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giovedì 22 febbraio 2018

LADRI a 5stelle: le prime ammissioni e il buco sale a 1,5 milioni di Euro

Lo scandalo dei conti gonfiati, che riportavano restituzioni di stipendi mai effettuate dai parlamentari grillini, sta travolgendo Luigi Di Maio che rischia di dover ridimensionare le proprie ambizioni di gloria. Sommerso da questa vicenda e dalle altre relative ai falsi rimborsi chiesti all'europarlamento, dalle polemiche sulla pagliacciata delle 'parlamentarie', su numerose candidature imbarazzanti di massoni, ex comunisti, riciclati, parenti ed amici, lunedì al candidato premier del Movimento 5 stelle non è rimasto altro da fare che chiedere aiuto a Beppe Grillo, il comico genovese che almeno in apparenza si era allontanato dalla sua creatura, probabilmente prevedendo che sarebbe presto crollata sotto il peso di tutte le vicende che finora erano state nascoste sotto il tappeto.

Intanto arrivano le prime ammissioni proprio da parte dei vertici pentastellati: "Dai calcoli che abbiamo fatto noi mancano più soldi di quanto affermato dai giornali". Poche fredde parole, diffuse lunedì alle 14.30 attraverso un comunicato ufficioso dello staff di Di Maio, alle quali se ne sono aggiunte altre qualche ora dopo: "È possibile che ci sia stato un errore di calcolo nella somma totale delle restituzioni di questi cinque anni. È una cifra più alta di quanto hanno in realtà restituito i parlamentari". Dunque, la differenza (più che un buco, una voragine) tra quanto dichiarato dai 5 Stelle sul sito tirendiconto.it e quanto risulta dai versamenti effettivi nel fondo di garanzia per la microimpresa raccolto dal Tesoro gestito al Mise è frutto di falsificazioni e bonifici truccati.

La cifra di 226mila euro mancanti, sulla quale Di Maio aveva detto "non è un buco ma c'è stato un errore nella contabilità" era stata calcolata ampiamente per difetto. La voragine supera di gran lunga il milione di euro: sarebbe di almeno 1,401 milioni. Dal 2 febbraio, quando l'inchiesta delle Iene ha incastrato Andrea Cecconi e Carlo Martelli, il M5s è andato nel panico. I due, entrambi ricandidati, dopo aver confessato hanno cercato di metterci una pezza con bonifici pari a 95mila euro, altri colleghi hanno fatto lo stesso arrivando al totale dei 226mila euro magicamente apparsi in pochi giorni. Nonostante questo, l'ammanco resta comunque pari a 1,4 milioni di euro, secondo una stima che potrebbe rivelarsi in difetto: difficile stabilire l'entità della truffa.

La truffa, sia chiaro, non è ai danni dello Stato, ma degli elettori che avevano riposto fiducia nel Movimento proprio per la promessa di restituire metà dello stipendio, e dei cittadini ai quali era stata raccontata la bugia delle restituzioni effettuate, con tanto di immagini dei bonifici che ora sappiamo essere false, in quanto venivano revocati immediatamente dopo. Senza contare che alle decine di deputati e senatori coinvolti ci sono da aggiungere europarlamentari (606mila euro) e consiglieri regionali di Liguria, Emilia, Veneto e Trentino (530.599 euro), dei cui versamenti pare non ci sarebbe traccia. Ma non è finita, perché diversi ex 5stelle accusano il Movimento di aver conteggiato anche i soldi che loro hanno continuato a versare, dopo essere stati espulsi dal partito.

"Era una promessa elettorale" ha spiegato Cristian Iannuzzi alla Stampa "e ho pensato che fosse giusto verso i miei elettori farlo anche se mi hanno cacciato". Il deputato è stato espulso nel gennaio 2015, ma ha inviato bonifici sul fondo del microcredito fino al dicembre 2015, per un totale di 40mila euro che nulla hanno a che vedere con i 5selle. Lo stesso ha fatto la madre, eletta al Senato ed espulsa come il figlio nel gennaio 2015: 40mila euro per un anno. Dal 2016 in poi entrambi hanno dirottato la parte della loro indennità ai terremotati. Nel totale ci sono anche i 144.382 euro versati dal gennaio 2015 (mese della sua espulsione) al gennaio 2018 da Giuseppe Vacciano e 40mila euro provengono dai conti di due deputati epurati per le firme false di Palermo, Nuti e Di Vita.

Si tratta solo di superficialità o invece come sostengono molti, anche dall'interno del Movimento, i 5stelle sono in realtà un partito di 'furbetti'? "In origine il sito del rendiconto era aggiornato manualmente. Ci sono stati degli errori" spiegano dallo staff di Di Maio. "Ma soprattutto abbiamo sbagliato a non creare noi un meccanismo di controllo sui versamenti effettivi". Non saranno invece gli elettori ad aver commesso lo sbaglio di dare fiducia a dei bugiardi? Eclatante il caso dei senatori Buccarella e Lezzi sui quali sono in corso verifiche: intervistati dalle Iene, avevano ammesso davanti a Di Maio di essere assolutamente a posto con i versamenti. Tra i parlamentari sotto accusa anche Danilo Toninelli, che è un fedelissimo del candidato premier, Carlo Sibilia e Vito Crimi.

mercoledì 21 febbraio 2018

MO VI MENTO

Qualcuno lo ricorderà quel disperato post su Facebook. Era aprile 2013, i 5 Stelle erano da poco sbarcati in Parlamento pronti ad aprirlo “come una scatoletta di tonno” (cit.Grillo). Roberta Lombardi, appena nominata capogruppo, denunciò il furto della borsa e la noia immane non solo di rifare i documenti ma di dover ricostruire le spese fin lì sostenute per determinare gli effettivi rimborsi. “Poichè è mia intenzione trattenere dalle voci di rimborso che compongono il mio stipendio solo quelle effettivamente sostenute e documentate e restituire il resto, cosa faccio? Aspetto vostri consigli” scriveva Lombardi.

Il vortice dei numeri
Cinque anni dopo abbiamo Ivan Della Valle, ormai ex per via dei bonifici taroccati con photoshop (ha trattenuto 270 mila euro), che denuncia: “Ho restituito più io di molti altri. Non guardate solo le restituzioni al fondo delle piccole e media imprese. Andate a vedere i rimborsi della diaria, quelli che dovevano restituire con tanto di rendiconto e scontrini…Ecco quasi nessuno ha restituito più nulla. Ed è impossibile spendere 8-9 mila euro al mese”. Molti ex, anche se in tempi diversi, puntano oggi il dito sul tema rimborsi/diaria.  Artini, Barbanti, Turco, sono molti oggi a dire che la vera “ipocrisia” è lì, in quelle spese portate a piè di lista ma senza giustificativi e rimborsate al buio. Ogni mese mille euro di viaggi (quanto i parlamentari hanno treni e aerei gratis), mille e passa euro di ristoranti, gli affitti che variano, un mese 1.400 e quello dopo 2.500 ma poi tornano a 1.700. 

Restituzioni & rimborsi
Il caos soldi che da due settimane funesta la campagna elettorale di Di Maio riguarda due diverse tipologie di rimborsi. Ha a che fare con le regole interne del Movimento e non con il codice penale. Con la credibilità e l’affidabilità.  La prima tipologia ha tenuto banco in questi giorni e coinvolge l’indennità di ciascun parlamentare, circa 5 mila euro. La regola interna prevede che ogni eletto – in Parlamento o nei consigli regionali – doni circa duemila euro a un fondo il cui conto corrente è attivo al Ministero economia e finanze. Quindici eletti, è il dato aggiornato a ieri, hanno taroccato i bonifici mensili e simulato di donare soldi che in realtà non sono mai arrivati al Mef. Di Maio li ha espulsi dal Movimento (è ancora sub iudice Giulia Sarti) e promette che, una volta eletti (sono tutti in posizioni sicure) rinunceranno al seggio. Vedremo.

Le spese quotidiane
La seconda tipologia di rimborsi ha a che fare con la diaria, quei 9 mila euro che in media ogni mese vengono dati a ciascun eletto per far fronte alle spese quotidiane del mandato parlamentare. Su questa voce i parlamentari grillini si erano tutti impegnati a ricevere solo i soldi effettivamente utilizzati nell’arco del mese. Avrebbero dovuto far fede gli scontrini, i giustificativi di quelle spese. Adesso però, come dicono molti, emerge che pochi portavoce hanno effettivamente restituito i soldi della diaria. E che alla fine molti si sono tenuti quei 9 mila euro. Giustificandoli a piè di lista. Senza il dettaglio. Esattamente come fanno i parlamentari degli altri partiti che però non rivendicano una presunta diversità.     

Tutto on line
Bisogna armarsi di tanta pazienza, mettere in conto qualche ora di tempo e spulciare due siti, www.tirendiconto.it (attivato dai 5 Stelle dove ciascun parlamentare pubblica le sue spese) e il sito www.maquantospendi.it  che, attivato da ex 5 Stelle, analizza i dati pubblicati. Onore ai 5 Stelle che, unico movimento, fa un’indubbia operazione di trasparenza e rende disponibili i dati. Ma non c’è dubbio che questi dati raccontano una realtà come minimo molto diversa dal francescanesimo politico sbandierato dai 5 Selle. Una realtà che dimostra che fare politica costa. Anche a Di Maio, a Lombardi, a Taverna e Alessandro Di Battista.

Case, consulenze, viaggi. Soprattutto affamati     
Da aprile 2013 a novembre 2017, i 130 parlamentari 5s hanno speso in cibo tre milioni e 460 mila euro. E’ la somma di tre voci inserite nella rendicontazione: cene/pranzi lavoro; pranzo/cena/bar; alimentari. Tra i più affamati Mattia Fantinati ( 46,391.65), Silvia Chimenti ( 41,649.26) e Danilo Toninelli ( 40,659.80). Praticamente a digiuno Massimiliano Bernini (contestato per le restituzioni) e quasi gandhiani il deputato Luigi Gallo (poco più di 6mila euro di pasti) e Roberta Lombardi. Queste cifre sono giustificate (il documento con la rendicontazione è consultabile nella pagina web di ogni parlamentare) da una serie di scontrini. Ma – attenzione – non esiste specifica: non è scritto da nessuna parte con chi è stata consumata la cena e per quale motivo. Rimborsi a piè di lista, basta presentare ricevute e scontrini. Per tutte le voci rimborsabili, circa venti tra cui consulenze, collaboratori, attività sul territorio, vitto, viaggi, telefono, alloggio. 

Affitti e hotel
Ad esempio, accadono certamente cose strane con gli appartamenti presi in affitto e gli alberghi. Quasi che uno possa dormire contestualmente nella casa presa in affitto e in hotel. Da aprile 2013 a dicembre 2017 i parlamentari grillini hanno speso 10 milioni e 300 mila euro per la voce alloggi. Di questi, 613 mila euro se ne sono andati in hotel e nella top five dei consumers ci sono Enzo Ciampolillo (86.500), Petraroli (60 mila), Federico D’Inca (50 mila) Giulia Grillo. Oltre 9 milioni se ne sono andati in affitti, al netto di romani e dintorni che non dovrebbero aver bisogno della casa in centro a Roma. Anche qui emergono alcune curiosità. La top five vede al primo posto la deputata uscente Marta Grande: ha certificato 131 mila euro di spesa per l’affitto, vive a Civitavecchia, un’ora di treno da Roma e il Parlamento lavora 4 giorni su sette. Segue Barbara Lezzi (120mila euro), Andrea Cioffi (119 mila), Del Grosso e Bianchi (117 mila). Massimiliano Bernini, che però preferiva rientrare a Viterbo tutte le sere, è costato alle casse pubbliche zero euro. Tra le sistemazioni più esose, figurano quelle di Nicola Bianchi ( 73,601.14), Barbara Lezzi (quasi 67mila euro) e Nicola Morra (61mila), mentre Luigi Di Maio si è limitato a spendere 16mila euro. Il leader Cinque Stelle guida però la classifica delle missioni non ufficiali: 42mila euro in tre anni. E quella della cancelleria: 7mila e 500 euro in penne e matite.

Consulenze
Nella hit delle consulenze (spese complessive per quasi tre milioni e 200 mila), spiccano i 136mila euro di Lello Ciampolillo. Lo stesso che fino a ottobre 2017 ha speso 90mila euro in hotel e 70mila euro di trasporti, di cui quasi 30mila in taxi. Le contraddizioni emergono anche alla voce spese sanitarie. Nel 2017 il deputato Riccardo Fraccaro esultò perché l'assistenza sanitaria dei parlamentari non sarebbe più stata a carico dei contribuenti. Peccato che il mese prima Danilo Toninelli aveva fatto in tempo a farsi restituire 5.480 euro di assicurazione sanitaria integrativa mentre il più morigerato Di Battista ne chiedeva indietro soltanto 90. Dibba si è rifatto con la voce consulenze: 68 mila euro, quasi tutti per questioni legali. Nonostante treni e aerei gratis, i 135 parlamentari 5 Stelle spendono 3 milioni e 400 mila euro per le voci “viaggi e trasporti” dunque auto, carburante, taxi e mezzi pubblici (pochi a giudicare dalla spesa). Nella top ten ci sono Ciampolillo (68 mila), Rizzo e D’Inca (66 mila) e anche Giarrusso, Toninelli, Taverna e Lezzi.  Federico D'Incà, ricandidato dal M5s, ha speso in mobilità 39.772 euro, di cui 32mila per rimborsi chilometrici. Insomma, dopo 5 anni possiamo dire che i 5 Stelle hanno aperto la scatoletta ma il tonno che c’era dentro gli è piaciuto e parecchio, anche.

 Gli ex francescani

Dunque, francescani e morigerati i 5 Stelle lo sono stati ma solo per pochissimo tempo. Quello necessario per capire che fare politica costa. Anche per i teorici della decrescita felice. Dicono che c’è stato un momento, nella primavera 2014, in una riunione con Grillo (all’epoca era spesso in Parlamento)  in cui i Parlamentari manifestarono le loro perplessità sul meccanismo degli scontrini, complicato ma soprattutto antieconomico per le loro tasche. Da allora i rimborsi sono stati chiesti a forfait e le restituzioni sono quasi del tutto azzerate come dimostrano le schede sul sito tirendiconto.it. Ne prendiamo qualcuna, a caso, tra i parlamentari più noti. Molti sono fermi a settembre 2017. Qualcuno arriva fino a dicembre. Nessuno ha rendicontato per ora, i mesi del 2018.

Dibba fermo a settembre
L’ultimo resoconto di Alessandro Di Battista risale a settembre 2017. Al netto di ritardi nell’aggiornamento del sito, è come se, una volta deciso di non ricandidarsi, il front man grillino avesse smesso di resocontare. Non solo sulla diaria mensile ma anche sull’indennità, e dunque sulla restituzione al Fondo piccole e medie imprese. Comunque Di Battista è tra i più virtuosi. Nel 2017 ha ricevuto una diaria mensile di circa 7.500 euro al mese. Ha restituito qualcosa nei primi quattro mesi (2.800 euro) e poi più nulla. Le voci più costose sono vitto (mille euro al mese), trasporti, attività sul territorio e consulenze. Fino a metà del 2014 restituiva anche 3-4 mila euro al mese. Poi sempre meno fino allo zero degli ultimi mesi.

Michele Giarrusso
Il senatore di Catania è in pari fino a dicembre 2017. Ma in tutto l’anno non ha mai restituito neppure un centesimo della ricca diaria (circa 9 mila euro di media). Trasporti (eppure treni e aerei sono gratis) e vitto le voci più caricate. Va allo stesso modo anche nel 2016. Nel 2015 restituisce fino a luglio.

Il leader politico e il quasi ministro della Giustizia
Luigi di Maio e Alfonso Bonafede sono tra i più virtuosi. Di Maio è in pari fino a dicembre 2017, restituisce poche centinaia di euro tranne che in agosto (1259 euro) e a dicembre (2.052). Gli altri mesi sono 200-300 euro. La voce più costosa per lui sono le attività sul territorio che assorbono 4-5 mila euro al mese. Bonafede è fermo a settembre ma è costante negli anni e restituisce cifre sempre alte, una media di duemila euro al mese. 

Carla Ruocco
Capolista a Roma, non restituisce mai nel 2017, neppure nel 2016 e solo due mesi (gennaio e febbraio) nel 2015. “Attività sul territorio” e un generico “altre spese” le voci più ricorrenti e più impegnative: 66 mila euro, seconda solo a Di Maio che in questi anni ha investito 204 mila nel territorio per costruire il profilo del leader.

La sorella del quasi governatore siciliano
Maria Azzurra Cancelleri spende molto per mangiare, una media di mille euro al mese in ristoranti, circa 50 mila euro in cinque anni. Però è virtuosa e restituisce oltre mille euro ogni mese. Tranne a dicembre 2017, ultimo mese rendicontato quando la restituzione è zero.       

Il candidato alla guida della Farnesina
Manlio Di Stefano riceve una diaria pari a circa 9 mila euro al mese. Restituisce poche centinaia di euro nel 2017, fino al mese maggio: 320 a gennaio, 859 a febbraio, 255 a marzo, 367 in aprile. Anche per lui “vitto” e “attività sul territorio” sono le voci più pesanti: a luglio spende 1774 euro in ristoranti e difficilmente va sotto i mille euro. Nel 2015, a fronte della stessa diaria, restituisce circa mille euro al mese. Da giugno 2016 si limita a 3-400 euro al mese.  Il resto della diaria è tutto rimborsato.

Paola Taverna e Roberta Lombardi
Analogo l’andamento scontrini della senatrice Taverna: fino a giugno 2015 restituisce circa mille euro al mese di una diaria pari a circa 9 mila mensili. Nel 2016 versa fino a metà anno; nel 2017 restituisce solo a febbraio (1534), aprile  (2699) e agosto (511). Quello di agosto è uno dei misteri più strani: come è noto il Parlamento è chiuso, la diaria corre ugualmente ma i parlamentari sono in ferie in genere fino alla prima settimana di settembre. Roberta Lombardi spende molto per la voce “collaboratori” (circa seimila euro ogni mese) e questo depone bene perché sono posti di lavoro. Anche la candidata alla guida della regione Lazio restituisce pochi spiccioli nel 2017 (1.400 euro in quattro mesi) e circa quattromila euro nel 2016.

La parabola di Toninelli
Racconta l’andamento standard della maggior parte dei parlamentari: virtuoso nel 2014 con restituzioni mensili fino a duemila euro; nel 2015 la vita del parlamentare costa molta di più e le restituzioni crollano fino ad azzerarsi nel 2016 e nel 2017. Vitto (49 mila), trasporti (45 mila) (e consulenze (43 mila) le voci più onerose.

Barbara Lezzi
Il suo destino è ancora incerto. E’ entrata e uscita due volte dalla black list dell’inchiesta delle Iene che ha riguardato il fronte delle donazioni al fondo delle piccole e medie imprese. Sul fronte diaria/rimborsi, la senatrice segna alcuni record: è seconda in assoluto (rispetto al gruppo) per la spesa in consulenze (105 mila euro in cinque anni) e seconda anche per i costi dell’alloggio (119 mila). Le spese per la casa variano di mese in mese passando da due e tremila euro. E comunque la senatrice restituisce con una certa costanza circa 500 euro al mese. L’arte di fare bella figura con poco.

Laura Castelli
L’economista del gruppo, che si è imposta negli anni anche rispetto a Carla Rocco, ha smesso di restituire nel 2017. Fino al 2016 era stata capace di restituire più di mille euro al mese. E questo nonostante i 43 mila euro spesi per i trasporti, i 24 mila per il vitto e i 36 mila per eventi sul territorio.  I 5 Stelle sono arrivati in Parlamento pronti, come dissero,  “ad aprirlo come una scatoletta di tonno”. Poi quel tonno gli è piaciuto e la scatoletta è rimasta vuota.

martedì 13 febbraio 2018

#RimborsopoliM5S, chi di moralismo ferisce, di morale perisce

“Le bugie hanno le gambe corte, e con questa storia dei rimborsi, il M5S si autoproclama campione di farse. Pensavano di farla franca, di continuare a vestire i panni dei moralizzatori, dei primatisti dell’onestà e invece si sono dimostrati dei bugiardi senza vergogna.
Diceva con saggezza Pietro Nenni, che chi si mette a fare a gara a chi è più puro prima o poi troverà sempre qualcuno più puro che lo epura. Ecco. Se vogliamo capire in modo plastico il dramma politico vissuto in queste ore dal Movimento 5 stelle, prima ancora di mettere a fuoco le conseguenze dell’inchiesta delle “Iene” che hanno scoperto l’inganno di alcuni parlamentari grillini, che invece di restituire parte del proprio stipendio a un fondo di microcredito per le piccole e medie imprese, come avevano promesso ai propri elettori, hanno presentato per anni bonifici fittizi, revocati cioè subito dopo essere stati fatti, per un totale di circa 500 mila euro, o forse addirittura un milione d’euro, niente male.
Nello specifico, stando alle carte, i 5 Stelle dell'Emilia Romagna avrebbero versato al conto corrente numero 00000219222 ben 329.297 euro, la Liguria 145.704 euro, il Veneto 41.360 euro. Considerando gli importi versati dalle tre Regioni, si arriva a un totale di 516.361, che dunque non sarebbero stati elargiti da deputati e senatori. Dal M5S confermano all'Adnkronos che l'ammanco sarebbe in realtà più alto di quello riportato su alcune testate nei giorni scorsi e spiegano che è in corso l'accesso agli atti del Mef. M5S: "Abbiamo sbagliato i calcoli" - Il M5S in queste ore sta effettuando l'accesso agli atti del Mef per verificare lo stato dei versamenti al Fondo per le Pmi. "Abbiamo verificato - confermano all'Adnkronos dai vertici M5S - che sul fondo arrivavano bonifici non solo di deputati e senatori, ma anche di parlamentari uscenti e dei gruppi M5S di alcune Regioni. Pubblicheremo in chiaro tutti i dati e chi non ha versato verrà espulso". Ma alla base del caso ci sarebbe anche un errore nei calcoli. A quanto filtra dai vertici del Movimento all’Adnkronos, infatti, il dato visibile sul sito ‘tirendiconto.it’ - ovvero i 23.418mila euro che deputati e senatori avrebbero versato al fondo per le Pmi - sarebbe più alto di quanto effettivamente erogato negli anni dai parlamentari 5 stelle, il che farebbe scendere la forbice tra i numeri consultabili dalle tabelle del Ministero dello Sviluppo Economico (23.192mila) e il ‘tesoretto’ rivendicato dal Movimento. Secondo i vertici pentastellati, non ci sarebbe tuttavia del dolo in questo, ma la differenza tra la cifra sul sito ‘ti rendi conto’ e i soldi effettivamente versati sarebbe riconducibile a un errore nell’inserimento dati, fatti salvi i casi in cui sarà accertata l'intenzionalità da parte degli eletti. Come nel caso di Cecconi e Martelli, i due parlamentari 'pizzicati' dalle Iene. A occuparsi delle rendicontazioni, centinaia e centinaia negli anni, sottolineano ancora dai vertici 5 stelle, ci sarebbe stato un unico tecnico che avrebbe commesso degli errori.

Per capire la presa in giro da parte del m5s occorre tornare allo scorso dieci ottobre, a una scena epica di fronte a Montecitorio. In quelle ore, il Parlamento discuteva di legge elettorale, il Rosatellum era a un passo dall’essere approvato e nella confusione generale Alessandro Di Battista decise di uscire fuori dalla Camera e di andare in piazza a parlare alla sua ggente. La scena la ritrovate ovunque: Di Battista sale su un marciapiede, impugna un megafono, si guarda intorno, sorridente, e ringrazia tutti. “Mi sentite? Grazie. Grazie a tutti. Siete tantissimi. Grazie a tutti”. Brusii, fischi. “Grazie, grazie a tutti. Vedete…”, buuuuuu, “questa è l’ennesima legge che garantisce ai partiti politici”, buuuuu, “di nominarsi i parlamentari. Io mi auguro che”, buuuuu, “non si azzarderanno a mettere la fiducia, cosa che hanno fatto due volte nella storia: prima Mussolini con la legge Acerbo e poi De Gasperi con la legge truffa”. Neanche il tempo di sbagliare un congiuntivo e Alessandro Di Battista capisce che la folla che stava provando ad arringare non era una folla grillina ma era una folla figlia del grillismo: una folla deliziosa composta da No Vax incazzati, forconi indignati, neoborbonici assetati, sovranisti arrabbiati che all’improvviso, facendo proprio l’intero manuale del perfetto fustigatore grillino, in coro, guidati dall’ex generale Pappalardo, invitano Di Battista ad andarsene a quel paese: “Siete abusivi. Fuori. Dimettiti. State con la Goldman Sachs. Di Battista, hai rotto il c…”.

Le proporzioni sono diverse ma la scena vissuta a ottobre da Alessandro Di Battista di fronte al Parlamento è, in piccolo, la stessa identica scena vissuta oggi da Luigi Di Maio: il grillismo moralizzato, colpito dalle stesse armi oscene con cui il grillismo ha provato a demolire i propri avversari negli ultimi anni, moralizzandoli cioè con ogni mezzo a disposizione. In questo senso, la storia dei rimborsi tarocchi dei parlamentari Andrea Cecconi e Carlo Martelli – e non solo loro – può essere raccontata utilizzando due chiavi di lettura. La prima è quella utilizzata da gran parte degli osservatori che in queste ore ci sta raccontando che ah, quanto era bello il grillismo originario. E’ una chiave a sua volta grillina e suona più o meno così: lo vedi, questi grillini sono come tutti gli altri, imbrogliano i propri elettori, raccontano molte frottole, mettono in lista massoni anche se dicono che i massoni non li vogliono, mettono in lista picchiatori anche se dicono che i picchiatori non li vogliono, mettono in lista chi non rispetta il loro codice etico anche se dicono di non accettare chiunque non rispetti il loro codice, e alla fine sono lì a tradire i sani principi da cui erano partiti (una volta qui era tutto un vaffa, signora mia). La seconda chiave di lettura, invece, che è quella che proviamo a offrirvi, è una chiave più sofisticata. Ovverosia: non esiste una forma di moralizzazione buona e una forma di moralizzazione cattiva e non esiste un grillismo buono e uno cattivo. Esiste, molto semplicemente, una dannosa truffa politica chiamata moralismo, che un pezzo importante del nostro paese ha scelto da anni di considerare non un virus letale ma al contrario un utile antibiotico da somministrare all’Italia per provare a guarirla dai suoi mali. E in nome di questo principio, è ovvio, diventa moralmente accettabile solo chi sceglie di abbracciare alcuni valori chiave: l’approvazione della gogna, la denigrazione dell’avversario, la codificazione della cultura del sospetto, la trasformazione di ogni accusa in una condanna, la legittimazione di ogni battaglia politica combattuta per via giudiziaria, la benedizione di ogni forma di killeraggio giornalistico, la prevalenza dell’agenda moralista sull’agenda riformista e l’affermazione dell’idea che l’unica forma di onestà necessaria per un politico sia quella che compete non alla sua capacità ma alla sua morale.

Il grillismo, l’idea dell’uno vale uno, l’idea che la non competenza possa essere non un drammatico disvalore ma un formidabile valore, nasce proprio da questi princìpi. Nasce cioè dall’idea che per guidare un paese non sia necessario sapere far qualcosa, ma sia necessario essere solo genericamente “onesti”, solo genericamente “alternativi alla casta”, solo genericamente “alternativi a un sistema che non funziona”. Nasce, in sostanza, dall’idea che le uniche competenze necessarie per guidare un paese non siano quelle che appartengono a un preciso modello di governo, ma quelle che appartengono a un preciso modello di opposizione – e non è un caso che uno dei candidati su cui il Movimento 5 stelle ha scelto di investire in modo più generoso in questa campagna elettorale sia un particolare candidato, una ex Iena, ovviamente Dino Giarrusso, che, in attesa di essere moralizzato a sua volta, ha fatto delle campagne contro l’establishment un tratto distintivo del suo essere giornalista, fino a utilizzare la campagna del Me Too come se fosse una prosecuzione naturale, solo con altri mezzi, della battaglia giustizialista contro il sistema corrotto e marcio. Le uniche competenze sono queste: andate tutti a quel paese. Conta solo il moralismo. Conta solo l’anticasta. Conta solo la demolizione dell’avversario. Tutto il resto – ovvero la competenza, l’esperienza, il garantismo, la Costituzione, lo stato di diritto, il rispetto della privacy, la complessità della politica, il rispetto delle istituzioni – sono solo chiacchiere buone per qualche gargarismo. E’ chiaro? E’ chiaro. Questo giochino per qualche anno può funzionare – e funziona benissimo in quei paesi dove anche la classe dirigente triangola con i populisti a colpi di battaglie anticasta, ops – ma a un certo punto arriva sempre un momento in cui anche chi ha spacciato per antibiotico il virus capisce che un virus resta sempre un virus. E capisce, cioè, che se a un moralista togli il moralismo non resta più nulla.

lunedì 12 febbraio 2018

M5s sempre più nella kasta e Giggino di maio come scajola

AHAHHAH!.. giggino come SCAIOLA....Lo saprà il di maio che non vive piu in un loft di Trastevere ma ora ha un attico davanti al Colosseo?... Ma la cosa PIù ANCORA interessante è che lo stesso nuovo indirizzo domiciliare al colosseo assieme al suo comitato elettorale (il suo inseparabile mentore Vincenzo Spadafora, il suo alter ego Dario de Falco e il fedelissimo dei Casaleggio Pietro Dettori) tesoriere del comitato, originario di Pomigliano d’Arco e fedelissimo di Di Maio, di giggi corrisponde anche formalmente all'indirizzo dove si inviano le offerte al M5S oltre i 5mila euro...Casa e bottega insomma...

Ecco la coerenza che  piace ai 5s, l'uomo che vuole combattere i privilegi della casta sembra muoversi nel solco di chi la Casta l'ha rappresentata in tutta la sua essenza, quel Claudio Scajola, ex ministro forzista dello Sviluppo economico e degli Interni a cui la prestigiosa location all'ombra del Colosseo veniva pagata da qualcun'altro "a sua insaputa".

Secondo quanto riporta il Messaggero, il candidatopremier del Movimento 5 Stelle ha preso casa con vista sul Colosseo e a due passi dai Fori Imperiali. Una location comoda per raggiungere a piedi "il lavoro", preferita alla precedente e pittoresca abitazione di Trastevere, zona scelta da neodeputato 5 anni fa.

Stando alla dichiarazione di trasparenza depositata dal M5S al ministero dell’Interno lo scorso 19 gennaio nella parte della dichiarazione in cui vengono descritte le funzioni del capo politico si legge che Di Maio "è domiciliato in Roma, in via del Colosseo". L’indirizzo è anche lo stesso del "legale rappresentante" del Comitato M5S per le elezioni politiche indicato nel modulo per le donazioni sopra i 5 mila euro presente sul Blog delle Stelle.


Un m5s sempre più nel barAtro ideologico Dalle polemiche sulla casa a 7,75 euro del candidato senatore Emanuele Dessì, sulle spese pazze (oltre 4 milioni di euro per sole tre voci, cancelleria, trasporti e pasti, in poco meno di un anno e mezzo, secondo le affermazioni del Giornale riprese dal sito amministrato da Marco Canestrari, ex collaboratore della Casaleggio e autore di Supernova assieme a Nicola Biondo), sui buchi nelle rendicontazioni dei “big” Andrea Cecconi e Carlo Martelli.

E ancora l’ammanco di 226mila euro che risulterebbe confrontando le dichiarazioni di versamento dei parlamentari pentastellati sul sito tirendiconto.it e i dati effettivi del Ministero dello Sviluppo Economico, gestore del fondo per il microcredito (uno dei cavalli di battaglia degli autoproclamati onesti).
A conti fatti, le dichiarazioni di deputati e senatori grillini ammontano – come segnalano la Repubblica e La Stampa – a 23.418.354 euro, a fronte dei 23.192.331 euro puntualizzati dal Ministero. Ovvero una differenza, per l’appunto di 226mila euro.

martedì 5 settembre 2017

La chiesa povera e umile?? AHAHAH

La casta non sta sono nei palazzi della politica, non alberga solamente a Montecitorio… La casta è disseminata in tutto il territorio Italiano e si diffonde a macchia d’ olio… La casta ha radici profonde anche in Vaticano… E non stiamo parlando dello IOR (Il cui patrimonio sfiora i 6 miliardi).
Ci riferiamo alle innumerevoli proprietà della chiesa ed enti ad essa collegati, sia utilizzati che non…i quali godono di privilegi inauditi che fanno rabbrividire un semplice contribuente, il quale per campare la famiglia è costretto a stringere i denti privandosi anche del pane…!

Pensate che attraverso società ed enti religiosi di vario genere o categoria, il Vaticano è titolare di circa il 20% del patrimonio immobiliare italiano! In parole spicciole e per farci capire prima, una casa su 5 è della chiesa! E un quarto di Roma è proprietà della Curia Vaticana! Si, avete capito bene….

Un quarto di Roma è proprietà del Vaticano

Solo nella Capitale possiedono 200 chiese non parrocchiali, 200 case generalizie, 90 istituti religiosi, 65 case di cura, 50 missioni, 43 collegi, 30 monasteri, 20 case di riposo, altrettanti seminari, 18 ospedali, 16 conventi, 13 oratori, 10 confraternite, sei ospizi. Sono quasi 2 mila gli enti religiosi residenti nella Capitale, e risultano proprietari di circa 20 mila terreni e fabbricati, suddivisi tra città e provincia.

Partendo dalla Nomentana, all’altezza dell’Aniene, dove le Orsoline possiedono un palazzo di sei piani di 50 mila metri quadrati di superficie, mentre le suore di Maria Ripatrarice si accontentano di un convento di tre piani.A sud est per le centralissime via Sistina e via dei Condotti, fino al Pantheon e a piazza Navona, dove edifici barocchi e isolati di proprietà di confraternite e congregazioni si alternano a istituzioni come la Pontificia università della Santa Croce.

Poi il lungo Tevere e l’Isola Tiberina che appartiene interamente all’ordine ospedaliero di San Giovanni di Dio.E il Gianicolo, costeggiando il Vaticano fino all’Aurelia Antica dove si là dove c’è la famosa Villa Aurelia: residence con 160 posti letto, con tanto di cappella privata e terrazza con vista su San Pietro, che fa capo alla casa del Sacro Cuore.

Un patrimonio in crescita grazie anche agli innumerevoli lasciti e donazioni. Dal nobile decaduto che dona le sue proprietà al professionista ultra religioso che prima di morire, forse per essere più sicuro di ottenere un qualche tipo di clemenza spirituale, lascia i suoi immobili alla Chiesa. Tutti questi lasciti nel corso della storia non fanno altro che aumentare il prestigio (e rimpinguare le casse) del Vaticano.

Le proprietà immobiliari vaticane nel resto d’ Italia

Ma non c’è solo la Capitale. La Curia vanta possedimenti cospicui anche nelle roccaforti bianche del Triveneto e della Lombardia: a Verona, Padova,Trento. Oppure a Bergamo e Brescia, dove gli stessi nipoti di Paolo VI, i Montini, di mestiere fanno gli immobiliaristi.

In un paese come L’ Italia in cui ci sono famiglie a rischio sfratto, padri di famiglia senza casa per i loro figli e disoccupati senza una “lira” nel portafoglio, il Vaicano non sa cosa farsene delle sue ricchezze.

Pensate infatti che Negli ultimi anni il Vaticano ha cominciato a fare trading immobiliare, vendendo beni per quasi 50 milioni.  E che Il più grande intermediario immobiliare che lavora con la Chiesa, il gruppo Re spa, realizza da questa attività circa 30 milioni di fatturato.

In tutta Italia si contano 200 mila posti letto gestiti da religiosi, con 3.300 indirizzi, tra case per ferie, hotel, centri di accoglienza per pellegrini. il giro d’affari è stimato in 4,5 miliardi.
In tutto il paese si contano più di 2 mila monasteri e abbazie
Basta pensare che fatturato complessivo della sola capitale è pari a 150 milioni di euro.

Altro che chiesa povera!

Come se non bastasse continua ad arricchirsi sempre più grazie anche alle donazioni dell’ 8 per mille alla chiesa cattolica… Sappiate infatti, che quando fate la dichiarazione dei redditi, se non specificate un altro ente cui donare il vostro 8 per mille, andrà sempre e comunque alla chiesa…riempiendo sempre più le loro tasche di denaro nostro, come già non ne avessero abbastanza!!!
Per non parlare poi di altri 970 milioni circa di euro che lo Stato versa alla CEI…

mercoledì 21 giugno 2017

Bella è la vita all' ARS!! Hiii hooo, hii hooo

Scecchi è di poco visti i pasticci che fanno e per giunta vengono aiutati da dei consulenti interni/esterni/interni (vanno e vengono che è una meraviglia!)…Palazzo dei Normanni è tutto un “pirtuso” da cui entrare. Ai consulenti che devono aiutare i vari “scecchi”, occorre comunque affidare a loro dei consulentini, perchè che sia chiaro occorrono di consulenza i consulenti che devono consigliare gli scecchi,  però,  siccome gli argomenti sono ostici meglio chiedere aiuto a qualche esperto, esperto comunque in altra materia, ma è un caro amico….Così è tutta una regalia di denari, poi grazie che non ci sono soldi per le cose importanti…Ci sono cose importanti? chiede lu Sceccu ‘nto linzolo….Più importante di dare una mano a capire, a leggere e scrivere ai vari assessori, on.li ed altri simili incompetenti? Non lo sapevo, quindi ci sono cose più importanti che tenermi buone le persone con bustarella in previsione di Novembre? Oh…bella questa!
Il problema dei Consulenti è che sono caproni, tanto caproni da fare corbellerie, pagati per farle quando già strapaghiamo i soggetti disagiati mentalmente che siedono sugli scranni! Ora necessitano dei vice – vice consulenti per dare un supporto alle corbellerie, mi sembra, mi sembra soltanto e potrei altresì sbagliare che da qui a qualche giorno si dovrà necessariamente chiamare degli esperti in truffe per dare un valido supporto….qui di vice in vice in vice sembra una catena di Sant’Antonio…Vicèèèèèèèèèèè!!! lascia la ramazza c’è bisogno di una tua consulenza!
Ad agosto andranno in vacanza tutti, avendo lavorato per circa 16 minuti in questi 8 mesi, costati un “futtio” di piccioli, avendo comunque in 16 minuti fatto danni incredibili da far impallidire l’uragano Matthew, ( il quale è in psicoanalisi), potrebbero rimanerci (rimanerci intendetelo come vi pare).
Lo so non lavorare e causare danni stressa, poi essere scecchi impone comunque quel non so che di rappresentanza….cameriera, parrucchiere, cuoca, cene in giardino, catering, manutenzione giardino villetta, auto, moto, motorino, bicicletta, iscrizione a circoli, estetista, palestra…pokerino, barchetta…poverini hanno tante spese… con tutti questi impegni come fanno a studiare un minimo..certo che urgono i consulenti ed i parenti dei consulenti…e poi appunto a Novembre ci sono le elezioni...Quindi patti chiaro/scuri ed amicizia lunga!  il PD avrebbe una 20 di periti (anche qui leggete come preferite) da proporre con obbligo…
Vicèèèèèèèèèèè prendi la ramazza!!
Riccarda

giovedì 20 aprile 2017

Ma..io non mi scandalizzo...nemmeno salto su come una molla...


Ci sono delle cose italiche che per una questione di piatto piange forse andrebbero considerate, ricordate e magari anche contestate perchè sono la fine dei "piccoli"...la nuova legge sugli appalti (Governo Renzi): massimo ribasso, procedure di aggiudicazione mediante sorteggio di ben 5 metodi ..insomma un'impresa che partecipa ad un appalto sa che può ribassare quanto vuole (ed il costo del lavoro---eh? Quale ? Il lavoro nero?...e...qualità del lavoro zero...ma pur di poter vincere un appalto e non chiudere i battenti si lancia correndo dei rischi) deve superare anche uno dei 5 metodi sorteggiati ...vari e sparsi quindi partecipare ad un appalto fino a 2mln è un'impresa....ed è il caso di dirlo..obbligando alla fine a non rispettare proprio le regole di onestà.

mercoledì 25 gennaio 2017

Virginia #Raggi, le sue bugie e lo stipendio di uno della “casta”

Virginia Raggi, la sindaca, si è macchiata della colpa più grave che un M5s possa confezionare, ha commesso il peccato più grave agli occhi del mondo grillino: ha mentito, e ha mentito per per gli interessi del suo clan, del suo gruppo di amici, della sua ‘casta’ andando contro l’interesse generale, dei cittadini e della città che è stata chiamata ad amministrare.

martedì 24 gennaio 2017

Roma. #Raggi indagata, la vostra onestà è un bluff #raggidimettiti

Il sindaco di Roma Virginia Raggi risulta indagata per abuso d'ufficio e falso in atto pubblico nell’inchiesta relativa alla nomina a capo del Dipartimento turismo del Campidoglio di Renato Marra, fratello di Raffaele, ex capo del personale del Comune poi arrestato. La nomina successivamente è stata revocata. Sull’episodio la Procura di Roma aveva aperto un fascicolo coordinato dall’aggiunto Paolo Ielo.

venerdì 18 novembre 2016

la CASTA

privilegi dei parlamentari non ci sono più? Nemmeno per sogno. A dispetto di un movimento di opinione che, complice anche qualche mezzo di informazione, sta cercando di spostare l’attenzione mettendo in risalto solo determinati fatti, la politica tradizionale continua a godere di privilegi che i cittadini normali si sognano.

giovedì 20 ottobre 2016

A MORTE LA KASTAA! dicevano... Arriva la casta a 5s

Ma quanto CI costano, questi (parlamentari) grillini? troppo.  Marco Canestrari e Nicola Biondo, autori del libro "Supernova, Chi ha ucciso il Movimento 5 stelle" che hanno anche varato un sito, ‘Maquantospendi.it?!’ dove smascherano le truffe ai parlamentari grillini e al loro 'ti rendiconto.it", dove mettono on line le loro spese.

lunedì 12 settembre 2016

CASTA 5 STELLE, #Raggi fa spesa con la scorta

E' la tipica logica a cinque stelle. Quando toccò alla Finocchiaro, apriti cielo. Oggi, che tocca a Virginia Raggi, si è imbecilli se si prova a sottolinearlo.
Tutti, d'altronde, ricordano ancora con indignazione quando Anna Finocchiaro si recò a far la spesa con la scorta. Qualcuno propose anche di revocargliela, in quanto, sostenevano, usava gli agenti come "colf".

venerdì 13 maggio 2016

Rischio buco nell'economia per pagare vitalizi ai parlamentari

Una inquietante dichiarazione rilasciata dal presidente dell'Inps, Tito Boeri, fà riaccendere la bufera su un tema controverso: i famosi vitalizi d'oro dei parlamentari.
Da un punto di vista tecnico si tratta della rendita erogata a  tutti i deputati e senatori al termine del loro mandato parlamentare. Una cifra che è mediamente il doppio di quanto hanno versato.

domenica 13 marzo 2016

Le pensioni d'oro sono una delle tante VERGOGNOSE storture del belpaese

Un tema scottante del quale si parla da anni in Italia cercando, o almeno fingendo, di volerle tagliare.
Una platea ristretta che si gode privilegi da capogiro. Si parla di circa 30mila fortunati che riescono a godersi una pensione da con assegni dai 40mila ai 200mila euro l'anno e che non ha mai visto intaccare anche minimamente questi vantaggi.
Il tutto mentre negli ultimi decenni le pensioni dei cittadini comuni sono state tagliate a più riprese arrivando a cifre da fame .

domenica 21 febbraio 2016

C'è la crisi ma non per tutti.


C’E’ LA CRISI, MA E’ PER TUTTI ?

"Avviata una stagione di sobrietà", dice la terza carica dello Stato, la Presidente della Camera Laura Boldrini, ed aggiunge: “E’ un impegno che, per dimensioni e profondità, non ha precedenti”, “Uno sforzo che è giusto che i cittadini conoscano”. Dello stesso tenore le affermazioni dell’omologo alla Presidenza del Senato.

sabato 6 febbraio 2016

E’ tempo di controllare. Il sito istituzionale del dipartimento patrimoniale romano esiste!


E’ tempo di controllare. Il sito istituzionale del dipartimento patrimoniale romano esiste!
Si, esiste l’ufficio che tiene l’inventario del patrimonio immobiliare del comune romano!

Che si abiti una città o un’altra,  il principio della buona gestione è sempre lo stesso.
E’ il modo che utilizziamo in famiglia.
      Immagina il tuo portafoglio dove conservi il denaro che entra, quello che rimane utilizzabile e dunque attivo, e quello che esce per le spese e dunque passivo perché già impegnato.   
       Volendo realizzare dei progetti cerchi di capire dove risparmiare e dove ricavare da  quanto possiedi. Devi costruire il progetto del ben-essere della famiglia!

venerdì 5 febbraio 2016

Ad insaputa di chi?

Chi vuole un appartamento con vista sul Colosseo e ne trova uno dell’amministrazione romana, lo prenda pure. Può calcolare l’affitto che vuole, da 2 euro al mese a 670 annuali per più appartamenti. In attesa di verifiche….
La nuova affittopoli a Roma coinvolge partiti, sindacati, associazioni, esercizi commerciali  e, tra altri,  anche una onlus dell'ex sindaco della città romana... Possibile? Quelle parti a garanzia del benessere del cittadino, proprio quelle, sembrano approfittare del loro stesso potere? Il dubbio rimane  perché potrebbe essere successo tutto a loro insaputa.

venerdì 29 gennaio 2016

Oh quante belle figlie, Madama Doré, oh quante belle figlie.

Il tempo passa e delle promesse a valanga nei salotti televisivi nel nostro prode Renzi resta ben poca cosa. I bei visi che hanno testimoniato la sua sincerità, pian pianino hanno raccolto tristi figure nei salotti delle tv dove ogni chiacchiera è un fatto. E’ storia.

venerdì 22 gennaio 2016

I sazi e i riuni.

I sazi girano per fb e ogni tanto condividono, si piacciono, commentano.
I riuni non hanno fb e ogni giorno tendono il loro agguato alla giornata che inizia male e finisce peggio.
La politica vive coi sazi e campa con i riuni. 
Ad uno promette, ad un altro paventa,sempre millanta alla ricerca di occasioni di vera disperazione altrui da trasformare in occasione di guadagno proprio.

giovedì 20 agosto 2015

Il Sindacato???? dovrebbe sindacare su se stesso!..

Il fallimento dei sindacati......CGIL....perde iscritti e tanti 724.000 solo in un anno...ossigeno in meno per il benestare dei "moderni" sindacalisti...CISL.... gli stipendi d'oro....sempre presi dalle tasche degli iscritti....Manca la UIL...ma su quest' ultimo potrei dire che non  tarderanno nemmeno loro a finire nei guai...e poi tutti gli altri sindacaletti e sindacatini....tutti comunque  hanno capito che si può andare al ristorante a spese degli iscritti...