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martedì 3 settembre 2013

Silvio, Edilnord e la banca della mafia: ricordando i bei tempi (prima parte)


silvio berlusconiQuarant'anni fa esatti nasce la Edilnord sas, per edificare Milano 2.  Una storia con parecchie anomalie. In soci accomandatari, ossia coloro che fisicamente operano sono Silvio Berlusconi, giovane e sconosciuto imprenditore, il commercialista Edoardo Ricciotto ed i costruttori Enrico e Giovanni Botta. I finanziatori del progetto, i soci accomandanti: Il banchiere Carlo Rasinie l'avvocato Carlo Rezzonico, legale rappresentante di Finanzierungesellschaft ag con sede a Lugano, i cui proprietari non hanno mai avuto un nome nè un volto.


Cinque anni dopo, il 29 ottobre 1968, la Edilnord sas diventa Edilnord Centri residenziali sas. Cambia il socio accomandatario, al posto di Silvio, la cugina, Lidia Borsani, mentre la strada dei finanziatori conduce smpre al Canton Ticino, però con nomi ancora più improponibili: Aktiengesellschaft fuer immobilsenlagen in residenzentren ag, sempre Lugano e sempre occulti i soci finanziatori.
E il non ancora Cavaliere? Scompare letteralmente fino al 1975, quando si palesa come presidente della Italcantieri spa, intrapresa, come Silvio ama definirla, costituita nel 1973 dalla fusione di due finanziarie, sempre ticinesi Cofigen sa, retta da Tito Tettamanzi, massone vicino all'Opus Dei, e la Eti ag holding, amministrata dal neofascista Ercole Dolinelli, già indagato per collusione con i narcos colombiani.
A cavallo delle due date, nasce l'immobiliare San Martino, amministrata dal sodale storico di Silvio Berlusconi, Marcello Dell'Utri, anch'essa finanziata da realtà economiche quantomeno discutibili, entrambe nell'orbita della Banca Nazionale del Lavoro: la Servizio Italia diretta dal piduista Gianfranco Graziadei e la Società azionaria finanziaria, amministrata da tale Frederick Pollack, non certo un giovanotto, avendo all'epoca compiuto 86 primavere.
Queste società erogano tra il 1978 ed il 1985, qualcosa come 502 miliardi di lire, garantiti dalla banca Rasini. Vale la pena ricordare che Michele Sindona, prima di essere eliminato, alla domanda su quali fossero le banche utilizzate da Cosa Nostra, risponde "E' una domanda pericolosa, in Sicilia, a volte, il Banco di Sicilia, a Milano, una piccola banca, in piazza Mercanti", la Rasini appunto.
Le conclusioni le ipotizza la procura di Palermo, pur archiviando le indagini in merito: si tratta di capitali mafiosi riconducibili al boss Stefano Bontate. Gli stessi consulenti di Berlusconi, chiamati a valutare alcune operazioni finanziarie, sconsolatamente ne ammettono "L'anomalia e l'incomprensibità".
Intanto il Cavaliere lo ritroviamo nel 1979 quale presidente della Fininvest, un'opera perfetta di 34 holding dalla natura incomprensibile, un capolavoro di matrioska finanziaria. Sempre il quell'anno, la Guardia di Finanza vuole vederci chiaro nella Edilnord Cantieri residenziali. Curiosamente Berlusconi si spaccia per consulente esterno, infatti la società è intestata a Umberto Previti, il padre di Cesare. Queste spiegazioni soddisfano gli investigatori che chiudono l'ispezione. Tutti e tre faranno carriera brillanti carriere.
Ma andiamo con ordine. Silvio Berlusconi nasce a Milano il 20 settembre 1936, in via Volturno, umile casa di ringhiera. Il padre Luigi, assunto come fattorino, lavora come funzionario presso la banca Rasini, dove raggiungerà la qualifica di direttore generale. la famiglia è composta da mamma Rosa, dalla sorella Antonietta e dal piccolo Paolo.
Silvio si iscrive alla facoltà di giurisprudenza alla Statale, per contribuire al proprio mantenimento vende aspirapolveri porta a porta e durante l'estate si  imbarca selle navi da crociera della compagnia Costa, dove canta e l'amico Fedele Confalonieri lo accompagna al pianoforte.
Una ritratto piccolo borghese, una storia normale, ma questa di normale ha ben poco: nulla è chiaro e ben poco è stato chiarito.
Sugli inizi imprenditoriali di Berlusconi il segreto resta privo di smagliature. Un percorso non limpido per coloro che alla ricerca della verità hanno dovuto arrendersi di fronte alla targa di uno studio di legale o di un commecialista svizzero, custodi di fortune colossali piovute addosso ad un giovane imprenditore sveglio ed intraprendente. 
Silvio Berlusconi ha sempre sdegnosamente commentato la cosiddetta Prima Repubblica, ma non va dimenticato che ne era uno de potenti, avendo anche all'epoca il vizietto di farsi confezionare leggi ad personam per quanto gli fosse di utilità.
Ciononostante agli inizi degli anno novanta il suo impero scricchiola pericolosamente, migliaia di miliardi di debiti stanno per travolgerlo, le banche così generose e poco avvedute, premono; i mentori di Silvio hanno perso l'autorevolezza di un tempo o sono impegnati a difendersi dalle insidie di fastidiosi impiegati statali: i magistrati. Non gli resta che entrare prepotentemente in prima persona in politica, presentandosi come l'unto dell'antipolitica. 
Il suo movimento è creato ad immagine e somiglianza delle aziende di cui è proprietario. Ma agli occhi di un certo elettorato rappresenta una garanzia "E' ricco quindi non ruba". Sarà anche vero, però sistema gli affari di famiglia, quelli delle sue aziende ed in seguito cercherà, riuscendovi a lungo, amettere pezze alle sue disavventure giudiziarie: una lotta senza quartiere contro le procure di Palermo e Milano.
Ma questa è anche storia attuale.

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