuguaglianza di reddito e ricchezza ha un legame di causa-effetto con la globalizzazione e l’espansione della legge darwiniana del mercato nonché al flusso di capitali.

giovedì 8 febbraio 2018

La crisi è sempre qui e ci devasta

Viviamo in tempi di bugie messe come toppa su una realtà ingestibile. Se ne usano in tutti gli scenari, e soprattutto in quelli politici, ovviamente. Quelle sull’economia e le borse sono le più facili da propagare, visto che ben pochi ci capiscono qualcosa e quei pochi, in genere, sono profumatamente pagati proprio per stendere il canovaccio narrativo più rassicurante.

sabato 2 settembre 2017

Impariamo l'economia con le domande

La disinformazione e la totale ignoranza sui temi economici e monetari è tale, da permettere a chiunque, anche senza alcuna conoscenza minima del meccanismo di funzionamento dell’economia, di formulare domande insidiose, alle quali è difficile dare una risposta e soprattutto una soluzione. Se chi risponde non ha una conoscenza perfetta del sistema monetario, rischia di infilarsi in un classico “cul de sac”, dove qualunque cosa dice farà comunque una brutta figura.

Abbiamo preparato risposte volutamente semplificate e provocatorie, per ognuna delle quali bisognerebbe scrivere un articolo intero, ma servono a mettere in crisi e a far riflettere chi fa la domanda e chi legge queste risposte …

Provate ad utilizzare questi argomenti la prossima volta che vi capita di discutere di economia, avrete delle sorprese !


"USCITA DALL'EURO"
Domanda n.1 - Sei a favore o contro l'uscita dall'euro ?

Lei sa da dove proviene il 99% di tutta la moneta che usiamo ? Dal sistema bancario privato, che crea moneta elettronica bancaria dal nulla attraverso i prestiti e ci chiede pure gli interessi. Le banche creano il denaro e per il 90% lo destinano a bolle immobiliari e speculazioni finanziarie, mentre all'economia reale finisce solo meno del 10%. La BCE crea in Europa meno del 3% di tutta la moneta che usiamo può essere l'euro il problema principale ?
L’euro non è la causa della crisi, ne è solo un fattore d’amplificazione, dovuto principalmente all'impossibilità di svalutare la moneta rispetto agli altri paesi europei. Ma la ragione principale della crisi sta nel fatto che tutta la moneta che usiamo è in prestito dalle banche private, per cui genera un debito globale ( pubblico e privato) che nel tempo ha raggiunto dimensioni insostenibili, erodendo la ricchezza dei cittadini. Il costo del debito pubblico e privato per l'Italia, in termini di interessi è oggi superiore al 10% del PIL; ecco spiegato il motivo della crisi e della mancata crescita economica. E’ necessario cambiare, riformare questo meccanismo d’indebitamento suicida che ha permesso al sistema bancario di decidere la quantità e la destinazione di tutta la moneta che oggi noi utilizziamo.
(P.S.: possibilità di raccontare la storiella dell'isola dei naufraghi).

"REDDITO DI CITTADINANZA"

Domanda n.2 - Dove pensi di trovare i soldi per il reddito di cittadinanza ?
Sapete quanto denaro è stato creato con il Quantitative Easing in questi ultimi anni? Circa 80 mld di euro al mese. Lei sa quanti appartamenti si costruiscono con 80 mld di euro al mese? Quindi non è certo un problema trovare circa 15 mld all'anno per il reddito di cittadinanza, è solo una scelta politica: invece di darli a banche e mercati finanziari, come fa la BCE con il QE, li diamo ai cittadini in difficoltà e quindi all'economia reale.
In realtà, anche senza considerare il QE della BCE, noi abbiamo scoperto che la sovranità monetaria è ancora dello Stato italiano, lo dice anche la Banca d'Italia, quando spiega che il signoraggio anche sulle banconote della BCE, viene ripartito tra le banche centrali nazionali e quindi alla fine girato allo Stato. Perchè la sovranità monetaria è il potere dello Stato di creare qualunque tipo di moneta e dà diritto a percepire il relativo signoraggio, cioè qualunque reddito derivante da questa attività di emissione. Lo Stato ha ceduto alla BCE solo l'esclusiva dell'emissione di banconote valide in tutta l'unione, ma ha ancora la sovranità fiscale e seguita a percepire il signoraggio. Quindi può sempre emettere strumenti monetari e fiscali alternativi, che abbiano validità solo sul proprio territorio e non siano banconote :
- monete metalliche a corso legale superiori a 2 euro, come ad esempio quelle che coniate da Finlandia,  Germania, Slovenia, Austria, Portogallo, ecc…;
- biglietti di stato a corso legale di qualunque importo;
- moneta elettronica, come fanno Germania e Francia con le loro banche pubbliche, o creata direttamente utilizzando l'art.114bis del Testo Unico Bancario;
- moneta fiscale con un nome diverso dall'euro, come il nostro "SIRE" che è uno strumento alternativo valido per il pagamento delle tasse, ma ad accettazione volontaria.
Nulla impedisce quindi di destinare una parte delle risorse così create, a finanziare un programma di sostegno del reddito, al fine di stimolare la domanda interna, ovviamente senza creazione di debito, senza emissione di BTP, senza pagamento d’interessi. Semplicemente utilizzando la sovranità monetaria dello Stato. (P.S.: possibilità di raccontare la storiella dell'isola greca).

"DEBITO PUBBLICO"
Domanda n.3 - Come pensi di risolvere il problema del debito pubblico ?
Sapete che la Banca d'Italia detiene circa 400 md di euro di Titoli di Stato italiani, acquistati non solo con il QE, ma anche nelle normali operazione d'investimento?  E che questi Titoli di Stato potrebbero essere consolidati e di fatto cancellati o non essere mai più restituiti ? Lo hanno già fatto gli inglesi, nel bilancio consolidato tra Stato e Banca Centrale. Perché la Banca d'Italia è una istituzione di diritto pubblico, la quale gira allo Stato i suoi utili. Anche se il Decreto Bankitalia del 2014 approvato dal PD, ha regalato una maggior distribuzione di utili ed un maggiore controllo ai privati, la Banca d'Italia resta comunque un Organismo appartenente alla struttura pubblica dello Stato. Quindi se la Banca d'Italia può acquistare e cancellare una parte del Debito Pubblico, qual è il problema ? Uno Stato non può mai fallire, soprattutto se è ricco di risorse come il nostro.
Addirittura nel documento n.169 dell’aprile 2016, dal titolo “Profit distribution and loss coverage rules for central banks“, nota n.7 a pagina 14, la BCE ha affermato che "le Banche Centrali sono protette contro l’insolvenza a causa della loro capacità di creare denaro e possono perciò operare con patrimonio netto negativo“. Per questo le nazioni più avanzate hanno il Debito Pubblico più grande, anche in rapporto al PIL, perché uno Stato che spende nell'economia reale più di quanto incassa con le tasse, crea ricchezza e sviluppo economico, quindi maggiori entrate fiscali negli anni successivi.
Quindi anche dando per scontato il funzionamento di questo sistema monetario, vediamo se realmente il debito pubblico di uno Stato rappresenta un problema. Nel 2016, in una conferenza stampa un giornalista svedese ha avuto il coraggio di chiedere a Mario Draghi : "Ma la BCE può mai finire i soldi ?". Mario Draghi, un po’ imbarazzato per la domanda probabilmente inaspettata, ha risposto che no, non possono finire, perchè abbiamo ampie risorse per far fronte a tutte le nostre emergenze. Ma come mai le "nostre" emergenze non sono mai terremoti, povertà, disoccupazione, crisi economica di famiglie e imprese ? Quindi le banche centrali non hanno problemi di denaro, perché possono creare quanto denaro vogliono, senza alcun problema, visto che ci sono gli Stati che le garantiscono. Potrebbero comprare, come già stanno facendo, una parte o tutto il debito e semplicemente cancellarlo.

"RIFORME STRUTTURALI"
Domanda n.4 - Quali riforme strutturali sono necessarie per uscire dalla crisi economica ?
Fare riforme strutturali tagliando la spesa pubblica come stiamo facendo da anni? Se seguitiamo a tagliare la spesa per le infrastrutture ormai obsolete ed inefficienti, a tagliare il personale nei servizi ai cittadini e alle aziende, a ridurre i costi di manutenzioni del territorio, di spesa in prevenzione per adeguamento sismico ed energetico degli edifici, è possibile uscire dalla crisi economica o finiremo per peggiorare sempre di più ?
L'unica e vera riforma strutturale che ci permetterebbe di uscire dalla crisi economica domani mattina, è una legge che regolamenti in modo definitivo la creazione del denaro. Deve essere creato un Organismo pubblico, democratico, trasparente, ma indipendente dai Governi e dalle banche, che crei il denaro per conto dello Stato, che lo immette nell'economia attraverso la spesa e gli investimenti pubblici per aumentare il benessere di tutti i cittadini e non solo di pochi privilegiati.
Poi serve una riforma del settore monetario e bancario, con cui lo Stato può emettere moneta a credito per raggiungere i propri scopi senza necessariamente doversi indebitare: deve riprendere il controllo della sua Banca d'Italia, per tutelare i risparmiatori, e possedere un sistema di banche pubbliche, come hanno la Germania e la Francia, che gli permetta di controllare l'esercizio del credito. Solo in questo modo lo Stato potrebbe rispettare l'art.47 della nostra Costituzione, per incoraggiare e tutelare il risparmio in tutte le sue forme, oltre a disciplinare, coordinare e controllare l'esercizio del credito.

"PRODUTTIVITÀ DELLE IMPRESE"
Domanda n.5 - Come si migliora la produttività dell'Italia?
Siamo d'accordo sul fatto che se lo Stato aumenta le tasse e riduce la spesa per servizi ed investimenti, la produttività cala invece di salire? E che se si liberalizzano il mercato di lavoro, permettendo licenziamenti e riduzione progressiva degli stipendi dei lavoratori, si crea le condizione per una riduzione sostanziale della domanda interna che mette in crisi il settore produttivo? Le politiche di austerity degli ultimi anni hanno indebolito fortemente il nostro tessuto produttivo, che è diventato facile preda delle imprese straniere che sono venute in Italia a fare shopping delle migliori aziende, come la Ducati e la Lamborghini, trasferendo all'estero proprietà, know-how e utili.
Stiamo assistendo alla sistematica distruzione e svendita del nostro patrimonio industriale, non per mancanza di capacità o di risorse, ma per mancanza di soldi. Lo Stato invece di investire in questi campi e di difendere il nostro settore produttivo, lo svende al migliore offerente.

"QUANTITATIVE EASING"
Domanda n.6 - Sei d'accordo con il Quantitative Easing della BCE ?
Il Quantitative Easing, significa che la BCE ha autorizzato le singole banche centrali nazionali a creare denaro per acquistare titoli di stato sui mercati finanziari. Quindi è una manovra che fornisce liquidità ai mercati finanziari nella speranza che questi siano incentivati ad investire nell'economia reale. Ma non sono arrivati soldi all'economia reale, perché ormai i mercati finanziari sono autoreferenziali, cioè tendono a reinvestire in prodotti finanziari la liquidità che ricevono, perché non hanno alcun interesse ad investire in una economia reale in crisi, che fa pochi utili ed è più a rischio.


                                                              "SALVATAGGIO BANCHE"
Domanda n.7 - Come pensi di aiutare il sistema bancario che è in crisi ?
Sapete che i soldi che noi depositiamo in banca, diventano di proprietà della banca, ed in cambio ci forniscono una cifra elettronica sul nostro conto corrente che rappresenta il debito della banca nei nostri confronti ? Art.1834 del c.c., il deposito è una promessa di restituzione in contanti del denaro che noi abbiamo portato in banca. Praticamente una cambiale, che ovviamente la banca può non restituire se fallisce. Ma siccome seguitano a fare leggi che ci impediranno sempre di più di ritirare dalla banca i nostri soldi in contante, stiamo andando nella direzione di scambiarci tra noi solo cambiali. Ma se queste cambiali possono essere create dal nulla dalle banche senza quasi alcun limite, perché le banche sono sempre a rischio fallimento ? Perché è come se un'azienda emettesse 100 milioni di euro di cambiali avendo un patrimonio di 8 milioni. Se i soldi di queste cambiali vengono utilizzati oculatamente, potrei anche non aver problemi, ma se comincio a regalarli ad amici degli amici, o li investo in operazioni speculative rischiose, è molto probabile che possa fallire. 
Quello che sta accadendo, non è una peculiarità del sistema bancario italiano, le banche sono a rischio di fallimento in tutto il mondo. Ha cominciato la Lehman Brothers nel 2008, ma anche diverse banche nel Regno Unito sono state nazionalizzate per evitare il fallimento. La Germania negli ultimi hanno dovuto impiegare molte risorse pubbliche per evitare il fallimento del sistema bancario tedesco, e così pure quasi tutte le nazioni europee. L'Italia è oggi maggiormente a rischio perché negli anni scorsi lo Stato non è mai intervenuto, e quando ha scoperto il problema, le norme europee sono nel frattempo cambiate in modo da impedire allo Stato di intervenire, introducendo il famoso bail-in.  
Ma se tutte le banche del mondo sono in crisi e a rischio di fallimento, dovrebbe allora venirci il sospetto che ci sia qualcosa che non va nel loro meccanismo di funzionamento. Lei sa quant'è la riserva obbligatoria in contanti che le banche devono detenere presso la Banca d'Italia a fronte dei depositi che hanno creato ? (se risponde un valore superiore a 1% lo guardi esterrefatto, altrimenti con superiorità…) Glielo dico io, solo l'1% dei depositi con vincoli inferiori a 2 anni, mentre è addirittura 0% per quelli vincolati più di 2 anni. Pensi che fino al 1993, la riserva obbligatoria era superiore al 17,5%, che significava che la banca poteva creare solo fino a 6 volte il denaro che aveva realmente, mentre oggi può crearne fino a 100 volte. Può essere stabile un sitema del genere ?
I bilanci delle banche potrebbero essere ripuliti attraverso una operazione assimilabile in tutto e per tutto al QE, semplicemente mirato ad acquistare non più titoli di Stato, ma i crediti incagliati presso le banche commerciali, liberandole dal rischio d’insolvenza. Il tutto però controbilanciato da una sorta di nazionalizzazione del settore del credito, in cui ciascun attore sarebbe tenuto ad eseguire le direttive del Governo, pena l’esclusione dagli interventi di Stato.

"POLITICHE DI AUSTERITY"
Domanda n.8 - Sei d’accordo con le politiche di austerity richieste dalla BCE ?
Da quando è arrivato Monti nel 2011, i cosiddetti esperti economici o i vari ministri tecnici dell'economia, ci ripetono ogni anno che dobbiamo proseguire con le politiche di austerity, perché in questo modo l'anno prossimo avremo la tanto sospirata ripresa. Ma sono 10 anni che tutte le previsioni sono state smentite sistematicamente dai dati reali. Mi sembra di vedere una ripresa … per i fondelli ! 
Le politiche di austerity sono autodistruttive ed i penosi risultati sono sotto gli occhi di tutti; riducendo la quantità di moneta nell’economia reale, si è ridotta la domanda, si sono ridotti i redditi, i consumi ed è cresciuta la disoccupazione. Questo ha prodotto livelli di indebitamento insostenibili ed assolutamente fuori controllo. Inoltre una economia in recessione, determina per lo Stato sicuramente una riduzione delle entrate e quindi un peggioramento delle sue finanza pubbliche. Oggi il rapporto debito pubblico/ PIL è salito al 135%, mentre nel 2007, senza austerità era il 103%. Insomma, un fallimento totale. La soluzione che ci propinano continuamente è … intensificare le politiche di austerity ! Come se un medico, dopo aver prescritto ad un malato una cura, vedendo che peggiora invece di guarire, dicesse che bisogna intensificasse la cura piuttosto che cambiarla.

"VINCOLO 3% DEBITO/PIL"
Domanda n.9 - Cosa pensi di fare rispetto al vincolo del 3% nel rapporto Deficit/PIL ?
Sapete che i paesi che non rispettano questo rapporto, hanno avuto in questi anni un aumento del PIL ed una crescita economica superiore all'Italia ? Basterebbe limitarsi a guardare alla Spagna ed alla Francia, due nazioni che hanno una economia molto simile all'Italia. Il 3% di rapporto Deficit/PIL è un parametro inutile e senza senso. Conoscete la storia che portò alla nascita e fissazione del parametro? Negli anni 80, Guy Abeille, uno sconosciuto funzionario del governo di François Mitterand, elaborò questo parametro, per sua stessa ammissione, senza alcuna base teorica e scientifica.
Roba da matti!! In Italia Monti, Letta, Renzi e Gentiloni difendono questa assurdità senza alcuna base scientifica per stessa ammissione di chi l’ha creata; hanno fatto e stanno facendo soffrire il popolo italiano sul NULLA, imponendo maggiori imposte, restrizioni e privatizzazioni senza alcun motivo reale!! L'unica conseguenza certa è che è impossibile uscire dalla crisi economica, in uno Stato che tassa più di quanto spende. Al netto degli interessi, lo Stato è in surplus di bilancio da 20 anni, ed ha destinato al pagamento degli interessi circa 800 mld di euro negli stessi 20 anni.

"PAREGGIO DI BILANCIO"
Domanda n.10 - Come pensi di rilanciare gli investimenti col vincolo del pareggio di bilancio ?
Sapete cosa significa pareggio di bilancio, con un debito pubblico come il nostro ? Significa pagare circa 70 mld di euro all'anno solo di interessi, per cui fare il pareggio di bilancio, significa sottrarre ogni anno dal sistema economico proprio quei 70 mld di euro all'anno, che finiscono in mano degli acquirenti dei titoli di stato, cioè in mano a banche e alla parte più ricca della popolazione. In questo modo aumentano le disuguaglianze e la popolazione si impoverisce sempre di più.

"INFLAZIONE"
Domanda n.11 - Cosa pensi di fare per l'inflazione generata da eventuali politiche espansive ?
Credete che l’inflazione sia una diretta conseguenza dell’aumento di moneta presente nel sistema economico? Negli ultimi anni US, Giappone e UK hanno creato enormi quantità di moneta (12.000 mld di dollari) ma non hanno incrementato la domanda interna al punto da superare la capacità produttiva delle imprese, con il risultato che non c’è stata nessuna inflazione! Semplice e chiaro. Perché raccontare bugie dicendo che creare moneta equivale a subire un’inflazione a due cifre, erosione di potere d’acquisto e conseguente caduta in miseria? Chi guadagna nell'attuale situazione?
Nel caso dell’Italia, una eventuale politica economica espansiva, farebbe finalmente raggiungere l’agognato traguardo di una inflazione al 2% fissato dai Trattati. La moneta creata ed immessa nel sistema come investimenti produttivi, genera un aumento della produzione di beni e servizi, che compensa buona parte dell'aumento di denaro, mantenendo i prezzi stabili. In Italia oggi siamo ben lontani dalla piena occupazione e la capacità produttiva degli impianti è molto bassa. In queste condizioni anche un aumento della domanda interna generata da una massiccia iniezione di moneta, troverebbe piena capacità d’assorbimento nel sistema economico. Altro che inflazione!!!
Inoltre, se lo Stato crea denaro per immetterlo nell'economia reale, non è detto che questo generi un aumento della moneta in circolazione e quindi dell'inflazione. Facciamo l'esempio delle imprese che hanno lavorato per lo Stato e che non dono state ancora pagate. Per seguitare la loro attività portano a scontare in banca, le fatture dei lavori che hanno effettuato per lo Stato e ricevono in cambio moneta elettronica bancaria in prestito. Altrimenti fallirebbero. Se lo Stato creasse denaro per pagare questi fornitori, le imprese potrebbero rientrare del debito che hanno acceso in banca, e quindi la quantità di moneta in circolazione rimarrebbe invariata, Perché aumenta la moneta creata dallo Stato a scapito di quella creata dal sistema bancario. Quindi non c'è alcun nesso diretto tra inflazione e politiche espansive fin quando il sistema economico è costretto a chiedere prestiti in banca per trovare liquidità.

"DISOCCUPAZIONE"
Domanda n.12 - Come pensi di risolvere il problema della disoccupazione ?
Come prima cosa è bene fissare un concetto: la disoccupazione è inversamente proporzionale alla quantità di credito bancario presente nel sistema economico. E sa chi decide la quantità di credito da destinare all’economia? La banche. Quindi la disoccupazione è in ultima analisi, diretta conseguenza del comportamento del sistema bancario. Se non si capisce questo, è inutile andare avanti.
Le sembra possibile che la crisi economica no sia dovuta a scarsità di risorse sia umane che naturali, ma alla mancanza dell'unica risorsa che possiamo creare dal nulla senza alcun limite ? La moneta è uno strumento importantissimo dell'economia, ma pochi si rendono conto che dal 1971, quando il presidente degli Stati Uniti Richard Nixon ha interrotto la convertibilità in oro del dollaro, la moneta può essere creata senza problemi legati alla scarsità dell'oro. Ma la cosa peggiore, è che il,potere di creare il denaro, che è sempre stato di competenza esclusiva dello Stato, è passato nelle meni del sistema bancario privato, che lo utilizza per arricchire sempre di più una piccala parte della popolazione, che possiamo chiamare aristocrazia finanziaria, a scapito di tutti gli altri.  
Abbiamo verificato in questi dolorosissimi anni, come politiche di austerity abbiano generato la perdita di milioni di posti di lavoro. Esiste una correlazione pressochè totale tra la velocità di espansione del credito e l’occupazione; se il credito sale, l’occupazione cresce; se questo scende, la disoccupazione aumenta.

lunedì 19 giugno 2017

GODETVI L'estate, che in autunno crollerà TUTTO


Il Fondo Monetario “rivede al rialzo le previsioni sulla crescita italiana”, dicono i media: da 0,8 saliamo a 1,3.   C’è bisogno di un po’ di ottimismo per sostenere il governo Gentiloni, consentire alla UE la finzione di credere ad una nostra maggior crescita per lasciarci sforare, fare ancora un po’ più debito senza “riforme” (le riforme vere, quelle dei  50 miliardi annui di sprechi e malversazioni pubbliche, non si faranno mai; magari tagliate un po’ le pensioni, suggerisce il FMI).  Infine, c’è bisogno di  far credere agli italiani che anche noi, sebbene meno e ultimi, “stiamo uscendo dalla crisi” come “tutto l’Occidente”. Ma  soprattutto, credo, perché il Sistema deve scongiurare il panico  della gente, mentre si moltiplicano i sinistri scricchiolii  del crack prossimo venturo.
Rialzi azionari oggi, e poco prima del 1929.
Altro che ripresa. Oggi  il 44 per cento dei gestori di fondi, sondati dalla Bank of America, dicono che  le azioni – specie quelle delle imprese  “alta tecnologia”  (il grande bluff)  sono sopravvalutate; è la percentuale più alta dal 1999. A maggio, erano il 37% a rispondere così.

I grandi operatori prevedono titanici scoppi delle grandi bolle  create dalle banche centrali con i loro mostruosi quantitative easing nella seconda metà dell’anno.
Quale operatore più grosso di Bill Gross? Il fondatore di Pimco, oggi di JAnus, una  ricchezza sua di  2,5 miliardi di patrimonio, ha gestito 250 miliardi di fondi.     E’ la quintessenza del finanziere, di quello che “fa soldi coi soldi” invece che investendo nell’economia reale, Adesso, a Bloomberg, dice: Un capitalismo finanziario guasto, sostenuto da una politica monetaria [delle  banche centrali] sempre più distruttiva, ha cominciato ad erodere, non a promuovere, l’economia reale”.

Ed enumera: “Debiti eccessivi, popolazione che invecchia, conati di protezionismo,  uso dei  robot al posto degli uomini,  creano una forza opposta al capitalismo creativo dell’inizio del secolo, schumpeteriano-darwiniano; oggi le arterie del capitalismo sono ostruite da forze secolari che bloccano la crescita Usa e globale molto al disotto delle norme storiche. La strategia di “far denaro col denaro” è seriamente minacciata”.
Marko Kolanovic, uno dei capintesta della JP Morgan, avverte che “un modesto rialzo della volatilità accoppiato ad un calo della liquidità può portare a perdite catastrofiche”. Jeff Gundlach, capo supremo del fondo DoubleLine  avverte “gli speculatori: fate liquidità letteralmente adesso”.
Felix Zulauf, padrone del fondo speculativo svizzero Zulauf Asset Management, si aspetta un crollo dell’azionario cinese (FANG) e Nasdaq  “fra agosto e novembre: e non parlo di un calo del 5%,  ma del 20, che può giungere a -30, -40%”.

Howard Kunstler, saggista e giornalista, teme il momento in cui “i mostruosi debiti cumulati di  persone, imprese,  fondi sovrani, si mostreranno  improvvisamente, traumaticamente, ed evidentemente non pagabili, e tutti i titoli che li rappresentano  saranno risucchiati in quei vortici dello spazio-tempi di  quei film di fantascienza su mummie e astronauti”.  E aggiunge: “Nessuno al potere in questo paese dedica attenzione a quanto sia vicino questo epico momento. O più precisamente, non sanno come preparare  i cittadini e cosa fare –  Le società rispondono a crisi come l’imminente disfarsi della nostra economia finanziarizzata in modi disordinati e sorprendenti…”.
Negli Stati Uniti, VISA ha rivelato che le vendite nei negozi  fisici sono calate  del 5,3% anno su anno  a maggio, il calo più  rapido degli ultimi cinque anni. “Siamo al verde”.  Ogni settimana chiudono un migliaio di negozi al dettaglio.
Alcuni  titoli dai giornali americani:
L’Apocalisse delle vendite al dettaglio si estende al Canada”
“La recessione delle catene di ristoranti sta diventando strutturale? Un calo di 15 mesi”.
“Rinascono i mutui subprime”.
“I proprietari d’immobili calano  63,6 % – erano il 69% nel 2005  –  un calo  mai visto negli ultimi 50 anni”.
ww.govtslaves.com/u-s-homeownership-plummets-to-63-6-near-its-lowest-level-in-more-than-five-decades/
Per Michael Snyder, specialista in prodromi della catastrofe, la prossima crisi finanziaria è già avvenuta: in Europa.  E punta il dito sulla  “improvvisa implosione del Banco Popular”, sesta banca spagnola, salvata con un inghippo concepito dai regolatori UE con l’intervento del Santander, a cui l’hanno fatta acquistare per 1 euro. In cambio, Santander “prenderà ai suoi azionisti 7 miliardi di  euro per  alzare capitale necessario a risollevare il Popular: un  drammatico salvataggio a spese dei privati. Infliggerà perdite per 3,3 miliardi agli azionisti ed obbligazionisti, ma eviterà un salvataggio a  spese del contribuente. Il vero motivo della fulminea decisione è che il nervosismo, diciamo il panico, si stava già aggravando fra depositanti ed azionisti spagnoli, e la corsa agli sportelli stava avvenendo,  mentre la speculazione accentuava le vendite allo scoperto (scommettendo sul ribasso) delle azioni di certe banche disastrate.  Il feroce “salvataggio” privato del  Popular ha aggravato il panico invece di calmarlo. Vista la rovina fulminea della sesta banca spagnola, ora i capitalisti si chiedono   quale sarà la prossima: e si volgono a Liberbank, l’ottava banca iberica, ingrossatasi  da qualche anno per “il matrimonio forzato con tre cajas (casse di risparmio) fallite”. Il governo ha vietato le vendite allo scoperto di Liberbank.
Ma tutti gli sguardi, ovviamente,  in Europa si puntano su “una bolla enormemente più grande.  Attualmente, un trilione di dollari (mille miliardi) di debito pubblico italiano hanno rendimenti negativi. E’ una situazione perversa: prestare allo Stato italiano comporta rischio, per cui i rendimenti dei titoli di debito italiani dovrebbero essere altissimi, non bassissimi”. Il miracolo, il trucco, è dovuto alla BCE che stampa denaro per comprare titoli di stato italici. Dal 2008, la BCE e le banche italiane hanno acquistato l’88% del  debito pubblico nazionale. Berlino sta facendo pressioni perché la BCE smetta. Se la BCE smette, gli interessi sul debito pubblico italiota schizzano alle stelle, e lo Stato italiano non potrà più finanziare le sue spese.  Le banche italiane, già praticamente fallite per conto loro,  hanno in pancia 253 miliardi del debito pubblico; la frana dallo Stato si trasmetterà al  sistema bancario, diventando valanga. Quel che succederebbe all’Europa intera, la  seconda economia mondiale, non è nemmeno immaginabile.
Banche centrali: stampa, stampa, stampa!
E le banche centrali? Continuano a stampare denaro. Ossia trattano il problema d’insolvenza come un problema di mancanza di liquidità. “Non hai liquidi? Te ne presto un po’”.  E’ la “soluzione” Grecia, a scala   globale.
Ecco perché il Fmi è venuto a “rivedere al rialzo  la crescita del Pil italiano”.  Quando  un sistema deve falsificare le cifre e le statistiche della propria economia  – vedi Unione Sovietica – vuol dire che è proprio alla fine.



Fonte: www.maurizioblondet.it/

domenica 2 aprile 2017

Il liberismo è un fallimento del passato


Italia-libera.net, blog del gruppo FREE-ITALIA, in questo articolato post passa al vaglio il mito neoliberista secondo cui il libero mercato sarebbe sinonimo di crescita e benessere per tutti, mentre il protezionismo foriero di povertà e disastri. Concludendo che un’analisi senza pregiudizi della storia economica degli ultimi due secoli permette di affermare l’opposto: il libero mercato non porta affatto vantaggi a tutti e un certo protezionismo può giovare allo sviluppo economico di un paese, come risulta in particolare se si esamina il periodo precedente alla Prima guerra mondiale, proprio quello solitamente usato come prova a sostegno delle tesi neoliberiste.

venerdì 3 marzo 2017

Le promesse tradite della globalizzazione

Le élite finanziarie continuano a sostenere il globalismo, l’inflazione sponsorizzata dalla Banca Centrale e la finanziarizzazione del mondo. Gli apologeti dell’elitismo non si preoccupano della situazione dei lavoratori e della classe media americana. Agitando false bandiere, giustificano le ingiustizie e i pericoli dei sistemi di sfruttamento che hanno contribuito a concepire. Le “salvifiche” riforme che propongono non portano ad altro che ad una continuazione della terribili miserie attuali: crescita economica insostenibile, continui stimoli finanziari e trasferimento degli oneri per la preservazione dell’ambiente globale dalle multinazionali, che registrano profitti mai visti, ai consumatori duramente colpiti della classe operaia.

giovedì 2 marzo 2017

La finanza governa il mondo

La finanza costituisce uno dei pilastri del capitalismo contemporaneo. Oltre a modificare l’insieme dell’economie nazionali e internazionale, modifica la composizione sociale della forza-lavoro e «produce» un aumento della disoccupazione. L’infulenza della finanza si avverte anche a livello politico: la caduta del governo Berlusconi in Italia, la crisi greca, ne sono gli esempi più recenti. Infine, gli scandali che hanno coinvolto le banche italiane, il caso Enron, i Panama papers, la recessione del 2008, hanno stimolato studiosi, politici e una fetta sempre più consistente dell’opinione pubblica ad interrogarsi sulla possibilità di controllare la finanzia, o, quantomeno, di incanalarla a fini sociali.

venerdì 24 febbraio 2017

3 suggerimenti finanziari per il genitore che non lavora



“Tesoro, dobbiamo parlare dei nostri soldi.” Se avete dei figli e contemporaneamente siete senza lavoro (per scelta o necessità), voi e il vostro partner avete sicuramente già avuto una discussione iniziata in questo modo. Se conversazioni come queste accadono spesso o, peggio, vi hanno fatto sentire a disagio, forse è tempo di dare un’occhiata al modo in cui gestite le finanze e vedere se si può fare di meglio.

mercoledì 22 febbraio 2017

L’inflazione risale ma devasta salari e pensioni

La fotografia scattata dall’Istat sull’andamento dei prezzi al consumo non può indurre nessuno all’ottimismo. Dopo anni di deflazione e di politiche monetarie Bce, inutilmente miranti a risollevarla fino al limite considerato “ottimale” (intorno al +2%), un rialzo dell’1% rispetto allo stesso mese dell’anno scorso potrebbe sembrare una buona notizia. Ma non lo è.

sabato 28 gennaio 2017

Dalla de-globalizzazione vince la Cina

Il mercato mondiale si è realizzato dopo il 1989 con la caduta del Muro di Berlino e istituzionalizzato nel 1996, quando Clinton diede avvio al multilateralismo. Dopo venti anni e da allora le contraddizioni sono esplose. Un’altra pietra miliare fu l’ingresso della Cina nell’Organizzazione Mondiale del Commercio nel 2001. 

sabato 21 gennaio 2017

Che ci insegna la recente crisi bancaria?

Tra le moltissime notizie soltanto di questi ultimi giorni, che mostrano una situazione in forte e non sempre positivo evoluzione su parecchi fronti, si possono ricordare l’avvio dell’aumento di capitale per 13 miliardi di euro di Unicredit, dopo che per lungo tempo il precedente gruppo dirigente della banca ne aveva negato con forza la necessità; la pubblicazione della lista dei principali debitori di MPS da parte de Il Sole 24 Ore, lista che appare equamente distribuita tra imprese facenti riferimento alla “destra” e alla “sinistra”;

sabato 14 gennaio 2017

I giochetti truffaldini della finanza

Dal 2005 al 2009 il tasso Euribor è stato falsificato da quattro banche : Deutsche Bank,Royal Bank of Scotland, Société Général, Barclays. L’Euribor, il tasso a cui sono legati i mutui dei cittadini europei, è stato alterato con accordi tra le quattro banche al fine di avere maggiori utili. Solo in Italia dei trenta miliardi di interessi pagati in quel periodo sui mutui erogati, si stimano che tre non fossero dovuti. Su scala europea il totale ammonterebbe a circa venti miliardi.

martedì 10 gennaio 2017

AUTOMOBILISTI, PRONTI A SVUOTARVI IL PORTAFOGLIO?

Un inizio anno difficile per gli automobilisti alle con pesanti aumenti di tutto: delle assicurazioni rc, pedaggi autostradali, delle multe e dei carburanti. Scopriamo in questo post cosa e quanto ammontano i rincari che svuoteranno i portafogli.

lunedì 9 gennaio 2017

MPS, I RICCHI RUBANO E NOI PAGHIAMO


L’aumento di capitale di Montepaschi non sarà di cinque miliardi, ma di 8,8. Dei quali 6,5 a carico dei contribuenti: vale a dire 251 euro per ciascuno di noi.  Dopo il referendum la banca ha assistito alla fuga dei risparmiatori e dei correntisti, pertanto il buco si è allargato a voragine e la Bce impone di immettere più liquidità nelle casse dissestate di Montepaschi.

domenica 8 gennaio 2017

La bomba del mercato obbligazionario europeo è pronta ad esplodere

Un pessimo inizio di 2017 per la Banca Centrale Europea. Il congelamento dei collaterali (i titoli dati in garanzia) che alla fine dello scorso anno affliggeva il mercato dei rifinanziamenti su titoli da 5 trilioni di euro (5.2 trilioni di dollari), è ancora presente, e in realtà è peggiorato.

martedì 3 gennaio 2017

Quindici Anni dopo, L'euro è ok ma è l'europa che muore

L'euro è sano tale fa diventata la seconda valuta di scambio mondiale. Con il mix di austerity e neoliberismo selvaggio ha portato, nei tre lustri, minare alle fondamenta dell’Unione europea che, agli occhi dei più, costituisce un potere ostile e minaccioso perché ha moltiplicato l’esercito di precari e senza-lavoro, ha penalizzato ancora di più lo Stato sociale e contribuito allo smantellamento dei diritti dei lavoratori, ha minato le Costituzioni democratiche nate nel dopoguerra. 


mercoledì 28 dicembre 2016

Governo salva Monte dei Paschi e apre alla nuova truffa sul risparmio

Il parlamento ha approvato il via libera all’operazione di salvataggio del Monte dei Paschi. Su iniziativa del governo è stata autorizzata una spesa di 20 miliardi e di maggiore indebitamento sulla spesa pubblica rispetto alle previsioni di bilancio per garantire entro il 2017 il salvataggio del Monte dei Paschi di Siena e di altri istituti a rischio crack. Gentiloni si è spinto laddove Renzi, dopo lo scandalo Etruria, non poteva più spingersi e così ha deciso di aprire subito l’ombrello per le banche, incoraggiato dal mandato del Capo dello Stato, per il quale le priorità del nuovo esecutivo risiedono nella tutela del sistema bancario e nel calmare le acque turbolente dei mercati.