BENVENUTI SU FREE-ITALIA

martedì 28 giugno 2016

#Brexit, Escono quelli che in Europa non ci sono mai stati

Sono usciti quelli che già erano fuori dall’Europa. Ambiguo? Capriccioso? Forse l’aggettivo che sintetizza meglio l’atteggiamento del Regno Unito nel suo rapporto d’amore e odio con il progetto europeo è “petulante”.

Essere stati i primi a durare almeno 1000 anni


[1] Ogni riferimento a cose o a persone è puramente casuale

Uno sconcerto! Altro che delizia! I corpi contundenti non producono armonie, al massimo servono a fare cocci o echi dai legni cavi residuati dai tormenti degli alberi. Come se non bastassero gli incendi e i tagli, anche le botte su quello che ne resta. Una cosa schizofrenica.
Sono un onesto peccatore abituale che si dedica a normalizzare. Parto dal salvabile. Procedo a ritroso nel tempo, ma faccio come i gamberi: vado avanti con cinque paia di zampe a zonzo nella memoria di cose che meritano d'essere ricordate al presente.
L’incipit della normalizzazione non è mai originario ed è meglio iniziare subito perché lo stato di cose può solo peggiorare.
Non sono l’unico a ricordarli come furono e li immagino come dovrebbero essere mentre i giornali scrivono ipocrisie mercenarie: il brutto si fa bello, la povertà si fa ricchezza, l’abbandono si fa cura, la criminalità si fa giustizia, gli amministratori sono eccellenti, il turismo va a gonfie vele.
Questa città che ospita il Trionfo della Morte è nata e cresciuta per essere bellissima. Se per alcuni secoli fu così, ora il Trionfo della Morte è preso alla lettera e visto il degrado, forse c’è chi spera in una profezia alla Ferdinandea, l'isola che sbucò dal mare tra Sciacca e Pantelleria nel giugno del 1831 per scomparire sotto i flutti nel dicembre dello stesso anno.
Nel Trionfo della Morte, è rappresentata una fontana d’acqua sorgiva della quale non si parla più, sebbene Palermo fosse nota in tutto il mondo per i suoi giardini, le sue ville e le sue fontane. Basta sfogliare un giornale di cinquant’anni fa per renderci conto dell'odio che ha animato e anima fino allo spasmo i nostri politici divenuti governatori dediti a distruggere. Come se non ci fosse nient'altro da capire, per costoro il mondo è bianco o nero, è buono o cattivo, è Cristo o antiCristo. Dogmi e corruzione animano l'etica dello sciacallaggio che contraddistingue la politica siciliana. Mi capita di incontrare vecchie amicizie nei luoghi che mi incantarono e mi fecero innamorare, proprio come accadde a Volfang Goethe, a Richard Wagner e Oscar Wilde che nel 1900 definì Palermo, «una città bellissima.» Prima e dopo di loro ne sono arrivati a decine e alcuni fra i più illustri si sono fermati nella mia città fino a morire.
Sebbene nato più di un cinquantennio dopo, rimpiango quella pace e benessere traditi da politici e amministratori che da molte legislature seminano odio in lungo e in largo per Palermo, che di quest'oglio muore lentamente. Il malgoverno, però, è organizzato. La chiamano mafia; ma di lei, la specula è la simbiosi con la politica e la confessione omertosa. La mafia ha lasciato il territorio per le poltrone degli intoccabili da ventimila euro al mese e pensioni d'oro da banchiere americano. Pensate alla mafia come al razzismo: il razzismo non esiste, esistono i razzisti uguali ai politici siciliani che sono mafiosi come nessun'altra mafia potrebbe darsi.
Ecco. Io (voglio normalizzare) normalizzo questa inammissibile realtà normalizzando i mafiosi che sono da normalizzare in cittadini. Come? Se amassero la Sicilia più del loro conto in banca, per esempio.
Non sarà un volo pindarico, perché la bellezza e la fama di questa città sono già state e la bellezza non è una questione di gusti, bensì di verità. Rievochiamo il genius loci e la sua vitalità vicino alla bellezza il più lontano possibile da qualsiasi metafora della morte che si incensa di trionfi insieme all’ipocrisia che si addobba di amenità.
Immaginatevi ora la mia faccia di fronte ad un simile scelo e disdoro!

Se prendo questo vaso e lo sbatto per terra, cos’ho fatto? Ho distrutto un vaso. Per quale follia dovrei lasciarmi convincere che mille di questi vasi fatti a pezzi, facciano progresso o civiltà? La distruzione semina altra distruzione! Sono esterrefatto dal trionfo del guastatore. Com’è fortunato a non essere ostacolato! Non è giusto dare alle briciole la gloria della maestosità e mi sento soffocare al pensiero che può solo peggiorare.
Abbiamo costruito organi giganteschi per onorare la magnificenza del creato, abbiamo intrecciato note capaci di intonarsi con il cielo e abbiamo composto spartiti in onore della natura imitando i suoni fatti di puro alito, tanto bramosi d’amore da ridondare di gioia.
La musica è la prova che il genere umano è molto più intelligente di quanto comunemente si creda e, se ascoltare la bellezza fa bene, figuriamoci quanto farebbe bene vederla, incontrarla e pensarla.
L’istinto creativo è il più importante fra gli impulsi basali. Non dobbiamo permettere che l’ipocrisia e la furbizia dissacrino l’intelligenza che ci appartiene per diritto divino, come la musica, le scienze, la letteratura, la logica matematica, le belle arti, il giardinaggio. «Nati non fummo per viver come bestie ma per seguir virtute e conoscenza» disse il sommo Dante che pensando il pensiero raggiunse il paradiso, regno della bellezza perfetta. La bellezza materializza il trascendente che essendo di natura divina, ci rilassa come la buona musica, come i fiori e i loro profumi fanno nascere arcobaleni sulle terrazze dello spirito.
La bellezza è un modo di essere della natura. Chiediamoci: di cosa siamo fatti?
Perciò mi arrabbio se una goccia d’acqua che da sola non può far nulla gode della fama di un fiume.
I coproliti finiranno per distruggere tutta la complessità della natura e avendo prosciugato l'abbondanza di ogni fiume, sono altrettanto capaci di annichilire la gloria delle migliori città. E’ stato praticamente inutile meravigliarsi o scandalizzarsi, tant’è che da ottant’anni non facciamo che abituarci ad ogni più grande dolore.
Invece, ai disastri non dobbiamo abituarci, dobbiamo normalizzare con saggezza ciò che è già divenuto intollerabile riflettendo su come salvare il salvabile. Subito.
Ma è così difficile? Chiediamocelo; perché la velocità del nichilismo politico ci toglie le scarpe mentre camminiamo e va a razzo dopo averci lasciato a piedi nudi. Il guastatore si affanna a dare un nome ai colpi e a istituzionalizzare le botte ai cittadini, gettati a forza nel pozzo delle complicazioni angoscianti che li rendono ottusi, incapaci di reagire. Nuovi pugni e manrovesci picchiano i figli più intelligenti di quel presuntuoso che mena bastonate certo d’essere assolto dalla legge italiana che inneggia all’ipocrisia da quando la fanfara delle grandi occasioni suona per lui. Beh! Svegliamoci. Dobbiamo fare in fretta, dobbiamo far regredire l’eccesso fino a ridurlo un male gestibile, dobbiamo normalizzare l’incontrollabile. L’ipocrisia è un virus patogeno che agogna la pandemia. Fetecchia su fetecchia, il nichilismo soffia sulla gente come il fuoco spinto dal vento devasta una foresta. E mentre muore lentamente, si inquinano le falde acquifere, siamo soffocati dalle polveri sottili, si alienano intere città, si fa strage di animali, pesci e mammiferi marini, si lasciano cadere a pezzi monumenti e siti archeologici, si defogliano i giardini e si prosciugano le vasche e le fontane, si ipoteca la storia della bellezza perché sparisce la sua peculiarità e il futuro delle generazioni è già cenere molto prima di cominciare.
Quel poco che resta del creato, poca cosa a vederla con gli occhi degli anziani, attende che l’inconscio collettivo faccia il miracolo annunciando la resurrezione del pensiero!
Ma attenzione, perché la speranza che fa morire gli speranzosi è questa. Infatti, siamo molto malati e nessuno dice, tranne me, che La speranza è il successo di chi non muore prima.
I coproliti al potere sono una enormità, e i mafiosi passano al setaccio quello che resta della loro man bassa.
In parole verdi ed ecologiche, i bastoni possono farsi in un miliardo di maniere senza radere al suolo una foresta come chi ha sete di un bicchiere d'acqua non ha motivo di svuotare l'intera damigiana.
L’innato senso della misura coglie subito il senso della parsimonia necessaria alla cosa pubblica. Invece, il potere emetico fomenta aporie e pregiudizi scusando i farabutti che dissimulano l’immane spreco di tempo e denaro, almeno quanto la schizofrenia sociale è involontariamente complice della corruzione che mira all’inconcludenza e all’insulsaggine.
Questo potere che vive per mangiare invece di mangiare per vivere, non ha orizzonti e il legislatore stende articolati adeguati a misurare lo scombussolamento sociale e dargli un prezzo.
[2]
Dopo i vulcani e i dinosauri del giurassico, durante il pleistocene, più o meno ventimila anni fa all'inizio del dryas antiquus, millenni prima delle guerre, secoli prima della scrittura, a decenni da Omero, ma subito dopo il primo imperturbabile, l'eccesso umano spaccò i carapaci dai quali schizzò il sangue fino ad imbrattare i volti di molti innocenti. Il carapace che per secoli salvò le tartarughe dalle brutture del mondo e allietò i nostri antenati che li usavano a mò di tamburi, non le salvò dall’infamia degli uomini che le uccisero per fare un dispetto ad Atlante, il mitico Titano che tiene la Terra sulle spalle fra capo e collo.
Infatti, informate dalla natura che stavano per morire, le tartarughe gli chiesero: «Perché?» E Atlante si riempì di compassione per queste creature che tuttora incarnano la metafora della vita che va protetta come la cosa più importante della creazione. Se la vita è sotto lo scudo, allora le giganti di terra e di mare sono creature importanti che ricordano il sapore e l'odore della terra, dell'aria e dei mari come biblioteche intitolate alla saggezza del tempo da custodire.
Che senso avrebbe la tartaruga se non quello di incarnare uno scudo che proteggendo lei, protegge simbolicamente tutta la vita?
Ecco una donazione di certezza. La verità è di questo mondo e lo sarà per i secoli a venire quando l’uomo, creato per dare un nome e una voce alla natura, chiamò pesce il Pesce e leone il Leone, battezzò gli dei, gli eroi e i miti inchinandosi alla trascendenza.
A quel tempo, la parola dio, non esisteva; esisteva l’Olimpo. Un regno vero come le idee, un iperuranio oltre la mera materia.
Quando accadde, fu un evento che divertì moltissimo i sudditi di Pan, l'entità primeva allo stesso Olimpo che lo accolse dicendogli «bravo, noi ti ringraziamo, hai fatto un ottimo lavoro.»
Per capirci, il lavoro di Pan, fu il Paradiso Terrestre. Perciò, la bellezza è un modo d'essere della vita e furono in molti a lasciarsi accarezzare l'anima dalla perfezione. Nietzsche, per esempio, molti secoli dopo Platone o Eschilo, spiegò che i miti e gli dei che vengono a trovarci in sogno sono gli stessi con cui parlavano i nostri antenati; che al tempo di Uhil, uno dei protagonisti di questo romanzo, vivevano in relazione stretta con la vita, per la bellezza, cioè erano sia con l'anima: la psiche e il pensiero del cuore, sia con il corpo: l'istinto, l' intelligenza primordiale che sa sulla vita più di quello che noi riusciremmo mai ad apprendere dalle esperienze.
Ciononostante, l’uomo si chiedeva come potesse avere ciò che aveva senza aver chiesto nulla in cambio. E ossessionato da questa domanda, divenne invidioso. Capì che la perfezione non era alla sua portata e divenne nolente. Con questo stato d'animo cominciò a fabulare storie verosimilmente insanguinate, sadiche e dolorose antagoniste alla bellezza per opera di un capro espiatorio: il diavolo. Né un lui, né un lei; ma un Pan rovesciato in capro espiatorio della distruzione del creato il quale, da autore conclamato del Paradiso Terrestre, fu descritto alla credulità degli uomini il contrario apodittico del Dio amato da tutto l'olimpo greco, rinascimentale e infine romantico.
Così accadde che dopo miliardi di anni trascorsi a trasformare la luce e il calore del Sole in bellezza viva buona e bella, l'invenzione di un guerriero nato per pugnare un nemico inesistente, a poco a poco incarnò il dogma di tutti i dogmi, e da questo superlativo assoluto vennero fuori gli antesignani di una nuova congettura: il pregiudizio della guerra tra il bene e il male. Questa congettura si rivelò una forza psicologia semplicemente travolgente e la natura venne fuori in una settimana quando le ore e il calendario già esistevano e i regni evolutisi in miliardi di anni, seppure si riproducessero, mangiassero, volassero, sanguinassero, mettessero radici, foglie, fiori e frutti, furono definiti una cosa; una semplice cosa nata cresciuta e morta da un' alba a un tramonto.
«Parola di Dio» dicono.
Il diavolo, questo diavolo, estese il suo dominio su ogni tipo di società e stabilì, pena una morte dolorosissima, che l'uomo fosse l'unico a possedere ragione, anima, sentimenti ed emozioni e l'umanità che prima del pregiudizio mai ebbe paura della morte, cominciò a temerla per il terrore della tortura usata praticamente senza freni, senza umanità, senza giustizia. La lotta tra il bene e il male, inesistente per ere, si assicurò la presenza costante e sistematica del diavolo che divenne parte attiva e irrinunciabile del pregiudizio, successivamente sostituito con una figura ancipite contemporaneamente rappresentativa del bene e del male: il dio denaro.
Perciò Atlante, che sa la verità da almeno duecentomila anni, cioè da quando l'uomo apparve su questa Terra, sta lasciando la sua postazione per essere sostituito da Ercole. Atlante, titanicamente parlando, scoprirà che la Terra è stata svuotata dei suoi dei e tornerà alla sua vecchia postazione per meditare sul da farsi. Lo sappiamo dai greci e lo sa la nostra anima, memore dei tempi dei nostri antenati. Già sappiamo da quegli uomini umili che vissero felicemente come Omero, che l'ubiquità di Pan e la vitalità della terra, diedero senso all'ennesima fatica di Ercole.

Ancora certezze donate.

Ma tu, pernicioso ipocrita, sai se dico la verità! Sai che siamo nei guai. Sai che i Titani esistono quando non ci son più gli dei. Perciò il genere umano è in allerta Meteo.
Capitolo [3]
I nostri antenati tamburellarono le tartarughe sui carapaci che gioivano con gli uomini del ritmo della terra, del cielo e del mare finché le lasciavano andare, contente d’essere state utili al genere umano in alleanza con la natura. Per oltre diecimila anni e fino a diecimila anni fa gli uomini batterono i carapaci come fanno oggi i suonatori di hang, uno strumento che suona celestiale come un’arpa e leggero come un diapason.
Invece, le poche tartarughe che ancora sopravvivono non hanno più fiducia negli uomini. Dalla prima volta che l’uomo ne uccise una senza chiedere perdono all’animale, non fu né cacciatore, né un suonatore di carapaci, né un affamato, bensì un assassino. Del resto, se uccidi una tartaruga per sfamarti non la lasci a marcire intera sotto il sole. Per puro cinismo, una lunghissima vita pacifica e contemplativa fu sottratta alla vitalità del mondo dimostrando che il bene può perdere la sua battaglia contro il male, perché di omicidio si trattò (e ancora si tratta). Da quel giorno funesto il divertimento si trasformò in superbia e gli uomini cominciarono a bastonare i cavalli, i buoi, le pecore, i conigli, i maiali e i cani che ramazzavano per terra in preda agli spasmi sopra il loro stesso sangue.
Se prima non temevano l’uomo ed erano disposti a morire per lui o insieme a lui, ora gli animali avevano paura. Mera paura, nuda, cruda, terribile, sola. E a chi chiedeva spiegazioni per quell’inutile crudeltà, gli assassini rispondevano di non impicciarsi o avrebbero fatto la stessa fine degli animali.
«Ama il tuo nemico», disse il più grande naturalista di tutti i tempi. Ed è probabile che Gesù lo abbia detto veramente.
Ma c'è da chiedersi perché il bene dovrebbe vincere il male se l’invenzione del diavolo è il pregiudizio che ha messo fondamenta talmente solide nel nostro inconscio da escludere la pace? Come si fa ad amare questo tipo di nemico? Umanamente surreale, superfluo, opportunista, imprevedibile, furbo, rancoroso, traditore, insidioso, supponente? Come si fa?
Il fatto è, che dove puoi amare il tuo nemico, il diavolo non c’è! Nel mondo creato per essere un paradigma della bellezza, il diavolo non esiste perché sarebbe contro natura! E' bastato un disegno per farlo odiare. Tutti l'abbiamo pensato allo stesso modo, ma invero non c'è. Questa forza della suggestione è da controllare. La credulità sempre indotta ci fa sprofondare nel nulla.
Quindi, essendo un capro espiatorio, cioè il protagonista di un Leviatano, il diavolo è l’oggetto di una fabulazione che fa, dice e pensa le azioni di qualcun altro che le racconta come una fiaba dalla trama tragica al seguito di una immagine presentata come nemico.1 Se qualcuno dobbiamo perdonare, come facciamo a perdonare una favola? Prendiamola per quello che è: un’invenzione che la paura latente del dolore fisico ha asseverato fino a rimuovere il dubbio che fosse incredibile o semplicemente improbabile.
Ci sono voluti secoli di odio praticato sotto forma di genocidi e di stupro della natura, ma il Leviatano è riuscito a monopolizzare la capacità di giudizio asservendola ad un criterio di credulità.
«E' la fede» dicono.
E quando la scienza e la filosofia fomentarono la dissidenza dall’assioma, il potere aggravò lo stato di soggezione. Insomma, non è la verità a fare paura, neanche la morte ne farebbe, fa paura il dolore fisico.
Così, Dio fu dato allo spettacolo peggiore, quello più cruento, e il pregiudizio anestetizzante continuò a fare correre il mondo verso l’Apocalisse, l’avventurosa suggestione che statuisce le profezie che San Giovanni, non avendo nemici da perdonare che non fossero uomini in carne ed ossa, uomini come i romani, neanche avrebbe potuto pensare una cosa simile, ma che l’estensore del pregiudizio intuì sarebbero state accolte come ovvie e inconfutabili.
La chiamano «parola di Dio».
Dato che la bellezza non ha niente a che fare con la tortura, il potere o il denaro, tuttavia il denaro dice, fa, comanda. Non ha anime da ammirare nella loro bellezza, perché un conto in banca, non è bello, è solo un conto in banca che discrimina il pensiero estetico, al contrario della vita che si mostra con bellezza, armonia e salute, il linguaggio dell'anima. La bellezza è un modo di essere della vita e se il lusso può essere un diritto, l'ostentazione è certamente un peccato.
A farne le spese fu il pensiero del cuore definitivamente rimosso dalla sua esistenza psichica lo stesso giorno che Cartesio dichiarò che la natura è una res exstensa. Una dichiarazione dagli stessi connotati secolari, fu quella fatta dal sadico e imperturbabile Stalin che dopo avere massacrato almeno sessanta milioni di dissidenti, dichiarò di fronte al Politburo sovietico che il comunismo non ha più nemici. Tutti gli ostacoli sono stati rimossi. Non aveva inventato una religione, ma l'anno zero l'ebbe anche l'URSS.
Di coloro che finirono bruciati vivi per aver affermato che «Dio è morto» sopravvive la verità divulgata per mezzo dell’arte sopravvissuta all’obbligo ecclesiastico che per secoli costrinse tutti gli artisti del mondo a raffigurare La Bibbia e il suo universo canonico.
Sembra acqua passata. Invece, il danno è stato fatto e se qualcosa è rimasto della vera carriera dell’uomo su questo pianeta, il percorso dell’umanità è riassunto nei pochi e importanti musei che sincronizzano l'osservatore con i reperti in mostra lungo la storia contestualizzata al tempo dei manufatti.
Per esempio, al British Museum, si evince che l’eterna alleanza di cui parlò Gesù è con la natura, la casa della vita. Perciò, la verità fu di questo mondo prima che gli assassini tornassero sporchi di sangue e con lo sguardo corto, opaco e colpevole come se l’anima fosse scappata via verso luoghi inaccessibili alla vera bellezza.
 
Grazie per l'attenzione, 28 giugno 2016
Marcello Scurria
1) Ccome Carducci che ha scritto l'Inno a Satana. Una poesia che entusiasma il mondo interiore del lettore, come solo la dimestichezza con la verità può coinvolgere.

venerdì 24 giugno 2016

#Brexit: vincono vecchi, populisti e gli xenofobi

I sudditi della regina Elisabetta hanno deciso di abbandonare il sogno europeo. Una delle più importanti democrazie che hanno dato origine al progetto di un’Europa di pace ed integrazione dopo il dramma delle guerre mondiali, decide di uscirsene, dopo la decisione di non aderire all’unione monetaria.

#Brexit: la Gran Bretagna è fuori dall'UE, riflessioni e analisi

La Gran Bretagna è fuori dall’Europa. Nel referendum per il Brexit ha vinto il “leave”, ossia fuori dall’Europa. Intanto è da notare che in Scozia e Irlanda del Nord ha vinto il “remain”, ossia dentro l’Europa. Ora si prospettano anche altri referendum per la permanenza della Scozia e dell’Irlanda del Nord all’interno dell’Europa. I rappresentanti dell'Irlanda del Nord: "Il governo britannico ha rinunciato a rappresentarci". Il premier Cameron ha annunciato le dimissioni

giovedì 23 giugno 2016

CONFINI

Sono passati anni dalla maturità, troppi in un senso o nell'altro che sia.
Ricordi quelle giornate per tutta la vita, i ricordi di tutto il liceo, quello che eri.
Questa volta una delle tracce è proprio il titolo del mio ariticolo;forse sarei stata indecisa anche su Umbero Eco, ma ho già dato il mio omaggio al grande scrittore, quando purtroppo ci ha lasciti.

martedì 21 giugno 2016

La poesia è lunga ma il blog la differisce.


PARIAMOCI IL CULO
Siamo come tonti, siamo troppo buoni,
diciamo: fateci di tutto. 
I conti li paghiamo

senza sconto

e lesti siamo crocifissi.

Indefessi cittadini

tutti in una volta

nella fossa comune,

accomunati a  liberare

lo spazio angusto

fatto merce  d'insensato.

lunedì 20 giugno 2016

#M5S, IL PERCHE' (SERIO) NON CI APPARTIENE

Il Movimento 5 Stelle in questi anni è stato spesso messo a confronto come un soggetto politico a sinistra. Più in generale colpisce la rappresentazione dell'avanzata del Movimento 5 Stelle quale risultante di un'asserita ribellione sociale strisciante e diffusa. Torna ad esserlo tanto più oggi, dopo il voto dei ballottaggi, in un quadro politico generale segnato dalla crisi del renzismo e dall'imminenza del referendum istituzionale.

IMPRESSIONI SUL VOTO COMUNALE


E' Stata durissima la botta per Renzi l’esito di questo voto ammistrativo, con evidenti riflessi politici nazionali: una doppia sconfitta, perché non solo perde le elezioni, ma il suo progetto di partito della Nazione non decolla. A Milano, che il candidato renziano potesse intercettare elettorato in uscita da un Berlusconi oramai ridotto alla crisi cardiaca da pensionamento, Sala prende 11.000 voti in più soltanto grazie all’apparentamento al secondo turno di una lista ambientalista che si era presentata autonomamente.

Ammistritave, la voglia di cambiamento

La sconfitta di Renzi. La conferma della fine del mito della “buona amministrazione” di centrosinistra. Per il PD e per il Presidente del Consiglio è una batosta senza precedenti. Che si sarebbe trasformata in un cataclisma se Sala non fosse riuscito a tenere a Milano e se a Bologna Merola non fosse riuscito a conservare la poltrona. Eppure, più che una giornata storica, e lo è, questa è la giornata in cui i cittadini hanno presentato il conto ai partiti. Punendo ogni singolo errore, con precisione quasi chirurgica. Non solo il PD.