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lunedì 23 aprile 2018

Berlusconi deve sparire

Il Caimano è sempre più nervoso, vede il suo sistema di potere franargli sotto i piedi. La Procura di Palermo ha inequivocabilmente provato che l’ex senatore forzista trattava con Cosa Nostra durante il governo Berlusconi.

giovedì 1 settembre 2016

Intrecci pericolosi tra Il Milan, Berlusconi, Dell’Utri e Cosa Nostra

Erano i primi anni settanta e per i miliardari milanesi tirava una brutta aria; la Lombardia infatti era invasa da pezzi grossi di Cosa nostra, quasi tutti in soggiorno obbligato.

Costoro volevano espandere il business della droga alla conquista dei mercati del nord contendendo la leadership ai criminali calabresi; uno dei settori in cui i siciliani eccellevano erano i sequestri di persona.

giovedì 12 marzo 2015

I Danni sociali del berlusconismo

Il berlusconismo in Italia ha portato programmi come “Drive in” o “Grande fratello” o ancora “Non è la rai”. Programmi come questi hanno portato al tempo una rivoluzione nella televisione italiana portando anche in Italia “la società dell’immagine” che si stava diffondendo da anni nel resto del mondo, una società dell’immagine che basava e basa la sua forza sul culto “patinato” dell’immagine, di icone pop, di icone da copertina, di dive e divi della televisione, dello spettacolo, della moda etc.

mercoledì 11 marzo 2015

Processo Ruby, Berlusconi assolto

La Cassazione ha confermato l’assoluzione, che diventa definitiva, di Silvio Berlusconi nel processo Ruby. L’ex premier era imputato di concussione per induzione e prostituzione minorile. Condannato in primo grado a 7 anni per prostituzione minorile, ma poi assolto in appello il 18 luglio scorso. La giustizia italiana si tinge Ancora una volta di ORRORE E VERGOGNA.

giovedì 25 settembre 2014

MA #RENZI FARÀ LA FINE DI BERLUSCONI?


renzusconi

Il vero talento del nostro Premier è riuscire a tradurre, in maniera brillante, in pseudo-linguaggio televisivo e pubblicitario lo pseudo-pensiero neoliberista e padronale sui diritti dei lavoratori. Lo spartito è sempre il medesimo: se "Marta, 28 anni" (ecco lo pseudo-linguaggio) non trova tutele per la sua maternità, è per colpa delle sue amiche dipendenti pubbliche (ed ecco lo pseudo-pensiero). Chi non ha garanzie e diritti può prendersela con chi ancora ne ha qualcuno, la disoccupazione è responsabilità del sindacato, e così via.

venerdì 18 luglio 2014

Processo Ruby. Berlusconi assolto in appello

berlusconiI giudici della seconda Corte d'Appello di Milano hanno assolto Silvio Berlusconi, imputato per concussione e prostituzione minorile nel processo Ruby, per entrambi i capi di imputazione. 

giovedì 27 febbraio 2014

B: “Bravissimo Renzi, ha fatto fuori più comunisti lui che me in 20 anni”

Berlusconi: "Bravissimo Renzi, ha fatto fuori più comunisti lui che me in 20 anni"Renzi premier e Berlusconi gode. Tanto più che, stando a fonti vicine al Cavaliere, non farebbe altro che esprimere la propria soddisfazione in merito alla nomina a presidente del Consiglio dell'ormai ex sindaco fiorentino.Berlusconi lo definisce infatti "bravissimo" e "affidabile", al punto di essere considerato il degno "successore": d'altra parte, ha spiegato il Cavaliere, "ha fatto fuori più comunisti lui in due mesi che io in venti anni…".

mercoledì 18 dicembre 2013

Berlusconi. Il pregiudicato decaduto,

berlusconiIl giorno del giudizio è giunto e si è concluso come tutti supponevano. Lui in primis, scopertosi improvvisamente vulnerabile e battibile, tanto da tentare l'ultimo colpo di mano e convincere una folla a scendere in piazza per gridare al golpe, al lutto della democrazia.
Si chiarisca: la nostra giustizia forse fa acqua da tutte le parti, la nostra logica no. Chi compie un reato è perseguibile, chi viene sentenziato colpevole è un pregiudicato. E, di conseguenza, non dovrebbe avere il diritto di sedere nei palazzi di potere per decidere le sorti del popolo.

mercoledì 27 novembre 2013

Silvio Berlusconi non è più senatore.

Silvio Berlusconi è decaduto. Non è più senatore Silvio Berlusconi non è più senatore.
Lui che era impegnato nella piazza a fare il comizio ha perso la sua carica di parlamentare quando il Senato ha votato per la sua decadenza.
C'è voluto tempo: diversi ordini del giorno, nove, sono stati presentati ma nessuno di questi è stato approvato.
Per questo motivo il Cavaliere perde il suo ruolo e dovrà cedere il suo seggio al primo dei non eletti nella regione Molise, dove era capolista in diverse circoscrizioni.
Durante la discussione che ha preceduto il voto, diversi gli attacchi nei confronti di Linda Lanzillotta, il cui voto in giunta era stato essenziale per arrivare all'attuale giornata per decidere sull'eventuale decadenza di Silvio Berlusconi.

C'è stata la piazza di Berlusconi, quella dove l'ex premier parlava ai suoi elettori, a un gruppo di cittadini inneggianti a lui e con le bandiere di Forza Italia a sventolare sopra le loro teste. Dall'altra c'è stata una piazza più silenziosa, quella del popolo viola, che ricordava con uno striscione che “Decade Berlusconi rinasce l'Italia”.
Lui, senatore ancora per pochi minuti, era lì, su quel palco, pronto a scaldare la folla che non aspettava altro che sentirlo e vederlo, pronta a fischiare con forza contro il Nuove Centro Destra e a supportare, nel bene e nel male, il loro uomo simbolo, il fondatore della rinata Forza Italia.
Un Berlusconi che ha avuto molto da dire e che ha parlato di “Lutto per la democrazia”, attaccando anche i pm. “A partire da quel 1994, una magistratura di estrema sinistra si è data come missione la via giudiziaria al socialismo”.
Vorrei rassicurare tutti” ha poi continuato “Questa è una manifestazione pacifica. Non abbiamo l'odio nel cuore”.
Spazio anche per un suo vecchio cavallo di battaglia, il presidenzialismo. Secondo l'ex premier, infatti, “Bisogna dare ai cittadini il diritto di eleggere il Presidente della Repubblica”.
E infine la promessa: “Vi do appuntamento al primo giorno della prossima campagna elettorale. Saremo tutti qua, saremo molti di più e saremo tutti missionari di verità e libertà”.
In tutto questo anche alcuni attimi di tensioni con un manifestante che ha minacciato di darsi fuoco e un improvviso cartellone apparso sulla facciata di un palazzo in cui era scritto “è un colpo di stato”.

lunedì 25 novembre 2013

diritti Mediaset, Berlusconi avrebbe evaso circa 1 miliardo e 300 milioni di euro

berlusconi
Dopo la condanna definitiva per frode fiscale, consacrata il primo agosto 2013 dalla Cassazione, ora è possibile fare un primo bilancio completo e documentato sui fondi neri scoperti in vent’anni d’indagini sul proprietario della Fininvest, Silvio Berlusconi. Il conto finale sarebbe da primato: almeno un miliardo e 277 milioni di euro. Nel video-messaggio del 18 settembre Berlusconi si è proclamato «assolutamente innocente» e ha accusato la magistratura di averlo colpito con «una sentenza mostruosa e politica». Sarebbe stato condannato per una frode di lieve entità: 7 milioni e 300 mila euro.

domenica 24 novembre 2013

BERLUSCONI, ULTIMO ATTO OPPURE.... NO


“La Storia non si ripete, ma spesso fa rima”

Sono passati settant’anni da quando Benito Mussolini fu arrestato e poi successivamente liberato dai paracadutisti nazisti per insediarsi a capo della Repubblica Sociale Italiana e poi dare inizio alla sanguinosa guerra civile italiana tra italiani fascisti alleati con i nazisti tedeschi e gli italiani partigiani e lealisti alleati con gli anglo-americani. Guerra che finì con l’ingloriosa morte dell’uomo che per vent’anni aveva guidato l’Italia. Ora, settant’anni dopo, Silvio Berlusconi rischia di concludere la sua carriera parlamentare il 27 novembre e di conseguenza rischia sicuramente un anno di servizi sociali e forse anche l’arresto per il caso Ruby oltre che il sequestro dei suoi conti correnti. E anche in questo caso finisce un ventennio che ha visto Berlusconi presidente del Consiglio per circa dieci anni e capo del suo regime mediatico per un intero ventennio.

venerdì 15 novembre 2013

Pdl, Berlusconi: “Se avessi il passaporto me ne andrei ad Antigua”.


“Avessi il passaporto me ne andrei ad Antigua“. Parola di Silvio Berlusconi che, secondo il Corriere della Sera, vorrebbe volare verso il sole dei Caraibi. Non per uscire dal groviglio di inchieste e indagini da Milano a Bari o lasciarsi alle spalle la condanna in via definitiva Mediaset, la decadenza e tutto il resto, ma per evitare la lunga scia di veleni, annunci e smentite di scissioni,divisioni tra vari animali della giungla politica. 
Al Cavaliere brucia ancora l’”improvvida retromarcia sulla fiducia al Senato”, la spaccatura allo stato sembra non convenire a nessuno. Almeno fino al momento in cui Berlusconi avrà il suo seggio a Palazzo Madama. 
Che siano solo questi i pensieri del leader del Pdl sembra improbabile perché si avvicina la data del 27 novembre quando l’Aula dovrà votare per la perdita della funzione di parlamentare. E solo un mese fa il Cavaliere temeva addirittura il carcere: “Mi faranno marcire in galera come Yulia Timoshenko”.Tramontata ormai definitivamente la possibilità di grazia da parte del presidente Giorgio Napolitano, Berlusconi potrebbe pensare di passare il resto dei suoi giorni nelle residenze all’estero: Antigua appunto o Bermuda, ma anche Saint Moritz. Il ritiro dei passaporti – l’ex premier aveva anche quello diplomatico – potrebbe non essere un ostacolo alla grande fuga per sfuggire ai falchi, colombe, falchetti, pitonesse o altro.  
IlFattoQuotidiano, www.ilfattoquotidiano.it

lunedì 4 novembre 2013

L’incredibile vicenda di Europa7 e Rete4. Tutta la storia di uno scippo scandaloso!


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Prima parte
La storia inizia nel luglio 1997, quando il governo Prodi vara la legge Maccanico sul sistema televisivo. Tre anni prima la Consulta disse che tre reti per il Cavaliere sono troppe. L’etere è un bene pubblico, e deve ospitare quante più voci possibili. Entro due anni, sentenziò la Corte, Rete 4 deve cedere le frequenze e andare sul satellite.

mercoledì 30 ottobre 2013

Decadenza Berlusconi: voto palese in Aula.

LE REAZIONI A partire dal vicepremier Angelino Alfano che dà il via ad un fuoco di fila di dichiarazioni tutte volte ad annunciare 'battaglia' in Parlamento. Anna Maria Bernini, relatrice del caso in Giunta, parla di «un mostro costituzionale» e di «un'ordalia barbarica»

giovedì 24 ottobre 2013

Compravendita senatori, Berlusconi: “Vogliono farmi fuori a tutti i costi”.


“Me l’aspettavo, vogliono farmi fuori a tutti i costi, mi chiedo dove vogliano arrivare e cosa dovrò aspettarmi ancora… Ormai le procure hanno lanciato la sfida finale contro di me”. Silvio Berlusconi si sente sempre più accerchiato e vede ridotte al lumicino le possibilità di sopravvivere al fuoco di fila dei presunti pm politicizzati.
Il rinvio a giudizio per il caso De Gregorio, avrebbe confidato il Cavaliere ai suoi, né è la prova. “Non c’è nessun governo di larghe intese che tenga, sono stato sempre responsabile e leale con tutti, e mi ripagano così” si sarebbe sfogato. Il leader, raccontano chi gli è vicina, sarebbe ancora una volta tentato da far saltare il tavolo, ma si morde la lingua. Berlusconi non si sente al sicuro, si vede già in galera una volta dichiarato decaduto. Ce l’ha con tutti, con il partito, lacerato dalla guerra interna, quando tutti invece dovrebbero ringraziarlo per quanto fatto. E’ deluso dalle beghe di cortile che dividono il Pdl, vede che tutti lo considerano ormai finito e prossimo a lasciare la scena politico. Il 2 ottobre, il giorno del sì a sorpresa al governo Letta, raccontano, il Cavaliere ha avuto ben chiaro il quadro e chi lo ha tradito e ora non si fa più illusioni. Prende tempo, convoca separatamente in serata Angelino Alfano e Raffaele Fitto per incassare una tregua armata. L’inchiesta di Napoli fa paura, come la vicenda Ruby.
I legali dell’ex premier si aspettavano questa ulteriore tegola giudiziaria, ma preoccupa l'accoglimento della richiesta di patteggiamento a 20 mesi di Sergio De Gregorio, che vale come prova. Il Pdl va su tutte le furie e gli avvocati Niccolò Ghedini e Michele Cerabona parlano di “decisione davvero straordinaria, visto che solo pochi mesi or sono, lo stesso ufficio gip, con diverso giudice, aveva stabilito la improcedibilità del richiesto giudizio immediato rilevando insussistente l’ipotesi corruttiva. Oggi, invece, sugli stessi elementi viene fissato il giudizio”.
IlFattoQuotidiano, www.ilfattoquotidiano.it

Berlusconi rinviato a giudizio , per compravendita di parlamentari!

Come sempre gli avvocati si lamentano e il Pdl fa quadrato. “La decisione di rinviare a giudizio il presidente Berlusconi appare davvero straordinaria. Solo pochi mesi or sono lo stesso Ufficio Gip, con diverso Giudice, aveva stabilito la improcedibilità del richiesto giudizio immediato rilevando insussistente l’ipotesi corruttiva. Oggi sugli stessi elementi viene fissato il giudizio” dicono gli avvocati Michele Cerabona e Niccolò Ghedini.

martedì 22 ottobre 2013

Berlusconi, dimezzato l’assegno a Veronica Lario: pagherà “solo” 1,4 milioni al mese.


Da 3 a 1,4 milioni di euro ogni mese all’ex moglie Veronica. Il tribunale di Monza dimezza il vitalizio e regala a Silvio Berlusconi una piccola consolazione in un periodaccio. Nel giro di poco più di due settimane, il Cavaliere ha dovuto incassare il tentativo fallito di fare cadere il governo Letta, il sì della Giunta per le elezioni alla sua decadenza da senatore e la condanna della Corte d’appello di Milano a due anni di interdizione dai pubblici uffici. Ora, secondo quanto riporta il Corriere della Sera, la magistratura riesce anche a strappargli un sorriso, con la decurtazione dell’assegno di mantenimentoda girare mensilmente a Veronica Lario.

domenica 13 ottobre 2013

Le vicende giudiziarie di Silvio Berlusconi : gli scandali legati a presunti illeciti di natura sessuale.


Il caso Carfagna.

Nel quarto governo Berlusconi,  l'onorevole Mara Carfagna, ex showgirl, è stata scelta per ricoprire il ruolo di ministro delle Pari Opportunità.
Secondo numerose indiscrezioni, alcune intercettazioni telefoniche effettuate nell'ambito di un'inchiesta per corruzione a carico di Berlusconi avrebbero prodotto materiale non penalmente rilevante riguardante presunti favori sessuali ottenuti dal Presidente del Consiglio dei ministri Berlusconi in cambio dell'incarico da ministro.
Oltre alla stampa estera, dell'esistenza delle intercettazioni parlò Sabina Guzzanti durante una manifestazione politica e successivamente il deputato PDL Paolo Guzzanti sul suo blog, ritenendo esistessero «proporzionati motivi per temere che la signorina in questione occupi il posto per motivi che esulano dalla valutazione delle sue capacità di servitore dello Stato, sia pure apprendista». Le dichiarazioni sortirono una citazione in sede civile per Sabina Guzzanti.

Il caso Noemi

Il 28 aprile 2009, la moglie di Berlusconi, Veronica Lario, in un'e-mail all'ANSA espresse il suo sdegno riguardo alla possibile scelta del marito di candidare giovani ragazze di bella presenza, alcune delle quali senza esperienza politica, per le vicine elezioni europee. Il 2 maggio seguente, dopo aver saputo che Berlusconi si era recato alla festa del diciottesimo compleanno di Noemi Letizia (una ragazza di Portici), ha poi affidato ad un avvocato l'incarico di presentare richiesta di separazione dal marito. La Lario, a questo punto, ha fatto menzione di una supposta abitudine del marito di frequentare minorenni: «Non posso stare con un uomo che frequenta le minorenni», «...figure di vergini che si offrono al drago per rincorrere il successo, la notorietà e la crescita economica», «Ho cercato di aiutare mio marito, ho implorato coloro che gli stanno accanto di fare altrettanto, come si farebbe con una persona che non sta bene. È stato tutto inutile».
Il 14 maggio il quotidiano La Repubblica pubblica un articolo in cui mostra le molte contraddizioni e discordanze della versione di Berlusconi concernente le sue frequentazioni con Noemi Letizia con le dichiarazioni degli altri protagonisti della vicenda, chiedendo al Presidente del Consiglio di rispondere a dieci domande, poi riformulate. Berlusconi non ritiene opportuno rispondere a queste domande, e il 28 agosto dà mandato al suo avvocato, Niccolò Ghedini, di intentare una causa civile di risarcimento contro il quotidiano per il danno di immagine causatogli (lo stesso avviene contestualmente anche nei confronti de L'Unità). Successivamente Berlusconi ha parzialmente risposto alle 10 domande di Repubblica sul libro di Bruno Vespa Donne di Cuori.


Il 28 maggio Berlusconi giura sulla testa dei suoi figli di non aver mai avuto relazioni "piccanti" con minorenni, e che se stesse mentendo si dimetterebbe immediatamente.La questione è stata ampiamente trattata dalla stampa estera (per esempio dai quotidiani britannici The Times, Financial Times e dalla BBC).

Scatti di Porto Rotondo

L'attenzione dei giornali è stata in seguito attirata da numerose foto che il fotografo Antonello Zappadu aveva scattato in diverse occasioni: alcune documentano una vacanza del maggio 2008 nella residenza estiva di Berlusconi a Porto Rotondo e vi appare l'allora primo ministro della Repubblica Ceca Mirek Topolanek in veste adamitica: durante la festa si vedono giovani ragazze in bikini o in topless. Il 5 giugno 2009 il quotidiano spagnolo El País pubblica 5 delle 700 foto della festa. La Procura di Roma, su segnalazione di Berlusconi, ha sequestrato il materiale fotografico per violazione della privacy.

Il caso D'Addario

Nel luglio 2009 il giornale "L'Espresso" pubblica sul suo sito le registrazioni audio degli incontri tra Silvio Berlusconi e la escort Patrizia D'Addario (da lei stessa effettuate). Tali registrazioni risalgono all'ottobre 2008 e sono state depositate dalla stessa D'Addario presso la Procura di Bari, che le ha ascoltate e pubblicate in quanto rilevanti - insieme ad altre intercettazioni - per far luce sulla natura dei rapporti tra Berlusconi e l'imprenditore barese Gianpaolo Tarantini indagato per corruzione e associazione a delinquere nell'ambito di un'inchiesta su tangenti e affari a danno della sanità pugliese.
Poco dopo il Premier dichiarò: "Non sono un santo, spero lo capiscano anche quelli di Repubblica".
Al di là dell'interesse di natura scandalistica, le vicende riguardanti i presunti rapporti extraconiugali di Berlusconi con escort e giovani ragazze dello spettacolo hanno attirato l'attenzione dell'opinione pubblica e di parte del mondo politico, in quanto paiono essere in più punti intrecciate con la promessa di candidature politiche nelle liste del Pdl e affiliate (La Puglia prima di tutto) in occasione delle elezioni europee e delle amministrative del giugno 2009.


Il caso Ruby

A novembre 2010 scoppia il cosiddetto "caso Ruby". La vicenda ruota attorno all'allora minorenne marocchina Karima El Mahroug detta Ruby Rubacuori, fermata per furto nel maggio 2010 a Milano. Accertata la minore età della ragazza, il magistrato dispose l'affidamento secondo le normali procedure. Tuttavia, dopo che Berlusconi ebbe telefonato in questura sostenendo che la giovane fosse la nipote dell'allora presidente egiziano Hosni Mubarak (fatto poi dimostratosi falso), la ragazza venne affidata al consigliere regionale Pdl Nicole Minetti. Ruby dichiarò di essere stata più volte ospite di Berlusconi presso la sua residenza di Arcore ricevendo in tali occasioni denaro. Ritenendo che quel denaro sarebbe stato il compenso per prestazioni sessuali, a gennaio 2011 la Procura della Repubblica di Milano ha contestato a Berlusconi i reati di concussione e prostituzione minorile. La vicenda ha avuto un grande clamore anche sui media internazionali e ha acceso il dibattito all'interno dell'opinione pubblica italiana. Il 24 giugno 2013 Berlusconi viene condannato in primo grado a 7 anni di reclusione per concussione per costrizione e favoreggiamento alla prostituzione minorile nonché all'interdizione perpetua dai pubblici uffici.

Da Wikipedia


venerdì 11 ottobre 2013

Le vicende giudiziarie di Silvio Berlusconi : i rapporti con il mondo della informazione.


Il 18 aprile 2002, durante la visita di Stato a Sofia in Bulgaria,  Berlusconi, da circa un anno presidente del consiglio rende un'assai discussa dichiarazione (soprannominata dai suoi oppositori il "diktat bulgaro" o l'"editto di Sofia"):
« L'uso che Biagi, come si chiama quell'altro...? Santoro, ma l'altro... Luttazzi, hanno fatto della televisione pubblica, pagata coi soldi di tutti, è un uso criminoso. E io credo che sia un preciso dovere da parte della nuova dirigenza di non permettere più che questo avvenga. »
I tre non vennero più chiamati a condurre programmi in RAI: di fatto la nuova dirigenza RAI insediatasi all'epoca del governo Berlusconi e da esso spronata a prendere provvedimenti, espulse Biagi, Santoro e Luttazzi da tutte le programmazioni televisive. La situazione perdurò fino al 2006 quando, in seguito ad azioni giudiziarie che li hanno visti vincenti sulla dirigenza RAI, Biagi e Santoro hanno ripreso a condurre programmi giornalistici.

Dissapori con la TV pubblica

Berlusconi ha sempre avuto rapporti contrastati con la televisione pubblica, da lui spesso accusata di essere, se non totalmente schierata a sinistra, per gran parte controllata dai partiti dell'opposizione (soprattutto Raitre, definita da Berlusconi «una macchina da guerra contro il Presidente del Consiglio»). Questa visione è ovviamente ribaltata secondo il punto di vista dei suoi oppositori che lo accusano di averla pesantemente occupata nel periodo in cui è stato capo del governo.
È del 12 marzo 2006 (durante la campagna elettorale per le elezioni politiche) la polemica, in occasione del programma di Raitre, "In mezz'ora", tra Berlusconi che accusava la conduttrice Lucia Annunziata di muoversi sulla base di posizioni di pregiudizio nei suoi confronti e di aperta partigianeria in appoggio della sinistra, e la giornalista stessa che gli rimproverava l'incapacità di trattare con i giornalisti. Silvio Berlusconi lasciò lo studio dopo 17 minuti.


Il caso Saccà

Nel 2007 la procura di Napoli apre un'inchiesta su Berlusconi (allora leader dell'opposizione) sospettato di aver corrotto Agostino Saccà, direttore di Rai fiction. Tra gli atti dell'inchiesta c'è un'intercettazione telefonica tra i due imputati che viene pubblicata in tutti i media quando l'indagine è ancora in corso.
Nella telefonata si ascolta Saccà esprimere una posizione di appassionato appoggio politico a Berlusconi e di critica per il comportamento degli alleati. Berlusconi sollecita Saccà a mandare in onda una trasmissione voluta da Umberto Bossi e Saccà si lamenta del fatto che ci sono persone che hanno diffuso voci su questo accordo provocandogli problemi. Berlusconi poi chiede a Saccà di dare una sistemazione in una fiction ad una ragazza spiegando in modo molto esplicito che questo servirebbe per uno scambio di favori con un senatore della maggioranza che lo aiuterebbe a far cadere il governo. Saccà saluta esortando Berlusconi a impadronirsi della maggioranza quanto prima possibile.
Berlusconi ha sostenuto in sua difesa: «Lo sanno tutti nel mondo dello spettacolo, in certe situazioni in Rai si lavora soltanto se ti prostituisci oppure se sei di sinistra.[...]In Rai non c'è nessuno che non sia stato raccomandato».
L'indagine napoletana è giunta a gennaio alla richiesta di rinvio a giudizio ma, prima che si aprisse il processo, nel luglio 2008 gli avvocati di Berlusconi chiesero ed ottennero dal GIP lo spostamento dell'indagine a Roma per incompetenza territoriale. Nel 2008 i Pm romani nuovi titolari dell'inchiesta hanno chiesto l'archiviazione dell'inchiesta e la distruzione delle intercettazioni argomentando che «Non c'è alcuna certezza del "do ut des". Lo stretto legame tra l'onorevole Berlusconi e Saccà, che emerge con evidenza dall'attività investigativa, era tale da consentire al primo di effettuare segnalazioni al secondo senza dover promettere o ottenere nulla in cambio».
Da Wikipedia

Le vicende giudiziarie di Silvio Berlusconi : i rapporti con Marcello Dell'Utri e Vittorio Mangano


Nella prima metà degli anni settanta la criminalità organizzata di stanza a Milano organizzava numerosi sequestri di persona a scopo di estorsione. In questo contesto, nel luglio 1974, tramite l'avvocato palermitano Marcello Dell'Utri (all'epoca collaboratore di Berlusconi), Vittorio Mangano fu «chiamato a svolgere la funzione di "garanzia e protezione", a tutela della sicurezza del suo datore di lavoro e dei suoi più stretti familiari, in un momento in cui si era deciso il trasferimento di Berlusconi nella tenuta di Arcore, appena acquistata».
Secondo i magistrati, dunque, Berlusconi «temeva che i suoi familiari fossero oggetto di sequestri di persona», e perciò Dell'Utri si adoperò «per l'assunzione di Vittorio Mangano presso la villa di Arcore (...) quale “responsabile” (o “fattore” o “soprastante” che dir si voglia) e non come mero “stalliere”, pur conoscendo lo spessore delinquenziale dello stesso Mangano sin dai tempi di Palermo (ed, anzi, proprio per tale sua “qualità”), ottenendo l'avallo compiaciuto di Stefano Bontate e Teresi Girolamo, all'epoca due degli “uomini d'onore” più importanti di “cosa nostra” a Palermo». Inoltre «è certo che ad Arcore rimase, per tutto il 1975, la famiglia del Mangano [composta da moglie e figlie], il quale conservò ivi la sua residenza anagrafica ancora fino al mese di ottobre del 1976. Risulta ancora che, in data 1º dicembre 1975, Mangano, tratto nuovamente in arresto perché trovato in possesso di un coltello di genere vietato, dichiarò di essere residente ad Arcore e il 6 dicembre 1975, al momento in cui uscì dal carcere, elesse domicilio in via San Martino n. 42, dove è ubicata la villa di Arcore». Al riguardo la Corte fa riferimento anche a un'intervista a Dell'Utri pubblicata sul "Corriere della Sera" del 21 marzo 1994.



Dal processo contro Dell'Utri non sono emersi elementi che «consentono di datare con certezza» l'allontanamento di Mangano da Arcore, e tuttavia «è certo che l'allontanamento avvenne in modo indolore per decisione (autonoma o suggerita da Marcello Dell'Utri) presa da Silvio Berlusconi, il quale continuò ad ospitare presso la propria villa la famiglia del Mangano e non risulta che abbia in alcun modo indirizzato i sospetti degli investigatori sul suo “fattore”, conservando ancora a distanza di molti anni le grate parole del Mangano»; al contrario di Dell'Utri che «non ha mai interrotto i suoi rapporti con il Mangano, pur essendo ben consapevole, alla luce delle sue stesse ammissioni, della caratura criminale del personaggio». Il 26 maggio 1975 una bomba esplose nella villa di Berlusconi in via Rovani a Milano, allora in restauro, «provocando ingenti danni con lo sfondamento dei muri perimetrali e il crollo del pianerottolo del primo piano». Secondo quanto testimoniato da Fedele Confalonieri, subito dopo l'allontanamento di Mangano da Arcore, Berlusconi aveva ricevuto delle lettere con minacce: «Proprio a causa di quelle minacce - dichiarò Confalonieri -, Berlusconi prese la sua famiglia e la portò prima in Svizzera; io mi ricordo che andammo anche a accompagnarlo con Marcello Dell'Utri a Nyon, che è vicino a Ginevra. Credo che poi stettero lì un paio di settimane o tre settimane e poi andarono nel sud della Spagna, a Marbella e stettero lì qualche mese».
Nelle indagini dell'epoca gli autori dell'attentato restarono ignoti; «è risultato, invece, dal contenuto di conversazioni telefoniche intercettate circa 11 anni dopo, in occasione di un secondo attentato commesso in data 28 novembre 1986 ancora ai danni della stessa villa di via Rovani, che da parte di Silvio Berlusconi e di Marcello Dell'Utri non vi fossero dubbi in merito alla riconducibilità dell'attentato del 1975 proprio alla persona del Mangano». Il secondo attentato creò danni unicamente alla cancellata esterna. Berlusconi, intercettato, commentò l'esplosione al telefono con Dell'Utri definendola scherzosamente una cosa «fatta con molto rispetto, quasi con affetto (...) perché mi ha incrinato soltanto la parte inferiore della cancellata», aggiungendo che «secondo me, è come una rich... un altro manderebbe una lettera o farebbe una telefonata: lui ha messo la bomba!».
La conversazione prosegue, anche con Confalonieri, con riferimenti all'attentato del 1975 e alla persona di Mangano ritenuto appena scarcerato. L'intercettazione del 1986 per la magistratura dimostra «adeguatamente come nessuno dei tre interlocutori nutrisse alcun dubbio nel ricondurre alla persona di Mangano Vittorio la responsabilità dell'attentato commesso ai danni della villa di via Rovani undici anni prima (...). Malgrado non si nutrissero dubbi in merito al responsabile, nessuna utile indicazione all'epoca dei fatti era stata offerta agli investigatori ma, al contrario, si era deciso addirittura di non denunciare direttamente l'attentato».  L'attentato, invece, non è attribuibile a Mangano, che all'epoca del fatto era detenuto. Esso è ascrivibile altresì (come risulta dalle dichiarazioni di Antonino Galliano) alla mafia catanese, «evento che Totò Riina aveva voluto furbescamente sfruttare per le ulteriori intimidazioni telefoniche all'imprenditore ordinate a Mimmo Ganci e da costui effettuate poco tempo dopo da Catania. Una volta raccordatosi con il suo sodale Santapaola di Catania, il capo di “cosa nostra” aveva, come si suol dire, “preso in mano la situazione” relativa a Berlusconi e Dell'Utri, che, come si è visto (per concorde dichiarazione di Ganci, Anzelmo e Galliano), sarebbe stata sfruttata non soltanto per fini prettamente estorsivi, ma anche per potere “agganciare” politicamente l'on.le Bettino Craxi». Un rapporto della Criminalpol di Milano (rapporto numero 0500/CAS/Criminalpol del 13 aprile 1981) notava che «l'aver accertato attraverso la citata intercettazione telefonica (del 14 febbraio 1980 su l'utenza telefonica dell'Hotel Duca di York di Milano in uso a Mangano) il contatto tra Mangano Vittorio, di cui è bene ricordare sempre la sua particolare pericolosità criminale, e Dell'Utri Marcello ne consegue necessariamente che anche la Inim spa e la Raca spa (società per le quali il Dell'Utri svolge la propria attività), operanti in Milano, sono società commerciali gestite anch'esse dalla mafia e di cui la mafia si serve per riciclare il denaro sporco, provento di illeciti». Secondo la Corte, Dell'Utri «“rappresentava” presso i mafiosi gli interessi del gruppo [Fininvest], per conto di Silvio Berlusconi. «Era un manager dotato di altissima autonomia e di capacità decisionali, non un qualunque sottoposto al quale non restava altro che eseguire le decisioni del proprietario dell'azienda, in ipotesi impostegli.



«È significativo che egli, anziché astenersi dal trattare con la mafia (come la sua autonomia decisionale dal proprietario ed il suo livello culturale avrebbero potuto consentirgli, sempre nell'indimostrata ipotesi che fosse stato lo stesso Berlusconi a chiederglielo), ha scelto, nella piena consapevolezza di tutte le possibili conseguenze, di mediare tra gli interessi di “cosa nostra” e gli interessi imprenditoriali di Berlusconi (un industriale, come si è visto, disposto a pagare pur di stare tranquillo). «Dunque, Marcello Dell'Utri ha non solo oggettivamente consentito a “cosa nostra” di percepire un vantaggio, ma questo risultato si è potuto raggiungere grazie e solo grazie a lui». Il boss mafioso Mangano, nuovamente in carcere dal 1995 in regime di 41 bis, morì nel luglio 2000, pochi giorni dopo essere stato condannato all'ergastolo per duplice omicidio. Dell'Utri commentò nell'aprile 2008 che Mangano era «un eroe, a suo modo» perché «sarebbe uscito dal carcere con lauti premi se avesse accusato me e il presidente Berlusconi», e dello stesso avviso si è il giorno dopo detto Berlusconi.
La procura di Palermo ha indagato su Silvio Berlusconi e su Marcello Dell'Utri dal 2 gennaio 1996 per concorso esterno in associazione mafiosa e riciclaggio di denaro. Nel 1997 la posizione di Berlusconi è stata archiviata al termine delle indagini preliminari, che erano state prorogate per la massima durata prevista dalla legge, mentre Dell'Utri è stato rinviato a giudizio. Nel 2004 Marcello Dell'Utri è stato condannato in primo grado a Palermo a 9 anni per concorso esterno in associazione mafiosa, pena ridotta in appello a 7 anni, avendo la Corte ritenuto che il fatto non sussiste limitatamente al periodo successivo al 1992. Il 9 marzo 2012 la quinta sezione penale della Corte di Cassazione ha annullato con rinvio la sentenza d'appello, accogliendo così il ricorso della difesa avverso alla condanna a sette anni.
Al processo di Marcello Dell'Utri per concorso esterno in associazione mafiosa, la Cassazione ritiene pienamente confermato l'incontro tra Berlusconi, Dell'Utri e i capimafia Francesco Di Carlo, Stefano Bontate e Mimmo Teresi, testimoniato dallo stesso Di Carlo, attualmente collaboratore di giustizia, e di cui ha parlato anche Galliano, un altro collaboratore. L'incontro sarebbe avvenuto nel 1974 in foro Bonaparte a Milano, dove venne presa la “contestuale decisione di far seguire l'arrivo di Vittorio Mangano presso l'abitazione di Berlusconi in esecuzione dell'accordo” per la protezione ad Arcore. La Corte parla “senza possibilità di valide alternative di un accordo di natura protettiva e collaborativa raggiunto da Berlusconi con la mafia per il tramite di Dell'Utri che, di quella assunzione, è stato l'artefice grazie anche all'impegno specifico profuso da Cinà”.
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