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giovedì 24 marzo 2016

esistono persone che....di Enrico Marra


Enrico Marra

Per favore, attenti alle parole prima di parlare, esistono persone che fanno incubi raccapriccianti, incubi di fame solitudine e dolore, dove perdono tutto; sprofondano in una costante forma di angoscia quasi allo stremo di tatuaggi sulla pelle dell'anima: poi si svegliano riprendono la loro semplice o se volete stupida o banale ma rispettosa vita. Altre che in quel incubo ci nascono, non lo scelgono; ci si ritrovano dentro e basta. Non hanno possibilità di svegliarsi, non sono neanche capaci di immaginare la loro vita pregna di quella normalità che noi chiamiamo quasi con disprezzo: "routine".

domenica 13 marzo 2016

ENRICO MARRA, Free-Italia Vi invita a salire sul leuto che con le sue vele vi porterà alla scoperta di nuove sensazioni

Le poesie di Enrico Marra...per caso ne lessi una, mi dissi che mi riportava indietro permettendo il ritorno in superficie a ricordi sopiti di letture notturne, di matita per segnare le parti che trovavo più vibranti: Era Jubebox all''Idrogeno.

domenica 6 marzo 2016

Piccolo regalo a chi mi ha regalato emozioni. ( Parte seconda )

Non riesco più a trovare nei libri di oggi quelle sensazioni che ho provato e che tutt'ora provo a rileggere "vecchi" libri.
Al di là del fatto che tutti scrivono, e ciò non è possibile , è come se leggessi brutte copie, scarse imitazioni di libri già letti. Lessico Famigliare, semplice, reale, dove tutti i sentimenti erano espressi con amore, sincerità.
Il filone delle saghe famigliari è infinito ma nessuno è mai riuscito a far sorgere in me il pensiero: “è vero anche a casa mia accadeva” o a risvegliare ricordi sopiti.
Il mio è un piccolo esempio ne avrei tanti. Oggi quando si leggono testi o poesie è come leggere una specie d'insalata russa di tante frasi prese qua e la.
Ebbene, nel giro di una settimana, mi sono imbattuta nella lettura di due autori che sono riusciti a risvegliare dei miei ricordi.
Scrivono con diversi sentimenti, con un loro modo di far vivere gioie e rabbie, quasi in antitesi. Uno con molta calma, serenità, l'altro quasi rabbioso ma sono se stessi, nessun déjà-vu di cose scritte prima e meglio.
Entrambi mi hanno portata indietro negli anni, nei ricordi, nei rimpianti e negli errori. Credo che sia una delle cose più difficili, riuscire a far questo: risvegliare in chi legge emozioni sopite che si credevano perdute.
Sono persone che vivono di cuore in un mondo di ovvietà, di parole usate male e fuori posto. Li ringrazio entrambi.
Ed entrambi, con il loro permesso,  entreranno nelle "pagine" di Free Italia.
Ritengo giusto, in un blog teso alla  libera informazione,  non far mancare anche il "bello dello scrivere" ormai oggi cosa rara...
Riccarda Balla

Due piccoli assaggi, levatevi gli occhiali dell'ovvio e troverete la ricchezza dell' essere...

Ed adesso la parola a Marra:

Io sono la mia dignità in una periferia sterminata abitata da topi e castori urlanti. Alcuni, sono colti e saccenti, gli altri hanno i loro versi; il cane fa "bau bau" il gatto fa"miao miao"; gli uccelli cinguettano e anche le capre hanno un verso come tutti gli altri animali! Sono capre eccellenti e belano di patria, nazione e religione. Ci propinano libri, testi o poesie come l'ultima spiaggia per l'istruzione. Credono di sfidare la fisiologia umana e avere un cervello multitasking, la multiprocessualità delle emozioni che possano sbirciare dentro un suono.
Le verità sono un background di stronzate assertive degne di una pisciata sulla testa. Il loro sapere "qualcosa" non "va" oltre "qui" e "loro".
Non mi scaverò una fossa per voi, la vita è mia anche se sono "nessuno" e non credo a un cazzo delle vostre idiozie.
La memoria eidetica è un lusso e non vi appartiene, la storia umana è per voi solo l'ennesimo vibratore che portate nel culo contenti della vostra conoscenza.
"Io sono" come un fulmine su una pietra in mezzo alla polvere che risente di una tecnicizzazione medica del vocabolo per farvi brillare.
Il sole a mezzogiorno è sempre lo stesso pazzo che parlare ad alta voce alla sua ombra.
La sera con l'illegalità del buio lascio le mie spoglie di piuma sulle ali di nessuno per fondersi con le lacrime e colare come una scintilla nella mia memoria. Ore e ore ad ascoltare lo stesso vento che ha in bocca le stesse domande che danno ad ogni risposta la voglia di non esistere.
Non so cosa è peggio, farsi domande o sapere.
Sono all'interno di ogni posto come in un film con colpi di scena nello stomaco. Sento il dolore e vivo cercando ragioni per astenermi da tutto.
I miei luoghi sono raccapriccianti si annidano ombre di latta, strappano tutto, ti imbrattano di sperma, sono lettere scure, mi tormentano occupano e gridano nella mia mente.
Le domande sostituiscono tutto col vuoto e decidono la mia vita sospirando. Fanno orge sulla mia disperazione, sopravvivono a tutto; immutabili. Sono finito prigioniero; empio come un umida rovina transitoria, la mia cassetta postale mi fa impazzire, sento suoni di tam tam e indigeni nella testa; squilla il cellulare troppa musica, sono detenuto dentro la mia ansia: una depressione immane è il buio mi toccano l'uccello all'ombra della mia televisione.

Enrico Marra


 http://enricomarraumanamente.blogspot.it/