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domenica 11 febbraio 2018

Riflessioni e speranze dopo Sanremo

E così, dopo i disastri nel calcio, f1, economia, politica e cultura, la lista dei fallimenti italiani si allunga: Vince il festival della canzone italiana di Sanremo 2018 (presentato da una svizzera) un albanese e con una canzone con il forte sentore di essere copiata.
Sono infatti Ermal Meta e Fabrizio Moro con Non mi avete fatto niente i trionfaori della 68esima edizione del Festival. 

Vince il poco gusto musicale in Italia. Un pezzo qualunquista su un argomento che meriterebbe idee profonde al posto di banali canzonette. Sono lontani i tempi in cui Dylan cantava Masters of War e Blowin' In the Wind, oggi le "rivoluzioni" si fanno con le filastrocche di Meta e Moro, con testi pieni di luoghi comuni su basi già sentite e risentite allo sfinimento. Pochissima qualità è il leitmotiv di questo Sanremo 2018.
Sintomo di un paese in pieno naufragio artiistico-culturale che ha perso le radici storiche, che facevano dell'italia patria dell'originalità e creatività, e non sà più come stare in questo mondo.
Un Paese ipocrita il nostro, che sbraita e respinge, grida e abbassa la testa, poi nel programma più immobile della sua storia, dal canale più ingessato che possiede, spalanca le braccia e si emoziona davanti ad un monologo.


Ma soprattutto a deludere sono state le canzoni, emblema di un degrado che sta avvolgendo la nostra discografia nell’ultimo periodo. E’ vero che Sanremo spesso fa rima con canzoni d’amore ma, per carità, c’è amore e amore, anche nella musica. L’emblema è quanto è accaduto intorno alle 22 di questa finale, quando una dietro l’altra ci sono state proposte la Leggenda di Cristalda e Pizzomunno e Il Mondo prima di te. La prima,  raccontata da un sempre stiloso ed elegante Max Gazzè (sesto e vincitore del premio per la miglior composizione musicale), attinge dalla mitologia e usa termini alti per un sentimento narrato in anni di letteratura e grande musica italiana, distrutto in pochi minuti da Annalisa (terza), che si esibisce subito dopo leggendoci in musica gli ultimi whatsapp appena ricevuti dalla sua migliore amica in crisi di coppia. Non è una questione di cuore-amore, quella formula aveva un senso quando a proporla erano De Andrè, Pino Daniele o Lucio Dalla, ma di quanto stia cadendo in basso la musica italiana, nei testi e nei suoni.



Non è un caso che a salvarla siano stati i classici “riesumati da febbraio sanremese” come ad esempio la Vanoni (quinta e vincitrice del premio per la miglior interpretazione) e Ron (quarto e vincitore del premio della critica). Stupenda e toccante l’esibizione di quest’ultimo, che interpreta in maniera divina “Almeno pensami”, inedito del grande Lucio Dalla. Altro che Le Vibrazioni (undicesimi) e Noemi (quattordicesima), che ha provato a far parlare di sé con una scollatura che era meno femminile di una partita di calcio di terza categoria. Per non parlare dei “big non big”, come Renzo Rubino (tredicesimo), Carneade in abito da sera che propone un pezzo che può fare breccia solo in una balera sul mare nel mese di settembre e ce lo fa capire con la coppia di nonni che danza sul palco di fianco al suo pianoforte.

Ora, menzione a parte merita la canzone degli Stato Sociale “Una vita in vacanza”, che non voglio recensire né tantomeno entrare nel giudizio artistico che si può avere intorno a uno dei più antichi e prolifici festival culturali mainstream. Si potrebbero scrivere pagine interminabili di critica alla decadenza e al conformismo dell’industria e dell’establishment culturale e di come esso cerchi sempre di riprodurre sé stesso, inglobando ogni volta le mode underground del momento.

No, questo adesso sarebbe molto barboso; quello che risulta interessante è sottolineare un altro aspetto.

Gli Stato Sociale sono uno dei tantissimi gruppi che stanno riuscendo in qualche modo a far rivivere la musica italiana, anche a livello underground. Mosse di mercato, ricerca artistica, chi più ne ha più ne metta: ma il dato è incontrovertibile, la musica (indie) italiana va che è una bellezza!

E ci sono una marea di giovani che l’ascoltano. Si può quindi parlare di un fenomeno culturale concreto, attivo, vivo, che interpreta il mondo e la fase storica nella quale viviamo.

Sì perché la cosa curiosa stà nel fatto che questi gruppi musicali trasmettono un’esplicita critica sociale.

Anche la canzone arrivata miracolosamente seconda ha un testo che ci presenta quella che è la dimensione sociale dei nostri tempi: una vita passata in vacanza, danzando tra i ruoli più differenti; altrimenti “sei fuori”.

Ecco, ma questo passare da un ruolo all’altro, non vi ricorda qualcos’altro?

E questo essere perennemente in vacanza?

A noi ha fatto venire in mente la precarietà e, nel tentativo degli Stato Sociale, un modo di ironizzare su quanto penosa sia questa esistenza, costretta a inseguire i più assurdi e disgraziati mestieri, alla disperata ricerca di un ruolo (sociale) nel mondo, senza mai realmente apprendere niente di che, cercando allora di considerarsi perennemente in vacanza, perché poi tanto arriverà la disoccupazione e allora è meglio pensare di essere in ferie che senza lavoro.

L’arte d’altronde è fatta così, non si prende mai troppo sul serio quando si tratta di denunciare qualcosa, soprattutto quando questa ha poi radici in mondi underground e provocatori come la musica indie.

Ma, appurato il fatto che quello di cui parla questa canzone è una condizione sociale alquanto lugubre, e assodato che questo genere di gruppi musicali hanno tutti più o meno lo stesso stile di denuncia (anche lo stesso nome della band ci dice qualcosa, “Lo Stato Sociale”), e certi del fatto che – per avere così tanto successo a Sanremo – schiere di giovani ascoltino le parole di queste canzoni, a noi viene una inevitabile voglia di pormi altre domande.

Sì, perché magari io sarò cresciuto su altri pezzi, in altri anni, ascoltando pallottole di vecchio punk rock sparate a manetta nelle cuffie del mio lettore cd, ma il ricordo più vivo che ho dell’epoca e dell’ascolto di quella musica di denuncia, era un’incredibile rabbia che veniva fuori: una vera e propria voglia di riscatto, una ricerca continua al fine di trovare, a tutti i costi, un posto nel mondo.

Mi ricordo che all’epoca era anche una cosa condivisa da tanti altri miei coetanei. C’era stato il G8 di Genova, la morte di Carlo Giuliani, la destra al governo, la guerra in Afghanistan e in Iraq, insomma anni turbolenti.

Ma non sono anche questi anni un po’ così, turbolenti?

C’è la guerra in Siria, quella in Afghanistan mai terminata; c’è il dramma dei migranti che affogano nel mediterraneo; c’è una crisi economica che va avanti da 10 anni senza mai fermarsi; c’è un’alternanza di governi alla guida di questo paese da far accapponare la pelle; c’è un nazista che va in giro a sparare a 6 persone solo perché hanno un colore della pelle diverso dal suo. Insomma, non si può dire che siano anni in cui manchino le motivazioni per cui incazzarsi.

Ma quello che mi chiedo allora è perché, ragazzi miei, non vi incazzate più, non ci incazziamo più. Sì, perché chi scrive non è che sia tanto più grande; di anni in fondo ne ho solo 31, ma mi sembra che sia passato un secolo da quel lontano 2001.

Cos’è che manca per far scattare la scintilla?

Dopo anni passati a scervellarmi sulla questione, credo la risposta stia semplicemente nel fatto che i giovani non vengono più interpellati. Non gli si chiede più insomma cosa ne pensino. Dentro e fuori la nostra società. Dentro è fuori la scuola e l’università. Dentro e fuori la politica. Dentro e fuori i partiti “di governo”. Dentro e fuori il “movimento” (non quello 5 stelle). E allo stesso tempo non c’è niente che si fa per loro o insieme a loro. Ci si deve arrangiare, punto e basta. Abbandonarsi completamente all’apatia, ad altre narrazioni (dominanti) e far finta di niente. Ironizzare, tramite qualche “canzonetta”, sulla propria misera condizione lavorativa di precario, che si traduce nell’escludere ogni possibilità di certezza dalla propria vita, compresi anche gli affetti.

Colpa nostra? Colpa loro? non ci interessa.

Ma credo che, se dei contenuti così tanto densi arrivino nel testo di una canzone di un festival mainstream come Sanremo, magari dovremmo sfruttare un po’ meglio l’occasione.

Troppo ambizioso, al momento. Sicuramente corretto, perché corrisponde alla realtà del mondo in cui viviamo. Ma forse è anche un po’ noioso.

Però almeno guardiamoci in faccia e facciamo qualcosa. Parliamo. Interagiamo.

Che poi i soldi di mamma, babbo o nonno finiscono, e lì non c’è più nulla da fare, le bollette non le paghi e la luce te la staccano. E poi allora il festival di Sanremo non lo vede più nessuno.

Ecco, allora facciamo davvero qualcosa.

Le opportunità ci sono.

Ho sentito parlare ad esempio di una nuova forza politica che è fatta di gente come noi ed ha fatto qualcosa come 150 assemblee sui territori di tutto il paese prima di decidere come procedere e che strada prendere.

Non so, potrebbe essere un’occasione, magari anche no, sarà solo altra fuffa.

martedì 31 ottobre 2017

#Halloween. ITALIA-LIBERA spiega le origini di questa festa

Questa notte ricorre la festività anglosassone di halloween, al di là della voglia di festeggiare la ricorrenza mondana anche in italia, in molti purtroppo ignorano le sue origini e il significato. Scopritele con ITALIA-LIBEERA che come sempre è il blog attento alla diffusione del sapere.

martedì 27 giugno 2017

Ho tagliato la cultura...ed ora raglio

A volte certi modi di fare..proprio non li tollero..non tollero quello che si chiama il doppio gioco furbetto…sopratutto da persone che reputo intelligenti, pur essendo cosciente che l’intelligenza ha i suoi punti deboli, normali in chiunque e la cultura diventa oblio,  ma qui non è punto un  debole, ma  cadere nella più triste sciocchezza, così nasce il gioco delle falsità, talmente continue che la sincerità viene presa come offesa, mentre si cerca di farsi belli, l’agire corretto non ha più valore, si raglia…
Ode al Somano ovvero il somaro – umano:
Ho tagliato la cultura ed ora raglio… e sono felicemente un somaro….
Propongo che tutti ci si cimenti in una poesia d’addio alla cultura, al libero pensiero, all’ evoluzione per lasciare spazio alla più becera e turpe nonché sovrana ed acclamata: involuzione.
Ricongiungiamoci al branco di asini bigi inerpicandoci lieti lungo i colli dell’infinità del qualunquismo e della codardia, avendo cura di abbassare le lunghe orecchie in dotazione naturale alla sola e lontana percezione del nuovo o d’ideali che comunque possano distrarci da una sana ed auspicata ruminata collettiva di stupidaggini, bugie , ipocrisie e tanto amate prese per i fondelli,
Pieghiamoci felici al nerbo altrui, indipendentemente dalla mano che l’utilizzi ed andiamo stancamente, ma lieti incontro alla fine del pascolo, dove cadremo come delle pere marce.
Ho tagliato la cultura ed ora raglio..sono felicemente somaro…(il pensiero sublime dei più..che abbiano giacca e cravatta, che abbiano internet ovunque.. bomber e polacchette, ma  l’umano cervello non fa più parte della dotazione),, somari umani, lieti e vacanti…
Riccarda

venerdì 26 maggio 2017

E' tutto questione di valori

IL Valore, che cos'è? è una parola difficile da definire e dal concetto ampio. In questo post non faremo un trattato sui valori (lo lasciamo come passatempo a filosofi e benpensanti), perché dovremmo parlarne meno: i valori bisognerebbe soprattutto metterli in pratica. Ma quali valori?

martedì 25 aprile 2017

Furbiiiiiiiiiiii....

Ormai è assodato, temo, viviamo con accanto una prevalenza di esseri furbi, la furbizia è in realtà una gran fortuna, mentre sicuramente l’intelligenza è di per se un grave difetto. La furbizia nel dire una cosa, nel farne un’altra, la furbizia di attaccare e di scomparire, la furbizia di fingersi buoni, ci vuole arte a fingersi buoni mentre si calcola quanti benefici se ne possono trarre prendendo in giro…il furbo che non ascolta che parla con fare quasi semplice, il furbo che si finge alla mano, disponibile…ma un altro giorno, oggi ho impegni.

martedì 4 aprile 2017

Si sedes non is,....

I poveri, le vedove e gli orfani sono posti sotto la tutela dello Stato. Le donne sono protette contro i maltrattamenti del marito. In favore dei lavoratori viene alzato il salario e sono stabiliti i giorni di riposo annuali »  (codice Hammurabi).
E che dire, quando si pensa alla nostra civiltà? Che forse abbiamo perso qualcosa?

Vengono fuori come funghi...anche un pò "porcini"

Abbiamo un numero,  ultimamente poi con elezioni in vista,  di movimenti, movimentini, liste civiche, liste poco civiche che nascono come funghi (sulla loro velenosità ci scommetterei) ...in verità sono tutte propaggini dei fallimenti dei partiti, movimenti a grande respiro o sospiro ed altre temibili associazioni più o meno a delinquere di vecchia fattura..

sabato 1 aprile 2017

Mediaset e il degrado politico-culturale

L’avevamo già capito in tanti, ma ora è ufficiale e una ricerca scientifica viene a confermarlo, lo si può dire senza cadere nel radical-chic o partire prevenuti: le reti Mediaset sono state decisive per determinare il degrado culturale italiano favorendo così successo politico del loro proprietario.

sabato 4 marzo 2017

VIRGINIA WOOLF, PER LA FESTA DELLE DONNE

Eravamo sedute a prendere il tè, erano le cinque di sera, ed ero molto emozionata, non capita spesso di poter parlare con grandi scrittori.
Poi, Virginia era morta da quasi settanta anni.
Mi aveva dato dieci minuti di tempo, dovevo sbrigarmi, lo sapevo.
Purtroppo ero più impacciata del solito, e maggiormente cercavo di essere seria, più era evidente la mia goffaggine.
 Lei, invece, era impeccabile, posata, ma dentro aveva quel perenne turbamento, che io restavo imbambolata.

lunedì 16 gennaio 2017

Con Franceschini è partita la privatizzazione dei beni culturali

Nella breve storia del dicastero dei beni culturali mai ministro è stato tanto attivo quanto Dario Franceschini. Non passa giorno senza una dichiarazione in cui promette e annuncia radicali cambiamenti nell’assetto e nella gestione del patrimonio storico-artistico italiano. La sua febbrile attività rinnovatrice si concentra soprattutto su Roma, con grande attenzione per le zone del centro città ad alto interesse archeologico e, di conseguenza, turistico.

mercoledì 28 dicembre 2016

Strane guerre

Da ragazzo – e non solo a quell’età – è una fatica leggere Guerra e pace, soprattutto per quelle interminabili descrizioni di battaglie in cui sembra che non succeda mai niente. Sei cresciuto vedendo la guerra al cinema, partecipando, seppur in questo modo indiretto, al vivo dell’azione, e poi arriva Tolstoj a dirti che le battaglie sono questo lungo insieme di azioni casuali, in cui un evento fortuito può significare la vittoria, o la sconfitta.

sabato 29 ottobre 2016

RINO GAETANO

Rino Gaetano, in occasione di un concerto, prima di cantare Nuntereggae più nel 1979, con una cattiveria nella comunicazione insolita per uno come lui, si fermò sul palco e disse: “ C’è qualcuno che vuole mettermi il bavaglio! Io non li temo! Non ci riusciranno! Sento che, in futuro, le mie canzoni saranno cantate dalle prossime generazioni! Che, grazie alla comunicazione di massa, capiranno cosa voglio dire questa sera! Capiranno e apriranno gli occhi, anziché averli pieni di sale! E si chiederanno cosa succedeva sulla spiaggia di Capocotta”.

martedì 27 settembre 2016

Decalogo del Perfetto Leghista

Capita quasi ogni volta, un esponente della Lega apre la bocca ed un senso di nausea e vomito pervade le menti ed i corpi delle persone normali.
Eppure questo fenomeno Leghista interessa il nostro paese da anni, da Bossi, poi finito sotto inchista perchè un Ladro a Maroni e poi adesso Salvini.
Ma ovunque queste persone aprono la bocca e gli danno fiato.
Certe volte si scusano dicendo che "abbaiano ma non mordono" come nel caso di Dolores Valandro, consigliere leghista di Padova.

Ma alla fine, come si diventa leghisti?
E' una malattia che man mano annichilisce le facoltà di pensiero?
Possiamo intervenire?

domenica 11 settembre 2016

Italia, Analfabetismo funzionale...

Voglio fare alcuni doverosi chiarimenti ad alcuni amici, riguardo ciò ke penso su tutta la questione oramai satura, della satira di Charlie Habdo . perché più di un amico mi ha chiesto in privato cosa voglia dire analfabetismo funzionale.

sabato 10 settembre 2016

BOB DYLAN

Cosa posso dire, oltre quello che già è stato detto?
Cosa posso scrivere di più, su una persona che ha ricevuto premi e che diverse persone hanno intervistato?
Non lo so.
Forse posso dirvi cosa ne so io, e cosa ne penso io di Robert Allen Zimmerman.
Posso dirvi che i suoi nonni arrivarono in America nel 1905 da Odessa e che "Dylan" crescerà vicino le rive del lago maggiore, nel Minnesota.

domenica 4 settembre 2016

BJORK : L'orchestra vocale.

Atene, Olimpiadi, si alza il sipario su un mare di acqua che è finta, nel mezzo della platea inizia a cantare, Lei, da sola, al centro del mondo, fra cose moderne ed antiche, fra filosofia e sport ed è un miracolo vocale.

Sto parlando di Bjork, cantautrice, compositrice islandese dalla voce più unica che rara.
Ma non è solo una questione di voce, la sua.
Perchè una come Lei, è più unica che rara.

Inizia ad unidici anni, studiando pianoforte e poco tempo dopo un suo docente presenterà alla radio locale la straordinaria registrazione di una sua canzone. Bjork cantava Tina Charles e la sua "I love to Love"  verrà trasmessa alla radio One a livello nazionale.

mercoledì 31 agosto 2016

Fertilityday.... nell'anno 2016 A.C.

Siamo serie, da sempre le donne devono fare figli, restare a casa, pulirla, cucinare e fare i piatti.
Sarebbe anche meglio non studiare troppo che, come diceva Gaston a Belle : "non è giusto che una donna legga, le vengono in testa strane idee e comincia a pensare".

Ovviamente la Famiglia è una cosa seria.
Fare figli dovrebbe essere una cosa seria.

giovedì 21 luglio 2016

VOTA VULTANDIS VIS.


 L'ITALIA OGGI
  Il fatto è che lesse nei loro occhi l’insulsaggine, vide il tempo vivo diventare dispari e svanire su quella moltitudine incosciente che invocava il suicidio. Ed ebbe l’idea più ipocrita che un pusillanime potesse pensare: non potendo ucciderli tutti li avrebbe fatti morire lentamente.

  

martedì 19 luglio 2016

CIAO FEDE, CIAO STE'

Ogni tanto mi fermo a pensare. Solitamente penso in movimento, ma per alcuni avvenimenti mi devo sedere, restare un monento nel mio palazzo mentale, dove ho i ricordi, i valori, il mio vissuto.

In momenti come questi penso a Federico, Aldrovandi e Stefano, Cucchi, quelli che sono stati ammazzati da non si sa chi, quelli che hanno perso la vita per colpa loro, quelli che se la sono proprio andata a cercare.

lunedì 18 luglio 2016

QUANDO SI PERDE "SOLO" IL CANE

E' difficile spiegare a parole che, rumore fa il cuore quando si rompe,quando parti del suo essere spariscono per sempre, inghiottite dal dolore.
Ma è questo quello che si sente, quando il tuo cane ti lascia.

Per chi non ne ha è impossibile capirlo, non provate neanche a comprendere cosa si prova, perchè non lo potete immaginare.