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giovedì 19 settembre 2013

Un videomessaggio ricco di falsità: ma gli italiani ancora ci cascano


Un video-messaggio pieno di falsità: ma parte degli italiani ancora ci casca

Per alcuni sarà sembrato l’ennesimo “ruggito” del vecchio leone che ancora non si dà per vinto, ma per altri è sembrato un triste, malinconico se non struggente videomessaggio “alla vecchia maniera” del solito Silvio Berlusconi, dove in sedici minuti di videomessaggio riesce a dire una carrellata di falsità che solo chi non è effetto da “berlusconite acuta” riesce a distinguere.

Non poteva non cominciare dalla crisi economica. Ma poteva mai essere che Berlusconi si auto criticasse? Giammai. Il Cavaliere parla come se fosse stato solo di passaggio nell’ultimo ventennio e non come un protagonista vero e proprio, non come il presidente del Consiglio che solo dal 2001 ad oggi ha governato il Paese per ben otto anni. I risultati economici dei suoi due governi sono stati rovinosi e prova ne è lo stato in cui versa il nostro paese. Non è certamente tutta colpa sua, ma passare per innocente è veramente troppo.
Come ci si aspettava, l’attacco più veemente è riservato alla magistratura, pardon, alle “toghe rosse”. “Siamo diventati un Paese in cui non vi è più la certezza del diritto, siamo diventati una democrazia dimezzata”, sostiene il leader Pdl. Ma la magistratura è un organo dello Stato, che gode di autonomia secondo il principio della separazione dei poteri, non della "totale irresponsabilità" lamentata da Berlusconi: risponde alle leggi, come avviene in tutti i "Paesi civili".
Con ben 18 leggi ad personam sulla giustizia su un totale di 37 fatte approvare a forza dal Parlamento, è stato lo stesso Berlusconi ad usare impropriamente il potere esecutivo per imporre al legislativo un vincolo al giudiziario.
Poi la bugia sulla caduta del suo primo governo nel 1994.  I colpevoli della sua prima disfatta sarebbero stati secondo il Cavaliere i Pm e i giudici legati alla sinistra e in particolare quelli di Magistratura Democratica che all’epoca dei fatti si scatenarono contro di lui inviandogli un avviso di garanzia con l’accusa di un reato che lo avrebbe visto assolto, con formula piena, sette anni dopo.
Niente di più falso perchè il primo esecutivo targato Berlusconi si sgretola a causa della lotta fratricida sulla riforma Dini, che porta la Lega di Bossi a decidere il ribaltone e Berlusconi ad aprire la crisi il 22 dicembre, con un durissimo discorso alla Camera in cui accusa l'ex alleato Senatur di "rapina elettorale". 
Poi il “grande classico” dello statista di Arcore: “Mi sono stati rovesciati addosso 50 processi che hanno infangato la mia immagine”. Il vero numero dei processi di Berlusconi sono finora 18. Quelli conclusi sono 14, di questi uno è una condanna definitiva per frode fiscale, quello sui diritti tv Mediaset, e solo un altro è un'assoluzione con formula piena; quanto al resto, 2 sono assoluzioni con "formula dubitativa", e 10 sono assoluzioni dovute all'effetto delle leggi ad personam.
Capitolo sulla condanna nel processo Mediaset. Il condannato Berlusconi si difende così: "Sono riusciti a condannarmi per una presunta ma inesistente evasione dello zero virgola, io non ho commesso alcun reato, io sono assolutamente innocente”. Secondo i giudici, che l'hanno confermato in tre gradi di giudizio, la frode fiscale effettivamente sanzionata si riferisce al biennio 2002/2003, ed ammonta a 7 milioni di euro. Se questa imputazione è caduta è solo grazie, ancora una volta, alle leggi ad personam.
Infine la chicca delle chicche: il valore della tradizione cristiana e della famiglia. Evidentemente Berlusconi ha un concetto del tutto personale dell’eticità. Sul "valore della famiglia" come caposaldo etico-morale dei valori forzisti, parla la sentenza di condanna in primo grado per prostituzione minorile patita dal Cavaliere per la vicenda di Ruby, la "nipote di Mubarak”.
E non si tratta di intrusione nella vita privata, ma del dovere di un uomo pubblico di rendere conto dei propri comportamenti, soprattutto quando questi rivelano l'abuso e la dismisura. Senza nessuno scrupolo poi, il Cavaliere parla addirittura di “tolleranza verso gli avversari”. Forse ha dimenticato le frasi epiche del tipo “chi vota a sinistra è un coglione” o i famosi editti con la quale ha fatto fuori i vari Biagi, Santoro e Luttazzi. Un po’ di rispetto anche per chi non c’è più, grazie.

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