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venerdì 16 febbraio 2018

Bologna ferita da fascisti e polizia che li protegge

Scontri in piazza Galvani a Bologna tra la polizia e antifascisti. Un centinaio di manifestanti, tra studenti e giovani , sono stati caricati dalle forze dell’ordine e allontanati dalla piazza dove si terrà la sera di venerdì un comizio del leader di Forza Nuova Roberto Fiore. Il bilancio è di sei feriti durante le cariche che hanno respinto i manifestanti e il traffico è stato bloccato nella zona.

Quattro studenti sono rimasti feriti e sono dovuti ricorrere alle cure dei medici. Ferito lievemente anche un agente rimasto contuso nel parapiglia che si è creato, e alcuni altri studenti raggiunti dalle manganellate. La manifestazione prosegue e le strade del centro interessate alle iniziative sono state blindate, con numerosi mezzi delle Forze dell’ordine in tenuta antisommossa.

Dopo la carica il corteo si è fermato per alcuni minuti in via Farini, poi ha sfilato per la strade della città fino a raggiungere piazza del Nettuno e si è fermato davanti al Sacrario dei partigiani. Proprio dove, alle 17, è previsto un altro presidio organizzato da Cgil e Anpi, al quale hanno aderito anche numerosi esponenti di Pd e LeU.

Le forze dell' ordine in tenuta antisommossa, prepotentemente schierate,atte allo sgombero dell' intera area adiacente,sono intervenute caricando e manganellando gli attivisti.
Il bilancio attuale dei feriti,sale a quattro.
Il quinto,un agente,non desterebbe particolari preoccupazioni.
A breve,innanzi al Sacrario dei Partigiani, avrà luogo un altro avamposto,firmato ANPI e CGIL.
Il centro di Bologna rimane blindato per impedire contatti tra le diverse fazioni.
Sull' accaduto,intervenuta anche la band," Lo Stato Sociale",indignata e incredula,che a breve si sarebbe dovuta esibire nel cuore emiliano.

giovedì 9 febbraio 2017

Protesta anti tornelli all'unibo: sbirri caricano dentro l’Ateneo

All’università di Bologna scoppiano le proteste degli studenti contro i tornelli installati nella biblioteca di Lettere. Al culmine delle proteste dei collettivi contro i tornelli installati alla biblioteca di Lettere, la polizia nel pomeriggio è entrata all’improvviso nell’edificio di via Zamboni 36 e ha caricato.

giovedì 3 novembre 2016

#Bologna, Renzi lascia morire di fame il futuro

Ecco il lavoro di Bimbominchia , alias renzi , che va a Mantova per la cultura, ma NON SI INTERESSA DEGLI STUDENTI, CHE MANGINO. Come la settimana scorsa, i collettivi universitari anche oggi erano a manifestare contro i prezzi esorbitanti di un servizio che dovrebbe essere garantito alle migliaia di studenti che fanno la ricchezza dell'Alma Mater e della città di Bologna non solo perchè vivono il territorio ma perchè costituiscono la punta di diamante di quello che dovrebbe essere la futura società del Paese. 

lunedì 4 maggio 2015

#Bologna, la repressione del renzismo

Il diffuso malcontento di molte categorie sociali nei confronti del Governo si è espresso in contestazioni del premier in occasione del suo intervento alla Festa dell'Unità a Bologna, già ore prima blindata con cordoni di polizia e perquisizioni agli accessi. In un primo episodio persone pacificamente radunate di fronte all'accesso ai locali della festa, inopinatamente tenuti fuori dalla stessa (che pur si svolgeva in luogo pubblico) da cordoni di celerini in assetto antisommossa, hanno subito una carica del tutto a freddo e ingiustificata, lasciando a terra una ragazza con il volto sfondato e un'anziana signora con il braccio rotto.

domenica 3 maggio 2015

Bologna: Il dittatore Renzi contestato

renzi"La libertà di chi non si fa certo spaventare da tre fischi, abbiamo il compito di cambiare l'Italia e la cambieremo".  Queste le parole che Matteo Renzi ha lanciato nei confronti dei contestatori che, quest'oggi, lo attendevano alla festa dell'Unità. Bologna non si piega al dittatore.

martedì 28 ottobre 2014

Bologna: la Titan chiude, 200 lavoratori a casa!! Intanto occupano la fabbrica!

BOLOGNA - E' partita l'occupazione della Titan di Crespellano: nell'assemblea di questa mattina gli operai hanno deciso di presidiare lo stabilimento giorno e notte, sabato e domenica compresi.

sabato 2 agosto 2014

A Bologna il tempo si fermò

orologio-stazioneQuando si scende da un treno,  si esce in piazza Medaglia D'Oro e si fissa quell'orologio. Non segna l'ora giusta, le lancette sono immobili. "Chissà da quanto tempo è rotto", si lamenta, senza immaginare che la vera vergogna è non sapere perché lì, a Bologna, quell'orologio, è fermo.

2 AGOSTO - STRAGE DI BOLOGNA




venerdì 6 giugno 2014

Bologna. Scuola e servizi, la nuova frontiera anti-welfare

Bologna. Scuola e servizi, la nuova frontiera anti-welfareSta per chiudersi l'ennesimo anno scolastico fatto di tagli al personale e ulteriore peggioramento delle condizioni di lavoratori e utenza: la possibilità di mantenere livelli dignitosi di qualità dell'offerta formativa, a fronte del crollo vertiginoso dei soldi investiti dallo Stato in istruzione e scuola pubblica, grava sul personale e sugli alunni.
Continua il blocco dei contratti, la retribuzione è ferma da 5 anni mentre il governo Renzi annuncia tagli ulteriori al tempo pieno e prolungato.

venerdì 18 aprile 2014

La Montagnola Bolognese

Le immagini dello sgombero di uno stabile occupato a Roma ( la famosa Montagnola) , le cariche e la violenza della polizia lasciano un vuoto di drammaticità e un forte senso di impotenza. Sebbene Roma disti circa 382 km da Bologna e per quanto la realtà Bolognese non sia per certi versi paragonabile a quella romana, lo sgombero della Montagnola non deve essere considerato come qualcosa di lontano o di estraneo.

venerdì 2 agosto 2013

Strage di Bologna. 33 anni e nessuna verità


Strage di Bologna. 33 anni d'attesa per la verità10.25,  33 anni fa, a Bologna, si scatenò l'inferno.

giovedì 1 agosto 2013

La non-democrazia. Bologna dice no ma Il Comune stanzia comunque un milione di euro alle scuole private


La democrazia stracciata. Al referendum sul finanziamento alle scuole private i bolognesi dicono no, ma il Comune stanzia un milione di euro

Siete di Bologna e avete votato per il referendum a favore della scuola pubblica, contro i finanziamenti alle scuole paritarie? Avevate vinto, con una maggioranza del 59%? chi se ne frega. I soldi alle scuole private verranno dati lo stesso, a scapito della volontà popolare.

mercoledì 22 maggio 2013

Referendum a Bologna il 26 maggio. Il Pd si schiera contro


Il prossimo 26 maggio, a Bologna, i cittadini saranno chiamati a pronunciarsi sul referendum che vorrebbe abolire i finanziamenti comunali destinati alla scuola privata, promosso dal Comitato art. 33.
Mentre il sindaco della città, Virginio Merola (Pd), respinge l’iniziativa del Comitato, ispirata, a parer suo, ad un modello di “sinistra cubana“, si ritrova, nella sua battaglia, in compagnia di personaggi e partiti dell’establishmentitaliano molto “sensibili” alle ragioni degli istituti parificati. Da Romano Prodi al Presidente della Cei, Angelo Bagnasco, dall’economista Stefano Zamagni a Massimo Cacciari, da Maurizio Sacconi al neo-sottosegretario all’Istruzione Gabriele Toccafondi, dal Pd al Pdl, dalla Lega all’Udc, tutti insieme per conservare il finanziamento erariale per le scuole private dell’infanzia.
Un fronte così ampio, ovviamente, nasce dal timore di una possibile vittoria da parte gli oppositori al finanziamento delle scuole private. In tal caso si potrebbe aprire una questione nazionale, una sorta di riscossa del mondo della scuola pubblica così umiliato e frustrato dalla politiche degli ultimi anni. Anche per questo, il sindaco dei Democratici Merola, specifica, con l’intento di frenare gli entusiasmi dei promotori e scoraggiare l’elettorato a votare, che il referendum:
È consultivo senza quorum, e non abrogativo o decisionale. E’il Consiglio comunale ed è la giunta che dopo tre mesi si pronuncia sull’orientamento uscito dal referendum, ma non è vincolante per le decisioni del Consiglio e dell’amministrazione comunale
A schierarsi con i promotori, invece, ci sono il Movimento 5 stelleSel , e molte personalità del mondo della politica, della cultura e dello spettacolo, tra le quali ricordiamo: Stafano RodotàMaurizio Landini, Savlatore Settis, Francesco Guccini, Andrea Camilleri, Gino Strada, Carlo Freccero, Luciano Gallino, Philippe Daverio, Wu Ming.
Ma al di là di personalità e partiti che hanno preso posizione, ci permettiamo di sottolineare che le argomentazioni, dei sostenitori del finanziamento pubblico alle scuole private, ci paiono poco convincenti.
Proviamo a metterle in fila e a verificarle:
a)Il sistema scolastico integrato sarebbe più efficiente di quello pubblico
Se per “efficienza” si intende il rapporto tra la garanzia di istruzione per tutti i bambini e le possibilità economiche delle famiglie, segnaliamo che a giugno del 2012, a Bologna, le famiglie di 423 bambini che avevano chiesto l’iscrizione a una scuola pubblica risultavano senza posto, mentre nelle scuole paritarie privaterimanevano liberi 140 posti.
b)Senza il contributo pubblico le scuole paritarie chiuderebbero
Prima che venisse erogato il milione e duecentomila euro , pagato da tutti i contribuenti bolognesi, nessuna delle scuole paritarie ha chiuso i battenti. Inoltre, anche se fosse revocato il contributo comunale, queste continuerebbero a percepire un altro milione e 200 mila euro di contributi statali e regionali.
c)Le scuole paritarie offrirebbero un servizio pubblico e aperto a tutti
Ciò è palesemente falso. Le scuole private offrono un servizio solo a chi può pagare rette che variano da 200 a 1.000 euro al mese. Ricordiamo che la stragrande maggioranza di bambini che provengono da famiglie indigenti, che non sono di nazionalità italiana o che sono diversamente abili frequentano scuole pubbliche
d)Se passasse la proposta del Comitato si metterebbe in discussione la libertà pedagogica delle famiglie
Questo referendum non mette in discussione la libertà di scelta, né tanto meno l’esistenza di scuole paritarie, semplicemente respinge l’idea che a farsene carico debba essere la collettività. Infine, vogliamo ricordare che, a Bologna, 25 istituti parificati su 27che ricevono i finanziamenti comunali, sono di ispirazione cattolica. Dunque, è legittimo chiedersi se al sindaco e ai partiti, che sostengono il contributo alle scuole private, più che la difesa di un principio di libertà non stia a cuore un interesse di “consorteria”.
Non abbiamo certo l’arroganza di voler mettere il punto al dibattito con queste considerazioni, ma ci abbiamo tenuto a parteciparvi, perché consideriamo che un referendum sulla scuola, anche se consultivo, sia sempre di vitale interesse per i cittadini. Proprio per questo ci auguriamo che i bolognesi partecipino in massa il 26 maggio.

giovedì 6 settembre 2012

Strage Bologna: depistatore Elio Ciolini arrestato in Romania


Come riferiscono i media locali, il «mafioso italiano» è stato fermato con documenti falsi all'aeroporto di Otopeni, nel sud del Paese, dove era sbarcato poco prima delle 17:00 con un volo proveniente da Zurigo, sua attuale residenza.
L'uomo, «ricercato dalle autorità italiane – evidenzia il quotidiano Evenimentul zilei (Evz) – per reati economico-finanziari e sospettato di avere legami coi servizi segreti di Israele e Stati Uniti», è stato interrogato in tribunale a Bucarest e poi preso in custodia dalla polizia della capitale romena.
«I magistrati – conclude Evz – decideranno ora sulla sua estradizione in Italia».
Elio Ciolini, nato a Firenze il 18 agosto del 1946, è stato spesso in passato al centro di oscure storie di rivelazioni più o meno attendibili, la maggior parte delle volte false, e negli ultimi anni coinvolto in casi di truffe milionarie e di aggiotaggio.
Il suo 'depistaggio’ più clamoroso è stato appunto quello delle indagini sulla strage alla Stazione di Bologna.
Nel 1982, quando era detenuto per truffa nel carcere svizzero di Champ Dollon, Ciolini riferì al giudice bolognese Aldo Gentile che la strage era stata commissionata dalla fantomatica Loggia massonica 'Montecarlo’, emanazione della P2, ai 'neri’ di Stefano Delle Chiaie.
La strage, secondo Ciolini, sarebbe stata eseguita dal tedesco Fiebelkorn e dal francese Danet e sarebbe servita a coprire una colossale operazione finanziaria Eni-Petromin.
Ciolini disse che la 'Montecarlo’ era inserita nella 'Trilateral', che descrisse come una organizzazione terroristica.
In seguito cercò di ritrattare tutto, indicando i giudici destinatari della sua testimonianza «come consapevoli strumenti» dell'inquinamento delle indagini.
Poco tempo dopo avere fatto le sue rivelazioni, uscì dal carcere di Champ Dollon.
Per questo depistaggio Ciolini è stato processato e condannato a nove anni di carcere (quattro condonati) per calunnia.
Nel 1991 Ciolini fu di nuovo arrestato a Firenze.
In un’intervista rilasciata durante la latitanza ad un quotidiano romano aveva parlato di una sua appartenenza ad un «servizio per la lotta al comunismo che fa capo alla Nato».
In un interrogatorio disse di avere fatto parte negli anni '70 di una struttura segreta che aveva tra gli altri compiti quello di 'esfiltrare’ i dissidenti dai paesi dell'Est.
Nel 1992 Ciolini torna alla carica lanciando un allarme per un presunto 'golpe’ o piano di destabilizzazione che fu raccolto dal Viminale e tradotto in una circolare ai prefetti che suscitò molte polemiche.
In seguito le rivelazioni di Ciolini su una riunione in Jugoslavia, in cui la mafia avrebbe messo a punto la strategia per la stagione delle stragi, finì nell'inchiesta 'Sistemi criminali’ sull'ipotesi di un piano eversivo finalizzato alla divisione dello Stato condotto dai vertici di Cosa Nostra con la complicità di un Sistema criminale, composto dalla massoneria deviata, da elementi dell'eversione nera e da spezzoni deviati di servizi segreti.
Il procedimento che vedeva indagati, tra gli altri, l'ex capo della P2 Licio Gelli, l'estremista nero Stefano Delle Chiaie, il capo di Cosa nostra Totò Riina, il commercialista Giuseppe Mandalari, finì archiviato nel marzo 2000 dalla procura di Palermo.
Attualmente Ciolini è accusato, tra l'altro, insieme con l'agente Fifa Vinicio Fioranelli e all'imprenditore tedesco Volker Flick, di associazione a delinquere finalizzata alla ricettazione di titoli falsi.

giovedì 2 agosto 2012

Strage del 2 agosto. Ministro Cancellieri “Ricordare le vittime della strage imperativo morale e politico”


Nel giorno della trentaduesimo anniversario delle stragi di Bologna, la città scende in piazza per commemorare l'attentato. Presente il ministro degli Interni Anna Maria Cancellieri.
Nel giorno del trentaduesimo anniversario della strage di Bologna, la città scende in piazza per commemorare una delle pagine più oscure del nostro Paese. Il 2 agosto 1980 una valigia carica di tritolo esplode nella sala d'attesa dello scalo ferroviario bolognese: l'esplosione provoca la morte di 85 persone e ne ferisce altre 200.
Le dinamiche dell'attentato sono tutt'ora ancora da chiarire; attualmente, in via definitiva, sono stati condannati i terroristi neri Valerio Fioravanti, Francesca Mambro e Luigi Ciavardini.

domenica 29 luglio 2012

Strage Bologna: spunta nuova pista Di Vittorio, Raisi ‘ho indagato, punti oscuri’


Il 'filo d'Arianna’ ripercorso a ritroso da Raisi parte due mesi fa circa dalla sede della Medicina legale di Bologna. ‘Chi trasportava bomba potrebbe essere rimasto ucciso nell’esplosione, perciò indagini dall’obitorio’.
 Il presupposto, precisa il parlamentare di Fli, «è la tesi di Cossiga, quella dello scoppio accidentale di una bomba» che da Bologna era solo in fase di trasporto, forse con destinazione Roma.
«Ma se è vero che qualcuno trasportava una bomba, mi sono detto che il trasportatore potrebbe essere rimasto ucciso nell'esplosione – argomenta Raisi – così sono andato all'obitorio e mi sono fatto dare tutte le carte delle autopsie delle vittime.

domenica 17 giugno 2012

Bologna. Durissima la contestazione a Monti, scontri con la polizia


Alta tensione a Bologna dove alcune centinaia di manifestanti hanno cercato di sfondare il cordone di sicurezza per andare a contestare Mario Monti. Duri scontri con le forze dell'ordine con lanci di uova e bottiglie e diverse cariche effettuate dalla polizia. Almeno quattro gli agenti feriti.
 Mario Monti si trovava a Bologna in occasione dell'intervista pubblica di Eugenio Scalfari e Ezio Mauro, ma la cittadinanza non sembra avergli riservato una bella accoglienza dal momento che sono state organizzate ben due diverse manifestazioni di protesta. La prima è stata organizzata dal Tpo (teatro polivalente occupato), ed è iniziata nei dintorni di piazza Maggiore. La seconda è stata organizzata dal Cua (Collettivo Universitario autonomo", dal Cas (Collettivo autonomo studentesco), e da diversi gruppi antagonisti nei pressi di via dei Mille. Alla manifestazione pacifica hanno preso parte anche alcuni partiti come la Fds. Entrambi i cortei avevano un'unico obiettivo: quello di arrivare il più vicino possibile alla "zona rossa", rappresentata in questa circostanza

mercoledì 21 marzo 2012

Addio a Tonino Guerra


Tonino Guerra.
(© Ansa) Tonino Guerra.
È morto, nella mattina del 21 marzo, alle 8.30, Tonino Guerra, il poeta e sceneggiatore romagnolo collaboratore di tanti grandi registi, da Fellini ad Antonioni, da Rosi ai fratelli Taviani. Nato nel 1920, aveva compiuto, il 16 marzo, 92 anni.
Il famoso sceneggiatore, da qualche tempo, aveva scelto di tornare a vivere nella patria natia, a Santarcangelo, lasciando la casa-museo di Pennabilli - sede dell'associazione a lui intitolata - nella quale aveva vissuto dagli anni '80.
Tonino Guerra, era ammalato da qualche mese, ma si era aggravato nelle ultime settimane, tanto che era stato ricoverato a Rimini per accertamenti, ma i sanitari lo avevano rimandato a casa. Accanto a lui, sino alla morte, anche il figlio Andrea Guerra, noto musicista. «Nella casa di Tonino Guerra è entrato il silenzio». Questo il breve e doloroso comunicato rilasciato dal figlio e dalla moglie Lora dopo il suo decesso.

lunedì 27 giugno 2011

Referendum, scuola e credibilità del Comune

Questo post, ponderato e da leggersi seriamente, richiede un breve ricapitolo dei fatti finora occorsi ai promotori del referendum sui finanziamenti comunali alle scuole private paritarie (tutte cattoliche).
Questa la timeline:
- il 2 marzo depositiamo il quesito (lo Statuto del Comune assegna ai Garanti trenta giorni di tempo per decidere esclusivamente in merito all’ammissibilità del quesito proposto);
- i “Garanti” non decidono fino al 16 aprile (quarantaquattro giorni, due settimane in più);
- i “Garanti” ci consegnano una decisione giuridicamente esorbitante (“improcedibile”), priva di verbale e secondo la Segreteria Generale del Comune per averlo noi dovremmo – benché siamo un comitato referendario e come tale godiamo di diritti politici non comprimibili, stabiliti dalla Costituzione e dalla giurisprudenza in vigore – fare richiesta di consultazione di atti pubblici e loro ci risponderanno entro sessanta giorni;
- presentiamo ricorso d’urgenza al Tribunale, per chiedere che l’esproprio venga riparato;
- davanti al giudice scopriamo che, nonostante l’evidente infrazione dello Statuto e del Regolamento del Comune, il sindaco s’è costituito a difesa della decisione dei “Garanti” (il commissario Cancellieri aveva deciso di non farlo, Merola ha cambiato la linea dell’Amministrazione);
- il giudice ci da pienamente ragione, riconosce che stiamo subendo un danno ogni giorno più grave e impone ai Garanti di procunciarsi in merito all’ammissibilità del quesito referendario, entro sette giorni a partire dal 22 giugno;
- lunedì 27 giugno è convocato il “Comitato dei Garanti” per decidere sulla sorte del quesito.
***
Alla luce di questo excursus, ricordo che a rimetterci non è soltanto in primis il Comitato Articolo 33 (che ha i suoi bravissimi giuristi e avvocati e saprà far valere i suoi diritti), ma in secundis (e ancor più importante) la credibilità delle Istituzioni e in particolare quella del Comune di Bologna ; tutte le forze politiche finora intervenute, a prescindere dal loro essere favorevoli o contrarie ai finanziamenti pubblici alle scuole private confessionali, hanno il dovere di difenderne l’integrità e di non essere causa di una sua caduta.
Mi riferisco chiaramente a quanto dichiarato in questi giorni dagli esponenti del Pdl, che hanno prima detto ai “Garanti” che erano “illegittimi” e non titolati a decidere, poi che se proprio devono decidere allora procedano per l’inammissibilità, perché il quesito sarebbe in contrasto con la legge di parità, la famosa 62/2000. Hanno “persino” minacciato di far intervenire il ministro Gelmini. Sai che paura, è così amata! Una chiosa, On. Garagnani: se Gelmini interverrà, non sarà più un referendum, bensì un plebiscito contro i finanziamenti. Cui prodest?
A Garagnani e a Castaldini ricordiamo inoltre che la legge 62/200 prevede un sistema integrato pubblico/privato d’istruzione che il quesito non mette neppure lontanamente in discussione; che la legge 62/2000 non pone ai comuni un obbligo di finanziamento delle scuole private paritarie – obbligo che non potrebbe nemmeno porre, sia per rispetto dell’autonomia costituzionale degli enti territoriali, sia perché non potrebbe imporre dei vincoli di spesa ad un bilancio, la cui decisione spetta alle scelte delle autonomie locali. Il referendum è consultivo ed è solo su questo secondo aspetto (si tenga presente che se il Pdl avesse ragione, sarebbero fuori legge tutti i comuni che non finanziano le scuole private paritarie; ebbene sì, ne esistono ed bene guardare in quella direzione).
Ai “Garanti” ricordiamo infine che sono un organo terzo, teoricamente indipendente, che deve garantire il diritto di partecipazione dei cittadini e non altre e diverse sollecitazioni; che non compiano nuovamente l’errore, questa volta imperdonabile, di giuridicizzare un’aspettativa politica.
***
Se ciò avvenisse, la credibilità del Comune ne uscirebbe a pezzi.
Questo avremmo di fronte se i “Garanti” (e le virgolette non sono un vezzo stilistico) sbagliassero nuovamente e così grandemente.
Se l’appuntino tutti i protagonisti di questa vicenda: non sono ammessi altri errori.
Fonte: http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/06/26/referendum-scuola-e-credibilita-del-comune/126416/

mercoledì 28 luglio 2010

IL RICORDO DELLA STRAGE DI BOLOGNA, UN VACCINO ALLA TENSIONE

Anno 1980, giorno 2 agosto, ore 10:25. La stazione di Bologna Centrale, crocevia dei trasporti ferroviari del centro-nord, da quel momento non sarà più la stessa. Un'esplosione catastrofica disintegra l'ala Ovest dell'edificio provocando la morte di 85 persone e coinvolgendone altre 200 tra ferite lievi e gravi mutilazioni. Il panorama è quello degli Anni di Piombo. Nel principio degli anni '80 siamo al culmine di questo periodo di forte tensione socio-istituzionale, che ha prodotto fenomeni stragisti a ripetizione, ad opera di correnti extraparlamentari di estrema sinistra come di estrema destra, in un quadro di responsabilità materiali e di mandanti molto confusionario. Per questo sono diverse le interpretazioni circa la matrice 'nera' o 'rossa' della strategia della tensione, con una corrente di pensiero non indifferente che sottolinea il ruolo da protagonista dello Stato negli attentati di quegli anni. La realtà è che esiste una verità solo parziale e spesso contraddittoria e la strage di Bologna, la più grave fra tutte quelle avvenute nel dopoguerra italiano, in questo senso non fa eccezione. La bomba di Bologna è con tutta probabilità l'ultimo significativo colpo di coda di quel terrorismo nazionale post'68 che mirava a destabilizzare con la forza e la paura collettiva gli equilibri politici del momento. Dalla strage di Piazza Fontana (12 dicembre 1969), passando per il rapimento e l'omicidio dell'onorevole Dc Aldo Moro nel 1978, rivendicato dalle Brigate Rosse, fino ad arrivare alla strage madre di tutte le altre, tanto che il 2 agosto non rappresenta solo l'anniversario dell'esplosione di Bologna ma di tutti gli attentati stragistici nazionali.
Subito dopo il terribile evento, nell'estate di quell'anno, il Presidente del Consiglio Francesco Cossiga e le forze di polizia attribuirono il triste epilogo della stazione emiliana ad un guasto di una caldaia nei sotterranei della stazione, salvo poi ritrattare quando fu chiara l'impronta terroristica dell'attentato. Il 26 agosto del 1980 furono così emessi 28 ordini di cattura ai danni di esponenti dell'estrema destra militante sotto l'insegna dei Nuclei Armati Rivoluzionari (Nar) ma gli indagati in questione furono scarcerati dopo gli interrogatori, nel 1981. A fronte di numerosi depistaggi ancora non del tutto chiariti nelle motivazioni e opera anche dei servizi segreti, le indagini proseguirono con lentezza e incontrando ostacoli tipici degli altri tragici avvenimenti degli anni di tensione. Nel 1991 Cossiga affermò di essere stato influenzato erroneamente dai servizi segreti circa la sua convinzione della matrice fascista dell'attentato. La sentenza definitiva arrivò il 23 novembre 1995 con gli ergastoli inflitti agli esecutori materiali appartenenti ai Nar, i neofascisti Giuseppe Valerio Fioravanti e Francesca Mambro, dichiaratisi sempre innocenti. Per depistaggio furono condannati tra il '95 e il 2000 l'ex capo P2 Licio Gelli ed esponenti del Sismi come Francesco Pazienza, Pietro Musumeci, Giuseppe Belmonte, Massimo Carminati, Federico Mannucci Benincasa oltre al delinquente di estrema destra Ivano Bongiovanni. Quello che è certo, purtoppo, è la mancanza nelle condanne di effettivi mandanti della strage di Bologna, in un quadro ancora troppo oscuro e incompleto per tracciare conclusioni definitive. Tuttavia la strage di Bologna e il grande contributo di solidarietà dei cittadini bolognesi, prontissimi al soccorso nei momenti seguenti all'esplosione, non sono stati vani. Insieme alle oscure giornate degli altri attentati di 'piombo', la tragedia bolognese ci insegna come la strategia del terrore e della violenza abbia avuto risvolti fallimentari, fino allo scemare di tentativi destabilizzanti cruenti in parallelo al crollo della convinzione popolare che una lotta armata potesse modificare profondamente l'assetto costituzionale dello Stato. Mi sembra singificativo l'intervento a riguardo dello scrittore Bifo Berardi, che afferma: "Alla fine del decennio settanta ogni comportamento anti-lavorista venne colpevolizzato, criminalizzato e rimosso, [...] il realismo del capitale riprendeva il posto di comando, con il trionfo delle politiche neo-liberiste. Iniziava la controffensiva capitalistica, la vita sociale veniva nuovamente sottomessa alla produttività, la competizione economica veniva santificata come unico criterio di progresso''. A questo pensiero dell'esponente extraparlamentare di estrema sinistra mi sembra doveroso affiancare una considerazione, fatta propria da diversi scrittori e opinionisti. Il periodo di rinnovamento industriale e culturale dell'Italia degli anni '70 poteva e doveva essere sfruttato meglio. Era l'occasione reale di affrontare concretamente problemi storici della nazione quali lo squilibrio Nord-Sud e l'incisività della potentissima criminalità organizzata, oltre che regolamentare un sistema economico moderno in linea con altri paesi avanzati. Viene spontaneo (anche se può apparire forse un pò superficiale) collegare questo mancato intervento sui problemi cardine del nostro Paese alla deriva progressiva e costante delle nostre istituzioni, del nostro calante senso di Stato, in un sottofondo colluso e corrotto che ha portato a scandali indimenticabili e indimenticati come la scoperta della loggia P2 e Tangentopoli, con tutta probabilità presto seguiti a ruota da nuove sconcertanti rivelazioni sull'attuale classe dirigente, impegnata quotidianamente ad abituarci al peggio. Allora ricordare Bologna e gli Anni di Piombo deve essere la base irrinunciabile per non dimenticare gli errori che ne seguirono, insieme a quelli che queste stragi le provocarono. Il 2 agosto è un giorno decisivo per l'Italia intera, la memoria è il mattone più importante per una ricostruzione, che essa sia morale, politica o sociale e chissà che il nostro Paese non necessiti a breve di una nuova spinta rinnovatrice, senza gli errori della precedente.