domenica 21 dicembre 2014

Il "dolore del ritorno"

La nostalgia, ossia il “dolore del ritorno” (dal greco antico νοστός, ritorno e άλγος, dolore) è un Leitmotiv (motivo conduttore) nella letteratura di ogni tempo. L’eroe-protagonista di moltissime grandi opere letterarie è spesso un migrante che, per volontà o necessità o casualità, si trova “altrove” e, nella realtà in cui vive, costruisce tenacemente un progetto di ritorno, sentendo, però, che non si avvererà mai o che, come Ulisse, capostipite di questi sradicati, durerà così poco da diventare niente più che una tappa nella vita vagabonda che continua. Il “dolore del ritorno” è, quindi, più importante del ritorno stesso. 
(auto)ritratto del Profeta
Un esempio bellissimo di questa costruzione del ritorno lo leggiamo ne “Il Profeta”, capolavoro di Gibran Kahlil Gibran. Nato nel 1883 a Bisharri, nel Libano, Gibran muore nel 1931 a New York dove si era trasferito 20 anni prima, a seguito della condanna del padre alla prigione, per peculato. Negli USA, la madre di Gibran Kahlil aveva dei parenti, motivazione frequentissima in tutti i tipi di migrazione. Dopo un breve ritorno in Libano e un periodo di studi a Parigi dove diventa amico di Auguste Rodin che stimava moltissimo le sue opere pittoriche e i suoi disegni, Gibran rientra definitivamente negli USA (New York e Boston) dove si lega ad alcuni circoli letterari e artistici. Conduce una vita non facile e collabora con il giornale Al Muhajir (L’emigrante) per la redazione delle pagine rivolte agli immigrati di lingua araba. Scriverà moltissimi libri, sia di prosa, sia di poesie, soprattutto in arabo.
Ne “Il Profeta” (scritto in inglese), Gibran inventa, o genera o si incarna (la distinzione tra i tre verbi, in effetti, è irrilevante) nel profeta Almustafà che, straniero nella città di Orfalese, attende per ben 12 anni la nave che deve riportarlo nella sua “isola nativa”.  Un ritorno non tanto al luogo d’origine, ma al luogo dell’anima, all’assoluto, all’infinito: “Oh, tu materno e insonne, vasto mare … io tornerò a te sconfinato, goccia infinita”. Attraverso Almustafà, Gibran si manifesta quindi ai newyorkesi, a quel mondo che è “altro” dal suo Monte Libano, con un messaggio di trascendenza, raro ai suoi tempi. E lascia a noi tutti un concentrato di saggezza e di altissima poesia. Il libro è corredato da 10 acquarelli e da due disegni in bianco e nero dello stesso Gibran.
Alcuni esegeti insistono sul fatto che Kahlil Gibran fosse influenzato dal libro di Nietzsche “So sprach Zaratustra” (“Così parlò Zaratustra”). Ma Carlo Bo, uno dei maggiori critici letterari del secolo scorso, nell’introduzione all'edizione italiana di Guanda (1983), spiega che l’assonanza tra i due scrittori e tra i due profeti non può essere ignorata (tra l’altro, Gibran era un ottimo conoscitore di Nietzsche) ma è tutt’altro che esaustiva perché “… a un testo così ambizioso è indispensabile una partecipazione in profondità.” La partecipazione di un uomo sradicato, di un migrante, ricco di esperienze e di aspirazioni che non rinuncia a cercare l’infinito e che ha un estremo bisogno di condividere questa ricerca con chi gli sta attorno.
Leggiamo, quindi, un passaggio di questo libro con l’augurio, per le prossime feste che, se non l’avete ancora fatto, vi venga voglia di leggere tutto “Il Profeta”.
(il Profeta risponde ai cittadini di Orfalese, mentre attende per lunghi anni la nave del ritorno)
“Quindi si fece avanti un muratore, e domandò: Parlaci delle Case.
Ed egli rispose, dicendo:
Immaginate una capanna nel deserto, prima di costruire una casa nelle mura della città.
Giacché come rincasate al tramonto, così fa il pellegrino che è in voi, eternamente remoto e solitario.
La vostra casa è il vostro corpo più grande.
Essa cresce nel sole e dorme nella quiete della notte e non è priva di sogni. Non sogna forse la casa? Non abbandona in sogno la città per i boschi e le colline?
Vorrei nella mia mano raccogliere le vostre case, e come il seminatore disperderle sui prati e le foreste.
Le vostre strade vorrei fossero valli e i vostri viali verdissimi sentieri, perché possiate a vicenda cercarvi tra le vigne e giungere con l’abito profumato di terra. Ma questo non può ancora accadere.

I vostri antenati, paurosi, vi radunarono insieme, troppo vicini. E in voi durerà ancora la paura. E le mura delle vostre città separeranno ancora dai campi i vostri focolari.”
(giacomina cassina)

Cinque cose da sapere sul solstizio d’inverno

Anche se a qualcuno l'inverno sembra iniziato già da un bel po', soltanto il solstizio di dicembre introdurrà ufficialmente la stagione più fredda dell'anno: a partire da quel momento, infatti, le giornate inizieranno gradualmente ad allungarsi per portarci definitivamente alla sospirata primavera. Ma, nel frattempo, vediamo cosa sta per accadere a livello astronomico.

Solstizio d’inverno, la giornata mondiale dell’orgasmo: tutte lo cercano, poche ce l’hanno

sesso-orgasmo-femminile-coppia-donnaSi celebra il 21 dicembre, solstizio d’inverno, la Giornata mondiale dell’orgasmo. L’iniziativa venne letteralmente inventata nel 2006 da due pacifisti americani, Donna Sheehan e Paul Reffell, della Fondazione Global orgasme. I due erano colleghi presso il progetto Noosfera dell’Universita’ di Princeton.

Turchia: polizia attacca corteo per la scuola pubblica e laica


Ieri il presidente turco Erdogan è tornato a difendere la persecuzione scattata contro la rete politico-imprenditoriale legata al suo acerrimo competitore – e ormai nemico giurato – Fethullah Gulen, affermando che la procedura legale avviata contro giornalisti e oppositori e che l’ordine di cattura spiccato contro l’ex mentore rifugiato in Pennsylvania è “pulita e legale”. "Sto guardando da vicino questo processo, come presidente del paese. Tutto è legale e in linea con le procedure...un processo davvero diligente e pulito è in corso al momento" ha affermato in tv il capo dello stato.

sabato 20 dicembre 2014

Il diritto di vivere “altrove” : i Siriani alla stazione di Milano


La Stazione di Milano Centrale è una grande stazione antica, oggi rinnovata secondo il principio architettonico del “viaggiatore cattivo” nel senso latino e palermitano (le mura delle cattive) di prigioniero. Prigioniero di una sorta di centro commerciale dove, se cerchi l’essenziale, per esempio il binario da cui parte il tuo treno, non lo trovi e devi stare col naso in aria, a rischio borseggio o peggio, a guardare un tabellone luminoso che ti darà il numero giusto appena due minuti prima della partenza. Se, invece, vuoi darti allo shopping, non c’è problema: puoi rivestirti da capo a piedi, scegliere profumi e dolciumi a volontà, gratificarti col gioiello che sogni da sempre e poi comprare sigarette e biglietti della lotteria e perfino libri… Il tutto alla sola condizione di avere tempo e denaro (molto denaro) a disposizione.

QUANTO SIAMO VICINI? IN BILICO TRA GUERRA E CROLLO DELL'ECONOMIA


   

Se dovesse capitare che qualche lettore mi chiedesse di scrivere una buona notizia, la risposta sarebbeNO - a meno che tu non voglia sentire delle bugie, come quelle che raccontano i media mainstream. Se vuoi ascoltare solo dell "buona notizie-fasulle", ti basta sentire quello che si sente in giro.  Si campa certo meglio, con meno stress e meno preoccupazioni, anche se si viene accompagnati inconsapevolmente verso la rovina delle finanze e verso un armageddon nucleareSe invece vuoi essere informatoe possibilmente esserepreparatoper conoscere dove ti sta - veramente - portando il "tuo" governo e avere qualche piccola possibilità diriorientare il corso degli eventi, continua a leggere ...

Là, dove nasce l’aurora polare

Viste nelle immagini satellitari sembrano disegnare chiaramente i contorni della lettera greca theta. Ed è proprio con il nome di Theta Aurore che sono conosciute dagli scienziati. Sono le spettacolari aurore polari che illuminano il cielo a 65-70 gradi nord e a sud dell’equatore. Un bagliore verde o, più raramente, rosso. Ora, grazie ai dati raccolti dalla missione ESA Cluster e le immagini satellitari NASA, abbiamo finalmente una spiegazione di come si origini questo imponente spettacolo naturale.

Discarica dei veleni a Bussi, tutti assolti

Tutti assolti i 19 imputati a processo in Corte d’assise di Chieti per le discariche dei veleni della Montedison scoperte a Bussi sul Tirino (Pescara). Per il reato di avvelenamento il fatto non sussiste, mentre per il reato di disastro ambientale derubricato in disastro colposo non si è proceduto per intervenuta prescrizione: questa la sentenza emessa oggi pomeriggio dal giudice Camillo Romandini.